Dal sito UniverseToday apprendo e vi divulgo una notizia che ha fatto gioire tutti gli Astronomi professionisti e dilettanti del mondo, dopo che si era paventata l’installazione di un impianto eolico e fotovoltaico a poca distanza dall’Osservatorio Paranal in Cile.
Lascio volentieri la parola a Mark Thompson, come sempre traducendone l’articolo in modo ragionato e assolutamente non artificiale, con miei commenti in corsivo.
L’osservatorio Paranal del Cile salvato dallo Sviluppo Industriale

Il deserto di Atacama nel Cile settentrionale offre uno dei cieli più limpidi e scuri di tutta la Terra: l’elevata altitudine (circa 2600m d’altezza s.l.m.), una copertura annua di nuvole davvero minima e la distanza dai maggiori centri urbani si combinano per creare le condizioni che ogni Astronomo può solo sognare.
È per questo motivo che l’ESO (European Southern Observatory) aveva scelto Paranal per l’array di telescopi del suo VLT (Very Large Telescope) , quattro strumenti del diametro di 8.2 metri ciascuno, che possono lavorare individualmente oppure combinano la loro luce per ottenere risoluzioni davvero sbalorditive. Inoltre nel deserto di Atacama trova degna collocazione il Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy (VISTA), mentre sempre a Paranal è in costruzione quello che diventerà il più grande telescopio al mondo, l’Extremely Large Telescope (ELT).
Ma all’inizio di quest’anno, quelle condizioni incontaminate hanno incontrato una minaccia davvero inattesa: la AES Andes (produttore e distributore di elettricità con sede a Santiago del Cile) ha annunciato infatti la realizzazione del progetto INNA, un impianto industriale di energie rinnovabili dotato di pannelli solari e turbine eoliche, che doveva essere costruito a breve distanza dall’Osservatorio. Sulla carta si trattava di un progetto sostenibile, ma in pratica sarebbe stato catastrofico per l’Astronomia.

Uno studio da parte dell’ESO ha quantificato i danni: l’inquinamento luminoso generato dall’installazione sarebbe salito del 35% e messo a repentaglio gli strumenti designati a catturare la luce più fioca proveniente dalla galassie più distanti. Ma ancora peggio le micro vibrazioni generate dalle turbine eoliche si sarebbero propagate sul terreno, rendendo praticamente impossibili le misure da parte degli strumenti.
Infatti le apparecchiature astronomiche moderne non raccolgono solo la luce, ma si autocorreggono per la distorsione atmosferica (ottica adattiva) ed inseguono gli oggetti che si muovono attraverso il cielo mantenendo un allineamento di milionesimi di grado.
Le vibrazioni, che sembrano insignificanti e innocue secondo gli standard della vita di tutti i giorni, avrebbero rovinato questo tipo di attività: immaginate di cercare di fotografare una stella mentre qualcuno urta il supporto della fotocamera.
Reinhard Genzel, Direttore del Gruppo Infrarosso al Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) e vincitore nel 2020 del Premio Nobel per la Fisica per il suo lavoro sui buchi neri, ha guidato la protesta da parte della comunità scientifica. Insieme a trenta Astronomi internazionali ha redatto una lettera aperta al governo Cileno per chiedere un intervento immediato.
Va notato che ovviamente gli Astronomi non sono contrari al vento e all’energia solare, essendo tra le comunità che maggiormente caldeggiano queste forme di energia rinnovabile: infatti parecchi Osservatori già includono l’energia rinnovabile tra le proprie caratteristiche (ma solo quelli che l’hanno scelta in fase di progetto e non dopo). Il problema non era che cosa l’AES Andes volesse costruire, ma dove.
Il Nobel per la Fisica afferma infatti a chiare lettere che “non c’è mai stato conflitto tra la Scienza e la sostenibilità. L’unico problema con l’installazione pianificata era solamente la sua vicinanza ai telescopi”.
Il governo cileno ha dovuto affrontare un delicato gioco di equilibri per giungere ad una conclusione: il Cile ha investito pesantemente nell’Astronomia, ospitando circa il 40% delle infrastrutture astronomiche terrestri, ottenendo un indubbio prestigio internazionale, grazie allo sviluppo tecnologico e attraendo a sé ricercatori e finanziamenti. Ma il Cile ha anche obiettivi sulle energie rinnovabili ed ha bisogno di uno sviluppo sostenibile.
In definitiva l’amministrazione del neo eletto Presidente José Antonio Kast ha riconosciuto cosa c’era in ballo: la decisione di preservare i cieli del Paranal è il riconoscimento che alcune località hanno un proprio valore intrinseco non facilmente replicabile da altre parti.
L’annuncio da parte dell’AES Andes che rinuncerà al sito del Paranal, ha perciò portato un grandissimo sollievo a tutta la comunità scientifica. Genzel ha espresso profonda gratitudine per il Governo cileno, il Presidente Kast ed in particolare ai numerosissimi ricercatori che si sono battuti instancabilmente per il trasferimento della struttura in altra località.
Paranal è dunque ora in grado di continuare la sua opera di esplorazione dell’universo, alla caccia di esopianeti, studiando le galassie lontane, indagando la natura dei buchi neri e spingendo più in là i confini della nostra conoscenza del cosmo e di ciò che osserviamo.
Cieli sereni!

Commenta per primo!
Aggiungi un Commento