Avevo parlato in questo articolo della scoperta e in questo aggiornamento di quello che ci si poteva aspettare da questa cometa, denominata C/2026 A1 (MAPS), della famiglia delle “Kreutz sungrazer”: si tratta di quelle comete votate al suicidio, visto che le loro orbite condizionate dall’accelerazione di gravità del Sole le portano a tuffarsi nella nostra stella, passando a piccolissima distanza dalla sua superficie.
Il nucleo cometario viene di solito sgretolato dalle radiazioni solari e solo raramente, come in questo caso, rimane una serie di polveri e gas che continuano il loro effimero viaggio nel cielo.
L’osservazione e la testimonianza di questa serie di eventi catastrofici (per la cometa, visto che il Sole non ne risente minimamente) avviene solamente per mezzo dei coronografi spaziali che studiano istante per istante la nostra stella nel corso dell’attività denominata “space weather”, cioè la meteorologia spaziale: si tratta di una Scienza che studia le macchie solari e tutte le manifestazioni (eruzioni, CME, flare, ecc) che condizionano l’ambiente circostante propagandosi nello spazio ed interessando in parecchi casi la Terra ed anche Marte.
Dal sito Spaceweather traggo le informazioni scritte senza l’uso di IA e tradotte dal sottoscritto in modo ragionato e assolutamente non artificiale.
La cometa MAPS è stata cancellata
Vediamo insieme delle animazioni che mostrano gli ultimi giorni di vita della cometa: questa prima animazione è stata creata da immagini riprese dal coronografo C2 della sonda SOHO

nel periodo di avvicinamento della cometa al Sole e successiva distruzione del nucleo, con rilascio delle polveri della coda. La sonda SOHO ha dunque ripreso questo tuffo mortale, altrimenti invisibile dalla Terra, mostrando un improvviso aumento della luminosità dovuto probabilmente all’esplosione del nucleo, causata da stress termico.

Quando la cometa si trovava dietro al disco che nasconde il Sole, il nucleo cometario si è completamente vaporizzato, rilasciando solamente un flusso di materiali polverosi che ha proseguito la sua corsa dall’altro lato dell’immagine.
Questa nube di polveri ha una sua struttura, evidenziata da quest’altra animazione creata da immagini del coronografo C3

dove le polveri sono organizzate in getti di piccole strutture denominate “striae” (di cui noi facilmente capiamo la traduzione “strie, striature” dal latino, mentre gli americani stranamente stavolta non hanno bisogno di sapere come pronunciarla!) : si tratta di rare scie di polveri sottili nelle code di comete particolarmente attive soprannominate “high production rate comets“. Un’esplosione è un buon motivo per trasformare una cometa in una “high producer“.

Gli Astronomi avrebbero preferito un finale differente per questa cometa sungrazer, scoperta a gennaio ad una distanza record, nettamente maggiore di quella di altre comete della stessa famiglia.
Sembrava particolarmente grande, così da poter sopravvivere al volo ravvicinato e addirittura mostrarsi luminosa e visibile nel cielo diurno: ma così non è stato.
Addio C/2026 A1 (MAPS) !

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