I pericoli dell’Intelligenza Artificiale

Quando si utilizza l’IA bisogna stare attenti a quello che otteniamo: i risultati potrebbero non essere lusinghieri


In un precedente articolo avevo reso il dovuto omaggio all’in-famous Intelligenza Artificiale (d’ora in poi abbreviata con IA, perché c’est plus facile) in quanto era stata applicata ad una particolare situazione Astronomica.

Il famosissimo JWST (James Webb Space Telescope) presentava dei difetti che ben difficilmente si sarebbero potuti correggere grazie ad un’apposita missione di riparazione, tutta da inventare, altamente costosa e dalla lunga durata, vista la distanza dalla terra del telescopio spaziale, non in orbita terrestre, ma situato sul punto lagrangiano L2 del sistema Sole-Terra: grazie al sapiente utilizzo dell’IA, due laureandi erano riusciti a risolvere da casa i problemi del prezioso telescopio spaziale.

Questa volta invece traggo lo spunto da un articoletto apparso qualche giorno fa nel sito SpaceWeather, notoriamente allergico all’IA, tant’è che rigorosamente in ogni pagina che appare quotidianamente sul sito è presente una nota che dice “testi creati da Large Language Models stanno spuntando dappertutto in rete: sono scritti bene, ma frequentemente sono inaccurati. Se trovate un errore nelle pagine di spaceweather.com state pur certi che sono stati commessi da un essere umano“.

Vista la mia allergia all’IA (non quella buona, scientifica, ma quella delle fake-news e inganni vari perpetrati a persone ignare), personalmente non posso che sposare questo tipo di approccio: l’ho ripetuto più volte soprattutto quando dico che le mie traduzioni sono fatte in modo ragionato e non certo artificiale, automatico, come nel caso di questo articolo, che si intitola proprio

I pericoli dell’Intelligenza Artificiale

Philip Smith, di Manorville nello stato di New York, è da molto tempo un fotografo delle stazioni spaziali, sia la cinese (CSS o Tiangong) che quella internazionale, la ISS.: le sue immagini ad alta risoluzione sono tra le migliori ottenute da Astronomi amatoriali (ndr: cioè non professionisti).

In questa immagine composita vediamo di che cosa è capace il bravo fotografo grazie alla sua strumentazione

copyright © Philip Smith 2022

partendo da immagini risalenti a febbraio 2022 e del quale giustamente l’autore detiene il copyright. Già queste immagini sono davvero eccezionali e rasentano un livello di perfezione davvero invidiabile.

La scorsa settimana, Philip ha deciso di provare qualcosa di nuovo, affermando che “ha utilizzato l’opzione testuale gratuita di un software basato sull’IA, denominato Repairit della Wondershare (ndr: se siete interessati, immagino che lo troverete facilmente in rete: io non lo cerco perché non mi interessa…)”

Aggiunge poi “ho selezionato il tool chiamato Remove Scratches and Colorize (ndr: rimuovere i graffi e colorare, immagino adattissimo a vecchie foto scattate con la pellicola…) e l’ho lasciato fare: ha fatto molto di più (ndr: troppo, come vedremo) che non la rimozione di graffi”.

credit : Philip Smith

Il suo commento è stato “la trasformazione è sorprendente, ma è reale?”.

I due fotografi di classe e fama mondiale Thierry Legault and Damian Peach (ndr: che abbiamo incontrato parecchie volte e le cui immagini lasciano ancor più a bocca aperta per lo stupore) hanno contattato Smith per “weigh in” (ndr: che confesso non saper tradurre: il traduttore di base di Google addirittura lo traduce con “pesarlo”, ma non vedo proprio Thierry e Damian andare in giro con una bilancia piuttosto che con la loro attrezzatura fotografica d’eccellenza!).

Thierry l’ha messo in guardia: “Philip, nessun miracolo! Queste immagini mostrano dettagli che tu non hai registrato: l’applicazione di IA ha utilizzato foto delle stazioni spaziali prese da vicino dallo spazio oppure dai modelli 3D, combinandole con le tue”.

Peach ha confermato che “i risultati dell’IA sembrano estremamente convincenti. Tristemente, questo tipo di “fotografia” (ndr: virgolettato d’obbligo) è molto facile da produrre ed il 99% delle persone non sarà capace di dire che queste riprese non sono state fatte da un osservatore”.

Philip afferma che “chiaramente il software di IA può produrre strutture fuorvianti ed è stato interessante vedere come le mie immagini venivano (mal)trattate, interpretando la loro monocromaticità, trasformandola con falsi colori e forme (viceversa molto reali). Spero vi sia piaciuto il fatto che abbia trovato il tempo di condividere i miei risultati di queste prove”.

Infatti confermo che a noi è piaciuto: grazie Philip!

Ma a tutti gli altri diciamo: attenti all’IA.

(ndr: nulla da aggiungere…)

 

Informazioni su Pierluigi Panunzi 609 Articoli
Classe 1955, sono nato e vivo a Roma, laureato in Ingegneria Elettronica, in pensione dopo aver lavorato per anni nel campo del software, ma avrei voluto laurearmi in Astronomia. Coltivo la passione per l’astronomia dal giorno successivo allo sbarco dell’uomo sulla Luna, maturando un interesse sempre crescente per la Meccanica Celeste, il moto dei pianeti, la Luna e i satelliti. Da molti anni sono divulgatore scientifico e in passato ho presieduto a serate astronomiche organizzate a Roma e paesi vicini. Da parecchi anni mi sto perfezionando nell’astrofotografia grazie all’auto-regalo di varie apparecchiature digitali

Ti ricordiamo che per commentare devi essere registrato. Iscriviti al Forum di Astronomia.com ed entra a far parte della nostra community. Ti aspettiamo! : )

Commenta per primo!

Aggiungi un Commento