Se tutto va bene stiamo per ri-vivere una vicenda che più di 50 anni fa aveva interessato il mondo intero: una nuova conquista della Luna da parte dell’Uomo (e della Donna!). Il “se” è d’obbligo visti i vari rinvii a cui sono stati costretti i tecnici della NASA per sopperire a dei problemi intervenuti in fase di lancio.
Questa volta l’Uomo non sbarcherà sulla Luna, ma porterà quattro astronauti (tra cui una donna) ad effettuare un’orbita intorno alla Luna per poi ritornare, in una missione di una decina di giorni, per la prima volta dopo le missioni Apollo tra il 1969 ed il 1971.
Moltissime cose sono cambiate dal lontano sbarco del 1969
Allora per avere notizie sulla missione si doveva accendere la nostra TV (in genere in bianco e nero…) per ascoltare gli interventi in diretta di Tito Stagno da Roma e Ruggero Orlando da New York e vedere sempre in diretta immagini sgranate ed evanescenti, con una tecnologia che allora era all’avanguardia: stavolta invece la tecnologia ha fatto passi da gigante (ma anche passi indietro…) e potremo seguire la missione in diretta sul nostro cellulare.
Lascio la parola al già noto Iain Todd e al suo articolo apparso su SkyatNightMagazine della BBC: anche se il lancio dovesse essere ulteriormente rinviato, le informazioni contenute (da me tradotte in modo ragionato e non certo artificiale) dovrebbero essere valide anche per i prossimi tentativi, si spera fruttuosi.
Quando l’Artemis II verrà lanciata verso la Luna, potremo seguirla nei nostri smartphone: ecco come
Subito dopo il lancio, gli abitanti (interessati) della costa orientale degli States vicina alla Florida e alla Georgia potranno osservare il razzo che si libra in volo nel cielo. Tutto il resto del mondo potrà seguire l’evento o nei TG oppure direttamente dal sito della NASA.
Ma c’è un’altra possibilità per tenersi aggiornati sull’evolversi della missione, o online oppure direttamente sul proprio cellulare, grazie a un’app downloadabile in corrispondenza del lancio, chiamata Artemis Real-time Orbit Website (AROW).
La NASA comunica che subito dopo il lancio, AROW indicherà agli utenti la posizione esatta della capsula Orion dell’Artemis II, con a bordo i 4 astronauti, relativamente alla Luna: il tutto avverrà durante i 10 giorni della missione che vedrà gli astronauti volare intorno alla Luna, comunicando continuamente con il Mission Control Center presso il Johnson Space Center della NASA a Houston, nel Texas.
In questa animazione vediamo intanto il percorso dell’Artemis durante la sua missione, con i crediti che vanno a NASA, Kel Elkins (Science and Technology Corporation), Ernie Wright (USRA)
L’app AROW fornirà in real time la distanza della Orion dalla Terra e dalla Luna, oltre alla durata della missione: cosa importantissima, l’app, in base alla georeferenziazione del cellulare (GPS) sarà in grado di mostrare dove si trova in ogni istante la capsula nel cielo (non è però una novità : con apposite app già possiamo sapere dove si trovano i satelliti, ma anche gli aerei di linea, che vanno a New York alle 4 di notte…).
Inutile dire che ciò sarà utile per chi volesse seguirla con il telescopio: appena dopo il lancio la capsula sarà visibile con uno strumento potente, ma non lo sarà più a mano a mano che si avvicinerà alla Luna (che sarà Piena e gibbosa calante nel periodo della missione) dato che la sua dimensione apparente diminuirà.
AROW sarà disponibile a questo indirizzo oppure attraverso l’app della NASA.
Il Virtual Telescope e la diretta
Il mio carissimo amico Gianluca Masi, Astrofisico, direttore del Planetario nonché creatore e curatore del progetto Virtual Telescope (un sistema remoto di telescopi, di stanza a Manciano, nella Maremma Toscana) effettuerà la diretta delle prime fasi del volo della navicella Orion nella notte tra l’1 e il 2 Aprile alle 2 di notte, puntando il suo telescopio remoto alle coordinate calcolabili grazie al sito JPL/NASA Horizons, quello da cui traggo sempre i dati da utilizzare nei miei programmi di visualizzazione 3D interattiva di orbite di comete, asteroidi e sonde spaziali.
Ho calcolato subito le effemeridi per Roma, per avere una tabella che indicasse la visibilità della sonda spaziale nei giorni della missione: a parte la necessità di un telescopio molto potente, la navicella spaziale sarà visibile quasi tutte le notti, ma solamente per un piccolo intervallo di tempo, perché molto bassa sull’orizzonte, a notte fonda, verso le 2.
Qualche notizia spicciola presa qua e là in internet
Gli astronauti documenteranno il viaggio, le proprie attività durante la missione, per mezzo di immagini ad alta risoluzione ottenute con fotocamere di qualità, il modello D5 della Nikon, un’ammiraglia un po’ datata della famosa e apprezzatissima multinazionale giapponese, ma ovviamente validissima, essendo una DSLR con sensore DX (grande 36×24 mm e non certo da 1/3 di pollice come nei nostri cellulari, ma anche nella P1100 che mi sono regalato recentemente), per scattare immagini da 20.8 Mpixel e filmati in 4k

Tra le immagini che gli astronauti scatteranno, potremo ammirare pure la Terra dal loro punto di osservazione e soprattutto parte della faccia nascosta della Luna, nonché la vita degli astronauti in questi dieci giorni, così come avevamo fatto nel caso delle missioni Apollo, ma in un ambiente decisamente più confortevole per i viaggiatori.
Inoltre la Orion sfrutterà un nuovo metodo di comunicazione ottica a mezzo di laser infrarossi (O2O, Optical Communications System) invece delle tradizionali onde radio utilizzate per la ricetrasmissione di dati: grazie ai laser le comunicazioni avverranno a velocità decisamente più elevate permettendo l’invio di immagini e video in 4K.
Il rovescio della medaglia di questa tecnologia è che richiede una linea diretta (senza ostacoli) tra il vascello e la Terra, per cui (come avveniva per le missioni Apollo con le onde radio) si avrà una ben nota perdita di segnale pianificata (LOS, Loss Of Signal) della durata di 45 minuti quando la navicella si troverà dietro alla Luna.
Già sappiamo che in futuro si sopperirà a questa perdita di segnale per mezzo di un ponte radio rappresentato da un satellite posto al di là della Luna e che ha la Terra sempre in visibilità.
Ma neanche questo sarà una novità, visto che era già stato realizzato anni fa dalla Cina lanciando preventivamente il satellite Queqiao nel Punto Lagrangiano L2 del Sistema Terra-Luna, per fare appunto da ponte radio per comunicare con la sonda Chang’e-4, che era successivamente atterrata sul lato nascosto della Luna: il tutto avveniva nell’oramai lontano 2019.
Oltre ad essere i primi umani a raggiungere lo spazio profondo dopo 50 anni, l’equipaggio della Orion raggiungerà il record di distanza dalla Terra pari a circa 400.000 km, distanza alla quale nessun equipaggio si era mai avventurato.
La missione poi prevede il ritorno sulla Terra grazie a quella che si chiama “lunar free-return trajectory”: una volta raggiunta la Luna e effettuato il giro dietro, la sua traiettoria viene modificata in modo naturale dalla gravità della Luna e sarà diretta verso la Terra senza richiedere grandi interventi di razzi e propellente. Piccoli interventi invece saranno necessari per piccole correzioni di rotta, ma questa traiettoria con il metodo della fionda è molto efficiente in termini di consumo di propellente e prevede un buon margine di sicurezza nel caso di problemi ai motori.
Una volta sulla strada di ritorno altro test importantissimo sarà quello dello scudo termico (così come era importantissimo per le missioni Apollo) in azione durante la fase di rientro, quando l’astronave viaggerà a circa 40.000 km/h e sarà soggetta ad una temperatura esterna superiore a 2700°C.
Anche se per pochissimo tempo, gli astronauti verificheranno gli effetti del viaggio umano nello spazio profondo.
Un nuovo sistema di lancio
Lo Space Launch System (SLS) è stato lanciato per la prima volta nel 2022 con la missione Artemis I ed è dunque al suo secondo appuntamento: attualmente è il più potente razzo della NASA potendo contare sulla riutilizzazione dei motori dello Space Shuttle.
Il razzo è di tipo modulare, adattandolo alle esigenze soprattutto di aggiornamento, aggiungendo dei blocchi senza richiedere un completo nuovo progetto: una notevole differenza rispetto al Saturno V che è rimasto sempre lo stesso durante le missioni Apollo.
Mai come ora è il caso di dire: Rimaniamo sintonizzati!

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