Intervista a Mario Tozzi

In un recente articolo abbiamo illustrato le trasformazioni del magnetismo terrestre. Non potevano non contattare il geologo nazionale più famoso, che ci spiega la situazione italiana.

Mario Tozzi

Mario Tozzi

In un recente articolo abbiamo illustrato le trasformazioni del magnetismo terrestre a livello globale. E la situazione italiana? Quali ricerche vengono condotte e da chi? Mario Tozzi, geologo e Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, giornalista e noto conduttore televisivo, si è dottorato in paleomagnetismo, ovvero lo studio del magnetismo terrestre passato. Proprio per questo gli sottoponiamo alcune domande.

L’intervista

Vengono compiuti studi paleomagnetici sul territorio italiano, in quali zone e con quali obiettivi e risultati?

Il territorio italiano è stato indagato in maniera completa dal punto di vista paleomagnetico solo negli ultimi 10-15 anni. Prima si erano svolti solo lavori pioneristici da parte di grandi geofisici come Bill Lowrie che fece un’analisi della formazione rocciosa detta Scaglia nell’Appennino umbro-marchigiano. Oggi sono state studiate le formazioni rocciose con meno di 5 milioni di anni del Tirreno, le rocce pugliesi e laziali di vento milioni di anni fa, le colate di lava e i tufi di molti vulcani. I risultati permettono di immaginare un’Italia che un tempo si trovava più a sud e in una posizione diversa rispetto a quella di oggi. La penisola avrebbe ruotato in senso antiorario negli ultimi 50 milioni di anni. Caso particolare è quello della Sardegna e della Corsica, che avrebbero ruotato in blocco di 45° in senso antiorario da un’originaria posizione che le vedeva attaccate alla Francia. Il paleomagnetismo è il supporto più valido e indipendente alla tettonica delle placche, cioè a ricostruire i percorsi dei continenti e degli oceani.

Quali istituti nazionali ed internazionali vengono coinvolti, ed in quali progetti?

Gli istituti di ricerca più avanzati sono quelli francesi del CNRS di Gif-sur-Yvette, quelli svizzeri, britannici e statunitensi, cioè quelli dotati di magnetometrici criogenici. Ma la disponibilità di piccoli magnetometri in molti laboratori li rende autosufficienti e ogni buon paleomagnetista si fa sempre un giro di aggiornamento nei laboratori migliori.
Il laboratorio di paleomagnetismo del CNRS-CEA di Gif-sur-Yvette è una delle migliori strutture di ricerca che ci sia al mondo, per mezzi, uomini e finanziamenti. Lì si studiano, fra l’altro, le periodiche inversioni del campo magnetico della Terra e le implicazioni che esse comportano per gli uomini contemporanei e per la storia della vita sul pianeta.”Paleomagicians” è il nomignolo con cui vengono appellati coloro che si occupano di paleomagnetismo dagli altri geologi e geofisici della comunità scientifica internazionale. Un po’ perché armeggiano giorno e notte –per mesi interi– in laboratori ermeticamente difesi da scudi amagnetici, un po’ perché manovrano sofisticati apparecchi a bagno di elio liquido, un po’ anche perché eseguono campionature con un trapano a motore e sanno dire quando il polo Nord si trovava al posto del polo Sud (e viceversa): per tutto questo i “paleomaghi” vengono considerati un po’ come stregoni, ammaliati dalla tentazione di ristabilire dove si trovavano i continenti qualche decina di milioni di anni fa e che percorsi hanno seguito per arrivare alla loro attuale posizione.

Quali tecniche di indagine vengono utilizzate?

Lo studio del magnetismo terrestre rappresenta una delle più antiche forme di indagine scientifica: l’uso della bussola era già conosciuto in Oriente fino forse dal III secolo a.C., mentre Talete aveva già intuito il fenomeno dell’induzione magnetica, anche se le prime testimonianze scritte risalgono solo alla fine del XII secolo. Fino ad allora le spiegazioni erano di tipo animistico, esisteva un'”anima” che conferiva polarità opposte alle barrette di magnetite: non è forse il gioco di attrazione dei pezzetti di ferro simile ai giochi degli amanti (in francese magnete si dice –con chiara assonanza– appunto aimant) ? Di quale sia l’origine del campo magnetico della Terra ancora oggi non si sa molto: se ne occupano solo pochissimi specialisti, in un linguaggio fra i più difficili. Si tratta di un antico problema di filosofia naturale che –al limite del XXI secolo– non ha ancora trovato risposta. La Terra non è più un magnete, come pensava già nel 1600 Gilbert nel suo De Magnete (il primo testo scientifico in chiave moderna: il campo magnetico è stato studiato prima di quello gravitazionale), anche se sembra comportarsi come tale. Il modello della dinamo autoalimentata riscuote attualmente i maggiori consensi, ma ancora non è chiaro cosa abbia innescato il “movimento” di esordio e quando. Per un’analisi paleomagnetica bisogna prima di tutto studiare la geologia del luogo, poi scegliere le rocce che danno una risposta paleomagnetica sufficiente e poi campionarle seguendo una specie di protocollo internazionale condiviso. A questa fase segue il lavoro di laboratorio che è molto lungo e comporta le analisi al magnetometro criogenico che ci permette di ricostruire l’orientazione del campo geomagnetico al momento della formazione delle rocce esaminate e, di conseguenza, la posizione di quelle rocce e del continente che le ospita. Da qui discende poi l’interpretazione geologica dei dati. Un altro campo di studi (con le medesime tecniche di campionamento, solo un po’ più fitte) è quello della ricostruzione delle variazioni del campo geomagnetico, cioè della ricostruzione della posizione del nord e del sud magnetici nel tempo (stratigrafia magnetica).

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9 Commenti

  1. @Gabriella
    brava Gabriella ! Sempre ottime interviste. Potevi anche chiedergli però perchè gira sempre con la “picozzetta” ? Scherzavo, ovviamente …
    A presto

  2. Mario Tozzi è un uomo così affascinante!!!E’ molto ma molto convincente e rassicurante(beh certo non qualdo paventa catastrofi imminenti!)… Quando il sabato sera vedevo pianeta3 poi stressavo il mio migliore amico per farmi portare in montagna a fare un pò d’osservazione…Il mio amico infatti lo odia! 😉

  3. Siamo sicuri che Talete abbia a far qualcosa con l’induzione magnetica?
    Ho il volume ” I presocratici ” e non mi risulta nessun frammento su
    questo problema-

  4. 💡 Buon giorno caro Sig, Mario Tozzi anchio mi chiamo Mario ma sorvoliamo,volevo chiedere che nè pensa di questo enorme accelleratore che si trova in svizzera? Sarà veramente la fine del mondo? Una cosa veramente grande sinceramente mi stà preoccupando un poco forse sbaglio ?

  5. Ciao Mario, per tranquillizzarti, leggiti l’articolo del prof Zappalà nell’archivio di questo sito, intitolato “Chi ha paura dei buchi neri?” e vedrai che sarà tutto più chiaro. 😉

  6. Ho provato a ricliccarci e mi rimanda al video senza problemi… bah! Comunque è in prima pagina sul sito della repubblica..