L’amica

Che cosa importano le leggi della fisica … Quando si trova un amico si trova sempre un tesoro!

L’amica

Lorenzo era un bambino solitario e triste. Non aveva praticamente amici e nemmeno faceva niente per trovarseli. La ragione stava sicuramente nel fatto che era balbuziente e che purtroppo, spesso e volentieri, veniva preso in giro dai compagni di scuola. Ma non solo: perfino molte persone adulte si facevano scappare un mezzo sorriso quando lui cercava di esprimersi. Malgrado i genitori avessero provato di tutto, non si riusciva a migliorare la situazione. I medici erano concordi nel dire che era un problema nervoso e che col tempo, magari, sarebbe passato da solo.

Intanto però Lorenzo si chiudeva sempre più in se stesso e, invece di parlare, passava il suo tempo a pensare, a leggere ed a riflettere su tutto ciò che lo circondava. Non aveva interessi specifici: era attratto da tutto. La sua intelligenza era molto sviluppata, anche se i risultati scolastici erano appena appena discreti. C’era poco da fare, il suo “blocco” mentale influiva anche sugli insegnanti. Aveva cercato di auto convincersi di non provare gelosia o invidia per gli altri che passavano ore e ore a giocare. Era contento di non sprecare il suo tempo in cose futili e passeggere. O almeno così si era abituato a pensare.

Lo attraeva la natura in generale, dai fiori agli insetti, dai minerali alle conchiglie. Ne aveva intere collezioni a casa. Ma amava soprattutto i grandi paesaggi ed i grandi silenzi. Si perdeva a contemplare il cielo notturno pur non avendone una specifica conoscenza. Sapeva a malapena la differenza tra stella e pianeta. Conosceva le galassie e le nebulose, ma poco di più. Quello che lo conquistava era il maestoso silenzio dell’Universo: era bellissimo, enorme, potente, e stava zitto. In qualche modo forse gli assomigliava …

Fu una notte in cui non riusciva a prendere sonno, dopo quell’insufficienza rimediata a scuola su un argomento che era sicuro di aver capito benissimo, ma che non era riuscito ad esprimere come avrebbe voluto, che accadde il fatto. Una debole stellina, molto alta in cielo, aumentò improvvisamente la sua luce e divenne la più luminosa tra tutte. Durò un attimo, ma Lorenzo era sicuro di aver assistito ad un fenomeno reale. Era sveglio e lucido. Avrebbe voluto dirlo a tutti, ma poi si trattenne. Si sarebbe spiegato male e lo avrebbero preso in giro doppiamente. Cercò allora sui libri e seppe dell’esistenza di stelle variabili, di novae e di supernovae. Forse era quello che avevo visto? Strano, però, che nessun giornale ne parlasse.

Attese la notte seguente con trepidazione e, puntualmente, il fenomeno si ripeté. Era sempre lei, la “sua” stellina, a brillare in modo eccezionale e poi tornare anonima come prima. E quella notte ripeté lo “scherzo” varie volte. Si decise e chiamò i genitori, che uscirono sul balcone anche se controvoglia. Fortunatamente il fenomeno accadde subito dopo e Lorenzo guardò i genitori con fare interrogativo. La risposta che ottenne fu molto deludente, ma anche sconvolgente . “Devi sforzarti ad uscire con degli amici, non puoi continuare a vivere da solo alla tua età. Vedrai che prima o poi ti accetteranno senza più problemi. Altrimenti, figlio mio, comincerai ad avere veramente incubi e visioni”. Disse il padre, convinto in cuor suo che forse il figlio aveva fatto quella sceneggiata per attirare la loro attenzione. Lorenzo rimase sconcertato. Ma allora la vedeva solo lui! Comunque, era più che sicuro di non essere diventato matto. Perché solo quella stella e non un’altra? E perché adesso stava ripetendo tranquillamente il suo spettacolo, malgrado Lorenzo si sforzasse quasi di non crederci? No, non era una visione. Era tutto vero, ne era più che certo. Andò a letto molto tardi quella notte e passò il tempo a veder spegnere ed accendere quel lontanissimo “faro” cosmico.

Si sforzò di uscire con dei compagni di scuola la sera dopo in modo da vedere le loro reazioni. Ma, pur attirando l’attenzione verso quel punto del cielo, nessuno vide niente e cominciarono a prenderlo in giro ancora di più. Un antipatico spilungone lentigginoso disse addirittura: ”si vede che anche le stelle balbettano come te !!” e tutti scoppiarono a ridere. Ma lui quella volta non si arrabbiò per niente, anzi ne fu felice. Ormai aveva capito: quella stella lo stava salutando, era una “sua” personale amica, silenziosa come lui. E nacque proprio una grande amicizia. La luce aumentava ogni volta che lui alzava gli occhi al cielo ed il piccolo astro seguiva perfettamente i suoi segnali. Stavano chiacchierando e giocando: che meraviglia! La sua vita cambiò drasticamente. Era sempre più allegro ed addirittura iniziò ad esprimersi meglio con gli estranei. Si, perché ormai gli importava ben poco di essere balbuziente. Lui aveva qualcuno che lo capiva e che lo aspettava.

Non si accorse nemmeno che all’esame finale tenne praticamente una lezione perfetta, senza alcun tentennamento, lasciando allibiti i professori ed i suoi compagni. Anzi, furono proprio loro quel giorno a sembrare balbuzienti. Ovviamente i genitori ne furono molto felici e il padre disse con soddisfazione: ”vedi che era solo un problema nervoso? Hai cominciato a stare con gli altri e tutto è passato.” Lorenzo sorrise e fece sì con la testa, ma , per una volta, era lui che stava sorridendo alle spalle degli altri. Lui solo sapeva la verità.

Divenne uno scienziato brillantissimo, ma non si occupò mai di astronomia. Non voleva incrinare in nessun modo il legame che si era stabilito tra lui e l’Universo. Voleva che le stelle, e la sua in particolare, rimanessero entità misteriose ed amiche. Non voleva studiarle in modo tecnico e freddo. Sicuramente avrebbe letto che nessuna legge fisica poteva spiegare quello che stava vivendo.

Nulla cambiò negli anni: ormai parlava anche ad alta voce con la sua amica lontana, che gli rispondeva perfettamente. E niente gli importava se qualcuno lo guardava con sospetto e lo considerava un po’ matto. Lui era ormai un personaggio famoso e si poteva permettere di tutto. Nessuno avrebbe messo in dubbio la sua intelligenza e la sua capacità professionale. Un po’ strambo magari si, ma sempre un genio.

Aveva appena finito una lezione divulgativa in una scuola media. Gli piacevano i bambini, soprattutto quelli un po’ troppo silenziosi e seri. E quella sera ne aveva visto uno che gli ricordava tanto se stesso molti anni prima. Gli aveva firmato un autografo e si era fermato a parlare con lui fuori dalla scuola, quando ormai la notte stava scendendo sulla città. Parlava e lo guardava con attenzione. E se ne accorse immediatamente. Vide che il ragazzino si voltava troppo spesso alla sua sinistra e puntava lo sguardo sempre verso lo stesso punto del cielo.

Lorenzo lo accarezzò sui capelli e disse “salutami la tua amica. La mia è quella lassù, molto più in alto” E gliela indicò esattamente. Il volto del bambino divenne quasi luminoso e si allargò in un sorriso aperto e liberatorio. Raggiunse i genitori e strizzò l’occhio al famoso scienziato, in segno di complicità.

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6 Commenti

  1. Grazie Professore per la sua bella poesia.
    E per chi vuol guardare in alto, c’è sempre una Stella lassu’, per ognuno di noi che ci accompagna in Eterno.
    Quaggiù per chi vuol guardare nel profondo, esiste solo l’Amore, che ci fa guardare in alto, per guardare meglio la nostra buona Stella.
    Grazie

  2. @enzo. in questo fineluglio “ingarbugliato” prima delle ferie, mi hai fatto arrivare un pò di dolcezza.
    è proprio vero, ri-conosce solo chi conosce.
    sorrisoestivo
    daria