L’astronomia da Shangai a Pechino

In prossimità delle Olimpiadi alcuni ricordi di un viaggio recente con spunti astronomici

Osservatorio astronomico di Sheshan

Osservatorio di Sheshan

Siete mai saliti su un treno magnetico? Io no, almeno fino a qualche mese fa. Arrivata all’aeroporto internazionale di Shanghai, dopo svariate ore di volo per raggiungere la Cina, è stato difficile sottrarmi all’ebbrezza di salire sul treno magnetico che collega, per così dire il centro città. In 15 minuti percorre una quarantina di chilometri toccando punte di 400 chilometri all’ora.

Meglio approfittarne, anche perché districarsi nel traffico cittadino, ma soprattutto attraversare le strade sulle strisce pedonali, è una vera impresa. La prima impressione che ho avuto in questa città orientale è che ad ogni angolo pare spuntare un grattacielo. E tra i grattacieli, infatti, emerge l’Osservatorio Astronomico di Shanghai: sulla cui sommità si staglia una cupola, mentre ai piani sottostanti si trova il dipartimento di Astronomia, dove gli studiosi compiono lavori teorici e numerici. Gli studenti di astronomia dicono che all’interno della cupola si trovino ancora antichi strumenti astronomici, ma non ho potuto ammirarli e di notte, con il naso all’insù, osservandola dall’esterno mi domandavo in quali tempi potesse essere attiva, dato che ora fasci laser, provenienti da altre costruzioni, la raggiungono per buona parte della notte, per non parlare del perenne smog.

Per osservare veramente, bisogna andare oltre alla periferia di Shanghai precisamente a Sheshan dove ha sede l’Osservatorio Astronomico attivo di Shanghai. Si giunge in modo suggestivo, almeno per noi occidentali che non siamo abituati ad attraversare un bosco di bambù, e raggiunta la sommità della collinetta alcune scritte indicano la presenza dell’Osservatorio Astronomico, sede di un telescopio riflettore di quasi un metro attualmente utilizzato. Assieme ad altri astronomi, posso accedere alla specola e vedere lo strumento da vicino, uno studente di dottorato ucraino dalla camera di controllo, apre la cupola e ci mostra come spostarlo in ascensione retta e declinazione.

Sempre nelle vicinanze si trova una specola ben più antica, edificata al tempo dell’insediamento dei Gesuiti in Cina, che al suo interno ospita anche un piccolo museo con strumenti antichi ed exhibits moderni. Mi colpiscono vecchi rifrattori, foto del sito nei primi del novecento ed un ritratto di Galileo Galilei, peccato che tutto sia rigorosamente accompagnato solamente da didascalie in cinese, mentre nella sezione più moderna accompagnata da varie postazioni interattive, compaiono modellini di svariati orologi ad acqua, in Cina particolarmente usati nei secoli passati.

Tornando a Shanghai il Science Center che ospita il planetario è una costruzione estesa, moderna ed avveniristica che vale la pena di visitare anche perché è comodamente e facilmente raggiungibile con la linea due della metropolitana, dove vengono scandite le fermate anche in inglese. Usciti dalla metropolitana, seguendo le indicazioni per il Museo della Scienza e della Tecnica supererete vari negozietti interni e l’assalto dei relativi venditori, raggiungendo direttamente una piazza con al centro un’enorme sfera armillare sorretta da quattro dragoni, dietro alla quale si trova l’ingresso del Museo.

Al piano terra, si trova la biglietteria per acquistare il ticket che da diritto ad effettuare una visita al museo. Ne vedrete altre distribuite ai vari livelli, che però sono adibite solamente all’acquisto dei biglietti per gli spettacoli proiettati all’Imax o al cinema tridimensionale o al planetario. Ad ogni modo non stupitevi se il personale presente nelle biglietterie non parla benissimo la lingua inglese, è comunque gentilissimo e disponibile. Comprato il biglietto d’ingresso non scordatevi di acquistarne anche uno per il cinema 3D, lo spettacolo proiettato all’interno di una scenografica bolla verdolina non c’entra nulla con l’astronomia, ma è veramente divertente.

Dirigendosi subito al piano superiore, tramite scale mobili, si può girare tranquillamente nella suggestiva e scenografica sezione astronomica spaziale, anzi più spaziale che astronomica, dato che sono disposti parecchi modelli di razzi vettori, motori vari ed exhibits, purtroppo con le spiegazioni solamente in cinese. C’è persino un simulatore di addestramento per i futuri astronauti di quelli formati da cerchi concentrici, dove ci si posiziona all’interno, seduti ed assicurati, ed un operatore inizia a far roteare l’intero sistema, voi compresi. Ovviamente è il più gettonato dai ragazzini e la coda è sempre presente!

Lasciata questa sezione il Planetario lo si raggiunge passando di fronte a delle enormi placche che paiono di bronzo, dove sono incise, in pittogrammi cinesi, quelle che paiono essere le di alcuni scienziati del passato. Anche per il planetario occorre prenotare lo spettacolo, ma non aspettatevi un operatore che parli dal vivo, è il solito spettacolo registrato e proiettato da uno strumento digitale. Purtroppo anche in questo caso non esistono traduzioni in altre lingue diverse da quella locale, anche se dalle immagini, intuitivamente, si possono capire gli argomenti trattati.

Più originale sarebbe stato comprendere le parole pronunciate nello spettacolo proiettato in un altro padiglione che trattava la teoria della Relatività; pareva di trovarsi in un teatro dove sul palco venivano proiettati attori in costumi locali che recitavano ed ogni tanto alternativamente ai lati del palcoscenico emergevano i volti di Newton e di Einstein che declamavano molto probabilmente le loro teorie.

Terminata anche questa visione ci si può scatenare in un salone apposito pieno e zeppo di exhibits che riguardano l’acustica la gravitazione ed altro, sempre che non incontriate nuvole di scolaresche sennò è meglio proseguire per non essere travolti dal loro entusiasmo.
Oltre alla parte astronomica, molto interessante è la sezione sul corpo umano: provate a salire su uno dei vagoncini a forma di frutta per iniziare il viaggio della digestione dei cibi. Non perdetevi il padiglione informatico e robotico, anzi lo spettacolo di quest’ultimo è veramente simpatico, una decina di bracci robotica di presse e di saldatrici vestite da raccoglitrici di riso e non solo, raccontano una storia e danzano a ritmo dei suonatori di un’orchestra robotica posta vicino al palco.

A Pechino, invece, si trova l’Osservatorio Astronomico più antico della Cina, peccato che per un disguido non sia riuscita ad entrarvi per vedere da vicino le famose sfere armillari portate dai padri gesuiti. Con grande rammarico ho potuto guardarle e fotografare dall’esterno quello che potevo e rileggere gli appunti sui quali mi ero documentata: “Il primo osservatorio di Pechino quello di Kublai Khan, fu una torre astronomica di legno, progettata per essere d’ausilio alle previsioni astrologiche; i Mongoli furono attenti scrutatori del cielo. La costruzione dell’osservatorio attuale iniziò nel 1437 per scopi astronomici, astrologici e di navigazione marittima. A un certo punto i lavori furono diretti dai musulmani e in seguito dai gesuiti. Anticamente i cinesi credevano che la Terra fosse il centro dell’universo, attorno a cui orbitavano le sfere celesti, ma nel XVII secolo arrivarono i gesuiti con gli astrolabi, matematica celeste e altri meccanismi e misero le cose in chiaro.

Gli astronomi cinesi erano solitamente, ma non sempre nel giusto, come sottolinea Juliet Bredon nel suo libro Pechino (1922). Sotto la tutela del Padre Verbiest, il sacerdote gesuita che arrivò in Cina nel 1659 e venne nominato Capo del Comitato dei lavori, i cinesi imparavano a predire con accuratezza le eclissi; il giorno dell’evento i membri del consiglio comparivano, suonando i tamburi per scacciare il drago che stava per ingoiare la luna o il sole (la parola cinese per eclissi è ancora shi, magiare).

L’osservatorio ospita un museo dedicato all’astronomia cinese. Sul tetto sono in mostra i componenti progettati nel 1674 dai gesuiti per ordine dell’imperatore Kangxi. Questi includono un’armilla eclittica, un teodolite, un sestante e un quadrante a forma di drago. Il grande azimuth, invece, fu un regalo di Luigi XIV per l’imperatore. Gli strumenti recano decorazioni fantastiche in stile cinese. I gesuiti incoraggiarono la costruzione di questi strumenti per sostituire le vecchie versioni mongole, in uso da secoli. Benché durante la Rivolta dei Boxer i tedeschi li avessero sottratti, i componenti dell’osservatorio si sono conservati quasi interamente: infatti dopo la prima guerra mondiale, vennero restituiti.”

Nonostante fossi accompagnata da una guida locale, ed avendone fatta specifica richiesta sono proprio capitata il giorno di chiusura, anche se ufficialmente mi è stato detto che in corso un congresso. Se capitasse anche a voi un contrattempo così spiacevole, non lasciatevi troppo abbattere per la delusione e se non vi interessa quello che la guida vi propone alternativamente, fatevi portare nella zona sud di Pechino ad esempio al Tempio del Cielo che sorge in un bel parco.

Cosa c’entra questo spettacolare tempio rotondo con l’astronomia? Il Tiantan o tempio del cielo venne costruito nel sedicesimo secolo, e l’imperatore si recava due volte all’anno al solstizio d’estate e a quello d’inverno, ma in realtà la struttura è costituita da tre costruzioni: Yuanqiu Tan o Altare Circolare, Huangqiong Yu o Celeste volta imperiale e Qinian Dian ovvero il Tempio della preghiera per i buoni raccolti. Quest’ultimo presenta una base circolare costituita da tre terrazze di marmo bianco e sull’ultima si trova un edificio circolare con triplice tetto conico con tegole blu. Al suo interno si possono vedere quattro grosse colonne che simboleggiano le stagioni mentre le dodici colonne interne simboleggiano i mesi dell’anno e le dodici esterne le ore del giorno.

Informazioni e sitografia:
Per il Museo della Scienza e della Tecnica: Metro linea 2 fermata Museo della Scienza e della Tecnica Shanghai http://scimuseum@sstm.org.cn

$Planetario$ di Pechino
http://www.bjp.org.cn/en/index.htm

Antico osservatorio astronomico di Pechino
http://www.gochinatravel.com/n270c120.aspx

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4 Commenti

  1. già, bel viaggio! Per caso hai anche assaggiato i grilli o i ragni fritti? Sono curioso di sapere come sono… so che li ne vanno matti! 😎

  2. Carissimo Maurizio,
    mi spiace non ho assaggiato grilli o ragni fritti e non ricordo nemmeno di averli letti nei menù…al massimo come portata inusuale per noi avevo trovato la medusa 😯
    A Shanghai però in certi mercatini vendevano i grilli come animaletti da compagnia, ad ogni modo suppongo che sia come da noi, ovvero che la cucina e le specialità culinarie cambino anche in base alle regioni o alle stesse città.
    Ma ricordando il film “Il Pranzo di Babette” sono stata proprio curiosa di assaggiare il brodo di tartaruga e debbo confessare che è veramente buono 😉

  3. articolo interessante, ma, comunque sia, ritieniti “invidiata”!
    sorrisiverdi (come i grilli e le tartarughe) :mrgreen:
    daria