Il regalo

Ognuno può regalare qualcosa agli altri. In questo racconto ho cercato di trasmettere più di una morale. Spero di esserci riuscito …

Il regalo

Umabalah era giovane e scattante. Prima o poi sarebbe diventato capo del suo villaggio: ne era sicuro. I suoi ringhi ed i suoi grugniti incutevano già paura adesso e gli altri giovani chinavano la testa in segno di sottomissione quando lui passava davanti alle grotte.

Spesso riproduceva scene di caccia e di lotta all’interno della sua caverna e la tribù veniva a vederle rimanendo esterrefatta ed incredula. Umabalah era capace di disegnare benissimo i grandi bisonti, gli orsi ed i cervi, a tal punto che i più piccoli si nascondevano dietro le madri in preda ad una grande paura. Imprimeva poi il segno delle grandi mani vicino alla sua opera come marchio di potere e di superiorità.

Il vecchio capo lo guardava spesso ed a lungo: aveva già capito che i suoi giorni erano contati. Doveva solo decidere se andarsene via da solo e cercarsi il miglior luogo dove aspettare il grande sonno, oppure se accettare il duello finale che non gli avrebbe lasciato alcuna via di scampo. Non c’erano alternative. Il vecchio doveva soccombere al giovane in modo cruento. Questa era la regola di quella tribù e di tutte le altre che vivevano nell’era paleolitica. Un capo che aveva svolto il suo compito non poteva vivere insieme a chi ne aveva conquistato il diritto.

Comunque, Umabalah non pensava ancora a prendere il comando effettivo del gruppo, ma preferiva mettersi in mostra attraverso le sue grandi capacità. Le punte di lancia che preparava erano le più taglienti e le più levigate. Il suo fuoco ardeva più violentemente di tutti gli altri. Cacciava solo i maschi dei cervi e conservava con orgoglio le grandi corna ramificate o addirittura se le poneva sulla testa. Nella sua grotta vivevano le più belle e prolifere femmine. I suoi figli erano già rispettati come dovuto ai discendenti di un capo. I più anziani, che avevano cercato di fronteggiarlo, erano stati massacrati in pochi istanti ed i loro crani facevano bella mostra nella sua caverna, la più ampia e profonda.

Le enormi lingue di acqua indurita e trasparente si erano ormai sciolte o ritirate da molto tempo, lasciando un suolo fertile ed una temperatura accettabile. Il gruppo aveva deciso di fermarsi in quel luogo ed aveva cominciato a seminare e ad allevare capre e mucche. Non seguiva più gli spostanti dei branchi di animali, ma cacciava solo quelli che popolavano le foreste vicine. Nel periodo del grande silenzio, quando il cielo copriva di bianco il loro territorio, le riserve della semina gli permettevano di mangiare focacce e radici. Il latte dava l’ulteriore e necessario nutrimento, mentre le spesse pelli di bisonte e di orso lo aiutavano a superare i momenti più difficili.

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8 Commenti

  1. Complimenti come al solito, molto bello! Non so come mai ma sento che in passato…devo essere stato anch’io qualcosa di simile a Umabalah… 🙂

  2. a volte ironici, altre colmi di malinconie o dolcezze, altre ancora carichi di denuncia sociale o intellettuale, ma sempre, enzo, i tuoi racconti hanno in comune la capacità di far riflettere, di evocare immagini e pensieri in ordine-disordine sparso alla ricerca di una armonia.
    questo mi fa pensare alla creazione al contrario, in cui è l’uomo che crea il “sentire” della vita -compreso, sicuramente, il dolore- nel dio-denebiano (si dirà così?).
    sorriso michelangiolesco
    daria
    ps. aspetto che capitan stefano pubblichi il mio racconto -se lo riterrà opportuno- per dedicartelo…altrimenti ritienitelo dedicato a prescindere :mrgreen:
    sorrisodecurtisprincipe

  3. @tutti,
    grazie a voi per le belle parole e per essere riuscito a trasmettere qualcosa.A daria poi un grazie enorme per avermi dedicato il suo racconto che spero di leggere quanto prima (sarà sicuramente bellissimo…). Starò a casa un paio di giorni e poi ripartirò per la Toscana (una settimana). Anche assente, sarò sempre con voi …

  4. @Alex,
    in realtà si … ma se non sei un calciatore, una velina, un conduttore televisivo, ecc. non è facile. quantomeno ti chiedono soldi. Dato che per me scrivere è un piacere che voi aumentate ancora di più, non ho nessuna intenzione di invogliare qualcuno con qualche regalo … Se piaceranno ad un editore serio, OK…se no pazienza, rimarranno tra noi … e mi sembra già tanto