Riusciranno a liberare il robottino Spirit?

La NASA ha iniziato ad inviare comandi al Mars Exploration Rover, Spirit, come parte di un piano di fuga per cercare di liberare il robot dalla trappola di sabbia in cui è finito.

“Sarà un processo molto lento e ci sarà una grande probabilità che i tentativi di liberare Spirit non riescano” afferma Doug McCuistion, direttore del Mars Exploration Program della NASA a Washington.

Ma vediamo cos’é accaduto…

Dal 23 aprile di quest’anno, Spirit si trova in una zona che gli scienziati hanno battezzato “Troy” (Troia): il robottino stava procedendo in retromarcia, trascinando la sua ruota anteriore destra (non funzionante da tempo), allorché le altre ruote sono incappate in una crosta superficiale friabile che franando ha scoperchiato una zona sabbiosa sottostante molto scivolosa. Dopo qualche tentativo di far riemergere Spirit, con l’effetto di farlo sprofondare nella trappola di sabbia, ogni movimento è stato arrestato per dar modo di effettuare test su possibili strategie di uscita.

Lo slittamento delle ruote

Lo slittamento delle ruote, durante i tentativi di liberare lo Spirit da una buca di sabbia nelle ultime due settimane, ha sepolto parzialmente le ruote stesse nel corso di “sol 1899” (il 1899° giorno marziano da quando la sonda è atterrata, vedi il postscriptum alla fine dell’articolo), corrispondente al 6 maggio 2009.

Percorso Spirit

La linea gialla mostra il percorso di 7.7km effettuato in circa 2000 sol, fino ad agosto 2009. Spirit è atterrato su una pianura basaltica, con all’orizzonte orientale una serie di colline molto distanti: in un anno è salito sulle colline Columbia, dalle quali ha raggiunto la cima della Husband Hill nel 2005. L’anno successivo, dopo essere sceso nel vicino plateau chiamato “Home Plate”, all’interno del bacino delle Columbia Hill, Spirit ha perso l’uso della ruota anteriore destra e da quel momento guida in retromarcia, trascinandosi quella ruota ferma. Ancora peggio dunque ad aprile 2009 Spirit è incappato in quella pozza di sabbia scivolosa: per sei mesi il rover ha studiato i dintorni per permettere ai tecnici di trovare una via di fuga da Troia

Troia

In questa immagine vediamo appunto la zona denominata Troia, ripresa dall’HiRISE (High Resolution Imaging Science Experiment) a bordo dell’orbiter Mars Reconnaissance della NASA

La depressione chiamata “Scamander Crater”

La depressione chiamata “Scamander Crater” larga 8 m e profonda 25 cm, domina il terreno circostante lo Spirit e definisce la topografia locale: diversi colori indicano differenti altezze. Tra la zona rossa (la più alta) e quella nera (la più bassa) ci sono circa 50cm e la mappa ricopre una zona larga 12m. Tutte le informazioni topografiche sono state ottenute da immagini STEREO riprese dalla camera di navigazione durante “sol 1870” (7 aprile 2009): a quel tempo il rover non aveva ancora raggiunto il punto indicato dalla mappa, indicato come Troy. Da quel punto lo Spirit ha sfruttato il braccio robotico per esaminare lo strato di sabbia che aveva fatto emergere, denominata “Ulysses”. Questa mappa indica che lo Spirit ha le sue ruote di sinistra all’interno del cratere, mentre quelle di destra sono all’esterno: Gli scienziati del team Rover hanno dunque ipotizzato che le ruote di sinistra si sono rotte proprio a causa di una crosta sottile, ricca di solfati, che nascondeva una zona di sabbia scivolosa anch’essa ricca di solfati, che riempie tutto il cratere.

Test a terra

Gli scienziati stanno studiando perciò un percorso di fuga da Troia lungo un lieve pendio. “I nostri preparativi per la ripresa del cammino sono stati lunghi e meticolosi” dice John Callas, project manager dello Spirit e dell’Opportunity al JPL di Pasadena, “abbiamo utilizzato due differenti rover di test qui sulla Terra (foto a fianco) in condizioni il più possibile vicine a quelle di dove si trova il robot. Ma è pur vero che queste simulazioni non possono replicare in tutto e per tutto le condizioni che si trovano a Troy”. I ricercatori della NASA si aspettano un processo di fuga particolarmente lento ed incerto in base a quanto simulato sulla Terra. “Dopo le prime settimane di tentativi, non sappiamo ancora con certezza se Spirit riuscirà a liberarsi” aggiunge McCuistion.

Lo Spirit ha 6 ruote per muoversi sul suolo marziano: il primo comando dirà al rover di ruotare le 5 ruote funzionanti in avanti per circa 6 rotazioni. Gli scienziati si aspettano uno slittamento importante ed inevitabile di tutte le ruote, con forse un piccolo spostamento percettibile in avanti in questa prima fase.

Il rover ritornerà i dati al centro spaziale solo il giorno successivo rispetto a questo primo tentativo: i dati ottenuti saranno valutati dai tecnici prima di poter pensare, sviluppare ed inviare un secondo insieme di comandi: così facendo, i tecnici prevedono di continuare con questi sforzi fino all’inizio del 2010. (ndr: più che Troia o Ulisse, qui bisognava chiamare in ballo Giobbe con tutta la sua pazienza…)

Il responsabile aggiunge “Muoversi su Marte è impegnativo e qualunque sia il responso di questi tentativi, la lezione che trarremo nello sforzo di liberare Spirit ci servirà per aumentare la conoscenza del suolo marziano e su come far muovere i futuri rover”. Anche se lo Spirit rimanesse desolatamente fermo in quella “pozza di sabbia”, (ndr non riesco a non pensare ad una specie di simpatico Wall-E improrogabilmente sprofondato nella sabbia!) potrà comunque continuare a fornire informazioni preziose su Marte. E proprio la “trappola di sabbia” potrà diventare una regione interessantissima dal punto di vista scientifico.

“Il materiale smosso dalle ruote del rover possiede il più alto contenuto di zolfo mai misurato su Marte” afferma Ray Arvidson, scienziato all’Università di Washington a Saint Louis. “Stiamo sfruttando questa situazione per analizzare in dettaglio questo prezioso materiale”. L’attività del rover a Troia sta migliorando le conoscenze precedenti secondo le quali Marte in epoche remote aveva primavere bollenti e fori con fuoriuscita di vapore, possibili habitat per la vita.

Spirit ed il suo gemello Opportunity sono atterrati su Marte in gennaio 2004: hanno esplorato Marte per cinque anni, abbondantemente sorpassando le previsioni di appena 90 giorni di missione. Attualmente Opportunity si sta dirigendo verso il cratere Endeavor.

Rimanete sintonizzati per sapere se Spirit riuscirà a liberarsi dalla trappola in cui è finito.

PS: ricordo che con il termine “sol” si intende il numero di giorni marziani (di poco più di 24 ore e quindi un po’ più lungo di un giorno terrestre) trascorsi da quando una sonda atterra sul pianeta. Anche se i due giorni sono molto simili come durata, a lungo andare si accumula uno sfasamento che risulta molto scomodo. Futuri astronauti su Marte sicuramente dovranno adottare questa unità di tempo, con orologi sincronizzati con la rotazione di Marte sul proprio asse.

Articolo in lingua originale

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12 Commenti

  1. @giuseppe e @tutti
    boh, non so se ce la farà a disincagliarsi, forse ci vorrà un po’ di tempo…
    ma nel prossimo articolo vedremo che ha fatto una scoperta molto importante!!! evviva!! 😉

  2. era ora… mi sembrava strano che non parlavate di questo tentativo di salvataggio… in realtà è gia qualche settimana che sono cominciati i test e i primi risultati sono già giunti sulla terra. 🙄 Anche se sono piccolissimi e impercettebili, si sono registrati segnali positivi da prendere con le superpinze. 😉
    speriamo bene… 😎

  3. @pierluigi:
    Qualche anticipo? Probabile data di uscita dell’articolo? Ha trovato omini verdi? :mrgreen:

  4. @Andrea
    purtroppo non dipende da me l’uscita degli articoli… ed il lavoro che c’è dietro è davvero da certosini! Da questo punto di vista il buon stefano è da applaudire per come riesce a gestire il tutto! 😉
    Non bisogna dimenticare che (quasi) tutti noi lavoriamo ed il tutto è realizzato con uno spirito dettato da una grandissima passione, che spero poi riusciamo a manifestare e a trasmettere, soprattutto a coloro che compiono i primi passi in questa fantastica scienza che è l’Astronomia!
    😉

  5. ma avete scritto qualcosa su come è nato questo sito e come è nata l’idea di farlo? io lo dico perchè sono curioso :mrgreen:

  6. ho fatto una ricerca e ho beccato tutto lo staff…a quanto pare siete dei pezzi da 90 ….continuate cosi :mrgreen:

  7. giuseppe, i robottini distano tra loro alcune migliaia di chilometri, e si muovono a una velocità di alcuni centimetri al secondo!

  8. dovrebbero si! soprattutto se è vero che quando si è impantanato han pensato bene di far girare le ruote per liberarlo…. ma in fin dei conti sono americani, non capiscono mica come si guida! ahahahah