Novità da Venere

La sonda dell’ESA Venus Express ha appena fornito l’indicazione chiarissima che il pianeta Venere è ancora attivo geologicamente. Grazie alla loro emissione di radiazione infrarossa, infatti, sono stati individuati dei flussi di lava che suggeriscono che sul pianeta siano ancora possibili le eruzioni vulcaniche.

La sonda Venus Express

La sonda Venus Express

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Da parecchio tempo si sapeva che la superficie di Venere non contiene abbastanza crateri, come se ci fosse qualcosa che mantiene pulita la superficie: questo qualcosa potrebbe essere l’attività vulcanica, ma ci si è sempre domandato se ciò accada lentamente o velocemente. Siamo di fronte ad una sorta di attività vulcanica cataclismica che rigenera la superficie dell’intero pianeta con la lava oppure è una serie di eruzioni vulcaniche più piccole a compiere tutto cio?

I nuovi risultati fanno propendere per la seconda ipotesi.

“Sulla superficie di Venere abbiamo forti evidenze di eruzioni recenti” afferma Sue Smrekar, scienziata al JPL della NASA in California. Questa forte evidenza deriva da comparazioni nella composizione di territori in tre regioni vulcaniche, ottenute sfruttando i dati forniti dal VIRTIS (Visible and InfraRed Thermal Imaging Spectrometer) a bordo della Venus Express in orbita intorno a Venere dall’aprile 2006.

Il VIRTIS registra la luminosità delle rocce superficiali, ricavandone una stima dell’emissività: nel 2008 i due scienziati del German Aerospace Center, Jörn Helbert and Nils Müller, hanno pubblicato una mappa delle variazioni dell’emissività infrarossa di tutto l’emisfero australe di Venere.

La dottoressa Smrekar, assieme a sue colleghe, ha preso come obiettivo tre regioni, del tutto simili geologicamente alle Hawaii, ben note per il loro vulcanesimo attivo: quelle regioni di Venere mostrano una maggiore emissività rispetto alle regioni vicine, indice una composizione differente.

Sulla Terra , i flussi di lava reagiscono rapidamente con l’ossigeno ed altri elementi dell’atmosfera, cambiando così la loro composizione. Su Venere il processo dovrebbe essere simile, ma più intenso data la presenza di un’atmosfera più calda e più densa, formata principalmente da Biossido di Carbonio (CO2).

I ricercatori interpretano il fatto che i flussi lavici sembrano avere una composizione differente rispetto ai dintorni, proprio come un’evidenza di un mancato coinvolgimento da parte di agenti atmosferici, dovuto al fatto che questi flussi lavici sono eruttati solo recentemente: in parole povere, i flussi lavici sono così recenti che gli agenti atmosferici non hanno ancora fatto a tempo a mutarne le caratteristiche, che dunque ancora non si sono uniformate a quelle delle zone circostanti. Ma attenzione…

Gli studiosi stimano che i flussi hanno un’età geologica di (reggetevi forte!) 2 milioni e mezzo di anni o forse meno e possibilmente sono ancora attivi: “E tutto questo è un risultato veramente significativo” afferma Håkan Svedhem , scienziato del team ESA. Tuttavia, nonostante lo scenario di graduale ristrutturazione della superficie non appaia granché spettacolare, fa sì che Venere risulti un po’ più simile alla Terra.

“Ci sono dei modelli particolari che spiegano come Venere sia riuscita a ricoprirsi completamente di lava per chilometri e chilometri in breve tempo, ma richiedono un comportamento dell’interno di Venere, radicalmente differente rispetto alla Terra.

Se il vulcanesimo fosse graduale, allora in questo caso l’interno di Venere si comporterebbe più o meno come quello della Terra, ma con l’assenza di tettonica a placche” afferma, (ndr in modo alquanto complicato!) la dottoressa Smrekar.

Una vista del monte Idunn

Nella figura in alto vediamo il picco del Monte Idunn nella Regione Imdr: la mappa topografica deriva dai dati ottenuti dalla sonda Magellano della NASA, ma con una scala verticale aumentata di 30 volte, per ottenere un maggior risalto visivo. I dati radar (in marrone) della Magellano sono stati spalmati al di sopra dei dati topografici: le aree più chiare sono accidentate o presentano pendii ripidi, mentre le aree più scure sono più lisce.

La parte colorata invece mostra differenti aree con differente calore, derivate dai dati di luminosità superficiale registrate dal VIRTIS. In questa mappa le variazioni dovute alla topografia sono state rimosse (ndr come se provenissero da un’area piatta) e la luminosità mostra invece solamente la differente composizione dei minerali, mutata a causa dei flussi lavici: le zone di colore rosse-arancione sono le più calde, mentre quello color porpora sono le più fredde. L’area più calda è posta alla sommità del monte, che si staglia per 2500 metri al di sopra della pianura circostante e sui flussi luminosi che sono appunto originati dalla sommità del monte stessa: il diametro del monte Idunn è di circa 200 km.

Nel filmato che segue possiamo vedere un’animazione simulata di un sorvolo della zona:

tradotto da:
http://www.esa.int/SPECIALS/Venus_Express/SEMUKVZNK7G_0.html

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1 Commento

  1. Premetto che Venere mi interessa un po più da vicino perchè il responsabile del VIRTIS è un mio carissimo paesano: Giuseppe Piccioni.
    A parte questo, comunque, le ultime indicazioni fornite non sono altro che delle conferme già ipotizzate nelle missioni precedenti. Tanto è vero che ci sono delle mappe “radar” della superficie di venere, elaborate in seguito a fini fotografici, dove è ben evidenziato il Monte Maat con della lava incandescente che scendeva a valle. Naturalmente sono delle ricostruzioni che vanno prese con le molle, ma credo che si avvicinavano molto alla realtà.