L’avete voluto voi!

Cari amici, gli innumerevoli commenti e richieste di spiegazioni che hanno accompagnato gli articoli precedenti sull’espansione dello spazio e le sue conseguenze, mi hanno convinto di cercare di fare ancora un passettino avanti e tentare di chiarire meglio alcuni dubbi ancora sospesi. Non prendetevela con me… l’avete voluto voi!

Come avevo previsto, molti di voi non solo hanno compreso ciò che cercavo di spiegare, ma sono andati avanti cercando di portare alcuni discorsi al limite. Era in fondo quello che speravo e che ero sicuro sarebbe successo (siamo o non siamo il sito più bello del mondo?). I vostri commenti e dubbi hanno ottenuto lo scopo di stimolarmi a migliorare la trattazione, per quanto ne possa essere capace.

Devo fare, però, due premesse e una constatazione IMPORTANTISSIME:

Premesse

1) Continuerò a usare la rappresentazione su un piano, in cui il tempo scorre radialmente e lo spazio lungo una circonferenza di centro il Big Bang e raggio uguale al tempo. Ricordiamoci però che essa ha dei limiti enormi e che quindi bisognerà fare sempre un’opera di generalizzazione. Non prendete le figure come situazioni reali, ma solo indicative della situazione.

2) Questo tipo di rappresentazione crea qualche confusione. Ricordiamo, ancora una volta, che il tempo t e lo spazio s sono due grandezze SLEGATE tra loro. In altre parole, non cercate di misurare le distanze lungo l’asse radiale, né misurare tempi lungo le circonferenze. Il cono di luce, che ormai conosciamo bene, non si misura in distanza, esso indica solo la traiettoria spazio-temporale descritta dalla luce emessa in un certo istante prima di raggiungerci. La sua lunghezza non si può misurare lungo la sua traiettoria. Essa può solo indicare quando e dove è partita la luce. A quel punto si può cercare di calcolare la distanza all’istante iniziale e/o a quello finale lungo la circonferenza corrispondente. Questo fatto indica anche che una cosa è dire che la luce ha impiegato tot anni per raggiungerci e un’altra è dire che un certo oggetto è distante tot anni luce, come già spiegato nell’articolo sulle distanze.

Constatazione

Alla luce di quanto detto, dobbiamo ricordarci che lo spazio che rappresentiamo secondo circonferenze che aumentano di raggio ha dimensioni “qualsiasi”. In altre parole, noi siamo costretti a rappresentarlo sempre nello stesso modo sul foglio di carta, ma la distanza tra due punti della circonferenza può essere grande o piccola a seconda del valore della metrica usata. Questo vuol dire che il tipo di figura usato NON PUO’ DIRE SE L’UNIVERSO E’ GRANDE O PICCOLO.

Ad esempio, se l’Universo fosse molto piccolo, la luce farebbe un tratto ben più grande lungo la circonferenza rispetto a quello percorribile se l’Universo fosse molto più grande. Questa diversità non potremmo vederla in figura, a parte cambiare l’unità di misura della distanza sulla circonferenza. Oppure, a patto di deformare la curva del cono di luce. Non voglio complicare le cose, ma è fondamentale che questo concetto sia ben chiaro.

Ora possiamo partire e cercare di togliere un paio di dubbi che mi sembrano i più significativi emersi delle vostre discussioni.

(A) Perché gli oggetti che ancora non abbiamo visto nell’Universo saranno sempre i più lontani da noi e si riferiranno a oggetti molto antichi? Perché saranno anche i più deboli? E perché esistono e perché alcuni non si vedranno mai?

Per rispondere a questo dubbio (in fondo è sempre lo stesso per le varie domande) vale la pena separare due effetti: quello dovuto alla posizione dell’oggetto che ci invia la luce e quello dovuto all’espansione dell’Universo e quindi anche al redshift.

Consideriamo prima la Fig. 1 che ci dà solo un quadro generale della situazione su scala più ampia del solito. Essa altro non è che quella giù usata precedentemente, solo che ristretta per allargare l’asse del tempo.

Figura 1

Figura 1 – ingrandisci

In particolare, ci mostra i coni di luce del nostro futuro più lontano. Si può già vedere che essi permetteranno di vedere oggetti che stanno nello spazio “opposto” a noi rispetto al Big Bang. Essa è in grado di dirci che potremo vedere oggetti molto lontani, ma NON ci dice che sono più lontani del Big Bang (impossibile, ovviamente) anche se potrebbe sembrare. Questo capita perché commettiamo l’errore di cui dicevo prima: le distanza si misurano lungo le circonferenze e non sull’asse dei tempi. Ci dice però anche che il $Big bang$ si deve vedere sempre e dappertutto se l’Universo fosse stato trasparente nelle prime fasi di formazione.

Può anche darsi che in una particolare lunghezza d’onda che attraversi la nebbia primordiale appaia finalmente lo scoppio iniziale. Un po’ come la radiazione cosmica di fondo, visibile in una particolare lunghezza d’onda, ma dappertutto e sempre. Questa figura, tuttavia, è solo indicativa e poco istruttiva per quello che vogliamo chiarire meglio.

Immaginiamo, allora, che non vi sia espansione dell’Universo e che tutto sia fermo e immobile. Prendiamo in considerazione la Fig. 2. In qualsiasi istante t, lo spazio s è sempre quello che sta sulla circonferenza. Essa rimarrà la stessa per l’eternità. Consideriamo allora qualche oggetto su di esso: 1, 2, 3, 4, 5, 6 e, ovviamente, noi.

Figura 2

Figura 2

Ad un certo istante t=t0, la luce parte contemporaneamente da tutte le sorgenti. Essa descrive ovviamente la circonferenza senza alcun disturbo, viaggiando alla stessa velocità costante. E’ ovvio che la luce di 1 arriverà ben prima di 6. Anzi, quando arriverà quella di 6, avremo già visto la luce di 1 in tempi successivi, ossia l’avremo vista evolvere. Ad un certo tempo t futuro, vedremo un Universo, senza redshift, in cui comunque ci saranno oggetti primitivi (come 6, di cui riceviamo la prima luce emessa), ma anche oggetti evoluti e -ovviamente- PIU’ VICINI a noi.

Il nostro Universo osservabile continuerebbe a darci una visione di distanza mischiata al tempo, ma in modo regolare. Le più lontane rappresentano oggetti antichi, i più vicini oggetti evoluti. La galassia 6 differirebbe dalla $galassia$ 1 anche in termini di diametro angolare. Se la 6 e la 1 fossero rimaste tali e quali fin dall’inizio (nessuna evoluzione) e fossero identiche, si capirebbe la loro distanza direttamente dal diametro angolare (la più distante sarebbe apparentemente la più piccola).

Anche la luce sarebbe diversa dato che quella di 6 ha viaggiato per molto più tempo e ha attraversato più spazio di quella di 1. Molte cose sarebbero più semplici sicuramente (ma non poi troppo).

Purtroppo, la situazione reale è più complicata. Esiste anche l’espansione dello spazio in funzione del tempo.

Consideriamola ovviamente costante, anche se sappiamo che non è vero: non possiamo fare tutto con la nostra figura… accontentiamoci!

Guardiamo allora la Fig. 3

Figura 3

Figura 3

Come si vede, tutto sembra uguale a prima, ma in questo caso a ogni oggetto ho associato un vettore (la freccetta) che indica la direzione verso cui sta andando la luce di ogni oggetto nello spazio-tempo. La freccetta è la combinazione della velocità di espansione, UGUALE PER TUTTI GLI OGGETTI AL TEMPO t, e della velocità della luce lungo la circonferenza e verso di noi. Come potete notare facilmente, i vettori formano angoli diversi con la nostra direzione (per noi esiste solo il vettore espansione). Quest’angolo indica di quanto si allontana da noi angolarmente l’oggetto, ossia indica la velocità di allontanamento misurata dal redshift.

Anche in questo caso (più realistico) si può facilmente notare che gli oggetti più lontani, come 6, hanno la freccetta che forma un angolo più grande rispetto alla nostra freccetta rispetto agli altri oggetti. In altre parole, più un oggetto è lontano nello spazio al momento t, più la sua velocità di allontanamento angolare sarà maggiore. E’ ovvio quindi capire cosa succederà nel futuro quando la luce arriverà a noi lungo il cono di luce. Più gli oggetti sono lontani nel tempo e nello spazio e più grande sarà il redshift.

Non è, perciò, difficile immaginare che la luce di un oggetto lontano come 6 potrebbe non essere ancora arrivata fino a noi. Quando arriverà sarà comunque quella di un oggetto primordiale dato che per prima giungerà a noi la sua luce più antica. L’Universo non ancora osservabile si mostrerà lentamente al passare del tempo, attraverso oggetti sempre più antichi, ossia sempre più vicini alla loro prima luce emessa. Non comparirà mai, improvvisamente, la luce di una $galassia$ a noi vicina e già evoluta. L’avremmo già vista e seguita da molto tempo.

La radiazione cosmica di fondo si vedrà sempre e ovunque, così come il Big Bang, con le sue ovvie limitazioni causate dalla nebbia iniziale. Esiste un problema supplementare però, dovuto al redshift che sposta la luce verso lunghezze d’onda sempre più estreme e rischia di renderla oscura per la nostra tecnologia presente e futura.

Se l’Universo fosse molto GRANDE (ne abbiamo parlato prima) e/o l’espansione troppo rapida, può darsi benissimo che la luce di qualche oggetto posto troppo lontano non riesca mai a giungere fino a noi nel tempo dell’Universo. Tutto dipende dalla grandezza effettiva dell’Universo in termini di anni luce (inteso proprio come misura di distanza) e dalla velocità di espansione dello spazio (non di velocità dell’oggetto celeste, mi raccomando…).

(B) E’ possibile vedere due volte la stessa $galassia$ nello stesso istante? O addirittura vedere noi stessi come eravamo nel passato?

Questa sembrerebbe una domanda di fantascienza. In realtà non è così assurda, anzi… Tutto dipende nuovamente dalla grandezza reale dell’Universo.

La risposta in caso di un Universo relativamente piccolo è sì. Risulta ovvio se consideriamo l’Universo immobile come quello della Fig. 2. La luce di 1 (o di qualsiasi altro oggetto) ci può benissimo raggiungere al tempo t. Poi essa, però, continua viaggiare nello spazio (ossia lungo la circonferenza) fino a fare un giro completo e tornare a noi. Vedremo perciò, contemporaneamente e nello stesso punto (se non ci fosse un movimento proprio della $galassia$ nello spazio), sia l’immagine evoluta di 1, sia quella che ci aveva già raggiunto molto tempo prima e che è tornata a noi dopo aver circumnavigato l’intero spazio.

E’ giusto rispondere sì anche nel caso dell’espansione, anche se diventa più difficile perché oltre alle dimensioni dello spazio bisogna tener conto che esso si allarga sempre di più. Tuttavia, ho cercato di rappresentare questa possibilità nella Fig. 4. Ho descritto la curva “a occhio”, senza costruirla per punti (probabilmente sarebbe uscita dal foglio). La curva è ovviamente il cono di luce (un suo bordo) che è partito dalla galassia A al tempo t, ci ha raggiunto in N1 al tempo t1, ha continuato a seguire espansione e traiettoria della luce fino a tornare a intersecare la nostra retta espansiva in N2 al tempo t2, un futuro assai lontano. Ciò vuol dire che noi vedremo la stessa luce di A inviata al tempo t sia in N1 che in N2, miliardi di anni dopo. Ma c’è di più! Il cono di luce, durante il suo cammino, interseca la linea di espansione di A in A’ al tempo t’. la luce di A’ giungerà a noi in N2 al tempo t2. Questo vuol dire che in N2, nello stesso istante t2, vedremo sia la luce di A che quella di A’, ossia la stessa galassia in due diverse $fasi$ evolutive.

Figura 4

Figura 4

Inoltre, sia nel caso più semplice che in quest’ultimo, la luce emessa da noi stessi (magari al tempo t1) potrebbe descrivere la sua traiettoria e tornare a noi al tempo t2: vedremmo il nostro passato… mamma mia!!

Fermiamoci qui. Direi che ho osato perfino troppo. Spero di aver chiarito e non di avere complicato. Sicuramente, comunque, il lavoro di equipe, vostro nel porre domande migliorative e mio nel tentare di dare risposte legate alla mia limitata conoscenza dell’Universo, sta ottenendo quello che era l’obiettivo principale: creare un po’ alla volta una trattazione semplice, comprensibile e sempre più completa.

Forza ragazzi, proseguiamo così. Aiutatemi…, ma non pretendete troppo!

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27 Commenti

  1. Caro Enzo,
    bellissimo! come sempre 😆
    Il dubbio che rimane è sempre lo stesso: come facciamo a rivederci :mrgreen:
    Ho capito esattamente il meccanismo e la figura “4”, ma quali sono i limiti?
    Parli di un universo abbastanza piccolo, ma il tutto non è legato al rapporto tra velocità di espansione e velocità della luce? Noi oggi con l’età dell’universo ipotizzata a 13,7 miliardi di anni abbiamo ancora delle cose la cui luce non ci ha ancora raggiunto :mrgreen: Mi pare che la possibilità di vedere due volte la stessa galassia e al limite noi stessi contraddica “l’universo visibile”.
    Grazie per la tua pazienza

  2. La premessa 2 mi ha stimolato la fantasia e la curiosità: è chiaro che in una rappresentazione piana di spazio tempo ci sono dei limiti, ma il fatto che t e s siano slegati, è vero SEMPRE? O forse in certi temrini si può stabilire una correlazione?
    Mi spiego meglio: se non vado errato, una conseguenza (o un principio?) della relatività, è che all’aumentare della velocità rallenta il tempo. Giusto?
    Questo portato al limite vuol dire che viaggiando alla velocità della luce, il tempo non scorre affatto (ed è quindi giusto affermare che un fotone non può “decadere”?). Noi invece siamo “fermi” (o quasi) e ci accorgiamo dello scorrere del tempo.
    Ammesso che quando sopra sia tutto corretto, la domanda è: sarebbe scorretto affermare che un oggetto totalmente fermo scorre “alla velocità della luce” in direzione del tempo, e che man mano che accelera, l’accelerazione fa deviare la sua traiettoria dall’asse del tempo all’asse dello spazio? E se sì, si possono immaginare situazioni limite in cui il vettore velocità nello spazio-tempo, mantenendo modulo costante ruota fino ad invertire la direzione della sua componente lungo l’asse temporale?
    Scusate se ho fatto un minestrone usando (probabilmente a sproposito) termini tecnici per illustrare idee che molto probabilmente sono delle pure castronerie, ma è da tempo che ci rifletto, se sarei curioso di sapere da esperti in materia dove sbaglio.
    Grazie!

  3. cari amici,
    siete terribili!!!! 😛

    NOTA BENE: ho chiesto a Stefano di cambiare un poco la figura 4 per renderla più comprensibile. Appena si collega lo farà…

    Ha ragione Gaetano a dire che se non si vedono cose che sono già nate, dovrebbe essere ancora più difficile vedere cose che già ci hanno raggiunto in passato. Tutto dipende dal tempo che abbiamo a disposizione… Mettiamola così, anche perchè la trattazione ha dei limiti eccessivi. Non potrà mai spiegare tutta la relatività… sarebbe troppo bello cavarsela con una figuretta a due dimensioni…

    Ha ragione anche Bertupg a dire che non è vero che sono scollegati (io l’ho fatto per spiegare meglio certe possibilità mooolto lontane e anche poco probabili). Quando poi dice che il tempo può diventare spazio ha azzeccato risvolti teoricamente ineccepibili. Andate a vedere il diagramma di Penrose che ho pubblicato qualche tempo fa e vedrete che è proprio quello che capita dentro a un buco nero. Invertire il tempo no, almeno in quelle condizioni… Però si potrebbe uscire dal buco nero per casi speciali…

    Com,unque, vi prego, cerchiamo di non esagerare… 😯 😯

  4. caro Moreno,
    d’accordo…anche se non vi è molto da dire… Di supernove se ne scoprono parecchie in altre galassie.

  5. volevo aggiungere una precisazione: spazio e tempo sono ovviamente legati, ma nell’articolo parlavo di dimensioni dello spazio… sono cose diverse… non vorrei aver creato confusione nel testo… 🙁

  6. caro Red,
    ho già scritto un articolo sul paradosso di Olbers…uscirà tra non molto… abbi fede!

  7. Ottimo!
    Mi convince praticamente tutto, tranne un piccolo dettaglio che però non cambia la sostanza delle conclusioni: non è che il punto A” della fig. 4 sta esattamente nell’intersezione tra il raggio e il cono di luce continuo (di modo che da li in poi il nuovo cono di luce tratteggiato sia sovrapposto al cono di luce continuo): dopotutto i fotoni che hanno già fatto un giro (quelli emessi da A al tempo t) e quelli nuovi (ovvero quelli emessi da A” quando i vecchi fotoni raggiungono di nuovo l’oggetto che li aveva emessi) a questo punto devono fare la stessa strada nello spazio-tempo per raggiungerci al tempo indicato in figura con t” ?

  8. caro daraggio,
    MMM… temo di no. Io penserei che diventino gli stessi dopo che ci hanno raggiunto al tempo t”. D’altra parte sono entrambi coni di luce relativi a noi e devono raggiuncerci indipendentemente… Forse ho preteso troppo dalla figura. Ci penserò ancora… ma direi di prenederla con molta cautela. Magari cercherò di costruire effettivamente il cono di luce…

    comunque ti ringrazio per le sempre precise obiezioni… alla fine metteremo sù qualcosa di veramente utile… 😛 😛

  9. caro daraggio,
    penso che il dover rappresentare la figura con poco spazio ci abbia condizionato. Sto pensando un’altra cosa, grazie a te… In realtà se la curva continua fosse giusta potrei trovare sempre un cono di luce dalla parte opposta a noi rispetto al Big Bang che lo intersechi e quindi tu potresti avere ragione. Probabilmente il cono di luce continuo NON può avere intersezioni con nessuno dei coni di luce tratteggiatii, se non nella nostra posizione in un qualche futuro. D’altra parte è relativo a noi e non può avere caratteristiche che non siano dipendenti da noi. Non so se riesco a spiegarmi… in altre parole…coni di luce realtivi a punti diversi dell’Universo possono anche intersecarsi tra loro e poi continuare indipendenti, ma non due che appartengono allo stesso punto…
    MMM temo che la figura 4 non stia in piedi perchè la “spirale” dovrebbe continuare ad allargarsi e non potrebbe intersecare nessuno dei coni di luce diretti verso noi… ma non ne sono ancora sicuro…
    Ci dovrò pensare…

  10. FERMI TUTTI RAGAZZI!!!
    Devo chiedervi umilmente scusa e ringraziare Daraggio che mi ha fatto ripensare alla Fig.4. Era completamente sbagliata (era più giusta quella originale che avevo cambiato…). Ho chiesto (nuovamente) a Stefano di cambiare figura e ultima parte del testo… (speriamo che non mi cacci!!!). Vi prego di rileggere la nuova versione. Preferisco fare così piuttosto che inserire un’errata corrige che creerebbe confusione….
    Che dirvi? Chissà cosa mi è girato in testa ieri mattina… Grazie a Daraggio adesso tutto dovrebbe essere più giusto (e anche più semplice)…
    😳 😳 😳

  11. Grazie a tutti voi e specialmente a Enzo che inserisce questi articoli stimolanti e che ascolta pazientemente tutte le nostre domande e obiezioni!
    Per me è un piacere se qualche volta, con i miei stessi dubbi, posso contribuire a chiarire qualche punto! 🙂

  12. caro daraggio,
    a parte i complimenti reciproci… adesso ti sembra che tutto funzioni anche rispetto alla tua obiezione? Io penserei di sì…ma ultimamente sono un po’ fuorifase. Aiuto!!!! 😯

  13. Caro enzo dopo tante domande serie sull’argomento cercherò di proporti una domanda giocosa,constatato che la velocità della luce a un tempo finito (300 mila Km al sec) che l’espansione dell’universo visibile e di 13,7 miliardi di anni e che grazie al cono di luce dal passato possiamo e stiamo osservando il nostro universo nel passato,oltre ovviamente non possiamo andare con lo sguardo,la mia domanda è perchè possiamo vedere solo nel passato dell’universo e non anche nel suo futuro? E vero che la luce non e ancora arrivata,ma la freccia del tempo non scorre sempre in avanti? e allora io credo ci si possa sbirciare anche nel futuro,infondo i fisici paragonano l’universo ad una pellicola di un film,se il film può andare avanti e indietro nel tempo perchè l’universo va indietro in un senso (la velocita della luce) e avanti in un altro (il tempo) ? spero di essermi espresso bene e che la domanda sia comprensibile. Ciao a tutti! 😯

  14. caro Raffaele,
    scusa ma non capisco se dici cose assurde (giocose ?) oppure se parli sul serio. Nel primo caso sarebbe bellissimo “sbirciare” nel futuro…lo ammetto. Nel secondo caso, invece, non capisco dove vuoi arrivare. La freccia del tempo va sempre avanti ed è proprio per questo che quando la luce ci raggiunge noi vediamo il passato. Per vedere il futuro sarebbe necessario che la luce invertisse il senso della freccia del tempo, ma questo non può accadere nel nostro Universo… Perchè dici che la luce “va indietro nel tempo”? Non è vero…va avanti se no non ci raggiungerebbe mai… Forse non ho capito il vero problema che sollevi… 😐

  15. Caro Enzo
    Adesso mi torna tutto! 🙂
    Nel frattempo mi sono posto altre due domande a cui mi sarei dato anche una risposta:
    Nella fantasiosa ipotesi dell’universo piccolo e chiuso (diciamo “sferico”) di cui si sta parlando, come dovrebbero apparire gli oggetti (galassie) la cui luce ci arriva per la seconda volta (trascuriamo per ipotesi l’invecchiamento dell’oggetto e supponiamo che sia rimasto immutato, almeno nelle dimensioni reali) ? secondo me, da quello che ho capito anche dagli articoli, queste immagini ripetute dovrebbero risultare ingrandite (e neanche di poco!).
    Se poi costruiamo il cono di luce inferiore della figura 4 incontriamo il raggio BB-A’ in un altro punto intermedio, diciamo A” che secondo me dovrebbe corrispondere a un’ulteriore immagine dell’oggetto A, però ribaltata! 😯
    cosa ne pensi ?

  16. caro daraggio,
    di bene in meglio… direi che la seconda parte mi vede d’accordo.
    Per la prima, se ho capito bene il senso di “ingrandita”, direi che hai ragione. Riferendosi a un’immagine relativa a quando la sua distanza da noi era minore, le sue dimensioni angolari dovrebbero essere più grandi. Sono infatti quelle di A e non quelle di A’. Tuttavia, sarebbe invece spostata ancor di più verso il rosso o ben oltre…

    Se non commetto errori…

  17. Caro enzo sarebbe bellissimo poter vedere nel futuro,la domanda che forse non hai compreso e questa esiste nel nostro universo un modo per poter vedere nel futuro?
    Potremo mai inventare un congegno per poter mandare il film dell’universo anche avanti nel tempo?
    Ciao e spero di essermi espresso meglio! :mrgreen:

  18. caro Raffaele,
    adesso è chiaro! Per poter vedere nel futuro (almeno con i nostri sensi e in questo universo con le leggi che conosciamo) occorerebbe che la luce invertisse il senso del tempo. Noi possiamo solo vedere cose che ci raggiungono dopo aver viaggiato tanto o poco nel tempo, osssia solo in AVANTI, lungo la freccia del tempo. Per vedere cose future la luce dovrebbe viaggiare a ritroso e raggiungerci a un tempo negativo rispetto a quello in cui è partita …
    L’unico modo è che la luce di un evento futuro, finita dentro a un buco nero (teorico), fosse deviata a tal punto da invertire il suo senso e poi riuscisse a uscirne e raggiungerci in un tempo precedente a quello in cui è stata emessa.
    Avevo scritto un articolo su questo argomento, che, però e per adesso, è più di fantascienza che di scienza… 😉
    Sono riuscito a spiegarmi meglio…?

  19. Carissimo Enzo sei un grande mito,alla pari con Einstain,Fermi,ecc,la tua spiegazione e stata chiarissima,ho sbagliato io la prima volta ad esprimermi nel formulare la domanda.
    allora potenzialmente e impossibile poter guardare nel futuro perchè la luce una volta entrata in un buco nero non può riflettersi di nuovo all’esterno,cmq io rimango fiducioso per 2 ragioni:
    1 Non conosciamo tutte le caratteristiche del nostro universo potrebbero esserci delle regioni esotiche x cosi dire
    2 Potrà forse accadere che come possiamo manipolare la biologia con la clonazione,ed altro potremo anche inventare qualcosa x scomporre le leggi fisiche ecc,può essere solo un sogno lo sò,ma chi chissà! :mrgreen:
    Ciao e un grande Grazie!

  20. Caro Enzo,
    sicuramente hai letto della stella che “non può esistere” vecchia di 13 miliardi di anni ai confini della nostra galassia.
    Mi piacerebbe moltissimo sentire il tuo punto di vista 😛
    Se stavi già per scriverne fai pure finta che non ho detto niente :mrgreen:

  21. rettifica al mio commento del 31/8:
    nella seconda parte avevo scritto che il cono inferiore avrebbe fornito un’ulteriore immagine dell’oggetto A “ribaltata”: ripensandoci meglio penso che si tratti invece dell’immagine dell’oggetto visto “da dietro” anzichè ribaltata… 😯

  22. caro daraggio,
    quando rappresentiamo lo spazio-tempo con la nostra figura dimensionale ha poco senso parlare di sopra, sotto, avanti e dietro… non possiamo pretendere troppo… 😉