Sempre più terre…

Ricercatori della Nuova Zelanda, in collaborazione con colleghi giapponesi, hanno messo a punto un nuovo metodo per scoprire pianeti extrasolari di dimensioni terrestri. Le attese danno numeri veramente incredibili… E pensare che ci lamentiamo di essere in troppi sulla Terra: SOLO sette miliardi .

La strategia osservativa è già nota e si tratta del “microlensing” ossia della piccola ulteriore deformazione che la presenza di un pianeta può dare alla deformazione della luce di una stella più lontana che passi dietro al sistema analizzato. Deformazione dovuta al ben noto effetto Einstein di cui avevo già parlato QUI.

Kepler è capace di trovare terre molto vicine alla propria stella, per ovvi motive geometrici. Ne segue che solitamente esse sono troppo calde per sostenere una vita simile alla nostra, a parte i casi in cui l’astro centrale sia una nana rossa (Rosetta è sempre tra i piedi…). In ogni modo, i dati di Kepler fanno pensare che il numero di pianeti terrestri di questo tipo siano almeno 17 miliardi nella nostra galassia. Con la nuova tecnica si vogliono andare a scoprire i pianeti terrestri che siano, invece, a distanze leggermente superiori alla nostra, intorno alle due unità astronomiche, dove la tecnica del “microlensing” può dare risultati ben rilevabili. In questo modo si troveranno terre più fredde, ma interpolando il numero di queste con quelle più calde si potrà stabilire il numero di terre poste alla giusta distanza da stelle di tipo solare.

I ricercatori si aspettano un risultato finale davvero sorprendente: 100 miliardi di terre “tiepide”.

Finora la tecnica del microlensing era stata utilizzata per scoprire pianeti grandi almeno come Nettuno, ma il miglioramento della strumentazione e degli algoritmi di analisi hanno fatto fare il salto qualitativo necessario per scendere a oggetti di dimensioni terrestri. Non saranno necessari nemmeno grandi telescopi, ma solo una ben organizzata campagna osservativa globale. Si pensa di utilizzare telescopi di medie dimensioni in Cile, in Australia, alle Hawaii, in Texas e alle Canarie.

La figura che segue mostra la deformazione della stella lontana per effetto della stella “lente” più vicina accompagnata da un pianeta.

microlensing
Il sistema planetario da studiare è indicato dai due dischetti neri ed è considerato fisso. La stella di sfondo è il dischetto bianco che si muove secondo la linea orizzontale. La sua immagine deformata e sdoppiata è rappresentata dalle figure lenticolari, che permettono di individuare facilmente la presenza di un piccolo “intruso”. Il metodo può lavorare bene anche se i pianeti sono in numero maggiore. Fonte: http://mnras.oxfordjournals.org/content/early/2013/03/26/mnras.stt318.full

Se il nostro mondo è già in crisi per mettere d’accordo qualche decina di nazioni diverse, pensate a quali problemi sorgeranno quando si dovrà decidere qualcosa all’ONU galattico…. Cento miliardi di idee diverse?!

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7 Commenti    |    Aggiungi un Commento

  1. enzo una domanda: nei casi delle stelle che hanno l'eventuale prorio sistema planetario non perpendicolare,cioè che non passa davanti alla stella ma lo "circonda"( dalla nostra prospettiva visiva ) per noi non c'è modo di rilevarlo?che sistema si usa in tali casi per la ricerca dei pianeti?

  2. Citazione Originariamente Scritto da davide1334 Visualizza Messaggio
    enzo una domanda: nei casi delle stelle che hanno l'eventuale prorio sistema planetario non perpendicolare,cioè che non passa davanti alla stella ma lo "circonda"( dalla nostra prospettiva visiva ) per noi non c'è modo di rilevarlo?che sistema si usa in tali casi per la ricerca dei pianeti?

    se il piano orbitale è poco inclinato si può ancora usare la spettroscopia. Se, invece, è molto inclinato c'è poco da fare: o direttamente o attraverso le eventuali anomalie astrometriche che però nascono solo per oggetti vicini e abbastanza larghi. La microlensing potrebbe risolvere questi casi, dato che è indipendente dal piano: l'importante è che ci sia il pianeta da qualche parte vicino aalla stella.

  3. Ecco una domanda che mi ero promesso di fare nel forum e che poi non ho più fatto: quanto deve essere "complanare" una stella, o meglio il pianeta di una stella, affinché possa essere rilevabile il transito della Terra di fronte al disco solare?
    Vista la rarità delle occasioni con cui già avviene sui nostri pianeti esterni, che comunque poggiano "quasi" sul nostro stesso piano orbitale, mi chiedo da quante stelle della nostra galassia (in percentuale) questo fenomeno possa essere rilevabile, ed eventualmente con quale frequenza.

    Ciao,
    Alex.

  4. Citazione Originariamente Scritto da AlexanderG Visualizza Messaggio
    Ecco una domanda che mi ero promesso di fare nel forum e che poi non ho più fatto: quanto deve essere "complanare" una stella, o meglio il pianeta di una stella, affinché possa essere rilevabile il transito della Terra di fronte al disco solare?
    Vista la rarità delle occasioni con cui già avviene sui nostri pianeti esterni, che comunque poggiano "quasi" sul nostro stesso piano orbitale, mi chiedo da quante stelle della nostra galassia (in percentuale) questo fenomeno possa essere rilevabile, ed eventualmente con quale frequenza.

    Ciao,
    Alex.
    Se intendi riguardo ai transiti (Kepler) è facile averne un'idea. Prendi un piano orbitale che contenga i pianeti e inclinalo di un certo angolo rispetto alla direzione della Terra. Ti accorgerai che a mano a mano che i pianeti (anche se con orbite inclinate) si avvicinano alla stella, maggiore è la probabilità che causino un transito. Se invece ti allontani dalla stella, anche per orbite poco inclinate potresti non avere transiti. La probabilità per una singola stella va con l'angolo, insomma basta un triangolo e qualche formuletta trigonomtrica...
    Ne segue che i parametri fondamentali sono distanza dei pianeti dalla stella e inclinazione del piano orbitale rispetto a noi. NON conta invece la distanza della stella da noi.

    Mettiamola così: per pianeti molto vicini conta poco l'inclinazione del piano orbitale: se non è proprio a 90° un'eclissi parziale si vede comunque. Se i pianeti sono molto lontani ci si avvicina solo alle stelle che hanno il piano orbitale proprio nella direzione della Terra.

    La nostra Terra è abbastanza lontana dal Sole ed è facile determinare l'angolo che forma un eclisse centrale con una tangente. Quest'angolo diviso per 90° ti dà una prima idea molto rozza della probabilità che una stella qualsiasi ci possa vedere.

    Magari butta giù una figuretta (quando hai tempo) e poi la inseriamo come articoletto. So che sei in grado di farlo!

  5. Citazione Originariamente Scritto da AlexanderG Visualizza Messaggio
    Ecco una domanda che mi ero promesso di fare nel forum e che poi non ho più fatto: quanto deve essere "complanare" una stella, o meglio il pianeta di una stella, affinché possa essere rilevabile il transito della Terra di fronte al disco solare?
    Vista la rarità delle occasioni con cui già avviene sui nostri pianeti esterni, che comunque poggiano "quasi" sul nostro stesso piano orbitale, mi chiedo da quante stelle della nostra galassia (in percentuale) questo fenomeno possa essere rilevabile, ed eventualmente con quale frequenza.

    Ciao,
    Alex.
    accidenti Alex... ma hai tutto in mano per risolvere il problema (non ci avevo pensato subito... ah l'alba...).

    Prendi il Sole some sorgente di luce e inserisci la Terra come corpo occultante. Tutte le stelle che sono dentro la zona di eclisse anulare e di penombra vedono la Terra transitare davanti al Sole. Fai il rapporto tra l'angolo di penombra è 360 e avrai una stima su un piano. Più giustamente dovresti fare il rapporto tra il cono di penombra e tutto il volume della sfera....
    Ci riesci benissimo!!!!

    Quell'erticoletto sulle occultazioni (che è stato giudicato noioso da molti, temo) può essere utilkizzato perfettamente: basta inserire le dimensioni del Sole e quelle della Terra e la giusta distanza tra di loro...

    LO lascio a te come compitino a casa (quando avrai tempo e voglia)

    Buon lavoro!!!!

  6. chissà se in questo preciso momento qualcuno ci sta osservando da qualche pianeta lontano centinaia di anni luce e sta facendo lo stesso identico discorso sul se valga la pena di inviare una sonda ad osservarci

  7. Citazione Originariamente Scritto da Vincenzo Zappalà Visualizza Messaggio
    accidenti Alex... ma hai tutto in mano per risolvere il problema (non ci avevo pensato subito... ah l'alba...).

    Prendi il Sole some sorgente di luce e inserisci la Terra come corpo occultante. Tutte le stelle che sono dentro la zona di eclisse anulare e di penombra vedono la Terra transitare davanti al Sole. Fai il rapporto tra l'angolo di penombra è 360 e avrai una stima su un piano. Più giustamente dovresti fare il rapporto tra il cono di penombra e tutto il volume della sfera....
    Ci riesci benissimo!!!!

    Quell'erticoletto sulle occultazioni (che è stato giudicato noioso da molti, temo) può essere utilkizzato perfettamente: basta inserire le dimensioni del Sole e quelle della Terra e la giusta distanza tra di loro...

    LO lascio a te come compitino a casa (quando avrai tempo e voglia)

    Buon lavoro!!!!
    Probabilmente lo avrei fatto stasera o comunque nel fine settimana, ma hai fatto prima tu con questo post: Quante stelle ci vedono?
    ....sarà comunque divertente ripetere i passaggi