Un gioco sempre uguale e sempre diverso

Alle galassie piace giocare. Penso che questa sia una constatazione ormai fuori da ogni ragionevole dubbio. Chiamateli incontri, fusioni, collisioni, fatto sta che le galassie sanno sfruttare molto bene la reciproca forza di gravità per inventarsi intrecci e soluzioni meravigliose, eleganti e spesso impreviste. Altro che i video giochi…

Conosciamo ormai molto bene ciò che riescono a fare le galassie quando si sfiorano, si scontrano e si uniscono: di tutto e di più. Possono costruire un nuovo e gigantesco oggetto senza un forma precisa, o eseguire un balletto in cui le forze mareali sollevano l’invidia dei più grandi ballerini terrestri. Possono fare esplodere una nascita stellare parossistica, così come strappare il “cuore” o le “braccia” alla compagna meno  massiccia. Ne abbiamo visto un possibile esempio poca tempo fa. Possono, addirittura, fare intervenire i loro “signori” nascosti (i buchi neri galattici) in un braccio di ferro che sembra zittire lo Spazio che li circonda e poi farlo scatenare in applausi e in grida entusiastiche, come mostrano i getti imperiosi che si lanciano verso l’Universo dal luogo della sfida.

No, non sto “sparlando” e chi ha seguito i miei articoli sa benissimo che attraverso queste strane similitudini non faccio altro che descrivere fenomeni fisici estremamente concreti e reali. L’unione delle galassie non solo è un meccanismo che quasi tutte hanno almeno vissuto una volta nella loro vita, ma è anche il modo per ringiovanire strutture ormai stanche e rimettere in moto la creazione di nuove vite. Ciò che rende straordinari questi fenomeni è la stupefacente varietà di soluzioni finali. Non un gesto ripetitivo, sempre uguale e prevedibile, ma uno sfogo di fantasia creativa che, seppur preparati a tutto, ci lascia ogni volta sbigottiti.

Un esempio recente, tanto per confermare la grande fantasia galattica. Il nostro attore è PGC 6240, una “quasi” normale galassia ellittica a circa 350 milioni di anni luce. Una galassia dalle linee dolci e sinuose, quasi come una pallida rosa. Al centro un bocciolo compatto circondato da petali tenui e sfumati. Guardandola con più attenzione, però, la visione poetica si tramuta in meraviglia fisica. I petali sono staccati dal centro e lo stesso bocciolo è formato da zone più o meno dense. La poesia non può farci dimenticare le immense forze che hanno plasmato il fiore cosmico. Cosa può essere successo?

una rosa galattica
La splendida “rosa” cosmica PGC 6240 ripresa da Hubble. La sua fantastica struttura e la presenza di ammassi globulari sia vecchi che giovani confermano una storia basata su un incontro tra due galassie. Credit: ESA/Hubble & NASA. Acknowledgement: Judy Schmidt

La risposta ce la forniscono gli ammassi globulari che sembrano incorniciare la rosa. Li conosciamo bene e normalmente sappiamo che orbitano la loro galassia a una certa distanza e che rappresentano gruppi numerosissimi di stelle formatesi insieme alla struttura che li ospita. Hanno quasi tutti la stessa età, così come le loro stelle. Ammassi estremamente conservativi che rimangono insensibili alla fantasia creativa della galassia che li ospita. Eppure ciò non capita nella PGC 6240.

I suoi ammassi globulari non sono solo vecchi, ma ve ne sono anche di giovani. No, non è possibile che i primi abbiano deciso di ringiovanire o di rompere le tradizioni con il passato, sono ormai troppo isolati per pensare a qualcosa del genere (e nemmeno avrebbero il materiale adatto). Non resta che una soluzione che spiegherebbe contemporaneamente anche la formazione di quella stupenda rosa celeste. Due galassie decisero di incontrarsi, di unirsi in una sola creatura cosmica. La loro fantasia era sicuramente molto grande e i filamenti di gas s’intrecciarono, si divisero, si unirono, si disgregarono e si compattarono, in modo da creare concentrazioni e diradamenti di materia che chiamare artistiche è dir poco.

Nacquero nuove stelle un po’ dappertutto, perfino nelle zone periferiche. Improvvisi focolai di vita, a volte estremamente circoscritti, delimitati in uno spazio ristretto. Di cosa (o di chi…) sto parlando? Di ammassi globulari formati da una generazione nuova di stelle molto unite tra loro che cercavano di competere con quegli ammassi che forse le guardavano con un po’ di imbarazzo e con quella specie di superiorità delle persone mature ed esperte. Una rivoluzione giovanile? Un 68 stellare? No, non credo, solo un gesto di vitalità e di speranza nel futuro. Forse un segno di rispetto e di apprezzamento per quegli stanchi e ancora vivi villaggi stellari che hanno fatto della vicinanza la loro fede.

Non solo, però. Anche un ricordo netto e inequivocabile del momento in cui il grande gioco è stato effettuato. Le stelle giovani ricordano quella data. Basterà studiarne il loro stato evolutivo e il celebre diagramma HR svelerà il mistero temporale. Una rosa, così orgogliosa di se stessa e del meccanismo che l’ha formata, da volerci lasciare un segnale ben chiaro del preciso momento in cui è stata creata.

Scusate se ho condito questa notizia di grande importanza scientifica con una specie di racconto tutto latte e miele. Lo scopo è solo quello di confezionare una scoperta (il cui valore non sfugge di certo ai nostri lettori) in modo da essere recepita anche dai bambini. Ho cercato di fornire degli spunti che voi saprete trasmettere nel modo più giusto. Non è mai troppo presto per avvicinarsi al Cosmo… E poi… se giocano le galassie, perché non lasciare che i bimbi giochino con loro

Sono sicuro che molti di voi racconteranno questa storia ai più piccoli, condendola con una dose ancora maggiore di passione e di fantasia. Buon lavoro!

di Vincenzo Zappalà – tratto da: L’Infinito Teatro del Cosmo