Un vulcano marziano anche sulla Terra

Scoperto sulla Terra un vulcano che riesce a competere anche col gigantesco Monte Olimpo di Marte: il suo volume totale è inferiore solo del 25%.

A circa 15000 km a est del Giappone, il Tamu Massif è la più grande struttura dello Shatsky Rise, una catena montuosa sottomarina formatasi tra i 130 e i 145 milioni di anni fa. Finora, si pensava che si fosse creato da un insieme di molte singole eruzioni. Gli ultimi dati, invece, eliminano ogni dubbio e dimostrano che esso è frutto di una singola manifestazione vulcanica.

vulcano sottomarino
L’immagine tridimensionale del fondale oceanico mostra le dimensioni e la forma del Tamu Massif, il più grande vulcano terrestre. Fonte della foto: Will Sager

In altre parole, il Tamu Massif deve essere considerato il vulcano singolo più grande della Terra (almeno fino ad adesso). Esso è del tipo “a scudo” (come quelli della maggiore isola hawaiana, il Mauna Kea e il Mauna Loa, quest’ultimo la montagna più alta del globo, superando dalla base i 9100 metri). Il nuovo arrivato non è molto alto (circa 3000 metri o poco più), ma si estende in modo impressionante raggiungendo i 340 000 chilometri quadrati di superficie, contro i circa 6000 del Mauna Loa. (N.B.: come capita spesso, non andate a controllare su Wikipedia italiano. Danno letteralmente i … numeri).

Niente sulla Terra gli si può avvicinare: per trovare dei validi antagonisti bisogna andare sul pianeta rosso. Ricordiamo che i vulcani a scudo sono solitamente molto estesi e poco ripidi. Lo stesso Mauna Loa sembra quasi una collina se vista dal mare (provare per credere) malgrado i suoi oltre 4100 metri di altezza s.l.m. Se riuscissimo a scendere sul Tamu Massif, non saremmo in grado di capire da che parte sale e da quale scende, talmente è insignificante  la pendenza dei suoi pendii.

Mauna Loa
Fotografia aerea del Mauna Loa. Rispetto al mare, sembra impossibile che questa dolce collina sia ben 4169 metri più alta.

Permettetemi un’apparentemente assurda e ridicola affermazione: conosciamo meglio la topografia degli altri pianeti rocciosi che non quella della nostra Terra. La colpa è dell’acqua, ma -forse- sarebbe meglio approfondirne la conoscenza (ora i mezzi ci sono) anche per comprendere meglio i movimenti tettonici della nostra casa spaziale, sia nel passato che nel futuro.

L’articolo originale si trova QUI, ma costa ben 30 euro…

di Vincenzo Zappalà – tratto da: L’Infinito Teatro del Cosmo