Un’armatura oscura

Sì, è proprio vero. Cosa potrebbe mai fare l’Universo senza la materia oscura? Non ha ancora avuto nessuna conferma diretta, eppure sta risolvendo problemi di tutti i generi. Avete mal di schiena? Un bel massaggio di materia oscura e passa tutto. Un raffreddore non vi fa dormire? Una vigorosa spruzzata di spray oscuro e cadrete immediatamente tra le braccia di Morfeo. Sarà anche vera, ma mi sta diventando veramente antipatica, come quelli che devono mettere il naso dappertutto o come i tuttologi televisivi.

Non si sa di cosa sia fatta, non si riesce nemmeno a teorizzare una sua rappresentazione matematica, eppure sembra quasi più conosciuta e utilizzata della stessa materia ordinaria. In realtà, esistono solo degli effetti inspiegabili, per adesso, e la materia oscura è nata per essere un’ipotesi atta a spiegare le conseguenze anomali di fenomeni che dovrebbero essere compresi perfettamente. Il fatto che, forse, questi fenomeni non sono compresi quando si superano certi ordini di grandezza, non è ritenuto abbastanza interessante ed è molto meglio crearsi un toccasana universale.

Manca la gravità? Ecco la materia oscura che non si vede, ma che ha sempre la giusta massa per  fronteggiare le mancanze di Newton & co. L’Universo accelera o frena? Nessun problema: basta un tocco di energia oscura (che è poi la stessa cosa) e tutti sono accontentati. Una stella esplode in ritardo o non esplode per niente? State tranquilli che è stato l’interruttore oscuro che non ha funzionato. Insomma, il troppo stroppia. E’ troppo facile formulare teorie affidandosi a un qualcosa che non si vede e non si può analizzare e quindi può essere come e dove vogliamo.

Il grande mistero dell’Universo (anzi, ex-mistero), il buco nero, sta diventando un gioco da bambini al confronto. In fondo, lui non si vede, ma si sa che è composto di una certa materia che ha fatto certe cose e che una matematica raffinata porta a conseguenze estreme. Si sentono i suoi effetti, ma si sa anche da cosa è stato creato. La materia oscura no. Quando si cerca non si trova, ma quando abbiamo bisogno di un “tappabuchi” è sempre a disposizione. Poca o tanta, non fa differenza, dato che non vedendola ne possiamo prendere quanta ne vogliamo.

Sì, forse sono un eretico e un falso scienziato. Tuttavia, quando una cosa viene usata troppo spesso, e senza poterla studiare, mi sembra di vivere veramente in un mondo artefatto come quello odierno. I grandi scienziati dei primi del novecento come avrebbero reagito? Temo, anzi sono sicuro, che sarebbero stati molto più circospetti prima di accettarla senza colpo ferire. Ricordiamoci le lotte contro una meccanica quantistica che nella sua assurdità riusciva però a spiegare e a essere spiegata in modo “controllabile” e riproducibile.

Va bene, ho terminato la mia piccola e personalissima disquisizione, che non vale un accidenti. Spero anche di essere smentito dal prossimo esperimento del CERN o dalla prossima osservazione gamma. Per adesso occupiamoci di una nuova funzione attribuita alla materia oscura, quella di corazza per fronteggiare lo scontro con un “nemico” molto più potente.

Non tutte le ciambelle nascono col buco. E così anche non tutte le galassie riescono a racimolare gas abbastanza denso da innescare le nascite stellari. Vi sono, probabilmente, innumerevoli ammassi di idrogeno neutro che vagano nello spazio. A volte sono nati nei pressi di galassie e loro rappresentano solo residui di materiale non utilizzato; a volte viaggiano veramente isolati nello spazio intergalattico nell’attesa di incontrare qualche sorella più fortunata. Forse questo è il caso della nube di Smith, dalle dimensioni tutt’altro che trascurabili, che si sta dirigendo verso la nostra Via Lattea. Scordatevi di poterla vedere: è troppo rarefatta e si riesce a localizzare solo con tecniche radio captando le deboli emissioni dell’idrogeno neutro. Al momento si trova a circa 8000 anni luce dal nostro disco galattico e -se si potesse vedere- coprirebbe un campo pari alla costellazione di Orione. Non viaggia troppo veloce… solo 220-230 km/sec e tra 80 milioni di anni attraverserà la nostra casa cosmica.

Un’immagine a falsi colori della nube di Smith elaborata dalle osservazioni radio. Fonte: NRAO/AUI/NSF
Un’immagine a falsi colori della nube di Smith elaborata dalle osservazioni radio. Fonte: NRAO/AUI/NSF

Cosa c’entra la materia oscura? Beh, il fatto è che calcoli di meccanica celeste dimostrano che la nube di Smith deve già aver attraversato la Via Lattea nel suo passato ed è sopravvissuta. Questa insospettata resistenza non è spiegabile  per una galassia-mancata di così tenue consistenza. Avrebbe dovuto essere ingoiata e sparpagliata all’interno della nostra galassia. E invece ha resistito impavida. Altre sue sorelle non ci sono riuscite, ma lei sì. Sarà capace di ripetersi tra 80 milioni di anni? L’ipotesi attuale non ha (quasi) dubbi a dare una risposta positiva. Sì, la nostra nube è sopravvissuta e probabilmente lo farà ancora, per una semplicissima ragione: è circondata da una vera e propria armatura di materia oscura. Ovviamente, armatura capace di proteggerla dalle violenze gravitazionali, e non solo, della Via Lattea. Mah… sarà, ma mi piacerebbe  poter “toccare” con mano questa meravigliosa corazza, che avrebbe fatto la gioia dei cavalieri medievali.

Al di là di tutto, resta l’enorme interesse di poter studiare da vicino un probabile fossile dell’Universo che, al pari di una nana bruna, non è riuscita a dare il via al suo compito principale: quello di creare nuove vite stellari. La materia oscura ce l’ha preservata, meglio di un museo…

di Vincenzo Zappalà – tratto da: L’Infinito Teatro del Cosmo