Nel corso degli anni parecchie sonde spaziali hanno immortalato asteroidi da una distanza ravvicinata ed ogni volta è stata una sorpresa, dato che gli asteroidi in genere si osservano molto difficilmente da Terra anche con i telescopi più potenti.
Gli asteroidi sono oggetti molto strani, pieni di rocce e sassi (i cosiddetti rubber pile, agglomerati di rocce) con forme molto più simili a patate che non a sfere più o meno schiacciate, oppure sono frammenti di oggetti più grandi frantumatisi durante collisioni o altri eventi catastrofici avvenuti eoni fa.
Questa volta, data la coincidenza cronologica dei due incontri, riunisco in un unico articolo due contributi, uno da UniverseToday da parte del ben noto Evan Gough e l’altro da Spaceweather (il sito senza IA!) a firma del gestore Tony Phillips: questi articoli li traduco come sempre in modo ragionato e non certo artificiale e miei commenti appaiono in corsivo.
Iniziamo perciò dalla sonda mitica giapponese Hayabusa2 (e della sorella maggiore Hayabusa): ne ho parlato parecchie volte nei miei articoli e NEWS. Vi suggerisco di sfruttare la funzione di ricerca del sito per avere la storia della missione, cercando sia “Hayabusa” che “Hayabusa2”.
Un altro successo per la sonda Hayabusa2 con il flyby dell’asteroide 98943 Torifune
Questa sonda della JAXA (l’agenzia spaziale giapponese) aveva effettuato nel lontano 2018 uno studio approfondito dell’asteroide Ryugu da un’orbita vicina per un anno e mezzo, raccogliendo dei preziosi campioni, che successivamente sono arrivati sulla Terra nel dicembre 2020. NEAR
Terminata questa parte della missione e grazie ad una buona scorta di propellente a bordo, la sonda è stata diretta verso l’asteroide 1998 KY26, un NEO (Near Earth Object) di appena 11 metri di diametro, che raggiungerà solamente nel luglio 2031: lungo questa traiettoria gli abili tecnici della JAXA hanno previsto appunto il passaggio ravvicinato dell’asteroide 2001 CC21, successivamente denominato 98943 Torifune.
Questo asteroide, che appartiene alla famiglia dei NEA (Near Earth Asteroid) del sottogruppo di Apollo, ha un diametro rispettabile di 450 km ed appartiene alla classe degli asteroidi di tipo-S (roccioso e con la presenza di minerali di silicio): ruota vorticosamente su se stesso in appena 5 ore, fatto questo che non ha fatto prevedere un atterraggio, ma un semplice sorvolo, dato che comunque la sonda non era più in grado di raccogliere campioni rocciosi.
Un nome più leggibile
Apro una parentesi e prendo la parola…
Il nome Torifune è stato assegnato a seguito di un sondaggio, principalmente rivolto ai bambini (i figli dei membri del team tecnico della missione), per l’assegnazione di un nome più leggibile di una sigla, secondo una simpatica e azzeccata prassi oramai seguita negli anni.
Un’apposita commissione della IAU ha poi vagliato le 60 proposte fornite ed ha scelto il nome ovviamente tutto giapponese Torifune, a sua volta abbreviazione del nome “Ame-no-torifune“, il cui significato riguarda una divinità giapponese con la sua nave che “viaggia in sicurezza ad alta velocità come un uccello ed è forte come una roccia”.
Simpatico, niente da dire! E ovviamente azzeccato!
Ora torniamo alla sonda…
La Hayabusa2 ha iniziato a riprendere l’asteroide il 20 giugno per scopi di navigazione e validazione della traiettoria, per mezzo dello strumento ONC-T (Optical Navigation Camera – Telescope) .
Successivamente il 5 luglio la sonda è transitata ad appena 800 metri dall’asteroide, in uno dei passaggi più ravvicinati della storia delle sonde spaziali.
L’utilizzo dello strumento ONC-T ha rivelato così i dettagli della sua superficie: finora con le osservazioni dalla Terra si pensava che l’asteroide avesse una forma allungata, tipica di un asteroide binario a contatto. Grazie a questa immagine se n’è avuta la conferma.

In questa configurazione, due asteroidi separati ruotano attorno al proprio centro di massa fino a percorrere un’orbita a spirale che li ha infine congiunti un un unico oggetto: si pensa che asteroidi con queste caratteristiche siano frequenti nel Sistema Solare.
Ad iniziare da un’ora prima del passaggio ravvicinato ad alta velocità, la sonda ha osservato Torifune con altri strumenti, il NIRS3 (Near Infrared Spectrometer), il TIR (Thermal InfraRed imager) e il LIDAR (LIght Detection And Ranging) : grazie allo strumento nell’infrarosso la sonda ha catturato questa immagine

da una distanza di circa 10 km.
La velocità relativa della sonda rispetto all’asteroide era di ben 5 km/sec (18000 km/h) rendendo molto difficile la navigazione a così breve distanza e la ripresa di immagini. La scorta di propellente consentiva il viaggio verso Torifune e 1998 KY26, ma non sarebbero state possibili altre manovre.
Nel corso del suo viaggio la Hayabusa2 incontrerà per due volte la Terra (a dicembre 2027 e giugno 2028) per il consueto GA (Gravity Assist) che permetterà (a luglio 2031, segnatevi queste tre date sul calendario decennale!) l’ultimo incontro ravvicinato con 1998 KY26, che nel frattempo molto probabilmente verrà rinominato.
Sulla natura di quest’ultimo asteroidino ci sono varie ipotesi, che verranno risolte con il rendez-vous: osservazioni da Terra nell’ottico e a mezzo di radar suggeriscono che si tratti di un asteroide ricco di acqua e dal momento che ruota vorticosamente (in poco più di 5 minuti!), quasi certamente si tratta di un singolo blocco di roccia piuttosto che un rubber pile.
Comunque non tutti i dati forniti dalla sonda Hayabusa2 nel corso del flyby di Torifune hanno ancora raggiunto la Terra e dunque quelli indicati sono solo risultati preliminari: nel prossimo futuro la JAXA provvederà a rendere pubblici i nuovi dati a mano a mano che vengono ricevuti.
Rimaniamo sintonizzati e per ora passiamo ora alla missione cinese.
La Cina ha appena raggiunto una mini-luna della Terra
Tutti sanno che la Terra possiede un satellite, la Luna (in inglese un generico satellite di un qualsiasi pianeta e la Luna stessa vengono indicati con lo stesso termine moon). Ma lo sapevate che possiede anche una mini-luna? Questa settimana una sonda spaziale cinese le si è accostata nel corso della sua missione.
Il 6 luglio la CNSA (China National Space Administration) ha annunciato che la sua sonda Tianwen-2 (lanciata il 28 maggio del 2025) è arrivata nei pressi dell’asteroide 469219 Kamoʻoalewa (un nome davvero facile da ricordare!), una roccetta spaziale che ruota in un anno attorno al Sole e alla Terra.

Fotografato da una distanza di circa 20 km, l’asteroide si rivela come un oggetto grande quanto un edificio, con una rotazione su se stesso di appena 28 minuti, a significare che è probabilmente un oggetto solido piuttosto che un rubble pile.
In realtà Kamoʻoalewa non è un vero satellite della Terra, ma un “quasi-satellite”, che percorre pigramente delle orbite a forma di cavatappi attorno alla Terra, mentre in realtà sta ruotando attorno al Sole in un’orbita sincronizzata con la Terra: scoperto nel 2016 dal telescopio Pan-STARRS nelle isole Hawaii, il suo nome deriva da un canto Hawaiano che suona come “un frammento celestiale che oscilla”.
Ma questa non è l’unica mini-luna della Terra, dal momento che ce ne sono almeno altre 7: Kamoʻoalewa si distingue per essere quella con l’orbita più stabile, tanto che si ritiene poter rimanere in questa condizione di mini-luna per secoli.
È stata proprio questa stabilità a farla scegliere come obiettivo molto attraente per il programma spaziale cinese in espansione.
In questo filmato della NASA vediamo Kamoʻoalewa (con la sua vecchia denominazione) e la sua orbita intorno al Sole, sincrona con la Terra da cui si vede che apparentemente ruota intorno alla Terra.
Kamoʻoalewa sembra essere una piccola parte di un oggetto più grande, ma quale?
Alcuni ricercatori pensano sia addirittura un pezzo della Luna, sparato nello spazio a causa dell’impatto che ha formato il cratere Giordano Bruno,

mentre altri pensano che provenga più semplicemente dalla fascia degli asteroidi.
La sonda Tianwen-2 potrebbe risolvere la questione dal momento che riporterà a casa qualche frammento di roccia! Ma non subito… Nei prossimi mesi infatti la sonda, dalla sua orbita intorno alla roccetta cosmica, analizzerà i possibili siti di raccolta, grazie alle fotocamere e il radar di bordo.
E qui arriva la vera difficoltà: raccogliere materiale da un oggetto che ruota velocemente. Per questo scopo la Tianwen-2 ha a disposizione tre tecniche differenti:
- la prima è la cosiddetta manovra “touch and go” (un tocco e via) utilizzata in precedenza ad esempio dalla sonda OSIRIS-REx della NASA e dalla Hayabusa2 nella prima parte della sua missione.
- la seconda è detta “hover and scoop” (passa al volo e raccogli) per mezzo dell’uso di un braccio robotico
- l’ultima manovra infine è detta “anchor and attach” (ancoraggio e attracco) nella quale la sonda viene ancorata saldamente alla roccia dell’asteroide per raccogliere i campioni di suolo
I pianificatori della missione sperano che una di queste tre operazioni possa effettivamente funzionare.
Se tutto andrà bene, la sonda Tianwen-2 lascerà l’asteroide Kamoʻoalewa il 24 aprile del 2027 (in occasione del China’s National Space Day, la giornata nazionale cinese dello Spazio) per tornare dalle parti della Terra a novembre 2027 e rilasciare nell’atmosfera terrestre la capsula contenente i campioni di roccia.
Ma la missione della Tianwen-2 non finirà qui! Verrà accelerata dalla gravità della Terra per dirigersi verso un altro obiettivo, la cometa 311P/PANSTARRS,

che incontrerà nientemeno che a gennaio 2035, per poi continuare ad effettuare rilevamenti e foto della cometa per almeno un anno.
Davvero suggestivo, non trovate? Segnate tutte queste date sul calendario e intanto rimaniamo tutti sintonizzati per gli aggiornamenti riguardanti questa mini-luna…

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