In questa NEWS scopriamo insieme il fatto che la cometa 3I/ATLAS è stata trovata in immagini riprese durante altre campagne di osservazione del cielo: vediamo cosa riporta un articolo di UniverseToday di Andy Tomaswick, traducendolo in modo come sempre ragionato e non certo artificiale…
TESS ha catturato la 3I/ATLAS due mesi prima della sua scoperta ed anche allora era attiva
Uno dei vantaggi di avere tanti telescopi puntati verso il cielo è che probabilmente ci sono immagini che ritraggono oggetti prima della loro scoperta all’interno di archivi di dati, a disposizione per essere analizzati dagli studiosi: scoperta ai primi di luglio, la cometa è stata ritrovata in immagini di maggio.
Si era già parlato delle riprese effettuate dal telescopio Vera Rubin (ndr: nell’8° aggiornamento dei miei articoli pubblicati sull’argomento) che avevano mostrato la 3I/ATLAS prima della sua scoperta ufficiale ed ora in una nuova pubblicazione si parla della sua scoperta all’interno dei dati memorizzati dal TESS risalenti all’inizio di maggio e sembra che possa essere già stata attiva in quel periodo.

Il TESS (Transiting Exoplanet Survey satellite) della NASA non è stato progettato per trovare visitatori interstellari o oggetti particolarmente deboli, ma è stato progettato per osservare le stelle (che sono brillanti) e gli esopianeti che passano di fronte, in transito, misurando i cambiamenti della luce della stella per effetto del passaggio.
Ma i dati sono dati e dal momento che il TESS stava osservando proprio la zona di cielo dove la 3I/ATLAS avrebbe dovuto trovarsi a maggio, i ricercatori Adina Feinstein e Darryl Seligman (del Dipartimento di Fisica ed Astronomia della Michigan State University) e John Noonan (del Dipartimento di Fisica della Auburn University in Alabama) hanno deciso di vedere se fosse possibile trovare la presenza dell’oggetto negli archivi del telescopio.
Le osservazioni di maggio e giugno
Così è stato, a partire dalla data del 7 maggio 2025, oggetto di due periodi di osservazione separati che arrivano fino al 2 giugno: dal momento che il telescopio TESS cattura un’immagine ogni 200 secondi e la cometa interstellare si muove più velocemente delle stelle tradizionali che normalmente osserva, il team ha dovuto utilizzare una tecnica nota come “shift-stacking“.

I ricercatori hanno predetto dove l’ISO (InterStellar Object) si sarebbe dovuto trovare in ogni fotografia ed hanno spostato (shifted) ogni immagine per centrarla sull’ISO e successivamente le hanno impilate (stacked) per ottenere un segnale visibile di un oggetto che altrimenti non si sarebbe potuto osservare direttamente in ogni singola immagine perché troppo debole.
L’ISO si trovava a circa 6.35 UA dal Sole all’inizio della campagna di acquisizione dati per arrivare a 5.47 UA alla data del 2 giugno: durante questo periodo di tempo il flusso di luce è incrementato di un fattore 5, in netto contrasto col valore atteso di circa 1.5 calcolato per questa diminuzione di distanza.
A tal proposito ci sono state già parecchie speculazioni sulle caratteristiche interessanti della 3I/ATLAS, che vanno da errori sulla raccolta dei dati fino all’ipotesi che si tratti di un oggetto prodotto da una tecnologia aliena (ndr: “relata refero”, riportando solamente quanto scritto nell’articolo, non condividendolo).
Tuttavia i ricercatori hanno una spiegazione più banale ma tecnica per queste caratteristiche: l’oggetto in questione stava emettendo gas di materiale ipervolatile, quale diossido di carbonio (CO2 ) e monossido di carbonio (CO). Queste sostanze hanno un punto di sublimazione differente rispetto al ghiaccio d’acqua e possono provocare un significativo incremento della luminosità: il fatto è che quasi nessuna delle comete del Sistema Solare presenta tracce di tali residui di materiale ipervolatile, (ndr: forse disperso nel corso dei millenni a seguito delle moltissime orbite intorno al Sole) così non può presentare aumenti significativi della luminosità a quella distanza dal Sole.
Proprio per questo fatto, secondo i ricercatori le comete provenienti da altri Sistemi Solari probabilmente hanno una composizione molto differente rispetto alle comete che orbitano il Sole.
Con l’intento di trovare altre differenze hanno pure cercato di individuare il periodo di rotazione del nucleo della cometa, ma non c’era sufficiente segnale pulito per calcolare se il nucleo si stesse muovendo oppure no: l’ipotesi è che la chioma oscurasse qualsiasi caratteristica superficiale, rendendo difficile il compito del telescopio TESS di trovare cambiamenti di luminosità causati dalla rotazione.
Conclusione
Continuando a studiare gli oggetti interstellari che incrocino il loro cammino nel Sistema Solare, inizieremo a scoprire sempre di più su di loro e parecchie altre caratteristiche verranno trovate quando altri astronomi inizieranno ad indagare vecchi dati registrati da altri telescopi.
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