Recentemente la NASA ha divulgato altre immagini e dati raccolti dalla sonda SPHEREx nello scorso dicembre, relativi alla cometa interstellare 3I/ATLAS, che oramai si sta allontanando sempre più dal Sistema Solare nel suo folle volo solitario attraverso gli spazi intergalattici.
Da un articolo apparso su SkyatNightMagazine vi propongo la traduzione ragionata ed assolutamente non artificiale, seguendo una prassi oramai consolidata negli anni: l’autore Iain Todd è una vecchia conoscenza e già altre volte ne ho tradotto gli scritti. In questa pagina del sito, aggiornata a mano a mano che ne pubblico altri, potete trovare l’elenco di tutti gli aggiornamenti che ho proposto a tutti gli appassionati di Scienza, di Astronomia, del Cielo e di tutte le vicende ad esso correlate.
SPHEREx incontra il visitatore interstellare
La NASA ci ha fornito un altro prezioso insieme di dati sulla cometa interstellare, ottenuto da questa sonda che scansiona il cielo nell’infrarosso: nata per studiare oggetti del cielo profondo come stelle e galassie remote, la SPHEREx è stata diretta di nuovo verso la cometa per scoprirne altri segreti, dopo il primo studio avvenuto ad agosto dell’anno scorso (ndr: ne parlo in questo mio articolo).
Le nuove osservazioni hanno permesso agli scienziati di scoprire molecole organiche come il metanolo, il cianuro ed il metano (ndr: ricordo tutte le volte che col termine organico si intende l’insieme dei composti del Carbonio e non qualcosa legato alla vita. La Chimica Organica è infatti quella del Carbonio e dei suoi composti, mentre la Chimica Inorganica studia tutti gli altri elementi).

Sulla Terra, molecole organiche di questo tipo sono un segno del verificarsi di processi biologici, ma possono anche essere prodotte da altri processi non-biologici.
La sonda ha riscontrato anche un incremento della luminosità della cometa, due mesi dopo il passaggio al perielio e quindi alla minima distanza dal Sole (ndr: lungi dall’essere il segno della presenza di un oggetto artificiale, come espresso più volte da uno scienziato, con la minuscola, bontempone e che potrebbe dedicarsi ad altre attività viste le sue competenze, offuscate da argomentazioni non proprio scientifiche…). Questo è un tratto comune a tutte le comete quando passano in vicinanza del Sole: l’energia solare fa sì che queste rocce spaziali, fatte di ghiaccio e congelate, emettano acqua, diossido di carbonio e monossido di carbonio verso lo spazio.
Il leader dello studio, Carey Lisse, dello Johns Hopkins Applied Physics Laboratory sito a Laurel nel Maryland afferma che “la cometa a dicembre 2025 era in piena eruzione verso lo spazio, subito dopo il suo passaggio al perielio, risultando più luminosa: anche il ghiaccio d’acqua stava rapidamente sublimando disperdendosi nello spazio in forma gassosa. Dato che le comete sono fatte per circa un terzo di ghiaccio d’acqua, in questo caso stava rilasciando una grande abbondanza di materiale ricco di carbonio, che finora era stato bloccato nel ghiaccio sotto la superficie della cometa. Ora stiamo vedendo l’insieme molto comune di materiali tipici del Sistema Solare, compresi di molecole organiche, fuliggine e polvere dalle rocce, emessi comunemente dalle comete”.

Il breve soggiorno della cometa
La sonda SPHEREx di routine analizza l’Universo nell’infrarosso, studiando l’evoluzione delle galassie, alla ricerca della vita in altre parti dello spazio cosmico: è stata lanciata a marzo del 2025 e produce mappe del cielo osservandolo in 102 lunghezze d’onda, mostrando immagini a differenti colori.
In questa immagine, a tutto campo, vengono mostrate le varie lunghezze d’onda emesse dalla nuvole rosse, di un tipo di polvere cosmica nota come “polyciclic aromatic hydrocarbons”, e le bolle di gas di idrogeno di colore blu: entrambi questi materiali sono componenti comuni nella formazione di stelle e pianeti.

Yoonsoo Bach, vice responsabile del Korea Astronomy and Space Science Institute, afferma che “il nostro telescopio spaziale sta raccogliendo dati senza precedenti da ogni parte dell’Universo. Recentemente la nostra galassia ha spedito un pezzo di un sistema stellare molto lontano, qualche mese dopo il lancio di SPHEREx: la sonda era lì, pronta ad osservarlo. La Scienza richiede molto spesso di essere nel posto giusto al momento giusto”.
Conclusione spiritosa
Quasi per caso mi è capitato di cercare chi fosse Carey Lisse grazie al solerte Google, che si è oramai tuffato a capofitto sull’IA: io viceversa ancora non riesco a vederla di buon occhio, se non per parlarne in modo assolutamente positivo quando è un ottimo ausilio per le ricerche in campo astronomico.
Ebbene… vi ricordate che l’in-famous IA si era espressa suggerendo di usare la colla per non far scivolare la mozzarella sulla pizza?
Direi che stavolta ha fatto peggio, giudicate voi

Almeno durante le ricerche hanno la bontà di aggiungere questa scritta
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sulla quale non posso che essere d’accordo!
Cieli sereni!

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