Ulteriori sviluppi dell’impatto della sonda DART

Ecco le ultime novità sull’impatto della sonda DART sull’asteroide doppio Didymos/Dimorphos

Ulteriori studi ed osservazioni sono stati effettuati sull’impatto della sonda DART sull’asteroide Dimorphos, satellitino dell’asteroide Didymos: in questo articolo potete trovare un riassunto di quanto accaduto dalla data del 22 settembre 2022 (data dell’impatto) fino a luglio scorso.

Traggo le informazioni dal sito UniverseToday, in particolare da un articolo di Nancy Atkinson, che ora vado a tradurre come sempre in modo ragionato e non certo automatico…

La sonda DART ha avuto un impatto sorprendente sul suo obiettivo

Dopo che la sonda DART della NASA ha sbattuto contro l’asteroide Dimorphos, gli scienziati hanno determinato che l’impatto ha provocato l’espulsione di tonnellate di rocce (ndr : tons, unità di misura non standard ) dalla superficie del piccolo satellite. Ma ciò che più importa, l’impatto della DART ha alterato il periodo orbitale di Dimorhos, abbassandolo di circa 33 minuti.

Però, un gruppo di ricercatori ha misurato il periodo orbitale un mese più tardi ed ha scoperto che la variazione è salita a 34 minuti, un minuto in più della misurazione iniziale.

Anche se si è trattato di un singolo impatto da parte della sonda DART, qualche forza ha continuato a rallentare l’orbita dell’asteroide, ma gli Astronomi non sanno ancora a cosa sia dovuto questo meccanismo.

In un articolo pubblicato recentemente (“New Post-DART Collision Period for the Didymos System: Evidence for Anomalous Orbital Decay “) i ricercatori hanno scritto “Non abbiamo trovato alcun meccanismo in grado di spiegare un così grande cambiamento del periodo : la resistenza provocata dalle emissioni di materiali dopo l’impatto non è una spiegazione plausibile. Sono necessarie ulteriori osservazioni del sistema asteroidale (65803) Didymos per confermare questo risultato e comprendere il sistema dopo l’impatto”.

Scopo della missione DART

Scopo della sonda DART era testare come gli asteroidi rispondano agli impatti. Quando sono stati rilasciati i primi dati subito dopo l’impatto, il cambiamento del periodo orbitale è stata una grande notizia, dal momento che questo tipo di impatto cinetico è una tecnica di difesa planetaria: una sonda spaziale intenzionalmente colpisce un PHA (Potentially Hazardous Asteroid, un asteroide potenzialmente pericoloso) per modificarne il percorso.

I dati della DART stanno aiutando sia la NASA che l’ESA a prepararsi alla possibilità di spostare un asteroide dalla sua rotta di collisione con la Terra.

“Sappiamo che l’esperimento iniziale ha funzionato. Ora possiamo iniziare a sfruttare queste conoscenze” così aveva detto Andy Rivkin, co-leader del team della sonda DART presso il John Hopkins Applied Phisics Lab (APL), già a dicembre 2022, quando sono stati rilasciati i primi dati della DART.

Immagini ravvicinate del sistema asteroidale

Immagine catturata dal LICIACube dell’ASIcredit : ASI/NASA

Questa immagine era stata catturata dal LICIACube (dell’ASI, Agenzia Spaziale Italiana) qualche minuto dopo la collisione tra la sonda DART (Double Asteroid Redirection Test) ed il suo obiettivo, l’asteroide Dimorphos: la foto è stata scattata il 26 settembre 2022.

La sonda DART

La DART pesava 610 kg e si è infranta su Dimorphos ad una velocità di circa 22530 km/h, scavando sulla superficie dell’asteroide un cratere ed espellendo più di 900.000 kg (ndr: eccole qua, 990 US tons…) di detriti nello spazio. I dati hanno indicato che l’impatto della DART su Dimorphos ha modificato anche la traiettoria di Didymos, l’asteroide padre di questo satellitino.

Gli scienziati stimano che l’impatto della DART abbia emesso più di un milione di kg (ndr: vi risparmio il valore in pounds ) di roccia polverosa nello spazio – abbastanza da riempire 6 o 7 vagoni ferroviari (ndr: il solito paragone all’americana: lascio a voi il compito di verificare… )

Il team tecnico della DART sta continuando ad analizzare i dati, insieme alle nuove informazioni sulla composizione del satellitino dell’asteroide e le caratteristiche del materiale espulso, proprio per capire quanto l’impatto della sonda abbia spostato l’asteroide e quando sia derivato dal rinculo.

Altre osservazioni

Un altro gruppo di ricercatori, condotti da Taylor Gudebski ed Elisabeth Heldridge, ha utilizzato il telescopio da 0.7 m dell’Osservatorio Thacher, sito nel campus delle Thacher School nella contea di Ventura, in California, per effettuare altre osservazioni.

Hanno misurato i cambiamenti del periodo orbitale con osservazioni effettuate da 20 a 30 giorni dopo i dati iniziali ed i loro risultati confermano che il periodo orbitale del sistema è diminuito in questo breve tempo.

Un’ipotesi era che dal momento che la nuvola di detriti era molto grande e mutevole nel tempo, avrebbe influenzato l’orbita di Dimorphos. In uno studio di marzo 2023 gli astronomi hanno seguito l’evoluzione  della nuvola di polvere per un mese dopo l’impatto, trovando che la nuvola si è espansa verso l’esterno, con la formazione di strutture quali grumi, spirali ed una lunga coda spinta via dalla radiazione solare. Ma il team di Gudebski ed Heldridge non pensa che questi detriti possano creare il cambiamento orbitale osservato.

il JWST ha catturato questa sequenza dell’impatto – credit: NASA, ESA, CSA e STScl.

E’ davvero interessante sapere che, come affermano i ricercatori, anche prima dell’impatto con la DART, il periodo orbitale di Dimorphos cambiava lentamente, ma anche questa variazione non può dare origine a quanto osservato, dato che è “di 4 ordini di grandezza più piccola”.

“Perciò, qualunque effetto stesse causando il rallentamento orbitale prima della collisione non può entrare in gioco nella discrepanza che osserviamo. Tra questi effetti, c’è l’effetto YORP, le maree mutue, la forza differenziale di Yarkovsky, la precessione nodale e la perdita di massa.” (ndr: ognuno di questi termini meriterebbe uno studio approfondito, lontano però dagli scopi di questo articolo )

Questo gruppo di ricercatori ed il team della DART continueranno a studiare gli effetti dell’impatto. Sarà molto interessante scoprire se il periodo orbitale continua a diminuire o no e come questo fatto possa influire sull’uso di impattatori cinetici.

Infine, come sappiamo, un’altra sonda verrà lanciata nel 2024 per studiare Dimorphos ancora più da vicino. La missione Hera dell’ESA arriverà nei pressi della coppia Didymos/Dimorphos a dicembre del 2026: scopo della missione è intraprendere uno studio approfondito di Dimorphos per capire quanto l’impatto della DART l’abbia modificato.

 

Informazioni su Pierluigi Panunzi 474 Articoli
Classe 1955, sono nato e vivo a Roma, laureato in Ingegneria Elettronica, in pensione dopo aver lavorato per anni nel campo del software, ma avrei voluto laurearmi in Astronomia. Coltivo la passione per l’astronomia dal giorno successivo allo sbarco dell’uomo sulla Luna, maturando un interesse sempre crescente per la Meccanica Celeste, il moto dei pianeti, la Luna e i satelliti. Da molti anni sono divulgatore scientifico e in passato ho presieduto a serate astronomiche organizzate a Roma e paesi vicini. Da parecchi anni mi sto perfezionando nell’astrofotografia grazie all’auto-regalo di varie apparecchiature digitali

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