Si tratta di un argomento che sta molto a cuore a noi, appassionati di Astronomia, del Cielo e delle bellezze della Natura: viceversa sembra che non interessi più di tanto a chi immette in orbita mega costellazioni di satelliti (americani, cinesi, indiani, ecc).
Qualche esempio di articoli e documentari in TV
Ne avevo già parlato in tre articoli, corredati di parecchie immagini:
- La cometa 3I/ATLAS – 13° aggiornamento – La cometa e gli Starlink, del 25 agosto 2025
- Preoccupante : previsti nuovi lanci di satelliti luminosissimi, dell’11 settembre 2025
- La Cina entra in competizione con un’altra mega costellazione di satelliti, del 19 dicembre 2025
e in tutti casi il grido d’allarme sembra essere ignorato, trascurato o sottostimato da chi di dovere.
Recentemente, tanto per fare un altro esempio, sul canale televisivo RaiNews, per la rubrica “Spotlight“, hanno trasmesso un documentario molto interessante ed istruttivo intitolato “Abbagliati. La lotta dell’Astronomia per continuare ad osservare il cielo“, che adesso si può trovare su Rai Play, on demand.
Ho preso appunti su quanto detto nel corso del documentario, molto semplice, ben fatto e che dura meno di mezz’ora:
i satelliti in orbita erano:
prima del 2019 : 2200
a novembre 2023 : 6800
nel 2025 : 12000
stime per 2030 : 40000
previsioni sulle mega costellazioni
Starlink : 9000
Amazon : 3000
Blue Origin : 5400
la Cina : 200mila
il Ruanda : 350mila
allucinante, vero? specie gli ultimi due numeri citati…
Ora passo ad un articolo (con un titolo chilometrico e fin troppo ottimistico), apparso recentemente su SkyatNightMagazine della BBC, a firma di Jamie Middleton e nella parte finale di Chris Lintott, che traduco come sempre in modo ragionato e non certo artificiale.
Stiamo distruggendo la nostra finestra affacciata sul cosmo? Gli Astronomi affermano che le tracce lasciate dai satelliti potrebbero rendere impossibile la Scienza dello Spazio
Gli scienziati alzano un grido d’allarme: le mega costellazioni di satelliti in orbita bassa lasciano (ndr: e lasceranno) cicatrici sempre più profonde in tutte le immagini riprese dai telescopi: una marea senza precedenti di lanci satellitari sta minacciando l’Astronomia e secondo un nuovo studio più del 96% delle immagini da parte di telescopi spaziali potrebbe essere rovinata dai satelliti.
Pubblicato su Nature e scritto da scienziati della NASA, lo studio analizza come le mega-costellazioni pianificate di satelliti LEO (Low Earth Orbit) potrebbero incidere su quattro telescopi: l’HST (Hubble Space Telescope) e lo SPHEREx, in attività nonché ARRAKIHS (dell’ESA) e Xunthian (della Cina) in fase di sviluppo.

Con i satelliti che probabilmente raggiungeranno la (ndr: mostruosa) quantità di 560mila elementi per la fine degli anni ’30, gli studiosi stimano che quasi tutte le immagini degli ultimi tre telescopi citati saranno rovinate dalle strisciate satellitari, dall’inquinamento luminoso e da altre interferenze: l’HST invece potrebbe evitare questo impatto deleterio dal momento che ha un campo visivo più stretto, ma all’incirca il 40% delle sue immagini sono ancora a rischio.

Questa è un’immagine a lunga esposizione (208 minuti) della famosa nebulosa di Orione: in questo lasso di tempo la zona è stata interessata da strisciate multiple di satelliti.
Il responsabile dello studio, Alejandro Borlaff dell’Ames Research Center della NASA, avverte che le implicazioni sono gravi, segnalando che i satelliti riflettono la luce del Sole, della Luna ed anche della Terra per quel tanto che basta a cancellare la debole luce proveniente da galassie, nebulose e esopianeti lontani. Questo tipo di contaminazione non è solo un semplice fastidio, ma mette a repentaglio molti obiettivi scientifici.

Osservazioni del cielo a larga scala e di oggetti molto deboli, misure di galassie molto lontane e ricerche di NEO (N ear Earth Objects) potrebbero tutte risultare compromesse: nelle simulazioni effettuate, alcune immagini contenevano più di 90 strisciate di satelliti, riducendo le probabilità di individuare segnali deboli o transitori.
I ricercatori sollecitano una pronta risposta da parte di operatori satellitari, agenzie spaziali e normative.

In questa immagine Zdenek Bardon ha catturato le scie degli Starlink mentre fotografava la cometa C2019/Y4 (ATLAS) da Rasošky, nella Repubblica Ceca il 19 aprile 2020.
Soluzioni potenziali includono la messa in opera di satelliti in un’orbita più bassa di quelle dove operano i telescopi spaziali, coordinando i lanci oppure adottando modelli di satelliti scuri, per ridurre la riflettività.
Lo studio termina affermando che non adottando questi criteri, le prossime due decadi potrebbero rappresentare un’età oscura per l’Astronomia.
Però queste strategie suggerite dagli studiosi richiedono un coordinamento globale e una specifica normativa, misure di sicurezza attualmente non presenti in Astronomia.

Questa immagine è stata catturata dal telescopio da 4 metri di Blanco al CTIO (Cerro Tololo Inter-American Observatory) con un’esposizione di 333 secondi e mostra 19 strisce di satelliti Starlink.
Ora interviene il secondo autore, Chris Lintott, con importanti considerazioni.
È troppo tardi?
Nel momento in cui scrivo queste note sta iniziando a Vienna un dibattito intitolato “Cieli bui e quieti per la Scienza e la Società” da parte dell’Office of Outer Space Affairs delle Nazioni Unite, che rappresenta una pietra miliare per le persone coraggiose che stanno lavorando da anni con la Scienza e le politiche alla base dell’interferenza dei satelliti nell’Astronomia.
Purtroppo temo che i loro sforzi non siano sufficienti: a meno che agli operatori non venga richiesto di giustificare l’uso dello Spazio più che in termini commerciali, l’Astronomia arriverà sempre seconda in tutte le liste di priorità, dietro al fare soldi.
Le orbite LEO rappresentano un patrimonio condiviso appartenente all’Umanità, da trattare nella sua interezza, avendo la possibilità di sapere chi lo utilizza e per cosa.

Tipico caso di «Ubi maior minor cessat».
«dove c'è il maggiore (potere/autorità), il minore cessa». Indica che in presenza di un'autorità superiore, di una persona più importante o di una causa più rilevante, le questioni minori perdono peso o rilevanza. È un principio gerarchico spesso applicato nel diritto e nel linguaggio comune per descrivere la prevalenza dell'interesse superiore.