La cometa interstellare 3I/ATLAS oramai è sempre più lontana dal Sistema Solare e alcuni “scienziati” (il virgolettato è d’obbligo, purtroppo) probabilmente ancora si ostinano a considerarla una sonda spaziale aliena, trascinando con sé i soliti cretini del web che abboccano a inutili farneticazioni e costellano i social di commenti non certo scientifici.
L’avevo già accennato tra le righe in passati articoli di questa serie sulla cometa interstellare, ma avevo accuratamente evitato di citare nomi e link specifici, proprio per non dare alcuna visibilità a certi personaggi: se poi qualcuno di voi volesse farsi qualche risata (amara) verificando quanto venga maltrattata la Scienza, può trovare facilmente di chi si tratti e cosa abbia partorito la sua mente.
Scusate lo sfogo, con il quale mi sono tolto qualche sassolino dalle scarpe…
Stavolta parlerò di un articolo apparso su SkyatNightMagazine della BBC, in cui un team di scienziati ha analizzato scientificamente la cometa interstellare alla ricerca di eventuali messaggi alieni: il risultato ottenuto è che non hanno trovato nulla di nulla.
Come era ovvio e scontato.
L’articolo è a firma di Iain Todd (che già abbiamo incontrato in altri articoli, proprio nella puntata precedente della mia serie) a cui lascio la parola traducendone il testo dall’inglese in modo come sempre ragionato e assolutamente non artificiale. Miei commenti appariranno in corsivo e devo dire che in alcuni casi mi sono trattenuto a stento…
In questa pagina del nostro sito, aggiornata a mano a mano che ne pubblico altri, potete trovare l’elenco di tutti i miei articoli precedenti sulla cometa, ognuno dei quali mostra aspetti differenti della 3I/ATLAS, dal punto di vista Scientifico ed Astronomico.
Gli scienziati hanno cercato tecnologia aliena nella cometa interstellare. Ecco cosa hanno trovato
Esperti di intelligenza extraterrestre hanno scansionato la cometa 3I/ATLAS alla ricerca di quelle che chiamano “technosignatures” (firme tecnologiche).
Da quando è stata scoperta, la cometa interstellare è stata oggetto di studi da parte della comunità scientifica (quella vera!), scoprendo la sua provenienza da una zona remotissima della nostra galassia e la sua formazione avvenuta almeno 10 miliardi di anni fa: la ghiotta occasione del suo fortuito passaggio attraverso il Sistema Solare è stata sfruttata al meglio dagli Scienziati di tutto il mondo e da tutte le istituzioni scientifiche che hanno sguinzagliato le proprie sonde in volo, alla caccia del maggior numero di informazioni, con risultati straordinari ed inattesi.
In risposta ai soliti noti che hanno parlato a vanvera, la maggioranza degli Scienziati ed Astronomi ha rimarcato che, grazie al gran numero di osservazioni effettuate, appare evidente che la 3I/ATLAS si è comportata esattamente come una cometa.
Ma proprio per testare la teoria, gli scienziati dell’Istituto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) hanno puntato uno dei radiotelescopi più potenti della Terra verso l’oggetto interstellare, con lo scopo precipuo di cercare segni di tecnologia aliena. Ecco i risultati.
SETI e la ricerca di vita aliena
Il SETI è un approccio basato sulla Scienza alla ricerca di civiltà intelligenti in tutto l’Universo e l’Istituto è nato appunto per questa finalità: recentemente ha utilizzato l’Allen Telescope Array sito nell’Hat Creek Radio Observatory , in California, per un’occhiata ravvicinata alla 3I/ATLAS.
Attenzione a leggere bene il nome “Allen”, proprio come Woody Allen o come le fasce di Van Allen: caso vuole che potrebbe essere letto “Alien”…

Hanno così scandagliato un range di radiofrequenze, alla ricerca di segni di tecnologia extraterrestre: in breve non ne hanno trovato alcuno, “così come ci si attendeva, basandosi su altre osservazioni Astronomiche che hanno di-mostrato che l’oggetto possiede una composizione ed un comportamento di tipo cometario”.
Tuttavia, come parte integrante di questo studio, il team di scienziati puntualizza che “mentre le osservazioni confermano la natura cometaria, gli oggetti interstellari come questo sono i migliori target a nostra disposizione per ricercare possibili technosignatures, segni di una tecnologia costruita da una civiltà aliena”.
Sofia Sheikh, leader del gruppo che ha effettuato lo studio, afferma che “alla fin fine, la nostra sonda Voyager sarà considerata un manufatto extraterrestre in altri Sistemi Stellari”.
“Ciò detto, è importante conoscere e comprendere la distribuzione naturale di oggetti interstellari, in modo tale da essere pronti ad identificare qualunque anomalia che un domani possa essere attribuita ad un oggetto artificiale”.
L’analisi effettuata
Il team ha lavorato per sette ore analizzando le radiofrequenze tra 1 e 9 GHz: questo range di frequenze ha permesso loro di ricercare segnali a banda stretta che potessero indicare l’evidenza di una tecnologia.
Hanno identificato così circa 74 milioni di segnali a banda stretta. E qui viene il bello…
Dopo aver rimosso le ovvie interferenze umane e filtrati opportunamente i segnali, 200 di questi sono rimasti, pronti ad essere analizzati ulteriormente: anche questi sono stati ricondotti a tecnologia sulla Terra o a satelliti in orbita terrestre.
Cosa dice la Scienza
Il team afferma che, mentre da un lato la 3I/ATLAS non mostra technosignatures, dall’altro lato lo studio ha indicato fortemente che l’oggetto sia naturale.
In futuro gli scienziati si aspettano di scoprire molti più oggetti interstellari, specialmente grazie all’utilizzazione di telescopi di nuova generazione e di prossime missioni spaziali.
Valeria Garcia Lopez, coautrice dello studio, afferma che “i risultati ottenuti con la 3I/ATLAS dimostrano quanto sia realistico captare un segnale grazie alla tecnologia attuale. Ecco perché è importante continuare a cercare technosignatures anche da oggetti che non ci aspettiamo possano averne”.
Brevissime conclusioni
A mio modesto parere, questa valutazione è decisamente ottimistica…
Da Scienziato quale sono (oltre ad essere un pignolone) , mi ritengo possibilista e aperto a qualunque eventualità e scoperta: ma da qui a prendere lucciole per lanterne il passo è decisamente lungo. Peggio ancora è sentir dire che le lucciole sono lanterne.
Gli interessati possono comunque leggere lo studio completo del team del SETI nell’articolo pubblicato su The Astronomical Journal.
Infine, il titolo dell’articolo originario di Iain Todd riportava anche un virgolettato che lì per lì non è molto comprensibile e perciò non ho inserito volutamente (“Our spacecraft will be extraterrestrial artefact“, la nostra sonda spaziale sarà un artefatto extraterrestre). Ma poi nel prosieguo dell’articolo se n’è compreso il significato.

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