Il primo contatto

Questo racconto è poco più che una barzelletta, ma affronta il meraviglioso problema del “primo contatto”. Dedico la breve novella a Luciano De Crescenzo, simpaticissimo ed intelligente filosofo, attore, scrittore, ecc., che mi ha ispirato l’idea di base, qualche anno fa.

Due furono le scoperte che cambiarono il mondo. La prima fu ottenuta durante l’esperimento IPER eseguito nel nuovissimo e gigantesco acceleratore del Centro Mondiale Nucleare di Pechino. Quelle particelle subatomiche non solo raggiungevano velocità di gran lunga superiori alla velocità della luce, ma erano anche in grado di essere inviate nello spazio ed interagire in modo “tangibile” con un ostacolo naturale, come ad esempio una coltre nuvolosa. Avrebbero coperto la distanza tra la Terra e Sirio in soli 10 minuti! L’importante era crearle al di fuori della nostra atmosfera, in modo da non alterarle, inviarle verso un bersaglio che fosse stato in grado di rivelarle, ed infine attendere la risposta. Si era infatti dimostrato che, interagendo con del gas di una certa densità, una percentuale non indifferente sarebbe stata rimandata indietro e avrebbe raggiunto nuovamente la Terra, senza perdere le sue caratteristiche. In altre parole, se avessimo mandato un messaggio codificato questo avrebbe causato una vibrazione ben definita nella lontana atmosfera, che sarebbe stata rimandata tale e quale al punto di partenza. Se poi fosse stata rilevata da qualche entità aliena in grado di comprendere e di agire in modo analogo, sarebbe potuta essere modificata e avrebbe dato la certezza che non eravamo soli nell’Universo. Una scoperta eccezionale che avrebbe minimizzato le distanze tra gli astri e si sarebbe comportata come un “telefono” spaziale. Solo che a vibrare non sarebbe stata una membrana ma l’intera atmosfera del pianeta prescelto.

La seconda scoperta riguardava un piccolo gruppo di stelle nella costellazione del Toro. Era composto da astri simili al Sole, alcuni dei quali mostravano di possedere pianeti delle dimensioni terrestri. Tra questi qualcuno aveva una curva spettrale che dimostrava la presenza di una densa atmosfera in cui ossigeno ed azoto sembravano farla da padroni. L’ideale per ospitare forme di vita simili a noi.

Nel giro di una decina di anni si costruì sulla Luna una copia in grande dell’acceleratore di Pechino e si organizzò l’esperimento per attuare il “primo contatto”. Nel frattempo, i maggiori telescopi terrestri e spaziali puntarono sulle stelle del Toro e sui loro pianeti per cercare di “scegliere” quello che più di tutti mostrasse le giuste caratteristiche. In effetti, bisognava cercare di agire a colpo sicuro. L’acceleratore non poteva ripetere l’esperimento per più di due volte, in quanto era necessario produrre un flusso gigantesco di particelle, in grado di “scuotere” significativamente l’atmosfera aliena. Per ottenere questo la spesa era stata mostruosa e si era dovuto utilizzare quasi tutto il materiale radioattivo necessario. Ci saremmo ridotti “in mutande”, ma ne sarebbe valsa la pena. L’uomo aveva veramente bisogno di un compagno e bisognava rischiare il tutto per tutto.

Il primo esperimento, di minore intensità, si sarebbe compiuto su Venere. Bisognava provare la strumentazione prima di tentare la grande impresa, che sarebbe stato l’unico tentativo per chissà quanti secoli. Il secondo pianeta era l’ideale: vicino, con un’atmosfera estremamente densa e quindi molto ricettiva. Venne finalmente il giorno della prova. Tutto il mondo stava incollato alla televisione in attesa del risultato. L’intero esperimento si sarebbe svolto in pochi secondi. Il messaggio codificato era stato tradotto dal computer nella semplice parola “eccoci”, in modo che tutti avrebbero potuto sentirlo e comprenderlo qualora fosse tornato a casa come sperato. Era come se avessimo telefonato a Venere e lei ci avesse risposto. In realtà era solo il nostro segnale che tornava indietro, ma avrebbe dato le garanzie sufficienti per il vero tentativo verso lo spazio galattico. Se tutto fosse andato bene, la nostra atmosfera avrebbe vibrato e il computer centrale avrebbe tradotto la variazione nella semplice parola, ben nota ormai a tutti.

Il lancio delle particelle avvenne alle ore 15 e 37 del 12 luglio 2284. Meno di un secondo dopo avremmo dovuto “sentire” la risposta. Il tempo tra il lancio e la vibrazione di ritorno sarebbe stato misurato con una precisione fantastica da una serie di orologi atomici sincronizzati e non avrebbe avuto possibilità di errore. Sembrò passare un’eternità dopo il “via” dato alla base di controllo terrestre. Il tempo più lungo era infatti quello necessario al “normale” segnale terrestre per giungere sulla Luna ed attivare il dispositivo. In un silenzio ed una tensione palpabili, si videro ad occhio nudo le nuvole muoversi in modo anomalo e in ogni luogo terrestre si sentì chiarissima e cavernosa la risposta :”eccoci”. Ci fu un vero tripudio come se tutti fossero stati liberati da un peso portato per troppi secoli. Il mondo fu percorso da una gioia irrefrenabile.

Ci sentivamo già in compagnia, anche se il difficile doveva ancora cominciare. Ma anche i telescopi fecero il loro dovere e la fortuna ci venne incontro. Tra le decine di pianeti candidati ad essere il bersaglio, alla fine ne rimase solo uno con le caratteristiche quasi perfette. Aveva una massa pari a 1,3 volte quella terrestre. Si trovava ad una distanza di 0.98 Unità Astronomiche dal suo sole e la sua atmosfera era composta dal 64% di azoto e dal 32% di ossigeno. Il resto erano gas leggeri. Non solo però. C’erano anche chiari segnali di composti organici ed una non trascurabile presenza di anidride carbonica (quasi l’uno per cento!). Sembrava un vero gemello della Terra.

Fu subito chiamato da tutti “il fratello” e questo fu anche il nome dato all’esperimento finale da svolgere sulla Luna. Il 13 agosto del 2293 si fu pronti a dare il via al tentativo più importante nella storia dell’uomo. Bisognava aspettare quasi due anni per la risposta ed in tutte le città si misero enormi orologi che scandivano il tempo a ritroso. Gli scienziati sarebbero già stati ovviamente contenti di ricevere lo stesso segnale inviato. Non avrebbe provato niente sulla nostra solitudine, ma avrebbe dato la certezza dell’efficacia del metodo: una cosa era avere successo con il vicinissimo Venere ed un altro era ottenerlo a migliaia di anni luce di distanza. Ma per la maggior parte della gente comune questo risultato sarebbe stata una terribile delusione. Loro avrebbero voluto ricevere un segnale diverso e quindi una risposta inequivocabile.

Eppure non ci si poteva illudere più di tanto. Gli alieni avrebbero dovuto avere le stesse nostre capacità, avrebbero dovuto comprendere immediatamente cosa stavamo facendo ed agire con rapida sollecitudine. Molto più sensato era attendere che i nostri fratelli galattici, sempre che ci fossero veramente, avessero studiato a lungo il fenomeno e poi, dopo averlo compreso, fossero passati all’azione mandandoci un loro messaggio. Questa era ovviamente la soluzione più logica, condivisa dalla maggior parte degli studiosi. Ma le gente sperava invece in una risposta immediata, anche se in fondo sapeva che era una possibilità estremamente remota.

Gli orologi scandirono lentamente il tempo. Ormai avevamo fatto tutto il possibile, non avremmo più potuto ripetere l’esperimento per chissà quanto tempo. Bisognava aspettare il segnale di ritorno per essere sicuri che tutto fosse andato bene e poi era ovviamente più logico aspettare e sperare. Tuttavia, quando gli orologi segnarono lo 00:00 e le nuvole furono scosse dal brivido già osservato con Venere, tutti trattennero il respiro cullando in cuor loro la grande speranza. Il calcolatore tradusse immediatamente la vibrazione: “tuu … tuu … tuu …”. Accidenti, era occupato!!

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17 Commenti

  1. Mitico racconto, caro Enzo.
    Rappresenta la troppa sicurezza del genere umano, la voglia di onnipotenza che a volte ci pervade e che poi ci porta a delusioni, quando va’ bene, altrimenti possono essere guai.
    Tornando agli ipotetici alieni, che io penso esistono nell’Universo, ma non penso siano giunti qui (poi magari sbaglio): vorranno parlare con noi? Siamo in grado di capire? Ci sentiamo al centro di tutto ma poi … chi siamo?
    Cerchiamo di tenere i piedi per Terra ed ammiriamo cosa ci circonda, usiamolo con cura, usiamo, si, la fantasia ma pian piano per costruire un futuro migliore.

  2. 😆 😆 😆 😆 😆 😆 😆 😆 😆 😆 prima voglio finir di ridere…. poi commento… MITICO ENZO!!!

  3. @ mariofiori
    mi piace molto l’idea della fantasia usata per costruire un mondo migliore, quanto agli “alieni” beh, sono anch’io convinta che sarebbe presuntuoso pensar d’eesere soli nell’universo, ma, a parte ogni considerazione di tipo razionale circa l’impossibilità di un contatto, sinceramente non muoio dalla voglia di esser contattata…. non riusciamo a capirci tra noi esseri umani nello stesso paese, non tolleriamo quelli che vengono da paesi diversi, come diavolo penseremmo di poter dialogare con esseri di altri mondi???? ❓ hai ragione tu, meglio pensare alla nostra piccola ma meravigliosa terra… poi se proprio abbiam voglia di scoperte… a guardar bene in fondo ad ognuno di noi si nasconde un poiccolo alieno 😆

  4. … non mi vorrei ripetere, ma persone come Jakob sono alieni! 😉 😉 😉
    o alienati ❓ ❓ boh!

  5. @pier
    no aspetta un attimo, applicando un sillogismo aristotelico all’ultima affermazione del mio intervento ed alla tua risposta io dovrei avere un piccolo Jakob dentro di me?????????????? NO NO E POI NO! 👿 scherzi a parte, pur essendo profondamente convinta che il positivismo sia “defunto” con l’enunciazione del principio di indeterminazione di Heisemberg, ritengo che l’atteggiamento più corretto sia quello di una apertura mentale a diverse interpretazioni della realtà supportata però da un sano scetticismo che ci aiuti a valutare “cum grano salis” le rappresentazioni del reale che ci vengono proposte… e talvolta a questo fine non è sufficiente neanche la “rappresentatività della fonte”
    naturalmente tutti questi problemi non sorgono con Jakob che può essere considerato il classico esempio di fonte inaffidabile! ❗ ❗ ❗ peccato che non tutti se ne accorgano! ma sul perchè questo accada ci sarebbe da fare una lunga disquisizione socio-psico-filosofica… che non posso fare qui altrimenti mi sgridi!!!!! 😥 😆 😉

  6. @paola
    Jakob tutto sommato è innocuo, al massimo fa un po’ ridere e lì finisce…
    C’è un altro, il “capellone”, che sta facendo proseliti blaterando della terra che si fermerà il 21 dicembre 2012: su Greg Braden , più che discutere, vorrei calare una serie astronomica di legnate, perché non si rende conto che quello che dice viene creduto appieno dai suoi fan… 👿 E sono tutte stron…omiche falsità!
    ma anche di questo ho già parlato così tante volte che mi sta venendo la nausea…
    Magari ci dormo sopra, vista l’ora! 😉 😉

  7. @tutti,
    mamma mia…siete scatenati!! Eh si….abbiamo orari diversi, ma idee in comune!! Ho conosciuto uno che conosce Jakob….Mi dice che ci è e non ci fa!!! Sembra che spesso sia convinto di ciò che dice e che si crede una specie di depositario della “luce”. Insomma un caso davvero “clinico”!! A questo punto preferirei pagargli un bel soggiorno in casa di cura che le sue trasmissioni che usano ovviamente i nostri soldi… Che ne dite?
    Poi ringrazio voi per i complimenti e annuncio a Paola che a seguito della sua gentile e chiara richiesta ho scritto l’articolo sulla materia oscura. però mi sono fermato ai neutralini…andare oltre diventava un po’ troppo ostico. E’ quindi tutto molto semplice e descrittivo…..Nel caso si puà sempre andare oltre, ma dobbiamo tenere conto del lettore medio e non vorrei fare la parte di jakob…
    Ieri sera mi è arrivato un simpatico “regalo” da parte di un divulgatore americano: un bel libro su Plutone, in cui ha usato una mia figura “scherzosa”…Ne sono molto contento e ve la proporrò quanto prima….Povero Stefano!!!! 🙁

  8. Bellissimo racconto Enzo,
    Il 2284 non è poi così lontano, è la situazione che è prevista nel racconto, è in linea con il comportamento umano attuale, l’ironica concliusione della storia è pienamente plausibile.
    A me la storia ricorda il 1969, ed i primi anni 70 quando ci fu la conqista della Luna, (ma è stata poi veramente conquistata?)
    Gli sforzi per arrivare allo sbarco sulla Luna erano fatti unilateralmente ed in concorrenza dalle due potenze mondiali, e per le enormi spese sostenute per arrivare al traguardo, anche parziale da una parte, sono stati enormi!ecconomicamente sono rimaste in mutande!
    In quegli anni leggevo molti giornali, si parlava di conquista dello spazio, si facevano previsioni per il 2000 di un’umanità che avrebbe viaggiato nello spazio quotidianamente! che ci sarebbero state le colonie spaziali! mi spiace che non ho più quei giornali.
    Di positivo c’è che l’umanità affronta l’avventura con un progetto comune! E’ in questo che bisogna sperare! che in futuro l’umanità viaggi unita, senza divisioni, senza progetti in concorrenza! 😉

  9. mi è piaciuto molto questo racconto!!!
    peccato che manchi ancora così tanto tempo……comunque immagino cosa potrebbero dirci gli alieni in un contatto,”perchè non vi siete fatti vivi prima?” oppure “cosa avete fatto in tutto questo tempo, acchiappato le mosche?”
    io non vedrei l’ora di essere contattata, forse preferirei durante la giornata perchè durante la notte…nn credo sia il caso se non voglio prendere un’infarto.
    forse sono ancora piccola(questo è quello che dicono gli altri non quello che penso io) ma ho tantissima voglia di sapere, voglio ricevere risposte, vorrei avere delle certezze che fin’ora mi sono state negate.
    comunque non vorrei annoiarvi con i miei sogni allora vi lascio con un buona notte a tutti e tantissimi complimenti a enzo per questo racconto 😛

  10. @Luigino
    ottimo Luigino…hai proprio ragione. Io sono sicuro che sulla Luna ci sono andati (non è poi così “difficile”) ma solo per motivi politici. Quando si è trattato di far scienza…allora…. Così come è stato bellissimo viaggiare tra i pianeti, ma, anche lì (adesso dirò un’eresia !!??) c’erano tanti soldi di mezzo e forse si è anche esagerato, avendo alla fine tantissimi dati a disposizione e pochissimi che erano in grado di analizzarli. Avrei tanti aneddoti da raccontare …
    @Mery
    ciao bellisssima! Cosa dirti: intanto grazie, ovviamente. E poi ti direi di non avere troppa fretta. E’ magnifica la tua voglia di avere risposte, ma non pretendere di avrele tutte subito. hai tempo e carattere. Un po’ alla volta ci riuscirai e non troverai il telefono … occupato!! 😉

  11. @Luigino

    mi sono imbattuto varie volte anch’io sulla questione “ci siamo andati oppure no”…ma alla fine mi sono più che convinto che la risposta sia SI.

    Se hai voglia di leggere (è un pò lungo ma molto interessante) qui trovi un sito in cui vengono demolite in modo scientifico tutte le affermazioni complottistiche riguardo al presunto allunaggio.

    Come ulteriore prova ti posso dare un parere personale: nel 1969, nel pieno della guerra fredda, se gli americani non ci fossero andati, in qualche modo i russi se ne sarebbero accorti… NO WAY!

  12. Lampo,
    quando dico : “la Luna è poi stata conquistata?” non intendo dire che non sono sbarcati sulla Luna, gli americani sono sbarcati, i russi ci sono arrivati, ma non con gli uomini. Per conquista intendevo una attività continua, una base permanente! Invece dopo il grande balzo, tutto è finito li, nessuno vi è più andato. Per tutte le dicerie di chi afferma che è un blef, penso che sia una propaganda politica avversa all’America, ed al mondo occidentale. Ho visto tutti i programmi di SKY sulle missioni spaziali, e anche le rivelazioni sulle missioni russe che erano segrete, non penso che questi programmi con tanto di interviste degli interessati siano stupitaggini! Tranquillo Lampo! non sono uno che si fa abbindolare da certe chiacchiere! Ti saluto.

  13. Guarda Luigino che non è questione di farsi “abbindolare” come dici tu…
    Non è una cosa così scontata come tu la dipingi … Ho visto anch’io documentari (e non su voyager) in cui persone dichiaravano di esser state pagate per prendere parte a tutta la grande messa in scena…e potrei dirti lo stesso io di loro che “non penso siano stupidaggini“…

    Che poi io documentandomi mi sia convinto del contrario è un altro discorso…

    Ti saluto anch’io!

  14. Troppo fico. Mi ricorda me quando telefono a qualcuno. Trovo sempre occupato.Sembra una metafora della mia vita.
    Divertentissimo.
    Questi racconti li ha scritti tutti Enzo? Perchè ne deve fare un libro. E se c’è già datemi il titolo che lo compro.

  15. @elisabetta….
    in realtà mi avevano già stimolato a farlo (guardo nella sezione comunicazione e troverai i racconti di “normale assurdità”). Non è ancora uscito, ma ho da poco corretto le bozze… spero che tra un paio di mesi uscirà…Stai tranquilla che farò un mucchio di pubblicità !!!!! E poi ho già pronta la seconda parte “Benvenuti alieni!”, ma di quello non so ancora se avranno il coraggio di pubblicarlo…Vi farò sapere…
    Grazie comunque per l’interesse!!! 😳 😛