Il pipistrello cosmico

Un’isola di stelle in formazione alla periferia di Orione

La delicata nebulosa NGC 1788 posta in un angolo buio e spesso trascurato della costellazione di Orione si è ora rivelata in questa nuova ed elegantemente soffusa immagine pubblicata il 3 marzo 2010 dall’ESO, la principale organizzazione intergovernativa di Astronomia in Europa, sostenuta da 14 paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna.

L’ ESO gestisce tre siti di livello mondiale in Cile: Chajnantor, Paranal dove si trova il Very Large Telescope, l’osservatorio astronomico nella banda visibile più d’avanguardia al mondo e La Silla; proprio in quest’ultimo sito (dove sono stata recentemente) è stata ottenuta l’immagine di NGC 1788. Sebbene questa nube evanescente sia piuttosto isolata dalle stelle più brillanti di Orione, i loro potenti venti e la loro luce hanno avuto un forte impatto sulla nebulosa, determinandone la forma e rendendola la culla di una grande moltitudine di soli appena nati.

Agli osservatori di tutti il mondo è familiare il profilo inconfondibile della costellazione di Orione, “il cacciatore”. Pochi però conoscono la nebulosa NGC 1788, un tesoro tenue e nascosto, distante appena qualche grado dalle stelle della cintura di Orione.

NGC 1788 è una nebulosa a riflessione, nella quale il gas e la polvere cosmica diffondono la luce proveniente da un piccolo agglomerato di giovani stelle, in un modo tale da foggiare la tenue incandescenza nell’immagine di un gigantesco pipistrello che distende le ali. Poche delle stelle che illuminano le nebulosa sono visibili in questa immagine, la maggior parte di esse infatti sono oscurate dai bozzoli di polvere cosmica che la circondano. La più prominente tra esse, denominata HD 293815, può essere distinta perché appare come la stella più luminosa nella parte superiore della nube, appena sopra il centro dell’immagine e la pronunciata linea scura che si estende attraverso la nebulosa.

Sebbene NGC 1788 appaia ad un primo sguardo come una nube isolata, osservazioni astronomiche di una zona di cielo più ampia di quella presentata in questa immagine, hanno rivelato che le stelle, luminose e massicce, appartenenti all’ampio raggruppamento stellare che caratterizza Orione, hanno giocato un ruolo decisivo nel plasmare NCG 1788 e nel formare le sue stelle. Sono anche responsabili della formazione della fiammeggiante nube di idrogeno situata nella parte della nebulosa di fronte ad Orione, tendente al rosso nel suo bordo verticale e distinguibile nella metà di sinistra dell’immagine.

Tutte le stelle della regione sono estremamente giovani con una età media di solo un milione di anni, un battito di ciglia paragonato all’età del nostro Sole, 4,5 miliardi di anni. Analizzandole nel dettaglio gli astronomi hanno scoperto che questo nido di stelle si può dividere in tre classi ben distinte: quelle un po’ più vecchie situate sul lato sinistro del bordo rosso; quelle relativamente giovani nella parte di destra della nebulosa che, creando un piccolo agglomerato racchiuso nella nebulosa, la illuminano; e, infine, le stelle veramente giovani, ancora profondamente inserite nel loro “bozzolo polveroso”, un po’ più sulla destra. Sebbene nessuna di queste ultime sia visibile nell’immagine perché oscurate dalla polvere, ne sono state rivelate a dozzine per merito di osservazioni a lunghezze d’onda infrarosse e millimetriche.

Il dettaglio di questa distribuzione di stelle, con le più vecchie vicine a Orione e le più giovani concentrate nella parte opposta, suggerisce un’ondata di formazione stellare, iniziata intorno alle stelle calde e massicce della costellazione di Orione che si è poi propagata in tutta NGC 1788 e oltre.

Didascalia di NGC1788
La delicata nebulosa NGC 1788 posta in un angolo buio e spesso trascurato della costellazione di Orione si è ora rivelata in questa nuova ed elegantemente soffusa immagine; sebbene questa nube evanescente sia piuttosto isolata dalle stelle più brillanti di Orione, i loro potenti venti e la loro luce hanno avuto un forte impatto sulla nebulosa, determinandone la forma e rendendola la culla di una grande moltitudine di soli appena nati. Questa immagine è stata ottenuta con lo strumento Wide Field Imager (WFI) sul telescopio MPG/ESO di 2.2 metri, presso l’Osservatorio di La Silla in Cile, combinando acquisizioni ottenute attraverso filtri blu, verdi e rossi, e uno speciale filtro creato per far passare la luce dell’idrogeno incandescente. Il $campo$ di vista misura un raggio di 30 arcominuti; Il Nord è in alto e Est a sinistra. Credit: ESO

I commenti di questo post sono in sola lettura poichè precedenti al restyling del 2012. Iscriviti al Forum di Astronomia.com ed entra a far parte della nostra community. Ti aspettiamo! : )

5 Commenti

  1. Praticamente, se ho capito bene le stelle nascono da un’onda di compressione in espansione; che magari si autoalimenta tramite la formazione delle stelle che genera.
    Ho sempre adorato la costellazione di Orione, chissà perché…
    Un motivo in più per scrutarla meglio!! 🙂

  2. cara gabriella, scusa se esco un attimo dal tema dell’articolo, ma che differenza c’è tra un astronomo e un astrofisico? e poi che lauree uno deve prendere per essere riconosciuto come astrofisico? ti prego di rispondermi… e grazie mille. comunque l’articolo è molto interessante:wink::wink:

  3. L’articolo mi è piaciuto molto,ma potreste gentilmente pubblicare un articolo ovviamente con le ultime scoperte sull’oggetto celeste che preferisco cioè la Galassia di Andromeda.
    Grazie e un saluto alla redazione di Astronomia.com che con i vostri articoli fate conoscere la bellezza e la complessità della nostra bolla universo,oppure propriamente detto del nostro universo visibile. 😛

  4. @Red in effetti quello che affermi è parzialmente vero. Per esempio l’ esplosione di una SN genera un’onda che può comprime nubi e gas portando alla formazione di stelle e in più le rifornisce di elementi che formerebbero quelle dette di seconda generazione.

    @Ahmed posso dirti che sono figure intercambiabili, la differenza proviene da un punto di vista accademico, l’astronomo proviene da una laurea in astronomia e l’astrofisico da una laurea in fisica con indirizzo astronomico. Normalmente le figure che si dedicano di più alle osservazioni, per l’impostazione del piano di studi, provengono da Astronomia, ma non è una regola fissa.

    @malachia la distanza del pipistrello galattico non è ben nota, ma dovrebbe essere intorno ai 1300 a.l.

    @Raffaele vedremo prossimamente di accontentarti 😛