Come osservare il multiverso

Due gruppi di ricercatori inglesi hanno messo a punto una strategia che indichi la strada per dove e come cercare i segni dell’esistenza di un multiverso. L’immagine fondamentale da analizzare attentamente è quella relativa alla Radiazione Cosmica di Fondo (CMB), dove sarebbe possibile vedere i segni di collisioni di altri universi con il nostro.

Molte teorie moderne di fisica fondamentale ipotizzano che il nostro Universo sia contenuto all’interno di una specie di “bolla”, a sua volta immersa in un contesto più ampio popolato di altre universi-bolla, dove le costanti fondamentali e anche le leggi della Natura potrebbero essere differenti.

Finora questa rimaneva un’interessante teoria, ma nessuna prova concreta era stata mai trovata e nemmeno cercata. La nuova ricerca parte dall’ipotesi che queste “bolle” dovrebbero interagire tra loro, producendo collisioni i cui segni potrebbero essere ancora visibili. Il luogo migliore è guardare nell’Universo che cominciava a rendersi trasparente a certe lunghezze d’onda, quando si intravedevano i primi segni di disomogeneità che si sarebbero poi evoluti nelle galassie. Tra questi segni dovrebbero annidarsi anche quelli relativi alle collisioni con gli universi compagni sotto la forma di strutture a disco. L’idea è di analizzare ciascuna di queste macchie e vedere quali siano dovute a strutture random e quali (e se) alle collisioni.

I gruppi di ricerca stanno perciò simulando al computer l’aspetto che dovrebbe avere il nostro Universo primitivo con o senza i segni delle interferenze con altri universi. I risultati dovrebbero poi essere confrontati con le immagini reali del CMB ottenuti dalla NASA (WMAP). Come si può immaginare, l’algoritmo che permetta di distinguere i vari segni presenti nel CMB è estremamente complesso, ma la speranza dei ricercatori è di identificare e di isolare nettamente le caratteristiche di quelli dovuti alle “spinte” dei vicini di casa cosmica. Il lavoro sarà lungo e dovrà essere testato e ritestato fino alla nausea. Il caso può avere il sopravvento: ricordate il viso marziano? Ciò che sembrava nettamente una struttura anomala, sotto un altro punto di vista è risultato perfettamente nella norma. Oltretutto, tra poco si potranno avere anche immagini meno approssimative di WMAP, quando saranno analizzabili quelle del satellite dell’ESA Planck. Un nuovo modo di vedere, come per la celebre “sfinge” marziana.

Alcune fasi dell’algoritmo di simulazione al computer

Alcune fasi dell’algoritmo di simulazione al computer dell’evoluzione “visiva” di un impatto con un altro universo, nell’immagine WMAP.

Non ci resta che attendere e sperare di sapere se abitiamo in un casa isolata in una campagna silenziosa, spopolata e sterminata o se invece facciamo parte di un condominio super affollato…

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3 Commenti

  1. Progetto molto ambizioso. E aperto a moltissimi errori di interpretazione.
    Non li invidio, un lavoro molto difficile.
    Ma se ci fossero delle conferme, si aprono ipotesi da fantascienza….

  2. Sistemi planetari che si compenetrano, galassie che si fondono, ammassi di galassie che si attraggono e adesso universi-bolla che entrano in contatto e chissà cos’altro… c’è da andare in depressione per quanto siamo insignificanti :mrgreen: . Vorrei essere come Red e avere il suo entusiamo.

  3. Ho sentito parlare di un altro approccio ai c.d. universi paralleli, ed è quello presupposto dalla teoria delle stringhe od anche delle membrane. Secondo cui la comunicazione tra gli universi sarebbe impedita dall’esistenza di membrane che avvolgono questi universi. Le stringhe, microscopici anelli del mondo subatomico, sarebbero aperte o chiuse. Per cui solo quelle aperte avrebbero la proprietà di agganciarsi alle membrane e trovare un varco tra gli universi. Inoltre, il mistero dei gravitoni, che costituiscono la forza di gravità, tra le più potenti dell’universo, e che, invece, sono difficilmente rintracciabili, fa pensare che, data la loro leggerezza, finiscano per migrare in altri universi. Le porte di passaggio tra universi si cercano sia nel macro che nel micro. In tanti credono all’esistenza di cunicoli. E pare che siamo circondati da cunicoli senza che ce ne rendiamo conto. Gli stessi universi paralleli pare che siano attaccati a noi più della nostra stessa pelle. Penso che i vari livelli di ricerca finiscono poi per identificarsi. Le tracce di quelle collisioni, se si troveranno, saranno la prova dell’esistenza del multiverso, ma la più grande scoperta sarà quella del punto di passaggio o della comunicazione con loro. Qualche ricercatore ha ipotizzato che la stessa formazione del nostro universo sia da addebitare alla collisione tra altri universi. L’astrofisica moderna è il ramo della scienza più elettrizzante!