Gli ultimi rantoli di una gigante rossa

Cosa c’è di meglio del telescopio infrarosso Herschel per studiare gli oggetti più freddi del Cosmo? Ma questa volta ha veramente superato se stesso, mostrando per la prima come una stella morente espelle materia a più riprese. Nel caso di CW Leo si sono contati ben 12 archi di polvere lanciati verso lo Spazio a partire da 16000 anni fa.

Fino ad oggi la regione attorno a una stella gigante sembrava essere abbastanza omogenea. Le nuove immagini di Herschel hanno dimostrato in modo inequivocabile che ciò non è vero. Sono, infatti, stati osservati 12 archi espulsi dalla stella nel corso della sua vita recente. L’arco più debole e lontano si trova a circa 7 miliardi di chilometri dall’oggetto celeste e i suoi simili sono stati lanciati nello Spazio a intervalli di tempo che vanno dai 500 ai 1700 anni. Si pensa che ve ne siano stati anche di più lontani e deboli, ormai dispersi.

Anche il nostro Sole finirà così, diventando una gigante rossa tra circa cinque miliardi di anni. Lo studio di CW Leo è un po’ come guardare nel futuro della nostra stella. Poiché i differenti archi hanno viaggiato a lungo, essi sono anche molto freddi, con temperature di circa -248 °C.

Vi sarà ancora qualcuno ad assistere a questi ultimi rantoli di vita del Sole?

A sinistra le immagini grezze e a destra quelle elaborate al computer, per diverse lunghezze d’onda infrarosse

A sinistra le immagini “brute” e a destra quelle elaborate al computer, per diverse lunghezze d’onda infrarosse. Ogni arco visibile racconta un’epoca diversa della storia della perdita di massa della stella agonizzante. (Fonte: Katholieke Universiteit Leuven)

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10 Commenti

  1. Triste ed affascinante allo stesso tempo, caro Enzo, vedere la nostra fine o meglio quella della nostra Terra: per l’uomo naturalmente bisognerà vedere se ci sarà, dove sarà e come sarà. Sarebbe molto struggente poter vedere da dovuta distanza la fine del nostro amato (?) Pianeta.
    La fine dei tramonti e delle albe avvolti in un’unica, definitiva ed immensa alba , distruttiva, implacabile; per poi rinascere in una piccola stellina che mosterà le sue albe e i suoi tramonti al re degli dei Giove ed agli altri lontani pianeti rimasti a vegliare quest’area di spazio.

  2. caro Mario,
    sei sempre meraviglioso quando esprimi sentimenti puri di fronte ai fenomeni dell’Universo. E, come sai, io ti capisco perfettamente… 🙂

  3. L’astronomia è sempre, credo per sua natura e per la storia dell’uomo, collegata a una certa poesia interna all’essere vivente. Per ciascuna stella che muore, le carte in un certo senso si rimescolano per creare nuove (magari migliori?) composizioni.
    Per me è confortante l’idea che sono venuto ad esistere grazie a questi eventi, seppure collegati al mio umano pensare alla morte. In piccolo e per la vita che mi resta, penso, faccio la stessa cosa anch’io. Anzi, visto che questi eventi mi avvicinano maggiormente al significato delle cose, mi viene premura di contribuire attivamente allo scopo per il quale la materia viaggia da una (per me) eternità.
    Come farebbe un credente, di fronte alle meraviglie del Cosmo che mi descrive/mi ha descritto/mi descriverà, non mi viene da dire “che bello”, ma mi si forma un commosso “Grazie!”.
    Perché sono umano, e in quanto tale ho il vizio di antropomorfizzare ogni cosa 😀

    Grazie per questa condivisione!

  4. Non ci sono parole…. Articolo eccezionale… La cosa che mi mette sul baratro di un precipizio metafisico, è pensare che noi siamo quella materia che in questo momento sta osservando sé stessa.

  5. E’ terribile e bellissimo allo stesso tempo, eppure pensare che forse là sotto forse c’era un sistema solare come il nostro, magari abitato come il nostro e da persone con eguali speranze e sogni un pò mette tristezza.

  6. Fra 5 miliardi di anni (credo) non ci sarò più 🙂 ma al solo leggere della fine della nostra amata stella e con essa della vita che forse ancora vi sarà nel nostro sistema solare mi si è formato un nodo alla gola. Forse la tristezza più grande nel pensare a questo evento è proprio legata al fatto che da quel momento in poi nessuno potrà più alzare la testa di notte e vivere un sogno ad occhi aperti 🙁

  7. Tra 5 miliardi di anni, molto presumibilmente l’uomo non ci sarà più, estinto miliardi di anni prima per un fatto dovuto al caso, come fu per l’origine della sua evoluzione. Basti pensare che solo nell’ultimo mezzo miliardo di anni sulla terra sono avvenute almeno 15 estinzioni di massa, per cause diverse.
    Ma è probabile che la nostra madre terra, ormai signora di mezza età, abbia in serbo qualcosa di ancora più interessante dell’ homo sapiens-sapiens, una volta estinto, e la cosa mi incuriosisce molto.
    Cosa ci succederà? In fondo, anche se infestanti e perniciose, un po’ simili ad un virus, siamo delle creaturine piuttosto curiose ed attive. 🙂
    Tra 5 miliardi di anni la terra sarà l’unica testimone silenziosa (per l’espansione della fotosfera solare che nella sua fase di gigante rossa l’avrà ormai privata della vita) della fine del nostro sole. Ma per alcune interessanti prerogative degli esserini che oggi la abitano, quali l’immaginazione e l’intelligenza, possiamo superare questi limiti temporali e farci un’idea di questo remoto futuro. Oggi noi possiamo figurarci come sarà e addirittura provarne le sensazioni, per questo spettacolo che andrà in scena tra molto, molto tempo a venire.

    Nel frattempo mi piacerebbe fare o vedere delle tavole artistiche raffiguaranti questo evento e il panorama che si godrebbe da un ipotetico pianeta in orbita ad una stella immersa in un sistema multiplo, in un carosello di soli che sorgono e tramontano nel cielo, se solo sapessi disegnare… Qualcuno ha visto sulla rete immagini del genere? Se si, dove?
    Grazie

    Guido

  8. Magari saremo presenti in un’altra forma o dimensione ed allora potremmo vedere la fine da un altro punto di vista e molte altre cose che succedono nell’universo conosciuto e non conosciuto ,da qualche parte ho letto che noi siamo lo strumento con cui l’universo vede se stesso
    Buona giornata a tutti

  9. @Claudio
    io questa cosa l’ho sentita dire al “mitico” Carl Sagan: “we are a way for the Cosmos to know itself” (siamo lo strumento con cui il cosmo conosce se stesso).

    Anche se non credo che questo “essere presenti” potrà essere umanamente inteso. Reputo possibile (fa parte del motivo per cui siamo, dopotutto) l’idea di diventare una specie interstellare (vivere cioè intorno a più stelle adiacenti il nostro Sole… non necessariamente su altri pianeti).
    Avremo per allora (si spera) riprodotto interamente l’esperienza “terrestre” in appositi teatri olografici… massì, fatemi fantasticare in pace 🙂 e avremo già mandato, secoli prima quando non millenni, dei rappresentanti automatizzati per riprendere, analizzare, registrare l’evento da ogni possibile angolazione. Chissà, magari la tecnologia di quel tempo ci consentirà anche di monitorare anche la “contaminazione” (dove cioè andrà a finire la materia espulsa).

    Anche se, mi immagino, per apprezzare tutto questo bisognerà esser divenuti longevi oltremisura (superare la soglia dei 500 anni di vita… ricordo di aver sentito che in orbita si invecchiava più lentamente… ma mi sa che è una diceria e basta)