È un interrogativo al quale potremo rispondere tra qualche anno, quando la sonda giapponese Hayabusa2 incontrerà l’asteroide 1998 KY26, nel corso del suo lungo viaggio, di cui ho parlato più volte nei miei articoli negli anni passati (li potete trovare con la funzione di ricerca del sito, impostando il nome “Hayabusa2”) ed in particolare in questo articolo dei primi di luglio.
Sul sito SkyatNightMagazine della BBC è apparso un articolo a firma di Lewis Dartnell, che traduco in modo ragionato e assolutamente non artificiale, dove vedremo alcune interpretazioni bizzarre di questa parte della missione, con miei commenti, spontanei e a volte sarcastici, in corsivo.
Ecco il titolo lunghissimo, com’è oramai consuetudine: prima o poi nell’articolo ci sarà scritto solamente “leggete e rileggete il titolo e rimanete sintonizzati!”…
Questa sonda giapponese è in viaggio verso un asteroide, ma potrebbe essere che invece incontrerà una sonda sovietica da anni dispersa nello spazio?
Nel 2023 gli scienziati hanno identificato una nuova categoria di oggetti celesti alquanto strani e misteriosi: si tratta di non uno o due, ma bensì di 14 oggetti in orbita intorno al Sole, tra l’orbita del pianeta Venere e la fascia di asteroidi, che presentano comportamenti strani e sotto indagine.
(fermo restando che questi oggetti, come le comete, subiscono “accelerazioni gravitazionali“, dovute al passaggio ravvicinato con il Sole e i Pianeti, tra cui anche la Terra) … sembra che siano sottoposti ad “accelerazioni non gravitazionali” , provocate da altro tipo di forze che agiscono in qualche modo su questi particolari oggetti.
Si tratta di un comportamento assolutamente comune per le comete, dove getti di gas emessi per riscaldamento solare agiscono come propulsori e modificano la traiettoria originale: ma la cosa davvero strana è che le orbite di questi oggetti sono perturbate senza alcun segno (a tutt’oggi!) visibile di emissione dei gas. Per questo è stato deciso di assegnare loro l’appellativo di “comete oscure” (dark comets).
Occasionissima per osservare da vicino una cometa oscura
Un appartenente a questa classe cometaria è proprio l’oggetto celeste 1998 KY26, che è stato scoperto nel 1998 da parte di Astronomi del Kitt Peak National Observatory, in occasione del passaggio ravvicinato alla nostra Terra.
Si tratta di un oggetto piccolo del diametro di circa 11 metri, che ruota velocemente su se stesso in circa 5 minuti e presenta un’albedo (la sua riflettività della luce che lo colpisce) particolarmente alta, pari a circa 0.5 (riflette cioè il 50% della luce che lo colpisce), quando ad esempio l’albedo della Luna è 0.12, che dunque riflette il 12% della luce solare incidente.

L’oggetto 1998 KY26 è dunque molto brillante ed è così curioso che nel 2020 l’agenzia spaziale giapponese JAXA ha deciso di modificare la traiettoria finale della sonda Hayabusa2 verso questo strano oggetto, che verrà raggiunto nel 2031.
Una cosa strana e notevole dell’asteroide 1998 KY26 è che la sua orbita è curiosamente molto vicina a quella di una sonda lanciata in un’orbita di trasferimento dalla Terra a Marte.
Ecco di nuovo i “soliti ignoti” al lavoro
Prima di proseguire con l’articolo permettetemi un ennesimo sfogo, ricordandovi ancora le esternazioni, disquisizioni provocatorie, false e tendenziose da parte di un gruppo di “scienziati” capitanati da un “astronomo” (sempre tutto tra virgolette, in rigoroso minuscolo e senza fare nomi) che in passato avevano insinuato che la cometa interstellare 3I/ATLAS fosse un’astronave aliena dato il suo repentino cambiamento dell’orbita a causa di emissioni di gas. Questi buffi personaggi si erano volutamente dimenticati che le comete si comportano proprio in questo modo in vicinanza del Sole: il tutto per ottenere qualche click in più e facendo abboccare una moltitudine di persone che non aspettano altro che essere ingannati dal deficiente di turno.
Stavolta niente sonde aliene, per fortuna, ma l’ipotesi tutto sommato accettabile che si tratti di una sonda spaziale alla deriva nello spazio: se questa cosa l’avesse detta uno Scienziato con la “S” maiuscola e senza le virgolette, allora non avrei avuto nulla da ridire, ma i precedenti ancora scottano…
Lasciatemi stemperare il tutto con tanti miei commenti nel paragrafo successivo: anche io mi voglio divertire!!
Forse la Hayabusa sta puntando verso una sonda spaziale?
La vicinanza dell’orbita della sonda a quella di un manufatto umano ha spinto un gruppo di scienziati a pensarci su: guidati da Xyz (mi rifiuto di inserire i loro nomi nel mio articolo) della Zzzz di Londra e sotto l’occhio vigile di Xyz2 del dipartimento di Astronomia dell’Università Pincopallino, il team ha proposto che l’oggetto sia artificiale, (stranamente non una sonda aliena, come è loro vizio), ma specificatamente una sonda verso Marte alla deriva.
L’hanno identificata come la Phobos 1, una missione sovietica, lanciata nel 1988 e di cui si persero le tracce a seguito di un comando errato (non mi va di indagare oltre, relata refero…).
Con un peso di 6.2 tonnes (tonni? sono le solite misure americane fuori standard, tipo i piedi cubici, sulle quali mi taccio), la Phobos 1 è stata la sonda interplanetaria più pesante mai lanciata, come la sonda gemella Phobos 2 che invece era riuscita nella sua missione.

Xyz afferma tra l’altro che l’estensione di 10 metri (32.8 piedi, stavolta lineari e non cubici) dei suoi pannelli solari corrisponde alle stime per l’oggetto in questione e ci si può aspettare che questa sonda abbia un’albedo elevata.
Le accelerazioni non gravitazionali dell’oggetto potrebbero essere spiegate dalla pressione della radiazione solare sulle superfici metalliche riflettenti della sonda. (sento le unghie stridere sul vetro…)
Addirittura il team ha calcolato che per avere questo tipo di orbita (e per farsi tornare i conti), la sonda Phobos 1 dovrebbe aver acceso i propri razzi due volte, una prima volta l’8 settembre del 1988 (subito dopo la perdita dei contatti) e poi ancora il 19 maggio 1996. (il mio ovvio scetticismo deriva dal fatto che non è indicata l’ora: figuriamoci se vado a leggere il loro scritto…). Inoltre il propellente ancora presente a bordo della sonda avrebbe senz’altro consentito queste due manovre aggiuntive.
Tutto questo non è impossibile per una sonda alla deriva e mal funzionante e ci sarebbe addirittura la prova che la sonda abbia acceso i motori…
Scienziati dell’ESO (European Southern Observatory) avevano tentato invano di osservare la Phobos 1 dopo la perdita dei contatti e dunque il fallimento della missione, ma non erano riusciti a trovarla alle coordinate calcolate.
Ma sarà vero?
Mentre potrebbe pure essere plausibile che 1998 KY26 sia un artefatto umano, questa è viceversa un’affermazione controversa.
La stragrande maggioranza degli Astronomi potrebbe affermare che l’oggetto sia un micro-asteroide: osservazioni radar suggeriscono un oggetto vagamente sferico e ricco d’acqua, con composizione prevalentemente metallica (come ad esempio l’asteroide Psyche e tutta la classe di asteroidi “metallici”, ricchi di metalli e tutto meno che sonde spaziali).
La cosa più importante è che questa ipotesi può essere verificata tra 5 anni dalla sonda Hayabusa2, allorché la sonda rivelerà la vera natura di questa cometa oscura: c’è una seppur piccola possibilità che la sonda giapponese scopra dunque una sua sorella, data per dispersa da decine di anni…
Rimaniamo sintonizzati, mai come adesso!

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