Cerca la polvere e troverai la Terra

Trovare pianeti di tipo terrestre non è impresa facile. Tuttavia, anche senza vederli, si potrebbe avere una prova abbastanza forte della loro esistenza.

I cacciatori di esopianeti non si accontentano mai. All’Università dell’Arizona si sta sviluppando un nuovo tipo di ricerca che potrebbe migliorare di molto la localizzazione di pianeti di tipo terrestre, con condizioni favorevoli alla vita biologica, come acqua allo stato liquido.

I pianeti terrestri che appartengono a stelle vicine sono spesso immersi in una nube di polvere che abbraccia sia la stella che i pianeti. Il nostro Sistema Solare, ad esempio, ha una nube di polvere che consiste principalmente dei detriti lasciati dagli impatti mutui tra asteroidi o dalle comete, quando transitano vicine al Sole.

La tecnologia odierna, però, permette di rilevare nubi di polvere solo quando sono molto luminose, ossia qualche migliaio di volte più luminose della nostra. Purtroppo, nubi molto luminose creano enormi difficoltà nello scoprire i pianeti al loro interno. La strategia osservativa sarebbe quella di riuscire a localizzare nubi di polvere molto tenui, dove cercare poi pianeti di piccolo taglia.  Si pensa che con questo sistema di ricerca mirata si potrà aumentare in modo enorme il numero di altre Terre in giro per la galassia. Una nube di polvere attorno a una stella indica, infatti, con buona probabilità, che sia composta di detriti rocciosi e di conseguenza avverte della possibile presenza di pianeti terrestri.

Le osservazioni finora ottenute dimostrano che questa situazione è molto frequente. Basterebbe avere un telescopio spaziale dedicato a questa missione che cercasse nubi deboli in aree selezionate di cielo. Attorno a loro basterebbe poi cercare con attenzione e i pianeti salterebbero fuori.

Lo staff dei tecnologi  sta mettendo a punto uno strumento che potrebbe rilevare nubi di polvere solo dieci volte (invece di migliaia di volte) più luminose di quella solare. Sarebbe come essere in Australia e cercare di catturare l’immagine di un faro di San Francisco immerso nella terribile e celebre nebbia di quella località. Queste sono le condizioni minime richieste. Infatti, una nube mille volte più luminosa della nostra sarebbe confrontabile con quella della stessa stella centrale. Facile a vedersi, ma senza speranze di trovare pianeti al suo interno.

Il gruppo di ricerca sta eseguendo dei test con il grande telescopio binoculare dell’Arizona per dimostrare la capacità della strumentazione e convincere la NASA ad accettare una missione da miliardi di dollari.  La NASA vorrebbe la certezza di riuscire a “vedere” direttamente un pianeta per acquisire uno spettro tale da poter ricavare la temperature del corpo celeste e la presenza di acqua.

Per ottenere ciò bisogna costruire un telescopio con caratteristiche estremamente peculiari, in grado di osservare la luce del pianeta immersa nel chiarore di sfondo della nube di polvere. Prima, però, bisogna ridurre di molto la luminosità diffusa della stella centrale. La tecnica necessaria per fare ciò è fornita proprio dallo strumento binoculare già operativo in Arizona. Combinando adeguatamente la luce proveniente da ciascun telescopio si può cancellare la luce della stella centrale attraverso la tecnica dell’interferometria. In tali condizioni diventa visibile anche una nube estremamente debole. Lo scopo della ricerca tecnologia in atto è quello di abbassare la luminosità stellare di diecimila volte.

La tecnica è stata già usata, con due grandi telescopi del Keck delle Hawaii, per rivelare il disco di polvere della stella Fomalhaut, distante 25 anni luce da noi. Per essere più esatti, l’interferometro del VLT europeo aveva già scoperto una nube molto luminosa posta vicina alla stella. Le osservazioni del Keck hanno rilevato un altro, ben più debole, disco che rivolve a una distanza dalla stella simile a quella della fascia degli asteroidi. Questa fascia è molto probabilmente in interazione dinamica con pianeti rocciosi e piccoli non ancora scoperti.

Missione ambiziosa e molto cara, senza dubbio. Trovare terre abitabili e vicine vale la spesa?

Fomalhaut
Molte stelle sono circondate da nubi di polvere che possono nascondere pianeti rocciosi di tipo terrestre con condizioni adatte alla vita simile alla nostra. La stella Fomalhaut, rappresentata in questa visione artistica, possiede un disco di polvere molto debole in una zona che assomiglia alla nostra fascia asteroidale. Essa potrebbe nascondere o indicare la presenza di pianeti rocciosi e magari anche abitabili. Fonte: ESA, NASA and L. Calcada/ESO.

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6 Commenti    |    Aggiungi un Commento

  1. magari si riuscisse a portare a termine una missione di qiesto tipo.... pero' se si tratta davvero di MILIARDI di dollari... in questo periodo di crisi temo proprio che non ce la faremo neanche con un conttibuto a livello mondiale...
    speriamo mi sbagli....

  2. Il James Weeb potrà dare un contributo significativo?

    Certo che se raddoppiasse la missione con un altro JWST in orbita a qualche centinaio di Km sempre posizionato il L2 si potrebbe fare della bella interferometria

  3. Ciao Enzo la nube di polvere del nostro sistema solare è quella responsabile della cosiddetta "luce zodiacale"? che estensione ha questa nube?

  4. Citazione Originariamente Scritto da Matteo Visualizza Messaggio
    Ciao Enzo la nube di polvere del nostro sistema solare è quella responsabile della cosiddetta "luce zodiacale"? che estensione ha questa nube?
    la polvere si forma soprattutto per le collisioni mutue tra oggetti asteroidali e quindi ha una particolare densità proprio in quella zona. Tuttavia, per effetti non gravitazionali, ma legati alla pressione di radiazione del Sole e all'illuminamento, essa tende per lo più a decadere verso l'interno del Sistema. D'altra parte, però, vi è una continua popolazione di detriti e piccoli corpi celesti che vanno dagli asteroidi fino ai transneptuniani e quindi possiamo dire che essa si estende per tutto il SS. Parecchi anni fa si erano scoperte concentrazioni di polvere in associazione con le maggiori famiglie asteroidali: un ricordo di impatti molto antichi e particolarmente violenti.
    A questa si somma poi il contributo delle comete che si sgretolano e di materiale proveniente dai microimpatti su pianeti e satelliti. insomma un bel deposito di immondizia cosmica che continua formarsi e che cade lentamente sul Sole. Diciamo che non ha niente a che fare con il disco protoplanetario originario.

  5. Citazione Originariamente Scritto da Vincenzo Zappalà Visualizza Messaggio
    Tuttavia, per effetti non gravitazionali, ma legati alla pressione di radiazione del Sole e all'illuminamento, essa tende per lo più a decadere verso l'interno del Sistema.
    Ah ecco.. io pensavo che la radiazione della stella tendesse a spingere verso l'esterno del sistema tutto questo pulviscolo un po come, se ricordo bene, succede anche ad una stella appena nata la cui radiazione dipana la nube di gas che la circonda. Il sole in questo caso funge anche da aspirapolvere insomma

  6. Citazione Originariamente Scritto da Matteo Visualizza Messaggio
    Ah ecco.. io pensavo che la radiazione della stella tendesse a spingere verso l'esterno del sistema tutto questo pulviscolo un po come, se ricordo bene, succede anche ad una stella appena nata la cui radiazione dipana la nube di gas che la circonda. Il sole in questo casa funge anche da aspirapolvere insomma
    carissimo,
    non bisogna confondere i vari effetti: il vento solare spinge lontani, ma altri effetti possono avvicinare a seconda della rivoluzione dei granelli. Avevo scritto qualcosa sull'effetto Yarkovsky... forse riesci a trovarlo.