L’immagine di una stella morente ci suggerisce la fine del Sole

Una stella in fase di collasso ha creato la Nebulosa Civetta dell’emisfero Sud, che è cresciuta fino ad un diametro di 4 anni luce. Il fenomeno avviene per stelle che invecchiano e che possiedono fino ad otto volte la massa che Sole. Una nebulosa di questo genere ci mostra il destino a cui andrà incontro il Sole fra 5 miliardi di anni.

Il destino ultimo del Sole si rifletterà nel dramma catturato con nuove splendide foto di questa bolla fantasma – il residuo risplendente di una stella lentamente morente.

Una stella in fase di collasso ha rilasciato questo involucro di gas luminoso, conosciuto come la nebulosa Civetta dell’emisfero Sud, che è cresciuta fino ad un diametro di 4 anni luce. Il fenomeno avviene per stelle che invecchiano e che possiedono fino ad otto volte la massa che Sole: appena più grandi di questo limite ed il collasso causerà una esplosione in supernova invece di questa emissione di gas. Gli scienziati hanno utilizzato l’European Southern Observatory per acquisire immagini della nebulosa ed hanno realizzato un video disponibile QUI che mostra una visita guidata intorno all’oggetto cosmico.

Questo tipo di nebulosa ha una vita media breve rispetto all’intera durata di una stella, rimanendo viibile solo per alcune decine di migliaia di anni prima che i suoi gas si disperdano del tutto. “La vita media di una nebulosa planetaria è una frazione della vita di una stella paragonabile a quella che ha una bolla di sapone rispetto alla vita del bambino che la soffia per farla volare via,” dicono gli ufficiali dell’European Southern Observatory.

La nebulosa planetaria ESO 378-1, conosciuta come la Nebulosa Civetta dell'emisfero Sud, è formata da gas rilasciati da una stella morente. Questa è la migliore ripresa ottenuta fino ad oggi di questa nebulosa, osservata dal Very Large Telescope dell'European Southern Observatory. Si tratta della prima scoperta tra le fotografie dal telescopio Schmidt di 1 metro dell'ESO. Credit: ESO
La nebulosa planetaria ESO 378-1, conosciuta come la Nebulosa Civetta dell’emisfero Sud, è formata da gas rilasciati da una stella morente. Questa è la migliore ripresa ottenuta fino ad oggi di questa nebulosa, osservata dal Very Large Telescope dell’European Southern Observatory. Si tratta della prima scoperta tra le fotografie dal telescopio Schmidt di 1 metro dell’ESO.
Credit: ESO

Con il passare del tempo, prima di dare luogo a questa nebulosa, la stella al suo centro si è ingrandita divenendo una gigante rossa. Quando essa è diventata troppo grande e ha consumato il suo combustibile, ha iniziato a collassare, rilasciando gli  strati più esterni che hanno così formato la nebulosa, e trattenendo un piccolo nucleo stellare ionizzato nel cuore della nube di gas. Questo processo crea ciò che si chiama nebulosa planetaria – il cui nome deriva dal fatto che una delle prime nebulose planetarie scoperte sembrava molto simile al pianeta Urano.

Questa immagine mostra il cielo intorno alla posizione di ESO 378-1. Questa nebulosa planetaria appare chiaramente come un disco blu al centro della figura. L'immagine è stata ottenuta dalle fotografie create dal Digitized Sky Survey 2.
Questa immagine mostra il cielo intorno alla posizione di ESO 378-1. Questa nebulosa planetaria appare chiaramente come un disco blu al centro della figura. L’immagine è stata ottenuta dalle fotografie create dal Digitized Sky Survey 2.

La radiazione dal nucleo stellare illumina l’involucro di gas conferendogli un colore spettrale, e anche quando il gas verrà disperso, il nucleo stellare rimarrà come una minuscola ma brillante e densa stella nana bianca. I ricercatori pensano che ci sono circa 10 mila nebulose planetarie sparse per la Via Lattea in questo momento, ma solo 1500 ne sono state rilevate fin’ora.

A causa delle sue dimensioni, il Sole stesso seguirà molto probabilmente questa fine e formerà una nebulosa planetaria in circa 5 miliardi di anni, dopo aver inghottito alcuni dei pianeti più interni ed essersi espanso per diventare una gigante rossa.

Una nebulosa di questo tipo agisce come un canale per elementi pesanti come il carbonio e l’azoto, creati nel cuore di stelle di grandi dimensioni, per essere restituiti al mezzo interstellare. Questi materiali aiutano nella formazione di nuove stelle, pianeti ed eventualmente vita, come affermato dai responsabili del progetto.

L’articolo originale è disponibile QUI.

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14 Commenti    |    Aggiungi un Commento

  1. volevo chiedere una cosa: il "passaggio" da gigante rossa a nebulosa planetaria avviene "drasticamente" in una sorta di collasso anche se non vi è esplosione? in altre parole,la nana bianca si "forma" di getto o piano piano?

  2. Si forma gradualmente, nel caso di stelle di massa piccola-intermedia come quelle discusse nell'articolo non ci sono esplosioni. Le supernovae si forma solo con stelle di grande massa.

  3. No nessun processo di fusione. I processi di fusione terminano proprio prima che si verifichi il collasso. La nana bianca sussiste con una temperatura iniziale dell'ordine del centinaio di milione di Kelvin, che poi col tempo va a decrescere, fino al totale spegnimento in nana nera come previsto dai modelli teorici (anche se fin'ora non osservato).

  4. Due cose: come mai non fa più reazioni nucleari la nana bianca? E poi, questi oggetti come le nane nere sono solo ipotetici ma mai osservati, giusto?

  5. Citazione Originariamente Scritto da DarknessLight Visualizza Messaggio
    come mai non fa più reazioni nucleari la nana bianca?
    Perchè è il residuo di un collasso, non è una vera e propria stella. E' sostanzialmente il nucleo di una stella che precedentemente era in vita. La nana bianca rimane come congelata dalla fortissima pressione gravitazionale e riesce a sopravvivere solo grazie alla pressione di degenerazione degli elettroni.

    Citazione Originariamente Scritto da DarknessLight Visualizza Messaggio
    E poi, questi oggetti come le nane nere sono solo ipotetici ma mai osservati, giusto?
    Esatto.

  6. In una nana bianca comunque troviamo sempre protoni, neutroni e elettroni giusto? Poi invece nella stella di neutroni troviamo solo neutroni...

  7. Assolutamente no, i costituenti fondamentali della materia sono sempre gli stessi. Perchè non dovrebbero esserci più protoni ed elettroni nella stella di neutroni?

  8. Citazione Originariamente Scritto da Enrico Corsaro Visualizza Messaggio
    Assolutamente no, i costituenti fondamentali della materia sono sempre gli stessi. Perchè non dovrebbero esserci più protoni ed elettroni nella stella di neutroni?
    Credevo che la forza debole unisse protoni ed elettroni a formare neutroni e quindi la stella diventasse fatta solo di neutroni...

  9. Citazione Originariamente Scritto da DarknessLight Visualizza Messaggio
    Credevo che la forza debole unisse protoni ed elettroni a formare neutroni e quindi la stella diventasse fatta solo di neutroni...
    No, la forza debole non c'entra, è la gravità a fare il lavoro, e solo parzialmente. Leggi QUI.

    La materia alla loro superficie è composta da nuclei ordinari ionizzati. Cominciando a scendere, si incontrano nuclei con quantità sempre più elevate di neutroni. Questi nuclei decadrebbero rapidamente in condizioni normali, ma sono tenuti stabili dall'enorme pressione. Ancora più in profondità si trova una soglia sotto la quale i neutroni liberi si separano dai nuclei e hanno un'esistenza indipendente. In questa regione si trovano nuclei, elettroni liberi e neutroni liberi. I nuclei diventano sempre di meno andando verso il centro, mentre la percentuale di neutroni aumenta. La natura esatta della materia superdensa che si trova al centro non è ancora ben compresa. Alcuni ricercatori si riferiscono ad essa come ad una sostanza teorica, il neutronio. Potrebbe essere una mistura superfluida di neutroni con tracce di protoni ed elettroni, potrebbero essere presenti particelle di alta energia come pioni e kaoni e altri speculano di materia composta da quark subatomici. Finora le osservazioni non hanno né confermato né escluso questi stati "esotici" della materia. Tuttavia, esaminando le curve di raffreddamento di alcune stelle di neutroni conosciute, sembrerebbe confermata l'ipotesi di stati superfluidi (e anche superconduttivi), almeno in alcune zone degli strati interni di tali astri.