Tesori nascosti nell’archivio di Chandra

Una raccolta di immagini provenienti dal database Chandra Data Archive: da resti di supernove, a cluster di galassie, passando per nebulose da forme stranamente familiari

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Per 17 anni il Chandra X-ray Observatory ha collezionato dati e immagini di migliaia di oggetti in tutto l’Universo. L’archivio di Chandra, disponibile gratuitamente qui, rende visibili al grande pubblico di volta in volta nuove immagini, come queste che vedete in alto. Si tratta di un collage di diversi oggetti osservati negli ultimi anni dal telescopio orbitante della NASA lanciato nel 1999.

Il Chandra Data Archive (CDA) è uno dei lasciti della missione Chandra che servirà sia alla comunità scientifica che al pubblico per i decenni a venire. Approfittando del fatto che negli USA ottobre è l’American Archives Month (un’iniziativa dedicata alla valorizzazione dei patrimoni archivistici), la NASA ha pubblicato una galleria delle più memorabili immagini di Chandra. Ecco gli oggetti da sinistra a destra:

W44: questo resto di supernova è anche conosciuto come G34.7-0.4. L’oggetto interagisce con il denso materiale interstellare che lo circonda. I dati ai raggi X di Chandra (in blu) mostrano che il gas caldo riempie il serbatoio di W44 che si muove verso l’esterno. Osservazioni a raggi infrarossi effettuate dal telescopio spaziale Spitzer rivelano il guscio del resto di supernova (in verde), così come la nube molecolare (in rosso) in cui il resto di supernova si muove. Crediti: Raggi X: NASA / CXC / Univ. Georgia / R.Shelton e NASA / CXC / GSFC / R.Petre; Infrarossi: NASA / JPL-Caltech

SN 1987A: è stata osservata per la prima volta nel 1987 ed è la supernova più brillante e più vicina alla Terra mai osservata nel secolo scorso. Combinando i dati ai raggi X di Chandra (in blu) con i dati nel campo dell’ottico raccolti dal telescopio spaziale Hubble (in arancione e in rosso), gli astronomi possono osservare l’evoluzione del guscio di gas caldo in espansione generato dall’esplosione. Le due stelle luminose vicino a SN 1987A non sono associate con la supernova. Crediti: Raggi X: NASA / CXC / PUS / E.Helder et al; Optical: NASA / STScI

Kesteven 79: quest’oggetto è un resto di una supernova esploso ormai migliaia di anni fa. Quando stelle massicce sono a corto di carburante, il loro nucleo collassa, generando un’onda d’urto che scaglia gli strati esterni della stella nello spazio. In questa immagine di Kesteven 79, i raggi X rilevati da Chandra (in rosso, verde, e blu) sono stati combinati con un’immagine ottica dal Digitized Sky Survey che rivela le stelle (in bianco). Crediti: Raggi X: NASA / CXC / SAO / F.Seward et al, ottico: DSS

MS 0.735,6 + 7421: l’ammasso di galassie MS 0.735,6 + 7421 ha ospitato uno degli eventi esplosivi più drammatici mai osservati. I raggi X rilevati da Chandra (in blu) mostrano il gas caldo che circonda la maggior parte della massa di questo enorme oggetto. L’immagine di Chandra mostra inoltre fori o cavità, che sono state create dall’esplosione di un buco nero supermassiccio al centro del cluster. L’evento ha provocato l’espulsione di enormi getti rilevati in onde radio (in rosa) dal Very Large Array. Questi dati sono stati combinati con i dati ottici di Hubble (in arancione). Crediti: Raggi X: NASA / CXC / Univ. di Waterloo / A.Vantyghem et al; Optical: NASA / STScI; Radio: NRAO / VLA

3C295: la grande nube di gas ha una temperatura interna di 50 milioni di gradi e pervade l’ammasso di galassie 3C295. L’oggetto è visibile solo con un telescopio a raggi X come Chandra. Questa immagine composita mostra il gas surriscaldato, rilevato da Chandra (in rosa), che ha una massa pari a quella di mille galassie. I dati ottici di Hubble (in giallo) rivelano alcune galassie del cluster. Crediti: Raggi X: NASA / CXC / Cambridge / S.Allen et al; Optical: NASA / STScI

nebulosa della Chitarra: la pulsar B2224 + 65 si muove attraverso lo spazio molto rapidamente. A causa della sua alta velocità, la pulsar crea una scia nel suo percorso. Questa struttura è conosciuta come la Nebulosa della Chitarra, vista la somiglianza allo strumento musicale soprattutto nei dati ottici (in blu) di questa immagine composita raccolti da Hubble e dall’Osservatorio Palomar. I dati a raggi X di Chandra (in rosa) rivelano un lungo getto che coincide con la posizione della pulsar sulla punta della “chitarra”, ma non è allineato con la direzione del moto. Crediti: Raggi X: NASA / CXC / UMass / S.Johnson et al, Ottico: NASA / STScI & Palomar Observatory 5 m telescopio Hale

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7 Commenti    |    Aggiungi un Commento

  1. Lo riapro perchè merita.

    Lo spettacolo a raggi X di Chandra


    La NASA ci regala come sempre una raccolta di immagini provenienti dal ricco database Chandra Data Archive: da resti di supernove, a cluster di galassie, passando per nebulose da forme stranamente familiari


    Buona visione

  2. Rinnovo questo

    https://s24.postimg.org/w5cc3di91/cd...ail_2panel.jpg

    "Grazie a questa straordinaria immagine, possiamo esplorare i primi giorni dei buchi neri nell'Universo e osservare la loro evoluzione nel corso dei miliardi di anni," spiega Niel Brandt della Pennsylvania State University.


    Il telescopio spaziale Chandra ha scattato la più profonda immagine mai ripresa nella regione dei raggi-X dello spettro elettromagnetico. La foto, ottenuta con un'esposizione totale di circa 7 milioni di secondi, ovvero undici settimane e mezzo, ritrae una porzione del Chandra Deep Field South. La regione al centro della foto è caratterizzata dalla più alta concentrazione di buchi neri supermassicci mai osservata, con oltre 5000 oggetti in un fazzoletto di cielo simile al diametro apparente di una Luna piena.

    Leggi tutto qui

  3. Aggiorno questo con uno studio recentissimo frutto delle osservazioni di Chandra.

    Usando i dati di diversi telescopi, tra cui l'Osservatorio a raggi X Chandra della NASA, gli astronomi hanno catturato un buco nero supermassiccio che si "alimenta" e poi "erutta" - non una ma due volte, come descritto nel loro ultimo comunicato stampa .

    La notizia è qui, in inglese ma tradurla in automatico non è difficile.

    Da notare il titolo non tanto aulico di un'altra fonte