Nuove osservazioni eseguite dal telescopio spaziale Spitzer della NASA e dall’osservatorio La Silla, in Cile, hanno rivelato che la stella TRAPPIST-1, una nana rossa ultrafredda situata a meno di 40 anni luce dalla Terra, vanta un sistema planetario con ben sette mondi simili in dimensioni al nostro pianeta. Tre di questi pianeti si trovano nella fascia abitabile del loro sistema, ovvero a una distanza tale da consentire, almeno in teoria, la presenza di acqua liquida sulle loro superfici.

Immagine artistica

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Nuove osservazioni eseguite dal telescopio spaziale Spitzer della NASA e dall’osservatorio La Silla, in Cile, hanno rivelato che la stella TRAPPIST-1, una nana rossa ultrafredda situata a meno di 40 anni luce dalla Terra, vanta un sistema planetario con ben sette mondi simili in dimensioni al nostro pianeta. Tre di questi pianeti si trovano nella fascia abitabile del loro sistema, ovvero a una distanza tale da consentire, almeno in teoria, la presenza di acqua liquida sulle loro superfici.

Il sistema di TRAPPIST-1. Credits: NASA/R. Hurt/T. Pyle

Il sistema di TRAPPIST-1. Credits: NASA/R. Hurt/T. Pyle

I sette pianeti – TRAPPIST-1b, c, d, e, f, g e h, dal più interno al più esterno – sono stati individuati grazie al metodo dei transiti, che consiste nell’osservare debolissimi cali nella luminosità di una stella dovuti al passaggio di un oggetto di fronte al suo disco. I dati raccolti da Spitzer hanno permesso agli scienziati di determinare con buona precisione le dimensioni, la composizione e alcuni parametri orbitali di questi mondi. Il risultato? Almeno i sei pianeti più interni sono simili alla Terra, sia in termini di dimensioni che di temperatura.

La configurazione orbitale dei sette pianeti attorno a TRAPPIST-1. Credit: ESO/M. Gillon et al.

La configurazione orbitale dei sette pianeti attorno a TRAPPIST-1. Credit: ESO/M. Gillon et al.

“Questo sistema planetario è incredibile – non solo perché ha così tanti pianeti, ma perché sono tutti così simili alla Terra per dimensioni,” spiega Michael Gillon dell’Università di Liegi.
TRAPPIST-1 è caratterizzata da una massa pari ad appena l’8% di quella del nostro Sole e supera a malapena Giove in termini di dimensioni. Vista la natura della stella, la fascia abitabile del sistema planetario risulta essere molto più vicina alla superficie stellare rispetto a quella del sistema solare.
“L’energia rilasciata da stelle nane come TRAPPIST-1 è molto più debole di quella del Sole,” spiega Amaury Triaud, che ha partecipato alla scoperta. “Per poter possedere acqua, i pianeti dovrebbero essere molto più vicini alla propria stella rispetto ai pianeti nel sistema solare. Per fortuna, questa configurazione compatta è proprio ciò che abbiamo osservato.”

Un raro transito triplo: l'11 Dicembre 2015, i paineti c, f ed e sono passati di fronte al disco di TRAPPIST-1 contemporaneamente. Credits: ESO/M. Gillon et al.

Un raro transito triplo: l’11 Dicembre 2015, i paineti c, f ed e sono passati di fronte al disco di TRAPPIST-1 contemporaneamente. Credits: ESO/M. Gillon et al.

 

I pianeti hanno un periodo orbitale di 1.5, 2.4, 4.0, 6.1, 9.2, 12 e 20 giorni; un raggio pari a 1.1, 1.1, 0.8, 0.9, 1.0, 1.1 e 0.8 raggi terrestri, rispettivamente. Le stime sulla loro massa suggeriscono che almeno i sei pianeti più interni abbiano una densità compatibile con una composizione rocciosa. Non si hanno invece informazioni sulla massa o sulla densità del pianeta h, il più esterno.
Tre dei pianeti – e, f, g – hanno una temperatura di equilibrio simile a quella della Terra: -22, -54 e -74 gradi centigradi, rispettivamente. La temperatura di equilibrio è un buon indicatore delle condizioni sulla superficie di un pianeta, ma può differire notevolmente dalla temperatura effettiva a causa di fenomeni di riscaldamento (o raffreddamento) globale.

Le proprietà dei pianeti del sistema di TRAPPIST-1 e quelle dei pianeti rocciosi del sistema solare.

Le proprietà dei pianeti del sistema di TRAPPIST-1 e quelle dei pianeti rocciosi del sistema solare.

I modelli climatici non escludono che anche i pianeti b, c e d abbiano regioni sulle loro superfici in cui l’acqua potrebbe esistere in maniera stabile nello stato liquido. Si hanno invece molte meno informazioni sul pianeta più esterno, h, di cui è stato osservato solamente un transito. Degli altri sei pianeti, al contrario, sono stati osservati 37, 29, 9, 7, 4 e 5 transiti, rispettivamente.
I pianeti confinanti hanno periodi orbitali molto vicini a rapporti come 5:3 o 3:2, il che suggerisce che si siano formati tutti allo stesso momento e che abbiano seguito un percorso evolutivo simile.
Il prossimo passo sarà cercare eventuali atmosfere attorno a questi lontani mondi. Studiando la luce stellare filtrata attraverso le atmosfere aliene, gli astronomi potranno osservare le impronte chimiche delle molecole presenti, e ricostruire con maggiore precisione la composizione di questi affascinanti pianeti.

 

Articolo originale QUI.

 

Ringrazio per la preziosa collaborazione corrado973.

 

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Red Hanuman è nato poco tempo prima che l'uomo mettesse piede sulla Luna, e cresciuto a pane e fantascienza. Poteva non sentire il richiamo delle stelle? Chimico per formazione e biologo autodidatta per necessità, ha da sempre d ... pagina autore

  1. Da News INAF, QUI:

    Sette pianeti per Trappist-1

    Grazie a un’intensa campagna osservativa, condotta con telescopi terrestri e spaziali, un team internazionale di ricercatori ha scoperto che la stella Trappist-1 ospita almeno sette pianeti, tutti di dimensioni simili alla Terra. I dati mostrano che, potenzialmente, sono tutti e sette in grado di ospitare acqua allo stato liquido




    Sale a sette il conto dei pianeti terrestri in orbita attorno a Trappist-1, la nana rossa ad appena 40 anni luce da noi. È passato poco più di un anno dall'annuncio della scoperta di tre pianeti di dimensioni simili alla Terra in orbita attorno a questa stella fredda e di piccola taglia, e oggi, grazie a uno studio condotto con telescopi terrestri e spaziali, scopriamo che la nostra “vicina” di casa ospita un sistema planetario molto più ricco del previsto.
    La scoperta è frutto della collaborazione di un grande team internazionale, guidato da Michaël Gillon dell’Istituto di ricerca Space sciences, technologies and astrophysics research in Belgio, ed è stata pubblicata sull'ultimo numero della rivista Nature. La configurazione particolarmente favorevole del sistema e le ridotte dimensioni della stella hanno permesso uno studio approfondito delle orbite planetarie. Il team ha analizzato il sistema a diverse lunghezze d’onda, dall'ottico all'infrarosso, e per identificare i pianeti ha sfruttato la tecnica dei transiti.
    La campagna osservativa è stata intensa, e ha sfruttato un gran numero di telescopi terrestri, tra cui il Very Large Telescope in Cile, i telescopi Trappist South e North (rispettivamente in Cile e Marocco), lo Uk Infrared Telescope alle Hawaii, i telescopi William Herschel e Liverpool a La Palma e il telescopio dell’Osservatorio astronomico del Sudafrica. Oltre a queste osservazioni, la campagna ha potuto contare anche sul telescopio spaziale Spitzer della Nasa, che ha monitorato il sistema per circa 20 giorni a partire dal 19 settembre scorso.
    I dati raccolti hanno permesso di confermare la presenza di Trappist-1d, di cui fino ad allora era stato possibile misurare solamente due transiti, e hanno evidenziato la presenza di altri tre passaggi periodici. Inoltre, è stata rilevata la presenza di un singolo transito attribuibile ad un settimo pianeta, esterno agli altri.
    Il sistema dunque risulta formato da almeno sette pianeti: Trappist-1b, c, d, e, f, g, h (in ordine di distanza dalla stella madre). Per i sei con le orbite più strette è stata ottenuta una stima dei periodi orbitali, che risultano compresi tra 1.5 e 12.4 giorni. La struttura così osservata sembra suggerire che i pianeti si siano formati in regioni più lontane e si siano poi avvicinati in un secondo momento alla stella.
    Con una massa pari all’8 per cento di quella del Sole, Trappist-1 è una stella di piccolissima taglia, circa 80 volte le dimensioni di Giove. Sebbene si trovi abbastanza vicina a noi, ovvero a poco meno di 40 anni luce, la sua luce risulta molto debole. Gli scienziati si aspettavano di trovare sistemi planetari composti da più pianeti terrestri in orbite strette attorno a nane rosse, ma Trappist-1 è la prima in assoluto ad essere stata scoperta.
    Le orbite dei sette pianeti sono molto strette, per capirci si trovano quasi tutte comprese entro l’orbita di Mercurio attorno al Sole. Tuttavia, a causa delle dimensioni ridotte di Trappist-1 e della sua bassa temperatura superficiale, i pianeti ricevono un’energia confrontabile con quella che colpisce i pianeti interni del Sistema solare. A livello teorico, tutti e sette i pianeti potrebbero ospitare acqua allo stato liquido sulla loro superficie, anche se, sulla base delle loro distanze dalla stella, alcuni candidati sono più solidi di altri. I modelli indicano infatti che i pianeti più interni (Trappist-1b, c, d) potrebbero essere troppo caldi.


    «Il sistema multiplo di pianeti terrestri transitanti individuato attorno a Trappist-1 è straordinario sotto diversi aspetti», commenta a Media Inaf Alessandro Sozzetti, ricercatore all’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Torino. «Innanzitutto, è il primo sistema contenente pianeti di tipo terrestre nella fascia di abitabilità (quell’intervallo di distanze da una stella entro il quale un pianeta di tipo roccioso con un’atmosfera può potenzialmente avere acqua allo stato liquido sulla superficie) per i quali sia stato possibile determinare sia pur in modo preliminare la loro densità, e quindi la composizione interna, scoprendo che sono probabilmente rocciosi come la nostra Terra. In secondo luogo, tre dei sette pianeti del sistema sono soggetti a livelli di irraggiamento da parte della stella centrale simili a quelli che Venere, la Terra e Marte ricevono dal nostro Sole, e se posseggono un’atmosfera di tipo terrestre potrebbero avere oceani sulla superficie. Inoltre, la bassissima luminosità e le dimensioni paragonabili al nostro Giove rendono gli eventi di transito dei pianeti in fascia abitabile frequenti e facili da rivelare, aprendo la possibilità della caratterizzazione dettagliata delle loro proprietà atmosferiche con strumentazione di punta già esistente».
    Tutti aspetti che rendono ancora più interessante il sistema di Trappist-1, sicuramente uno dei primi candidati per le prossime campagne osservative con i telescopi spaziali Hubble e James Webb, che inizierà le proprie attività scientifiche tra circa un anno. Grazie a telescopi di prossima generazione come il James Webb e lo European Extremely Large Telescope saremo in grado di indagare la presenza di acqua su pianeti extrasolari, e forse anche di identificare quelli che ospitano qualche forma di vita.
    «Questa scoperta è importante non solo dal punto di vista scientifico, ma anche culturale», sottolinea infine Nichi D’Amico, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica. «Sapere con sempre maggiore sicurezza che oltre il nostro Sistema solare ci sono luoghi potenzialmente favorevoli alla vita è semplicemente affascinante».
    Per saperne di più:



  2. Ok, come avevo scritto nell'altra discussione chiusa la cosa interessante è la relativa vicinanza del sistema: solo 39 anni luce.

    Il che significa che possiamo quantomeno ipotizzare, basandoci su ipotetici - ma con solide basi scientifiche - sviluppi della tecnologia di oggi, una sonda che in 200 anni circa arrivi in quel sistema e in 40 anni rimandi indietro quanto scoperto.

  3. Hanno messo un sito internet on line:
    http://www.trappist.one/#

  4. Permettetemi di linkarvi anche la Fonte Eso:

    http://www.eso.org/public/italy/news/eso1706/


    In particolare se andate nelle Note potrete cliccare e conoscere la strumentazione che che ha aiutato la squadra in questa grande impresa

  5. Forse questa è una delle scoperte più importanti degli ultimi anni, resta da vedere cosa faranno per continuare gli studi su questo sistema solare.