Il celebre paradosso dei gemelli chiarisce molto bene la differenza tra relatività ristretta e relatività generale. Spieghiamone la risoluzione!
La spiegazione
Un punto P rappresentato nello
spazio cartesiano a 3 dimensioni
“Lo spazio che tutti conosciamo molto bene ha tre dimensioni: lunghezza, larghezza ed altezza. Ogni punto può quindi essere individuato nello spazio cartesiano, individuato dai tre assi x, y, z, dalle sue coordinate relative, come si vede bene nella figura a fianco.
Ma oggi sappiamo che lo spazio ed il tempo sono strettamente collegati ed è quindi essenziale rappresentare anche quest’ultima coordinata. Per far questo avremmo bisogno di quattro dimensioni e noi non siamo assolutamente capaci di disegnare niente di questo tipo. Possiamo però fare un’approssimazione. Immaginiamo che lo spazio abbia solo due dimensioni (un po’ come i dipinti degli antichi egizi) e diamo al tempo la terza dimensione. La figura rimane la stessa di prima, ma al posto della z inseriamo il tempo t. Adesso per un certo punto A (o evento) disegnamo la sua possibilità di interagire con il tempo: questa viene rappresentata da un cono, detto cono di luce. La superficie del cono rappresenta tutte le possibili posizioni future del punto A se si muovesse alla velocità della luce. All’interno del cono vi è il futuro possibile muovendosi a velocità inferiori. Al di fuori del cono è ovviamente impossibile andare (si supererebbe la velocità della luce). Il prolungamento del cono in direzione opposta rappresenta il passato dell’evento A, in cui non si potrà più tornare (vedi figura in basso). Se A non si muovesse mai, il suo futuro sarebbe ovviamente rappresentato dalla retta AA’.
Sopra: il cono di luce del punto (o evento A). La sua superficie esterna è limitata dalla velocità della luce. Non si può quindi “uscire” dal cono, ma solo muoversi al suo interno. Il cono rappresenta quindi tutte le possibili azioni future di A. La parte grigia rappresenta il passato di A e non si può più raggiungerlo.
Adesso semplifichiamo ancora la figura ed immaginiamo che lo spazio sia rappresentato da una sola dimensione. La nostra Terra e l’astronave sranno inserite in questo semplice schema. Cominciamo con la Terra che si muove con velocità che si può considerare costante. Per lei lo spazio è la linea sT ed il tempo è la linea tT. Il gemello Carlo si muoverà quindi lungo la retta tT, perché in questo sistema di riferimento nessuno si muove (ricordate qual è il futuro di un punto immobile nel cono di luce?). Ossia Carlo ed i suoi simili viaggiano con la Terra e quindi stanno fermi nel suo sistema di riferimento (a parte i trascurabili movimenti lungo la superficie del pianeta). Ma l’astronave invece ha un diverso sistema di riferimento, in quanto si muove nello spazio. Non chiedete di più, perché le cose sarebbero molto complicate e bisognerebbe tenere conto che per raggiungere una certa velocità si deve applicare un’accelerazione e cose del genere (e questa è la vera differenza tra le due teorie). Ma vi assicuro che il suo sistema di riferimento si deforma in quello rappresentato da sA e tA (l’angolo tra di loro non è casuale, ma segue precise formule matematiche). L’astronave si muoverà lungo il “suo” tempo tA che forma ovviamente un angolo con l’asse del tempo della Terra (infatti si muove rispetto al sistema di riferimento della Terra). Ad un certo punto arriva alla sua meta , la stella B. In che momento? Beh, nel sistema di riferimento terrestre questo istante è rappresentato dal punto B’ (per trovarlo bisogna infatti muoversi parallelamente al “suo” spazio sA).
L’astronave però adesso inverte immediatamente la rotta e torna verso la Terra (decelerazione e poi accelerazione in senso inverso …). Facendo questa manovra però cambia nuovamente il sistema di riferimento che adesso è rappresentato da sR e tR. Accidenti! Allora dobbiamo subito segnare il tempo relativo al punto di “inizio ritorno” nel sistema terrestre. Questa volta, per farlo, dobbiamo muoverci parallelamente alla linea sR (anzi proprio lungo la linea) e non più lungo la “vecchia” linea sA. Troveremo il punto B” ben più avanti rispetto a B’. Sulla Terra c’è stato un salto temporale, ma, per l’astronave, B è un punto unico: è solo cambiato il sistema di riferimento e quindi la posizione relativa nel sistema terrestre. Finalmente la nave torna a casa (nel punto C, che essendo sulla Terra, dovrà essere ovviamente contenuto nella retta tT). A questo punto è facile calcolare il tempo passato sulla Terra e quindi anche per Carlo: il tratto completo AC. Per Gianni, il tempo passato sull’astronave sarà stato AB + BC. Ma quando torna a Terra, il tempo passato con il metro terrestre sarà stato solamente AB’ + B’’C.
Sopra: utilizzando il diagramma di Minkowski, le cose si semplificano molto e il tempo passato per i due gemelli si può calcolare facilmente sommando segmenti di tempo.
Niente da fare, nella relatività generale Gianni ha vissuto veramente meno di Carlo: il paradosso non esiste più!!” Carlo non capisce subito, ma riflettendoci sopra e vedendo gli stretti collegamenti con il cono di luce che varia, cambiando sistema di riferimento, alla fine si convince della validità della spiegazione. Il buon vecchietto ha proprio ragione: non è sicuramente uno stupidotto … Anzi! E gli stringe vigorosamente la mano ed è contento di aver capito, malgrado il fratello se la stia godendo con otto anni di meno. Lo scienziato lo saluta con una promessa eccitante: “la prossima volta ti farò vedere come si potrebbe viaggiare nel passato, utilizzando il cono di luce e le caratteristiche dei buchi neri … A presto!!”. E Carlo resta in trepida attesa della nuova avventura … teorica.
E magari anche voi, cari amici …
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113 Commenti a “Il paradosso dei gemelli - parte 2”
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Scusate, ma se si prende un sistema di riferimento assoluto, dove si sbaglia? Mi spiego; la terra si muove a 900 km/sec rispetto ad un riferimento assoluto, quindi se applichiamo la formula della prima parte prima su Gianni con i 200000 km/sec poi su Carlo con i suoi 900 km/sec, non si ottiene la differenza di tempo trascorso?
Ciao a tutti e grazie.
Grazie Vincenzo per questo racconto che mi ha chiarito bene qualche passaggio che mi era veramente oscuro del paradosso dei gemelli. Certo che con questi dati mi vien da pensare sarà veramente impossibile riuscire a muoversi fuori dal nostro Sistema Solare. Anche se riusciremo a creare motori capaci di portarci alla velocità della luce il tempo per raggiungere certe destinazioni renderà quasi impossibile che al ritorno i nostri fortunati viaggiatori trovino il mondo che hanno lasciato. O possiamo sperare nel superamento di alcune leggi della fisica?
Chi sarà mai il vecchio saggio? Non riesco a immaginarlo… ![]()
come carlo. in trepida attesa di nuove avventure teoriche
sorriso
daria
@Prof. Zappalà
“Carlo, sulla Terra, non ha mai cambiato il suo sistema di riferimento. Gianni invece si. Prima all’andata e poi al ritorno. Non c’è simmetria e la teoria precedente non vale in queste condizioni: il paradosso non esiste assolutamente”.
Ecco cosa intendevo dire nella prima parte del racconto… solo che probabilmente non mi sono espresso molto bene ![]()
@tutti
Per quanto riguarda i buchi neri (a mio avviso l’argomento più affascinante dell’astronomia):
Scontri tra buchi neri.
Leggo su focus di questo mese che si pensa esistano zone dell’universo “popolate” da enormi buchi neri erranti, completamente invisibili (credo si riferiscano all’assenza del disco di accrescimento), che spiegherebbero l’esistenza della materia oscura. Nello stesso articolo si parla di collisione tra buchi neri e lo studio di questo fenomeno partirebbe dalla scoperta di un buco nero che viaggia alla velocità di 9,2 milioni di Km/h, allontanandosi dalla sua galassia di origine. Tale velocità sarebbe il frutto dello scontro tra due buchi neri. Cosa ne pensate? ![]()
@tutti o quasi,
vedo che siete molto preparati (perfetto maurizio e anche gaetano). Attenzione però (Enea) che non esistono sistemi di riferimento ASSOLUTI. la velocità di cui dicevo è sempre una velocità relativa e non assoluta. E’ proprio quello il punto… La relatività dei sistemi di riferimento porta al paradosso. Si risolve capendo che i due sistemi non sono “simmetrici”, ma in uno si accellera, si decelera e si cambia due volte direzione e quindi il gioco è fatto !!!
Ci sentiamo tra poco con un bel viaggio nel tempo….alla faccia del “cono di luce” ![]()
E se le stelle da raggiungere di gianni sono due con vertice la terra… parto prima stella, cambio seconda stella parto rientro sulla terra???
@enzo e a tutti gli altri
Grazie per la spiegazione! Da buon ingegnere, avendo solo studiato la fisica classica, mi punge vaghezza di sapere come si calcola l’angolo di deformazione del sistema di riferimento di Gianni, evidentemente funzione della velocità, rispetto a “c”…
E mi fido ciecamente del fatto che ci sia effettivamente questa deformazione, come d’altronde viene deformato anche il soggetto che si muova a velocità comparabili con quella della luce. ![]()
E’ altrettanto evidente che se la velocità è più “umana” (i 120km/h, ma anche i 3600Km/h dell’altro mio commento…) la deformazione del sistema di riferimento è quasi nulla! ![]()
Altrimenti per ringiovanire (o meglio, per invecchiare meno…) basterebbe andarsene qua e là per lo spazio a velocità non proprio folli: tutto questo però avrebbe comunque un costo non indifferente in termini di energia profusa e accelerazioni subite (sia positive che negative…). ![]()
Comunque anche con queste semplici spiegazioni, confesso che in alcuni punti ho fatto fatica a seguire il ragionamento… ![]()
pierluigi
@pierluigi,
domani la cerco e ti do la formula che permette di calcolare l’angolo tra le due rette (almeno spero….). Comunque anche con velocità “umane” il paradosso è stato confermato (ossia il fatto che non esiste…) mettendo un orologio su un aereo e vedendo al ritorno lo scarto rispetto ad uno che era rimasto a terra. Ovviamente frazioni di secondo di differenza, ma ben misurate. Sarà molto meglio il viaggio nel tempo (o almeno teoricamente….)
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Ciao sono Gaetano ho letto con interesse l’articolo sui 2 gemelli, premetto che io ho solo la licenza media e qualche hanno di Liceo scientifico frequentato con risultati deludenti , quindi perdonatemi se sto scrivendo delle castronerie , ma credo di aver capito che Gianni si muoveva a causa della sua velocità in una diversa linea temporale e che solo quando è ritornato sulla Terra è ritornato nella linea temporale di partenza, con gli otto anni di differenza a causa delle diverse velocità delle due linee temporali. Comunque un articolo interessante complimenti!