L’asteroide Ryugu inizia a svelare i propri segreti

I campioni dell’asteroide 162173 Ryugu, giunti sulla Terra lo scorso anno, sono stati sottoposti alle prime analisi. I risultati in due paper appena pubblicati sulla rivista Nature, vediamo insieme le loro conclusioni.

Era il 5 dicembre 2020 quando l’umanità riceveva un preziosissimo campione inviatoci dalla sonda giapponese Hayabusa2: 5,4 grammi di asteroide, prelevati quasi due anni prima dall’oggetto NEAR-Earth 162173 Ryugu.

Ryugu è stato selezionato per alcune sue caratteristiche molto interessanti. È un cosiddetto asteroide di tipo C, vero e proprio fossile risalente all’epoca della formazione del sistema solare. La composizione di questa categoria di corpi è ricca di acqua, carbonio e composti di quest’ultimo, le mitiche molecole organiche. Gli attuali modelli vedono gli abbondanti impatti degli asteroidi di tipo C tra gli indiziati per la scintilla che, qualche miliardo di anni dopo, generò la vita sul nostro mondo.

Gli astronomi studiano da tempo corpi come Ryugu a distanza, ma questo tipo di analisi sono invariabilmente incomplete. Talvolta è persino possibile rintracciare al suolo frammenti di meteoriti generati da simili asteroidi, ma in tali casi si ha a che fare con un residuo bruciacchiato del corpo originario, senza neanche conoscere con certezza la sua origine.
Ecco quindi spiegata l’importanza di Hayabusa2, e l’inestimabile valore dei pochi grammi di asteroide che è riuscita a consegnarci (peraltro un’immensità rispetto ai 100 milligrammi che avrebbero sancito il successo della raccolta).

Sequenza delle fasi di processamento dei campioni di Hayabusa2. Il materiale è stato trattato con grandi cautele esponendolo solo al vuoto e atmosfere di azoto. Infatti l’aria terrestre, umida e blandamente acida, modificherebbe la composizione dei campioni. (Yada et. al., Nature Astronomy, 2021)

I due studi al momento disponibili condensano le analisi preliminari, non distruttive, svolte sui campioni di Ryugu a disposizione dei centri di ricerca giapponesi.
L’articolo con prima firma Toru Yada ha indagato le proprietà fisiche del campione, la presenza di condrule e indagini spettrografiche volte a cercare inclusioni ricche di calcio-alluminio. Si ritiene che queste ultime siano tra le più antiche sostanze a essersi formate nel sistema solare.
Il secondo articolo, con prima firma Cedric Pilorget, è focalizzato sulle analisi compiute con il microscopio iperspettrale MicrOmega, strumento d’eccellenza sviluppato presso l’Institut d’Astrophysique Spatiale di Orsay, in Francia. Il suo campo di indagine è il vicino-infrarosso, nelle lunghezze d’onda 0.99-3.65 µm.

Le conclusioni dei due studi forniscono interessanti conferme di ciò che sapevamo e ipotizzavamo su questa categoria di asteroidi.
Abbiamo informazioni sulla densità dei campioni, che si rivela essere molto bassa rispetto a quella nota dai meteoriti, indicando delle microporosità fin sotto il millimetro. La bassissima riflettività nelle lunghezze d’onda analizzate è in accordo con le rilevazioni compiute dalla sonda, confermando che lo specifico campione prelevato è altamente rappresentativo della composizione di Ryugu. Non sono state rilevate inclusioni di calcio-alluminio submillimetriche, e questo insieme alle altre caratteristiche sembra indicare similitudini con le condrule CI sebbene il campione analizzato sia meno riflettivo, più poroso e più fragile rispetto a esse.
Due picchi nei diagrammi di assorbimento elaborati con le analisi spettrografiche (a 2.7 e 3.4 µm) indicano la presenza di gruppi OH e di composti organici. Si sono rintracciati anche carbonati e composti NH; questi ultimi, data la presenza di un elemento volatile come l’azoto e originatisi probabilmente nel sistema solare esterno, dovrebbero confermare che Ryugu conservi sia elementi puri che altri i quali hanno attraversato transizioni di fase. Analisi più approfondite in laboratori specializzati hanno il potenziale di rispondere a tante domande sulla formazione ed evoluzione della nostra casa nel Cosmo.

I campioni prelevati da Hayabusa2 sono stati anche l’occasione per consolidare i rapporti di collaborazione scientifica internazionale.
Appena qualche giorno fa, il 6 dicembre, l’agenzia spaziale giapponese JAXA ha consegnato alla NASA il 10% del materiale di Ryugu in suo possesso. Si tratta di 23 grani di roccia più altri quattro piccoli recipienti con polveri più fini. L’agenzia spaziale statunitense si è impegnata a restituire il favore fornendo altrettanto materiale di Bennu, l’asteroide visitato recentemente dalla sonda OSIRIS-Rex, i cui campioni sono attualmente in viaggio verso la Terra con arrivo previsto nel 2023.
L’analisi dei materiali da parte di più Paesi, moltiplicando i laboratori interessati, fornisce la possibilità di fare ricerche più approfondite e irrobustire la conclusioni a cui si giungerà. Facendo trionfare quello strumento meraviglioso che è il metodo scientifico.

Consegna dei campioni di Hayabusa 2 al Johnson Space Center. Crediti: NASA/Robert Markowitz

Fonti:
https://www.nasa.gov/feature/nasa-receives-special-cosmic-delivery-of-asteroid-sample-from-japan
https://www.nature.com/articles/s41550-021-01550-6
https://www.nature.com/articles/s41550-021-01549-z
https://solarsystem.nasa.gov/missions/hayabusa-2/in-depth/

Informazioni su Antonio Piras 26 Articoli
Ingegnere elettronico per lavoro, da sempre appassionato di scienza. Scopro l'osservazione astronomica grazie al telescopio della LIDL (ebbene sì) che mi svela le lune medicee un giorno prima di Galileo...ma 405 anni dopo. Da allora la passione cresce a dismisura e attualmente la coniugo alla fotografia, altro grande hobby.

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