Ultimamente nei miei articoli parlo parecchie volte della in-famous Intelligenza Artificiale (IA nel seguito) e di quelle che sono le mie sensazioni a riguardo.
Quattro chiacchiere a ruota libera
I miei 25 lettori (di Manzoniana memoria!) sanno bene che guardo con molto sospetto gli effetti dell’IA soprattutto visto che tutti i giorni si sente parlare di azioni criminali e di certo non lusinghiere perpetrate da parte di autori senza scrupoli: ad esempio si sente parlare di anziani, ingannati da questa brava gente che finge di essere parenti stretti (di solito figli) in gravi condizioni e costretti a chiedere somme sostanziose di denaro o gioielli per pagare interventi mai esistiti. Il tutto viene fatto sintetizzando le frasi in modo tale che il malcapitato crede di parlare con il proprio parente.
Oppure ci sono immagini o filmati che servono allo scopo di screditare il malcapitato personaggio in genere politico o sportivo o del mondo del cinema, facendogli dire cose o fare azioni assolutamente false.
Lasciamo perdere il fatto recente di una ditta che ha licenziato il suo organico di poveri lavoratori a favore dell’IA: magari non sarà (ancora) vero, ma ho la sensazione che si tratti di un pericoloso precedente e di un campanello d’allarme, da non sottovalutare e trascurare con una scrollata di spalle.
Oppure ancora è apparsa la notizia di un famoso doppiatore che ha pensato bene di brevettare la propria voce, perché non possa essere utilizzata selvaggiamente dai soliti ignoti.
Ma c’è anche l’IA benigna
Sottolineo tutte le volte che è l’IA può essere applicata per scopi assolutamente benevoli, soprattutto nella Medicina e nella Scienza, nel nostro caso nell’Astronomia, consentendo operazioni su dati ed immagini che altrimenti richiederebbero tempi lunghissimi da parte di scienziati o appassionati.
Tanti anni fa, quando si erano affacciati i computer nel mondo della tecnologia e nella vita di tutti i giorni, si sentiva dire parecchie volte la frase ed il concetto che “tale attività o ricerca viene svolta grazie al computer” oppure “a questo scopo ci pensa il computer“: come dire “c’è un problema? lo risolviamo con il computer”…
Dopo aver lavorato dentro i computer per una vita (per lavoro e soprattutto per passione), sono in grado di smentire questa terminologia, dato che so perfettamente che il computer non è la panacea di tutti i mali, non svolgendo attività di propria spontanea volontà, ma viceversa deve essere programmato da esperti analisti e programmatori…
Oggigiorno invece si parla sempre di più dell’IA che può fare questo o quello, semplicemente apprendendo (in modo che francamente per me è ancora abbastanza oscuro) da testi, immagini filmati e quant’altro, attingendo da quella fonte inesauribile di informazioni che è il web: il calcio d’inizio, lo start, però deve essere dato da un tecnico esperto umano. Però poi stavolta il programma che implementa l’IA (perché sempre di un programma si tratta…) procede per conto suo.
Oramai l’IA si trova dappertutto nella nostra vita quotidiana, a cominciare dai nostri PC, ma anche nei vostri aspirapolvere, nei vostri cellulari, nei vostri forni a microonde, nei vostri frigoriferi, nelle vostre TV e anche nelle nostre automobili, tutti apparati già di per sé parecchio costosi, ancor di più con la scusa dell’IA.
Immancabile e all’inizio irritante, la presenza dell’IA nelle ricerche fatte tramite il motore di ricerca di Google: da quando è apparsa all’improvviso, cercavo di eliminarla, seguendo il principio che decido io cosa cercare e trovare, ma poi con l’uso e la mancanza di voglia di stare sempre a combattere (anche quando cerco una ricetta per la cucina) mi sto cominciando ad abituare alla presenza di un interlocutore dall’altro lato dello schermo, che immagino mi potrebbe rispondere con una voce inquietante come quella di HAL 9000 nel mitico film di fantascienza 2001 Odissea nello Spazio.
È fantastico il fatto che l’autore del libro, Arthur C. Clarke, già negli anni ’60 (del secolo scorso come suol dirsi) aveva immaginato cosa sarebbe potuto accadere nel suo futuro (l’anno 2001), mentre per noi è oramai già un passato abbastanza remoto e concluso: non siamo ancora arrivati a quelle situazioni, ma direi che poco ci manca… E lo dico con tutta la mia migliore vena ottimistica…
Dimenticavo: in una delle pubblicità (che vengono continuamente interrotte da film, telefilm o programmi tipo il GF) si gloriano del fatto che il loro prodotto sia dotato di “IA avanzata“.
Sarà, ma a me il termine “avanzato” ha fatto sempre pensare agli “avanzi di magazzino” piuttosto che a un qualcosa di moderno o progredito: dai miei ragionamenti è facile capire che in questo caso per me si tratta di una IA che è avanzata dal giorno prima, come una minestra riscaldata… La dualità di interpretazione (una positiva e l’altra negativa) di un aggettivo non è molto comune nella lingua italiana: ora non me ne viene in mente nessuno! (*)
Interazioni con l’IA …
Conoscete bene la mia passione per i modelli costruiti con in mattoncini LEGO e compatibili e recentemente mi è scoppiata una vera passione per i modelli di argomento spaziale, acquistando dal mercato orientale già una dozzina di astronavi di tutti i tipi.
No, non sono matto o ricchissimo, come si domandava il mio tenero e giovane nipotino, appassionatissimo anche lui di LEGO e di vicende fantascientifiche (Star Trek e Star Wars su tutte), di cui conosce vita, morte e miracoli: le singole astronavi costano al massimo 25-30€ l’una, ma sono fonte di un divertimento che non ha prezzo né limiti!
Tra le astronavi in arrivo dall’oriente ce n’è una, questa

che il mercato espresso con le ali indica come il vascello “Event Horizon”. Si tratta in pratica di un MOC (My Own Creation) realizzato da un appassionato esperto, a partire dai pezzi di un altro modello originale.
Quasi per divertimento ho voluto verificare con Google di quale astronave si trattasse, ma (senza riportare il lungo dialogo intervenuto tra me e l’HAL di turno, che ho battezzato HAL 2026) dapprima ho avuto una grossa delusione perché le risposte che mi propinava erano completamente errate.
Molto convinto, mi parlava del modello della LEGO “Star Wars Nebulon-B Frigate”, che è questo

apparso come commemorazione del 40° anniversario di Star Wars (si capisce facilmente dalla targa nera, senza essere dotati di un’intelligenza, chiamiamola così, e per giunta artificiale) e bla bla… E sempre senza alcun tipo di intelligenza aggiuntiva (o avanzata che dir si voglia) si capisce che non si tratta dello stesso modello!
Ho faticato parecchio a fargli capire che la mia astronave non c’entra proprio nulla con il suo modello ed allora ha iniziato a costellare di “sembra” le sue frasi, arrivando alla fine a dire che questi distributori orientali inseriscono dei nomi fasulli nella descrizione dei modelli per attrarre la gente… Ma figuriamoci, non è vero! La classica arrampicata sugli specchi virtuali.
Non soddisfatto e sempre per divertimento, ho cercato proprio “Event Horizon”, tout court, soprattutto a livello immagini e di siti che ne parlano ed ho trovato un mondo (corretto stavolta!) che evidentemente HAL 2026 non aveva ancora scansionato.
Il sito è questo e l’articolo molto divertente e semplice propone le 30 immagini e una breve didascalia delle astronavi più belle del cinema e delle serie TV: come primo elemento chi ti appare? Proprio la mitica Event Horizon di un film di Fantascienza-Horror del 1997!

Bingo… È senza dubbio lei! Abbastanza inquietante e minacciosa, con la parte anteriore che assomiglia vagamente ad un teschio…
Ho indicato ad HAL 2026 la foto e la provenienza e solo allora (obtorto collo) ha dovuto ammettere “Hai ragione, chiedo scusa per l’imprecisione iniziale. Osservando meglio la struttura, il modello nell’immagine non è la versione ufficiale LEGO della Fregata Nebulon-B (set 77904), ma sembra essere un modello alternativo (MOC) basato sulla celebre nave della saga“… perseverando però in un errore che si trascinava dietro da altre risposte.
La saga in questione per lui era Battlestar Galactica e continuava a parlarmi della variante Jupiter: era assolutamente fuori strada… Chissà se conosce il modo di dire “c’entra come il cavolo a merenda”: non gliel’ho chiesto…
Dopo un altro paio di interventi miei e relative risposte, alla fin fine HAL 2026 ha ammesso che “certamente, ora è tutto molto più chiaro. Il fatto che sul sito del venditore venga indicato come “Event Horizon” conferma (era ora!) che si tratta di una MOC (My Own Creation) ispirata alla nave del film cult di fantascienza/horror del 1997, e non di un set ufficiale LEGO Star Wars. ”
Come da titolo di questo articolo, l’apoteosi finale l’ho raggiunta con l’ammissione del subdolo HAL 2026 con questa frase:
“mi scuso per la confusione (…) Non ha nulla a che fare né con Star Wars (Nebulon-B) né con Battlestar Galactica, se non per una vaga somiglianza estetica dovuta ai mattoncini.”
Almeno è un tantinello più intelligente di noi umani nel riconoscere i propri errori… Ancora per adesso…
Conclusione della vicenda
Se cercate ora l’immagine del MOC, HAL 2026 probabilmente dirà tutt’altro… Grazie! Dopo che ho insistito con argomentazioni a segnalare che fosse in errore… Credetemi: un minimo di inquietudine nel farlo ce l’avevo… Quale potrebbe essere in futuro la sua reazione di fronte ad un suo errore?
Ma forse ho visto troppe volte il mitico 2001…
(*) Sempre per divertimento ho cercato con Google “avanzato, significati contrapposti” ed HAL 2026 stavolta c’ha colto in pieno!!
“Il termine avanzato è un esempio di enantiofonia (o enantiosemia), ovvero una parola che può assumere significati opposti a seconda del contesto, derivanti dallo sviluppo storico e metaforico del verbo avanzare“.
Un esempio classico è “ospite” che da noi significa tanto chi ospita che chi viene ospitato: una volta tanto gli anglofoni vincono il confronto con i due termini “host” e “guest”… Oppure “affittare” che ha i due significati di dare in affitto o prendere in affitto… E finisco con “sbarrare” e le frasi “sbarrare gli occhi” e “sbarrare una porta”, antitetiche.
Se vi punge vaghezza di sapere cosa sia l’enantiosemia, basta cercarla con Wikipedia (che mi ha fornito gli esempi appena visti) che vi chiarisce tutto affermando che “è la caratteristica di una locuzione (in genere di singole parole, ma anche di sintagmi o morfemi) di avere due significati opposti. Si tratta di una forma di polisemia. Non va confusa con l’antonimia.” (qui ci vorrebbe una bella faccina stravolta: ma che ha detto??).
Concludo scusandomi delle troppe dissertazioni, ma da sempre sono più avvezzo alle insalate di matematica che non ai sintagmi e i morfemi…

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