Nel sito SkyatNightMagazine della BBC è stato appena pubblicato un interessante articolo che fa il punto della situazione della mitica sonda Voyager 1: partendo dal lancio, proseguendo con i vari incontri con i pianeti del Sistema Solare e passando al viaggio senza fine nell’universo, vediamo le tappe fondamentali e cosa succederà a questa sonda della NASA nel prossimo e nel lontanissimo futuro.
Viste le tante informazioni contenute, passo senza indugio alla traduzione ragionata e non certo artificiale, con miei commenti in corsivo, dell’articolo scritto da Alastair Gunn, un Radioastronomo nientemeno che del mitico Jodrell Bank, presso il Centre for Astrophysics dell’Università di Manchester.
Il titolo ci parla di una evento importante per questa intrepida sonda, mai raggiunto finora.
La sonda Voyager 1 sta per arrivare alla distanza di 1 giorno luce dalla Terra, una pietra miliare davvero notevole
A partire dal mese di febbraio 1998, quando ha sorpassato il detentore di record di distanza dalla Terra, la sonda Pioneer 10, la Voyager 1 è il manufatto più lontano esistente, che a distanza di ben 48 anni dal suo lancio sta ancora trasmettendo dati scientifici (al “creatore”, permettetemi una doverosa citazione dal primo film di Star Trek).
E questo piccolo emissario della razza umana si sta avvicinando velocemente ad un’ennesima pietra miliare: il 13 novembre si troverà esattamente ad “1 giorno luce” dalla Terra, cioè alla distanza percorsa in un giorno dalla luce (che nel vuoto viaggia a 299792 km/sec : ma non in un anno, come da definizione dell’anno-luce che conosciamo molto bene).
Fatti i conti, in quel momento il solitario viaggiatore si troverà a circa 26 miliardi di km dalla Terra, starà viaggiando a circa 61000 km/h verso un punto della costellazione di Ofiuco: da stime della NASA (reggetevi forte!) nell’anno 40272 passerà a 1.7 anni-luce dalla stella nana rossa Gliese 445 che nel frattempo si sarà spostata dalla sua posizione attuale, nella costellazione della Giraffa (Camelopardalis).
Analogamente alla sua sorella Voyager 2, la sonda reca a bordo un messaggio (il Golden Record) destinato agli (eventuali) alieni che dovesse mai incontrare nel suo viaggio.
In questa immagine vediamo rappresentate le quattro sonde Voyager 1 e 2, la New Horizons e la Pioneer 10, con indicate le distanze, a marzo di quest’anno, espresse in billions (cioè meglio miliardi) di km dalla Terra, in scala rispetto all’estensione dell’orbita di Plutone.

Partiamo dall’inizio
Lanciata nel lontanissimo settembre 1977, la Voyager 1 ha intanto raggiunto Giove nel 1979 e nel corso del passaggio ravvicinato con il gigante gassoso, ha potuto studiare il pianeta stesso e le quattro famose lune galileiane (Io, Europa, Ganimede e Callisto) : ha scoperto tra l’altro l’attività vulcanica del satellite Io,

il ghiaccio d’acqua su Europa e l’elusivo Sistema di Anelli di Giove.

Raggiunto Saturno alla fine del 1980, la sonda tra l’altro ha scoperto 5 nuovi satelliti , ha rivelato la complessità del sistema di Anelli

e ha mostrato che la luna Titano è avvolta da una spessa atmosfera di azoto.
Negli anni successivi ha raggiunto molte prime volte nel suo percorso verso le stelle lontane: nel 2004 ha raggiunto il termination shock, laddove il vento solare inizia a diminuire per la pressione dello spazio interstellare.
Il 25 agosto 2012 ha oltrepassato l’eliopausa, un enorme bozzolo che circonda il Sole all’interno del quale lo spazio risente dell’influenza del vento e del campo magnetico solare: una volta al di fuori, si inizia a sentire l’influenza dell’interstellar medium (ISM), il mezzo interstellare.
Ma non è ancora giunto al limite del Sistema Solare, dato che esiste la nube di Oort, una sfera che contiene una quantità enorme di oggetti ghiacciati, legati gravitazionalmente al Sole: ma la Voyager 1 non l’ha ancora incontrata e non lo farà prima di 300 anni, per infine attraversarla tutta dopo la bellezza di altri 30000 anni, con il che sarà veramente uscita dal Sistema Solare.
Nel dicembre 2018 i tecnici della NASA hanno captato il ronzio delle vibrazioni del gas della ISM, mentre nel 2020, ben al di là dell’eliopausa, la sonda ha incontrato uno strano incremento del campo magnetico, dovuto al fatto che forse l’attività magnetica del Sole può saltuariamente espandere l’eliopausa stessa.
Com’è alimentata la sonda
La sonda genera l’alimentazione per i propri apparati dal calore del decadimento radioattivo di una cella a plutonio-238, che con il tempo decade, tant’è che attualmente l’energia generata è circa la metà di quella originaria.
Per questo motivo molti degli strumenti di bordo sono stati spenti nel corso degli anni per risparmiare energia: la fotocamera è stata spenta nel lontanissimo 1990 non prima di aver volto l’obiettivo verso il Sistema Solare, immortalando tutti i pianeti meno Mercurio, troppo vicino al Sole

Una scelta saggia, visto che di lì in poi non ci sarebbe stato praticamente nessun oggetto da immortalare nello spazio immenso e vuoto.
Gli strumenti rimasti attivi…
… e alimentati sono tre, un magnetometro, il misuratore della densità di elettroni e un misuratore di particelle a bassa energia, scelti perché sono importanti per lo studio dell’ISM.
Ma fatalmente alla fine le comunicazioni con la Terra termineranno, proprio perché i motori che allineano l’antenna ricetrasmittente verso la Terra cesseranno di funzionare e nel 2036 la sonda si troverà così distante che le antenne della NASA non saranno più in grado di captare il debolissimo segnale della sonda.
A questo punto il Voyager 1 sarà abbandonato a se stesso, in un viaggio che durerà eoni verso la Via Lattea.
Ma vediamo altre informazioni sul lunghissimo viaggio: distanze e “velocità” delle comunicazioni
Alla distanza di 1 giorno-luce la sonda si troverà appena 5.6 volte più lontana di Nettuno, una distanza sbalorditiva, ma è ancor più stupefacente accorgersi che nel suo viaggio di 48 anni per arrivare a quella distanza, il Voyager 1 avrà viaggiato solo lo 0.0027% della distanza che separa il Sole dalla stella più vicina, Proxima Centauri…
Veniamo ora alle comunicazioni tra la Terra e la sonda, soprattutto alla luce delle velocità a cui siamo abituati oggigiorno con cellulari, rete e quant’altro… Non a caso nel titolo del paragrafo ho messo velocità tra virgolette! Facciamoci due risate! Eviterò commenti per non mettere il dito nella piaga!
La sonda è stata costruita (negli anni ’70) con quella che oggi definiremmo vecchia tecnologia, ma era il meglio che la tecnologia offrisse all’epoca: i tre computer di bordo hanno 68 kbyte di memoria in totale e la loro CPU viaggia a 250kHz…
I comandi inviati alla sonda viaggiano a 16 bps (“bit al secondo“), mentre i dati scientifici che della sonda arrivano a 160 bps. Il tutto è mezzo milione di volte più lento di una connessione domestica.
Ma anche l’estrema distanza della sonda comporta grandi difficoltà nelle comunicazioni: nel 2023 la sonda ha iniziato a inviare alla terra messaggi strani (borbottii, come riporta l’articolo) senza senso e ci sono voluti cinque mesi perché i tecnici capissero di cosa si trattasse e come risolvere il problema.. Senza sorpresa, hanno scoperto che c’era un chip di memoria difettoso…

A peroʻ!! Dopo 48 anni e ancora tutto fila liscio continuando a inviare dati , mentre i vari elettrodomestici che dovrebbero essere super testati visto che vengono aggiornati di continuo , allo scadere dei 2 anni di garanzia smettono di funzionare , mi da da pensare strane cose .