In un articolo di UniverseToday leggiamo che la sonda spaziale Juno della NASA ha immortalato da vicino Tebe, una delle piccole lune di Giove, interne ai quattro satelliti medicei (Io, Europa, Ganimede e Callisto) e responsabile del mantenimento di uno dei vari anelli del pianeta gigante.
Il titolo dell’articolo in questione, a firma di Bruce Dorminey, all’inizio mi aveva fatto sobbalzare sulla sedia perché contiene un “of” di troppo, come vedremo a breve: non si tratta di un refuso (“typo“), ma un vero e proprio errore che Bruce ripete per 4 volte nell’articolo.
Ribadendo che la mia traduzione dall’inglese avviene come sempre in modo ragionato e assolutamente non artificiale, (con i miei commenti in corsivo), vediamo subito il titolo originale: “NASA’S Juno Makes Closest Ever Approach To Jupiter’s Moon Of Thebe” dove quell’of indicherebbe una luna di Tebe (e non la luna Tebe), appunto facendomi sobbalzare, perché sarebbe un’assoluta novità nel Sistema Solare.
Eliminando la preposizione incriminata (nel corso dell’articolo farebbe pensare anche ad una luna di Amaltea, altro satellite di Giove: errare humanum est, perseverare diabolicum) e una volta planato di nuovo sulla mia sedia, il titolo diventa il seguente
La sonda Juno della NASA effettua l’incontro più ravvicinato con la luna Tebe
La missione Juno intorno a Giove e alle sue lune, ha effettuato recentemente il passaggio più ravvicinato a Tebe, ad appena 5000km di distanza. Questa è l’immagine tratta direttamente dal sito della NASA, visto che quella mostrata nell’articolo è abbastanza strana dato che sembrerebbe la foto di un’immagine mostrata su un monitor!

Tebe si trova nella parte esterna dell’anello “Gossamer di Tebe”, un anello totalmente differente da quelli famosissimi di Saturno, che finora è stato solo una nota a piè di pagina nella scienza planetaria (non sono d’accordo: nelle scienze Astronomiche tutto è importante!).
Finora l’immagine migliore di Tebe è quella che possiamo trovare su Wikipedia

ed era stata scattata dalla sonda Galileo della NASA il 4 gennaio del 2000 da una distanza di 193000 km. Anche qui si vede un cratere enorme…
Il satellite Tebe e la Morte Nera
Nel lontano 1979 Stephen Synnott ha scoperto questa luna analizzando le lastre fotografiche catturate dalla sonda Voyager I della NASA: la più recente immagine della sonda Juno, rilasciata il primo maggio, è stata presentata nella conferenza stampa della European Geosciences Union tenutasi a Vienna.
(anche se a prima vista non sembra proprio un’immagine eclatante) La risoluzione spaziale della foto è di 3km per pixel e mostra un cratere enorme che copre circa il 40% della superficie della piccola luna.
Steve Levin, scienziato della missione Juno, nel corso del briefing ha scherzato dicendo che ora anche Giove ha la sua “Death Star” (famosissima per i film di Star Wars), ad una distanza di appena 222000 km (ricordo che la Luna dista 384000 km dalla Terra e per chi non la conoscesse, ecco l’immagine della stazione orbitale che da noi si chiama la Morte Nera)

Ovviamente Levin si stava riferendo a Saturno e al suo satellite Mimas

che vediamo in questa immagine trasmessa dalla mitica sonda Cassini.
L’origine di Tebe
Heidi Becker, scienziata planetaria e co-leader del team della sonda Juno al JPL della NASA, afferma che “come accade per tutto quanto appartiene al sistema interno di Giove (gli anelli fatti di polveri, il campo magnetico, le fasce di radiazioni e le lune all’interno degli anelli), Tebe fa parte di un complesso puzzle, ancora pieno di mistero. Abbiamo tratto le dimensioni approssimative del satellite (poco meno di 100km di diametro in media) dalle immagini riprese dalla sonda Galileo”.
E continua dicendo che “la sua composizione e densità non sono ancora ben conosciute ed anche l’origine di Tebe è un mistero, sul quale ci sono varie ipotesi: è un intruso che è stato catturato? è una parte di un oggetto più grande che si è disgregato? oppure è il risultato di un processo di accumulazione di materiale che originariamente orbitava intorno a Giove?
Studiando l’evoluzione dell’orbita di Tebe nel corso del tempo, potremmo avere indizi sulla sua densità, restringendo le ipotesi sulla sua formazione: grande contributo si ha con le immagini fornite dalla sonda Juno.
Le nuove immagini di Tebe sono state ottenute con la camera di inseguimento stellare SRU (Stellar Reference Unit), che è molto sensibile ad oggetti di bassa luminosità. Nelle prime orbite della Juno intorno a Giove, la SRU aveva ripreso in alta definizione le immagini di Ganimede, Europa ed Io puntando verso zone degli emisferi notturni, illuminati solo dal chiarore di Giove: porzioni di superficie illuminate direttamente dal Sole avrebbero saturato le immagini.
In questa occasione i tecnici sono stati capaci di utilizzare la fotocamera SRU per esplorare oggetti ritenuti unici e deboli nel sistema gioviano: tra l’altro sono riusciti a catturare immagini anche del lato illuminato dal Sole con ricchi giochi di ombre, fatto che consentirà di conoscerne meglio i crateri e daranno indizi sull’evoluzione del satellite.”
Nell’immagine della Juno, la parte sinistra è illuminata direttamente dal Sole, mentre il lato a destra è illuminato dal chiaro di Giove, la luce del Sole riflessa e diffusa dal pianeta gigante.
Il mantenimento precario della sua polvere
Il campo gravitazionale di Tebe e le sue forze centrifughe sono circa uguali al limite teorico di Roche, indicando che la polvere superficiale può facilmente essere rilasciata nello spazio.
Nel corso del briefing, il team della Juno ha affermato che la formazione dell’anello Gossamer di Tebe potrebbe essere il prodotto della continua perdita di polvere da Tebe.
Il marito secondo la mitologia?
Il team della Juno pensa che il grande cratere sia quello che era stato chiamato Zephys, che nella mitologia era il marito di Tebe: ci vorrà però molto altro tempo per analizzare ed interpretare le immagini successive della sonda per avere la conferma che si tratti proprio di quel cratere.
In conclusione, Heidi Becker aggiunge “di essere incuriosita per come la desolata Tebe appaia in uno sfondo completamente nero: 100 km di diametro non sono pochi in scala umana, ma quella povera piccola Luna sembra aver passato brutti momenti presentando crateri grandi quanto la luna stessa. Fa riflettere infine il fatto che non sappiamo esattamente come collocare Tebe e la sua evoluzione: il modello della sua orbita migliora quanto più facciamo osservazioni, ma abbiamo ancora molto da imparare”.
L’anello Gossamer di Tebe e di Amaltea
Adesso, facciamo quattro chiacchiere che richiedono la presenza di Pico de Paperis e Archimede Pitagorico al vostro fianco! In questa pagina dell’enorme sito della NASA, si parla del sistema di anelli di Giove.
Ho tratto questa immagine della struttura degli anelli di Giove ed in particolare dei due Gossamer… che poi significa “ragnatela”, ad indicare l’estrema sottigliezza e impalpabilità.

Si tratta del mosaico di 5 immagini riprese dal CCD a bordo della sonda Galileo nel lontano 1996: in alto sono mostrate solamente le riprese effettuate dalla sonda con indicata la sensibilità della fotocamera.
Nella parte inferiore invece sono indicati i piccoli satelliti interni di Giove e la loro distanza espressa in Rj (raggi gioviani) dal pianeta, nonché i tre anelli di Giove (l’anello principale e i due Gossamer di Amaltea e Tebe).
Le immagini hanno una risoluzione di 134km per pixel e sono state riprese dalla distanza di 6 milioni di km con la sonda posizionata all’interno dell’ombra proiettata da Giove e puntando in direzione del Sole, che dunque risulta nascosto dal pianeta stesso: gli anelli sono perciò retroilluminati dal Sole.
Quella parentesi sulla sinistra non è un disegno, ma è la luce del Sole filtrata dall’atmosfera di Giove: le linee orizzontali invece sono varie parti degli anelli ripresi con sensibilità crescente dato che andando verso destra sono nettamente meno luminosi.
Si può notare come i due anelli Gossamer terminino all’improvviso mentre l’anello principale ha anche un’importante dimensione verticale che si attenua con la distanza da Giove, verso Metis e Adrastea.
I più interessati di voi possono continuare ad approfondire queste tematiche (al di là dello scopo di questo articolo) nella pagina indicata, che prosegue raccontando come i quattro satellitini interagiscano con il sistema di anelli.
Buona lettura!

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