La cometa 3I/ATLAS – 40° aggiornamento – La cometa è completamente differente da altri oggetti del Sistema Solare

La cometa 3I/ATLAS non assomiglia a nessuno degli oggetti del Sistema Solare: questo è il responso dei tecnici della NASA che hanno analizzato i dati forniti dal JWST


La cometa interstellare 3I/ATLAS oramai è sempre più lontana dal Sistema Solare, ma gli scienziati continuano ad analizzare i tantissimi dati forniti, nel corso degli ultimi mesi, dalle sonde spaziali: vediamo i risultati dell’analisi da parte del JWST, il mitico James Webb Space Telescope della NASA.

In questa pagina del nostro sito, aggiornata a mano a mano che ne pubblico altri, potete trovare l’elenco di tutti i miei articoli precedenti sulla cometa, ognuno dei quali mostra aspetti differenti della 3I/ATLAS.

In un articolo apparso su SkyatNightMagazine della BBC, Iain Todd (che già abbiamo incontrato in altri articoli) ci parla degli studi più recenti effettuati dalla NASA su dati forniti dal JWST: la mia traduzione dall’inglese è come sempre ragionata e assolutamente non artificiale.

Il JWST immortala la 3I/ATLAS, dimostrando che non assomiglia a nessuno degli oggetti del Sistema Solare

L’analisi riguarda i dati relativi all’osservazione della cometa da parte del JWST avvenuta a dicembre 2025, quando l’oggetto interstellare era passato da poco alla minima distanza dal Sole: come da titolo, non assomiglia a nessun oggetto che possiamo osservare quotidianamente e gli scienziati sottolineano che ci sono le prove che la 3I/ATLAS si è formata in un angolo remoto della nostra galassia in condizioni notevolmente differenti da quelle esistenti nel Sistema Solare.

JWST ha raccolto in particolare le primissime impronte digitali dei componenti chimici nel medio-infrarosso di un oggetto interstellare: il JWST infatti osserva l’Universo nell’infrarosso, dando agli Astronomi la possibilità di vedere parti del cosmo normalmente invisibili all’occhio umano.

Lo strumento utilizzato per le osservazioni è stato il MIRI (Mid Infrared Instrument) in due date differenti subito dopo il passaggio al perielio: la prima osservazione è avvenuta il 15-16 dicembre 2025 con la cometa a 329 milioni di km dal Sole, mentre la seconda è avvenuta il 27 dicembre con la cometa stavolta a 379 milioni di km dal Sole.

osservazioni della cometa con lo strumento MIRI – credit : NASA, ESA, CSA, STScI, M. Belyakov (Caltech), I. Wong (STScI), Image Processing: A. Pagan (STScI)

Il JWST per la prima volta ha riscontrato la presenza di gas metano (CH4) in un oggetto interstellare: questo composto, nelle fredde profondità dello spazio interstellare, era mantenuto sotto forma di ghiaccio all’interno della cometa stessa, ma con l’avvicinamento al Sole la cometa si è riscaldata, facendo sì che il metano sublimasse diventando gassoso.

A questo proposito gli scienziati hanno sottolineato che il ritardo nell’apparizione del metano gassoso potrebbe essere attribuito al fatto che era sepolto in profondità e c’è voluto qualche tempo perché il calore del Sole arrivasse a quella profondità.

In quest’altra immagine vediamo lo spettro della cometa

credit : NASA, ESA, CSA, STScI, M. Belyakov (Caltech), I. Wong (STScI), Image Processing: A. Pagan (STScI)

e cioè l’analisi chimica della luce emessa dall’oggetto e raccolta dal JWST nelle due date.

Nulla a che vedere con altri oggetti del Sistema Solare

Da queste analisi i tecnici della NASA hanno ripetuto che la cometa non assomiglia nemmeno lontanamente ad altri oggetti del Sistema Solare e questo fatto ci può dire parecchio su quali fossero le condizioni dell’oggetto interstellare all’epoca della sua formazione.

Il rapporto tra le quantità di metano relative all’acqua riscontrato nelle analisi è sorprendentemente alto, così come la 3I/ATLAS è insolitamente ricca di diossido di Carbonio (CO2), che rilascia sotto forma di gas in quantità completamente differenti se paragonate a quelle dell’acqua riscontrate in tutte le comete del Sistema Solare.

Inoltre il JWST ha riscontrato un forte abbassamento della produzione di gas da parte della cometa allontanandosi dal Sole, con il gas d’acqua che ha mostrato il calo più pronunciato: ciò è avvenuto perché la cometa ha iniziato a ricevere sempre meno calore dal Sole ed ha di nuovo iniziato a raffreddarsi, con la superficie sempre più gelata al punto che non è stato più possibile vaporizzare gas nello spazio.

L’articolo completo è stato pubblicato su Astrophysical Journal Letters a disposizione dei lettori interessati e che desiderano approfondire le tematiche appena accennate in questa sede.

 

Informazioni su Pierluigi Panunzi 645 Articoli
Classe 1955, sono nato e vivo a Roma, laureato in Ingegneria Elettronica, in pensione dopo aver lavorato per anni nel campo del software, ma avrei voluto laurearmi in Astronomia. Coltivo la passione per l’astronomia dal giorno successivo allo sbarco dell’uomo sulla Luna, maturando un interesse sempre crescente per la Meccanica Celeste, il moto dei pianeti, la Luna e i satelliti. Da molti anni sono divulgatore scientifico e in passato ho presieduto a serate astronomiche organizzate a Roma e paesi vicini. Da parecchi anni mi sto perfezionando nell’astrofotografia grazie all’auto-regalo di varie apparecchiature digitali

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