Marte secondo il cinema spagnolo

Pare che la mia prima recensione sia piaciuta… allora insisto!
In questo articolo tanto il film quanto la regista sono poco noti, anche se il film è citato in wikipedia: stavolta farò un po’ di spoiler, ma ne varrà la pena…

Tempo fa avevo visto un film spagnolo di fantascienza, che probabilmente pochi conoscono, “Stranded – Naufraghi“, del 2002, la cui regista (leggo da wikipedia) è la poco nota María Lidón, mentre gli effetti speciali sono da parte della società “Cine Effecto”.

Beh… è tutta un’altra cosa rispetto a mostri sacri (film e registi) come quelli citati nella mia prima recensione (pubblicata recentemente), ma in questo caso, a differenza di tanti altri film di fantascienza decisamente scarsi, fa la sua bella figura: si vede che è un po’ casareccio, con effetti speciali quasi assenti, ma ha una grafica accattivante, specie per quanto riguarda le scene che mostrano il pianeta al centro della trama del film, ancora una volta Marte, senza Lune che compaiono nelle inquadrature!

Non voglio assolutamente fare il paragone con il più noto “Sopravvissuto – The Martian” di cui ho parlato già, per il quale ho segnalato alcune piccole incongruenze, insospettabili in un film diretto nientemeno che da Ridley Scott.
In questo caso il film inizia abbastanza bene (dal punto di vista scientifico), si dilunga un po’ troppo nella parte centrale, in alcuni momenti abbastanza noiosa, per poi rifarsi nella seconda parte quando la vicenda assume uno sviluppo decisamente inatteso. Il finale poi a me è davvero piaciuto e la carrellata che vi mostrerò (sperando di non incorrere in copyright di sorta, ma anzi farò un favore alla regista) a mio parere vale tutto il film.

Come già accennato, ebbene sì, stavolta parlerò diffusamente della trama del film, svelando dettagli che stranamente non si trovano nemmeno in internet: cercandolo si trovano 2-3 siti dove la recensione, sempre la stessa, fa riferimento nel finale ad “… una scoperta sconvolgente”, ma senza aggiungere altro.

Perciò se avete intenzione di vedere il film, fermatevi qui, sapendo soltando che si tratta dell’ennesima storia di un gruppo di astronauti e delle loro vicissitudini nel corso della prima missione su Marte.

La Trama

Il film parla appunto di una missione (denominata Ares, e ricordo che il film è del 2002) che ha lo scopo di effettuare un’esplorazione di Marte, grazie alla capacità di un manipolo di astronauti: l’astronave madre è una classica nave spaziale con una parte rotante ed ha una parte anteriore più aerodinamica che si separa per diventare l’ahimé unico modulo di atterraggio sul suolo del pianeta rosso.

la nave spaziale Ares
la nave spaziale Ares

All’inizio un telecronista spiega in una diretta TV i dettagli molto scientifici della missione, il che già è un buon sintomo del fatto che la regista ed il suo staff si sono documentati a dovere (senza scopiazzare qua e là): a 298 giorni dall’inizio del viaggio, l’astronave Ares si sta avvicinando a Marte per entrarne in orbita, dopo aver percorso un’orbita ellittica di transizione tra la Terra e Marte, “…definita dagli ingegneri un’orbita di Hohmann” (che esiste davvero, non è un’invenzione fantascientifica).
Immagino che anche in questo caso gli “ingegneri” non c’entrino affatto (lo dico per spirito di corpo!): infatti il termine inglese “engineer” significa principalmente “tecnico” (più generico), piuttosto che “ingegnere” e parecchie volte viene tradotto a sproposito. In questi casi si parla di “false friend” e cioè di termini tradotti erroneamente  ad orecchio : sapete ad esempio che cosa significhi il termine inglese “scalpel” ? Scalpello?! No! Ma ora torniamo al film.

Successivamente lo speaker parla dell’assenza su Marte di un $campo$ magnetico planetario, sostituito da piccoli campi magnetici localizzati in alcune zone della superficie del pianeta, scoperti nel 1999 dalla sonda Mars Global Surveyor: cita anche strane anomalie gravitazionali, che saranno proprio la causa e la spiegazione di quanto accadrà in seguito. Sottolineo tutto questo, perché in altre situazioni fioccano di solito termini davvero fantascientifici e inventati senza alcun collegamento con la realtà fisica: ma nemmeno i film maggiori si salvano! Pensate ad esempio alla serie di filmoni tipo Star Trek ed alle loro improbabili caratteristiche e citazioni assolutamente fantascientifiche.

In breve dall’astronave madre si distacca il modulo di atterraggio, che per un problema del software di bordo si va a schiantare sul suolo marziano nei pressi della famosissima Marineris Valley: in occasione dello schianto, effetti speciali completamente nulli! Si vede solamente inquadrata la cabina di pilotaggio con gli astronauti in tuta ed all’improvviso un grande botto con lo schianto sul suolo marziano accompagnato dall’immagine che si agita. Dall’orbita marziana si può intuire la zona in cui è andata a finire la capsula d’atterraggio.

vista di Marte e dell'Ares in volo
vista di Marte e dell’Ares in volo

Praticamente la vicenda poi si svolge per un bel po’ di tempo all’interno di un paio di locali del modulo di atterraggio e solo ogni tanto si intravvede il suolo marziano, rigorosamente rosso. Il budget evidentemente non consentiva effetti migliori, perciò pazienza… Tanto ci pensano i vari personaggi a ravvivare la scena con le loro idiosincrasie e debolezze: c’è persino un certo Baglioni, un astronauta esperto in sistemi di bordo, decisamente paranoico, pessimista e egocentrico, pronto con il suo pad a calcolare qualsiasi cosa gli venga richiesto.

E la prima domanda che sorge spontanea ai sopravvissuti è quanto potranno resistere in attesa di soccorsi all’interno della piccola e squalliduccia navicella, considerato che per loro fortuna sembra non aver subito danni: l’unico che non ce la fa a seguito dello schianto è il comandante anziano della missione, per cui il comando va ad un’affascinante biondina che (al pari degli altri colleghi) sembra un pesce fuor d’acqua, capitato lì per caso.
Dicevo dei soccorsi, che sarebbero arrivati non prima di due anni e mezzo, mentre il modulo in orbita non sarebbe stato assolutamente d’aiuto, tant’è che di lì a poco riparte per tornare sulla Terra. Ma prevedere un secondo modulo di discesa di riserva? Troppo costoso? Speriamo che alla NASA ci pensino!

In questa parte, il film si dilunga in chiacchiere soporifere da parte di tutto l’equipaggio che scopre, ahiloro, di avere a disposizione aria e cibo solamente per due persone, che potrebbero così sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi. E le altre tre persone dell’equipaggio? Tra queste c’è anche l’attuale capa (sempre donne al comando!) che ha l’idea di lasciar sopravvivere solo le due persone con i compiti più importanti, l’esperto dei sistemi, Baglioni, ed il medico di bordo, una dottoressa: invece lei, più gli altri due rimanenti dell’equipaggio, dovrebbero uscire per una passeggiata verso il fondo della Valle.

E così fanno, uscendo dalla capsula con tutta la dotazione personale di aria in bombolette, per affrontare una bella scarpinata in discesa, attraverso strette gole e anfratti naturali: almeno avrebbero visitato un mondo completamente nuovo, invece di aspettare la fine, sicuramente litigando con gli altri, in pochi metri quadrati di navicella. In particolare potranno verificare la presenza di una strana nebbia presente sul fondo della valle.

la nebbia misteriosa sul fondovalle
la nebbia misteriosa sul fondovalle

Durante la passeggiata i tre vedono in cielo i due satelliti di Marte, Phobos e Deimos: anche stavolta, ma ovviamente una dozzina d’anni prima del film di Ridley Scott, l’aspetto dei due satelliti è inventato, nel senso che è poco scientifico, solo scenografico. Phobos almeno è mostrato in modo decisamente realistico, con l’immenso cratere Stickney, ma con un diametro apparente assolutamente troppo grande, mentre Deimos è rappresentato correttamente come una stella molto brillante: peccato che però era giorno, in piena luce del Sole.

Phobos e Deimos in una inquadratura
Phobos e Deimos in una inquadratura

Come detto nell’altra recensione, durante il giorno i due satelliti non possono essere visti, ma almeno qui sono molto più realistici e per di più nessuno dei due è la Luna!!

Dopo qualche tempo, sempre durante la lunghissima discesa verso il fondo della valle, si rivedono i due satelliti, praticamente nella stessa formazione, mentre in realtà sappiamo che Phobos è molto veloce e si sposta rapidamente nel cielo marziano. Pazienza.

Phobos e Deimos in un'altra inquadratura
Phobos e Deimos in un’altra inquadratura

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2 Commenti    |    Aggiungi un Commento

  1. ho trovato una bella foto (da parte delle sonde NASA nel 1972) della zona australe di Marte in cui esiste una struttura decisamente circolare: una parte, a destra nella foto, è proprio quella citata nel film e dalla quale hanno tratto la forma per il labirinto alieno...
    Allegato 14469
    alla NASA da subito avevano battezzato questa zona Inca City

    le foto ad altissima risoluzione invece ovviamente non mostrano alcun tipo di struttura!
    Allegato 14470

  2. Bé, struttura, nel senso di pattern riconoscibile, c'è eccome! E vistosa, direi.

    Solo che non vi è alcun elemento (a voler fare sempre doverosamente i possibilisti) che faccia propendere concretamente per il risultato di un'azione deliberata da parte di un essere vivente cosciente e costruttore.

    Probabilmente dev'essere sfuggita ai "sostenitori senza se e senza ma a prescindere" delle civiltà aliene nel giardino di casa, altrimenti vi avrebbero già scorto mura ciclopiche di antiche monumentali vestigia poi sepolte dalla sabbia portata dal vento marziano. Magari muraglioni eretti per costituire grandi riserve d'acqua su una superficie marziana che stava diventando più arida... o i bastioni di antichi forti... figuriamoci. Qui per la pareidolia è come invitare una lepre a correre!

    Ricordo a me stesso che le fratturazioni su grande scala prodotte da un impatto su un substrato relativamente regolare e ben stratificato hanno di norma un andamento radiale/anulare insieme; cosa che utilizzando un reticolo grafico da lui disegnato sovrapposto ai "centri" che gli sembrava di poter individuare su normalissime carte geografiche consentì a mio padre, pur giurista di formazione, di "dimostrare" la natura blastica di sospetti crateri meteoritici.

    TUTTI quelli che lui giunse a conclusione poter avere quell'origine, che prima di allora o dopo vennero esaminati per quanto attiene alla presenza di impattiti e con l'analisi della direzione di stress (microtettonica), risultarono avere effettivamente quell'origine.

    Ora, le due foto che tu posti sono interessantissime. Andrebbero approfondite: parrebbe che la macrostruttura possa essere di impatto, ma la si potrebbe giustificare anche come le direzioni di fratturazione da stress causate dalla cupola di un domo salino in risalita idrostatica dal di sotto dei sedimenti soprastanti (quel che accade oggi continuamente e inesorabilmente sul fondo del Tirreno, memorie della crisi di salinità del periodo Messiniano). In quel caso sarebbe alla base di un'importante scoperta a conferma, perché amplierebbe la valutazione su quanta acqua (quanta, non se) ci fosse su Marte prima che la perdesse quasi tutta, e quanto a lungo avesse agito un ciclo dell'acqua con dilavamento dei suoli e presa in carico di sali.