Uscito recentemente nelle sale cinematografiche, Passengers è un simpatico film che suggerisco di vedere prima di leggere questo articolo con la mia personale recensione. Attenzione! Ci sono parecchi spoiler!

Film fantascientifico, Passengers è una storia d’amore che nasce a bordo di un’astronave (la Avalon) in un lontano futuro, quando l’umanità intraprende un viaggio interstellare alla volta del pianeta (inventato) chiamato Homestead II per mezzo di una bella astronave la cui forma ricorda molto le eliche del DNA: a bordo ci sono 5000 persone oltre ai 258 membri dell’equipaggio, tutti sottoposti a sonno criogenico (ibernazione) a causa della durata lunghissima del viaggio, 120 anni. Il viaggio avviene ad una velocità fantascientifica pari a metà della velocità della luce (c/2), il che comporta una distanza della meta di almeno 240 anni luce dalla nostra Terra ed inoltre significa che a distanze inferiori non avevano forse trovato nessun pianeta abitabile. [Oops ! l'amico Dinamo mi fa notare che la distanza della meta non è 240 anni luce, ma 60 anni luce! ]

La sigla del film mostra appunto l’astronave Avalon in volo sfrenato (torneremo su questo verso la fine dell’articolo) in un fantastico cielo in cui troneggia una bellissima Via Lattea, forse un tantinello troppo accesa e visibile: anche su questo torneremo più avanti.

Vi avevo avvisato degli spoiler, quindi siete avvertiti!

L’astronave viene colpita da una serie di frammenti di rocce cosmiche e qui sorge il primo dei tanti dubbi: ma che cosa ci facevano queste rocce lì, nello spazio aperto e sconfinato, lontanissime da sistemi solari, dai quali probabilmente si erano distaccate eoni prima per affrontare questo viaggio lunghissimo e tutto sommato improbabile? Certo è che qui si tratta di iella nera: nella grandissima e sconfinata vastità dello spazio interstellare quant’è la probabilità di incontrare un gruppo di roccette? Praticamente nulla, ma così non si sarebbe potuta svolgere la complessa vicenda del film, ovviamente!

Per farla breve, l’impatto provoca dei gravi malfunzionamenti nei sistemi di bordo che comportano il risveglio anticipato di uno dei 258 membri dell’equipaggio, Jim Preston, che si accorge di trovarsi ad appena 30 anni di viaggio dalla partenza, e a ben 90 anni dalla meta, senza possibilità di potersi riaddormentare: l’aspetta l’infausa prospettiva di vivere da solo sull’astronave per poi sicuramente morire prima dell’arrivo al pianeta Homestead II.

La situazione non è allegra: prova ad inviare un messaggio alla Terra e il computer gli comunica che ci metterà 19 anni per arrivare, mentre un’eventuale risposta dai terricoli non arriverà prima di 55 anni. Qui c’è da fidarsi, considerato che l’astronave nel frattempo si allontana continuamente dalla Terra alla velocità c/2, mentre il messaggio ovviamente viaggia a piena velocità (c). Si tratta di un banale esercizio di Fisica I (laddove si studia la cinematica) che lascio volentieri agli interessati, visto che sono un tantinello arrugginito in materia, dal momento che l’ho studiata parecchi eoni fa…

Dopo un anno di vita passata in solitario, con l’unica compagnia dell’androide Arthur, barista dalla salone delle feste, il nostro eroe decide di attuare un’azione pensata e ripensata milioni di volte nel tempo: risvegliare dal sonno criogenico la bellissima Aurora del quale si era già innamorato leggendo le tante e preziose informazioni da parte del computer di bordo. Non mi dilungherò su questioni etiche e morali di questa azione che praticamente significava, sì, la fine della sua solitudine, ma soprattutto la morte certa di una persona che viceversa si sarebbe risvegliata, viva e vegeta come tutti gli altri dopo 90 anni con un nuovo mondo da esplorare.

La vita del nostro eroe ricomincia ad avere un senso: all’interno dell’astronave si sfruttano le apparecchiature più moderne (anche se pur sempre di 30 anni prima!!) e  proprio come ci hanno abituato altri film di fantascienza, la tecnologia consente ai nostri l’uso di tablet trasparenti

tablet trasparente

tablet trasparente

che guardacaso sono della marca del principale sponsor del film.

tanto per non fare pubblicità

tanto per non fare pubblicità

In breve la vicinanza di due giovani ragazzotti sfocia in un’appassionata storia d’amore, complice la notevole bellezza dell’attrice (Jennifer Lawrence) che qui vediamo in un bel costume da bagno prima di tuffarsi nella piscina di bordo

la bellissima Aurora

la bellissima Aurora

In uno dei tanti giorni trascorsi insieme Jim invita la bella Aurora a vivere un’esperienza assolutamente nuova e coinvolgente, portandola a volare nello spazio, saldamente legati all’astronave da apposite funi di ancoraggio:

Scusate, ma non appena ho visto la scena dei due che fluttuano nello spazio buio ho ripensato ad una simile scena del cartone animato Wall-E, laddove il nostro robottino raccoglitore-compattatore di rifiuti si innamora della robottina E.V.E., insieme alla quale compie una danza d’amore appena fuori dall’astronave sulla quale volavano. In questo link di Youtube potete seguire il volteggiare dei due robottini (che non respirano aria come noi, per cui non hanno bisogno di tute spaziali): come non paragonare le due scene? Considerato che il film d’animazione della Pixar, con coproduzione della Disney, è del 2008, a nove anni di distanza fa sorridere il fatto che gli sceneggiatori di Passengers abbiano fatto praticamente un remake di quella scena (giro di parole per dire “copiato”).

Il viaggio dell’astronave e dei due innamoratini prosegue con un incontro particolare e decisamente figlio della spettacolarità a tutto svantaggio della veridicità scientifica: si tratta del passaggio ravvicinato dell’astronave Avalon non ad una stella qualunque, ma addirittura una gigante rossa. La scena mostrata è sì spettacolare, ma assolutamente inverosimile!

L’astronave viaggia vicinissima alla stella (che proietta le sue protuberanze nello spazio) e praticamente si sarebbe dovuta fondere già molto tempo prima: come non ricordare infinite situazioni simili in millemila puntate di Star Trek? Ma lì sappiamo che la fantascienza è ad un livello più elevato, lontano nel tempo e nello spazio con una tecnologia che consente di tutto e di più e con una serie di problematiche che non vengono mai affrontate: se ricordo bene nel film Star Trek IV – Rotta verso la Terra, viene intrapreso un viaggio a ritroso nel tempo proprio orbitando intorno al Sole alla velocità della luce, senza preoccuparsi di scottature o problemi peggiori.

No. Decisamente qui gli sceneggiatori si sono lasciati prendere la mano in una vicenda che è praticamente impossibile, vista l’apparente fragilità dell’astronave: il ricordo va ad un altro film di fantascienza, Sunshine (del 2007) nel quale si parla di una missione praticamente suicida dell’astronave Icarus II il cui compito è quello di inviare e successivamente far detonare nel Sole una gigantesca bomba atomica per scongiurarne l’imminente spegnimento.

l'astronave Icarus II

l’astronave Icarus II

Ed in questo film l’astronave è super corazzata, dotata com’è di un imponente scudo termico… Pollice verso!

Il riscatto

La riscossa degli sceneggiatori non si fa attendere! A seguito di un’ennesima avaria (la nave spaziale è oramai allo sfacelo) viene automaticamente interrotta l’energia con conseguente disattivazione della gravità artificiale: mentre Jim se ne sta beato a dormire, la nostra Aurora invece è in piscina a farsi una bella nuotata (con il costume a rete visto prima). Già, ma che cosa succede all’acqua in assenza di gravità?

L’abbiamo visto in piccolo e in varie occasioni a bordo di stazioni spaziali vere ed in particolare nella ISS: tutti i liquidi tendono ad assumere la configurazione sferica e quando alcune gocce d’acqua si avvicinano, si fondono l’una con l’altra formando una sfera sempre più grande.

Perciò l’acqua della piscina, dopo aver volteggiato per qualche momento in aria, tende ad assumere la configurazione di una sfera, all’interno della quale c’è la nostra eroina in gravissime difficoltà per raggiungere la superficie della sfera stessa e poter di nuovo respirare: il tutto lo possiamo vedere in questo spezzone di filmato, in cui alla fine si forma una gigantesca bolla d’acqua.

Non era facile da immaginare: complimenti agli sceneggiatori!

L’arrivo

Passano i residui 88 anni necessari e la gloriosa Avalon si avvicina al pianeta Homestead II

Subito viene innescata la procedura di risveglio affinché tutti possano essere pronti allo sbarco, iniziando così un’avventura al di fuori dell’immaginabile. Tra l’equipaggio, fa la sua piccolissima apparizione (un cammeo) anche il comandante della nave, il capitano Norris, interpretato da un barbuto Andy Garcia

il comandante dell'astronave

il comandante dell’astronave

Ora vi lancio due spunti a mio avviso interessanti: il primo riguarda il fatto che ben difficilmente nello spazio le nebulose o le galassie si vedrebbero così brillanti: dobbiamo pensare che le foto che vediamo ad esempio della Via Lattea, maestosa ed imponente, sono frutto di tempi lunghi di esposizione e successive correzioni dell’immagine. Sappiamo infatti che anche stando in montagna in una notte molto buia la Via Lattea si presenta come una debole luminescenza per l’appunto lattea del tutto simile a foschia o a nuvole alte molto poco luminose: l’occhio non è in grado di risolvere le singole stelle componenti (che dunque vengono fuse in quella luminescenza bianchiccia) e non nota differenze cromatiche tra le varie zone. Anche viaggiando tra una stella e l’altra la situazione non cambia perché le stelle componenti sono poste a distanza comunque grandissima.

La seconda considerazione riguarda i viaggi interstellari ed è stato oggetto di un recente articolo da parte dell’INAF, che si intitola abbastanza misteriosamente “Sgommate su Alfa Centauri“.

In breve l’articolo (che potete leggere qui) cita proprio il film Passengers, parlando del problema che avrebbe un’astronave al termine del proprio viaggio: come fare per frenare e non sfrecciare velocissimo accanto alla meta? Sembra un problema da poco, ma per frenare un’astronave di quella portata (ma anche una di dimensioni più umane) e che viaggi ad una velocità elevatissima (c/2) , è necessaria un’energia spropositata ed un sistema di frenata assolutamente efficiente dopo un viaggio durato ben 120 anni…

La conclusione dell’autore Davide Coero Borga è semplice e condivisibile: “…accontentiamoci di vedere tutta questa fantascienza al cinema. E facciamo dare una controllata ai freni delle nostre astronavi…”

 

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Info Autore

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Classe 1955, è nato e vive a Roma, è laureato in Ingegneria Elettronica e lavora come sviluppatore software, ma avrebbe voluto laurearsi in Astronomia. Coltiva la passione per l’astronomia dal giorno dopo lo sbarco dell’uomo ... pagina autore

  1. Una fregatura più unica che rara. Certo che ci sono tanti attori
    in questo film 4 in tutto. Fatto con un budget molto ridotto.
    Certo con questo articolo, l'hai fatto più bello di dieci volte
    di quello che è.
    E solo il mio parere

  2. Lo ho visto anche io e devo dire che mi è piaciuto molto!
    Ottima recensione, veramente!
    Ammetto di non aver associato la scena della passeggiata spaziale al film di Wall-e!

  3. Il film è tanto più deludente se si considera che il tema etico era davvero interessante: è giusto rovinare la vita di qualcun altro per alleggerire la propria pena? Purtroppo gli sceneggiatori hanno preferito dare spazio alla storia d'amore e ai sexi-attori. La scena della piscina è davvero l'unica cosa salvabile.

  4. Ora però mi sorge un dubbio: tu parli di una distanza dalla meta di 240 anni, ma viaggiando a metà della velocità della luce, in 120 anni, non si arriverebbe a soli 60 a.l. di distanza? O sono io che faccio male i conti?

  5. Mi è venuta in mente un'altra cosa (sempre se i mie calcoli sono giusti!!):
    L'incontro con Arturo avviene a 30 anni dalla partenza, quindi a rigor di logica la Avalon dovrebbe aver percorso circa 15 a.l. , e secondo Wikipedia Arturo dista dalla Terra 36,7 a.l. quindi sarebbe inverosimile, e anche un errore abbastanza grave!
    Vi prego ditemi se sto sbagliando che qui impazzisco!