Marte chiama: Musica dal pianeta rosso

Marte è da sempre oggetto di enorme fascino e curiosità. Finora abbiamo potuto solo vederlo. Grazie a Perseverance, oggi possiamo anche ascoltarlo.

Il senso della vista è quello che in assoluto trae il maggior beneficio dalle meraviglie del cielo, ed è anche quello che più di ogni altro ha consentito agli esseri umani di conoscere il cosmo, permettendo di scrutare oggetti così lontani. Ma nessuna esperienza è davvero completa se non può essere vissuta appieno. E l’uomo, di sensi, ne ha cinque.

Purtroppo non possiamo toccare un asteroide, o annusare la Luna (anche se gli astronauti che hanno prelevato campioni lunari ci assicurano che puzzano), e neppure ascoltare il suono della combustione dell’idrogeno di una stella. Ma la tecnologia, si sa, va oltre. Ci regala informazioni sempre più dettagliate della realtà, e con esse, anche nuove emozioni.

Il rover Perseverance della NASA, atterrato il 18 febbraio scorso sul pianeta rosso, non ci sta inviando solo immagini spettacolari, ma anche suoni! Registrazioni audio di ciò che realmente sentiremmo se fossimo là, in missione con lui. Suoni emessi su un mondo extraterrestre, che si trova a una distanza media di 225 milioni di km da noi. Un pianeta così diverso dalla nostra rigogliosa Terra, piena di vita, di rumori, di musica. Eppure anche sul solitario Marte ci sono suoni, e finalmente ora qualcuno può sentirli.

Ecco il rumore del rover Perseverance mentre muove i suoi primi passi all’interno del cratere Jezero, dove è atterrato il 18 febbraio scorso.

Com’è l’acustica su Marte?

Quando sentiamo un suono, significa che i nostri timpani stanno vibrando, sotto la pressione delle onde emesse dalla fonte del rumore. Per propagarsi, le onde sonore necessitano di un mezzo attraverso cui viaggiare. Nella nostra esperienza comune, i suoni che sentiamo si diffondono grazie alla presenza dell’aria.

Le caratteristiche del mezzo di propagazione determinano come il suono viene percepito. Un fenomeno facile da intuire: pensiamo ad esempio a quanto paiono strani i rumori sott’acqua. La Luna, priva di atmosfera, è un luogo assolutamente silenzioso. Su Marte invece l’aria c’è, ma è molto diversa da quella terrestre, pertanto la percezione sonora per noi cambierebbe. La nostra voce su Marte assomiglierebbe a quella a cui siamo abituati, ma ci sarebbero delle differenze: sarebbe più debole e ovattata, e impiegherebbe un po’ più di tempo per raggiungere le nostre orecchie. Ma le diferenze maggiori riguardano i suoni acuti. Alcuni, come i fischi, le campane o il canto degli uccelli, sarebbero quasi impercettibili su Marte.

L’atmosfera marziana differisce grandemente da quella terrestre per temperatura, densità e composizione chimica. Questi aspetti producono tre effetti principali sul suono:

Velocità del suono: la temperatura media sulla superficie marziana è di circa -63 C. In queste condizioni le onde si muovono più lentamente, pertanto i suoni impiegano un tempo maggiore a raggiungere l’ascoltatore (la velocità del suono su Marte è di circa 2 m/s, rispetto ai 340 m/s sulla Terra). La differenza probabilmente non si noterebbe se la fonte sonora fosse vicina, ma sulle lunghe distanze sarebbe evidente.

Volume: l’aria di Marte è 100 volte meno densa di quella terrestre. Ciò influisce sullo spostamento delle onde tra la fonte di emissione e il ricevente, producendo suoni più deboli rispetto a come sono sulla Terra.

Qualità del suono: l’atmosfera di Marte, composta per il 96% da anidride carbonica, assorbe i suoni molto acuti, pertanto solo quelli più gravi riuscirebbero a propagarsi su lunghe distanze. Questo effetto, noto come attenuazione – indebolimento del segnale a determinate frequenze – diventa più evidente man mano che ci si allontana dalla fonte di emissione.

La combinazione di questi tre aspetti produce l’esperienza acustica su Marte. Naturalmente, i futuri esploratori del pianeta rosso utilizzeranno una tuta spaziale, che permetterà di comunicare senza problemi via radio, oltre che respirare…

I veri suoni di Marte

Finalmente non dobbiamo accontentarci solo di esperimenti sonori. Oggi, grazie alla missione Mars 2020, ciò che si ode su Marte lo sentiamo davvero in diretta (o quasi), grazie a due microfoni installati a bordo del rover Perseverance. Per la prima volta, qualcuno sta “origliando” sul pianeta rosso! Le registrazioni hanno captato sia i rumori del Rover all’opera, sia alcuni suoni dell’ambiente marziano.

Il Microfono della SuperCam evidenziato in blu
Il Microfono della SuperCam evidenziato in blu

Un microfono è parte della SuperCam, uno strumento installato sull’albero del rover. SuperCam colpisce da lontano rocce marziane con un laser per studiarne la composizione; le variazioni dei suoni emessi dall’impatto contribuiscono a fornire indizi sulla loro durezza, massa e tipologia. Il suono del laser che colpisce la roccia è stato registrato. Questo microfono, inoltre, ha captato il suono del vento marziano.

Il microfono EDL, evidenziato in blu, sul lato sinistro del rover.
Il microfono EDL, evidenziato in blu, sul lato sinistro del rover.

Il Microfono EDL (Entry Descent and Landing) è un microfono aggiuntivo che avrebbe dovuto registrare i suoni dell’ingresso nell’atmosfera marziana, discesa e ammartaggio di Perseverance. Ciò non è accaduto, tuttavia il microfono ha registrato ulteriori suoni del rover una volta sulla superficie.

Forse nessuno di noi, purtroppo, riuscirà mai ad andare su Marte, ma con un po’ di fantasia potremo sognare di essere là, facendoci trasportare dall’immaginazione… magari chiudendo gli occhi, e ascoltando.

Se volete ascoltare come comuni rumori terrestri si udirebbero su Marte, o anche come suonerebbe la vostra voce, visitate questa pagina della NASA e vedrete…anzi, e sentirete: https://mars.nasa.gov/mars2020/participate/sounds/

Informazioni su Francesca Diodati 68 Articoli
Appassionata di astronomia, ha da sempre considerato se stessa come parte integrante dell’Universo. Da cui una struggente volontà di capirne tutti i segreti. La sua conoscenza della materia nasce, quindi, da una continua ricerca, sia per imparare, comprendere e crescere, sia per dare spazio alle emozioni e alle profonde riflessioni che imprescindibilmente accompagnano la scoperta del cosmo.

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