La Costellazione della Volpe

La Costellazione della Volpe (o meglio Volpetta, dal latino Vulpecula) è forse poco nota, ma la sua collocazione nel cielo estivo, in piena Via Lattea e vicino a costellazioni ben visibili e note, consente a tutti di ri-conoscerla, a patto che il cielo sia abbastanza buio.

Questa serie di articoli fa uso del Simulatore di costellazioni in 3D, descritto in questo articolo. Se si dovessero riscontrare problemi nel caricamento delle pagine, scaricare manualmente l’ultima versione di JRE (Java Runtime Environment) all’indirizzo:
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La Volpe

La Costellazione della Volpe
La Costellazione della Volpe

Nell’introduzione ho detto che si tratta di una costellazione che è facilmente visibile una volta che si sappia dove cercarla e a patto di avere un cielo abbastanza buio: l’ideale è in montagna d’estate, quando di sera si trova quasi allo zenit. Dalla mappa di Stellarium si vede che è parecchio estesa e si trova attaccata alla costellazione del Cigno, accanto a costellazioni simpatiche quali la Freccia ed il Delfino, subito prima dell’Aquila.

Mentre la Freccia ed il Delfino sono veramente riconoscibili in un cielo buio, la Volpe è viceversa formata da poche stelle deboli, ma come vedremo presto al suo interno sono presenti stelle abbastanza grandi, nessuna stella vicina al Sole e alcuni oggetti deep sky molto noti.

l'applet 3D della costellazione
l’applet 3D della costellazione

L’applet 3D ci consente di vedere le stelle che compongono la Volpe: come sempre si distaccano dal foglio virtuale, grazie alle frecce destra e sinistra, mentre cliccando “f” non succede nulla, dal momento che comunque le stelle presenti non consentono di visualizzare una volpe, con tutta la buona volontà.

Cliccando “n” vediamo che al suo interno non esistono stella particolarmente  vicine.

Vediamo ora la rappresentazione della costellazione nelle mappe stellari che ben conosciamo: secondo Hevelius, abbiamo una volpe con la sua lunga coda e che tiene tra le fauci un’oca

la Volpe nella rappresentazione di Hevelius
la Volpe nella rappresentazione di Hevelius

mentre secondo Stellarium abbiamo questa visualizzazione.

La Volpe secondo Stellarium
La Volpe secondo Stellarium

Qualche stella abbastanza grande

confronto fra le stelle della Volpe ed altre molto grandi e molto note
confronto fra le stelle della Volpe ed altre molto grandi e molto note

Nel diagramma di comparazione con altre stelle più grandi ed altre più note incontrate nel corso della varie puntate della rubrica, vediamo che ce ne sono ben sei di grandezza importante. Dal colore con cui le ho rappresentate (per mezzo di Illustrator) sappiamo ricavare a colpo d’occhio la classe spettrale: anche stavolta verrà tirata in ballo l’incolpevole Aldebaran.

La stella più grande è una gigante arancione di classe spettrale K3, 19 Vul, la cui grandezza è pari a 84 volte quella del nostro Sole e grande più del doppio di Aldebaran.

Meno grande è la gigante gialla 22 Vul, di classe spettrale G2, con un diametro pari a ben 64 volte il Sole, sua parente spettrale: anche in questo caso Aldebaran è sorpassata per più di due volte.

La terza stella per ordine di grandezza è ancora di classe K4, la stella 32 Vul, con un diametro di 46 volte il nostro Sole ed ancora una volta più grande di Aldebaran. Successivamente incontriamo la stella principale della costellazione, α Vul, una gigante rossa di classe spettrale M0, avente un diametro di 41 volte quello della nostra nana gialla.

Le ultime stelle più grandi della Volpe sono di grandezza comparabile ad α Tau e sono le giganti arancioni 23 Vul e 33 Vul, entrambe di classe spettrale K4, dotate di un diametro pari a 30 volte quello del Sole.

Ho realizzato un collage delle foto che mi hanno appena inviato i miei amici stellari (rispettivamente Vulcanici, Vulcanologi, Vulitivi e Vulteggianti): in tutti i casi la stella è stata fotografata (grazie a Celestia, non dimentichiamolo) dalla distanza di 10 UA , che è in media quella del pianeta Saturno dal Sole. Riguardo i miei amici interstellari, posso dire che i primi hanno delle strane orecchie appuntite tipo elfi, i secondi sono accaniti fumatori, gli altri sono di natura molto indolente ed infine gli ultimi sono grandi appassionati di balli di gruppo: dal loro nome si poteva magari intuire…

Due oggetti celesti importanti

Abbandoniamo ora le facezie per parlare di due oggetti presenti all’interno della costellazione: due pulsar molto importanti.

La pulsar PSR B1919+21 è stato il primo oggetto di questo tipo ad essere scoperto, nell’ormai lontano 1967 da Jocelyn Burnell e Antony Hewish (per cui ottennero il premio Nobel nel 1974): ha un periodo di 1.3373 secondi, con la durata dell’impulso pari a 0.04 secondi.

Riporto da Wikipedia che essendo stata la prima pulsar ad essere scoperta, gli astronomi l’avevano paragonata ad un radiofaro e per un certo tempo, con una buona dose di umorismo, l’avevano denominata con la sigla LGM-1 (Little Green Man 1, dal momento che per gli anglofoni gli alieni sono da sempre chiamati omini verdi). Subito dopo la scoperta, il ben noto astronomo Fred Hoyle ipotizzò per le pulsar la presenza di una stella a neutroni in rotazione velocissima.

Riporto volentieri la traduzione di quanto dissero nell’occasione i due scopritori, considerando abbastanza seriamente la possibilità di vita extraterrestre, prima che la vera natura delle pulsar fosse determinata:

Non crediamo veramente di aver captato il segnale di un’altra civiltà, ma ovviamente l’idea ha sfiorato le nostre menti dato che ancora non avevamo alcuna prova che si trattasse di una pura emissione radio assolutamente naturale. Il problema è molto interessante: se si pensa di aver scoperto la vita in un’altra parte dell’universo, come si annuncia la notizia in modo responsabile?

La seconda pulsar presente all’interno della costellazione è la PSR B1937+21 ed è anch’essa importante in quanto si tratta della prima millisecond-pulsar, il cui periodo è di appena 1.5577 millisecondi ! Come dire che in questo caso la stella di neutroni ruota su se stessa ben 642 volte al secondo…

Mai come in questo caso la regolarità del periodo di emissione di questo oggetto celeste lo pone come una seria candidata per la misura del tempo in sostituzione degli orologi atomici. Inoltre c’è da dire che occasionalmente è una delle poche pulsar ad emettere dei forti impulsi radio, che nel caso dell’oggetto in esame è la maggiore emissione radio mai scoperta.

Oggetti deep sky

In questa costellazione sono presenti alcuni oggetti deep sky notevoli che vedremo in foto realizzate dall’HST.

i manubri: i ben noti attrezzi ginnici
i manubri: i ben noti attrezzi ginnici

Iniziamo dalla famosa Dumbbell Nebula, che prende il nome perché ha la forma di un dumbbell: questo nome trae in inganno chi non conosce bene la lingua inglese e può capitare che sia tradotto letteralmente come campana (bell) muta (dumb), anche se poi non si capisce esattamente cosa possa essere una campana muta, forse una campana rotta. Invece il termine è un classico false friend e si riferisce più prosaicamente a quegli attrezzi ginnici da palestra che si chiamano manubri, a loro volta da non confondere con i più noti manubri della bicicletta…

Vediamo perciò la Dumbbell Nebula, nota anche dai tempi del Catalogo Messier  con la sigla M27

la Dumbbell Nebula, M27
la Dumbbell Nebula, M27

Passiamo poi alla bella galassia ellittica NGC 7052

La galassia ellittica NGC 7052
La galassia ellittica NGC 7052

Ora è la volta della nebulosa ad emissione NGC 6820

l'oggetto NGC 6820, una bella nebulosa ad emissione
l’oggetto NGC 6820, una bella nebulosa ad emissione

Davvero insolito e curioso è l’oggetto CR 399, che a guardar bene ricorda una piccola stampella appendiabiti, tant’è che è soprannominato proprio The Coathanger: all’inizio sembrava che si trattasse di un open cluster molto grande (dal diametro apparente di 60′)  formato da una decina di stelle, ma poi le analisi delle parallassi e dei moti propri ricavati dal satellite Hipparcos hanno stabilito che non si tratta di stelle dotate di interazioni gravitazionali tipiche di un ammasso globulare. Si tratta perciò di un curiosissimo allineamento di stelle.

il cosiddetto The Coathanger
il Coathanger

Nomi di stelle e visibilità

Tra le stelle della Volpe, solo una ha ricevuto un nome, abbastanza coerente con la rappresentazione di Hevelius vista in precedenza

  • Anser (α Vul): il termine latino indicante un’oca, la preda della giovane volpe

Per quanto riguarda la visibilità della costellazione all’orario comodo delle 21, ho già anticipato che d’estate si presenta praticamente allo zenit: in particolare appare bassa sull’orizzonte a Nordest tra metà maggio e metà giugno, poi si presenta alta in cielo tra settembre e metà ottobre, mentre infine si ritrova bassa sull’orizzonte tra dicembre e metà gennaio dell’anno successivo.

Buone osservazioni!

 

Informazioni su Pierluigi Panunzi 321 Articoli
Classe 1955, è nato e vive a Roma, è laureato in Ingegneria Elettronica e lavora come sviluppatore software, ma avrebbe voluto laurearsi in Astronomia. Coltiva la passione per l’astronomia dal giorno dopo lo sbarco dell’uomo sulla Luna, maturando un interesse sempre crescente per la Meccanica Celeste, il moto dei pianeti, la Luna e i satelliti. Dedica il tempo libero alla divulgazione astronomica in serate organizzate a Roma e paesi vicini e recentemente si sta perfezionando nell’astrofotografia grazie all’auto-regalo di una reflex digitale.

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4 Commenti    |    Aggiungi un Commento

  1. Vulcanici, Vulcanologi, Vulitivi e Vulteggianti): [cut.] Riguardo i miei amici interstellari, posso dire che i primi hanno delle strane orecchie appuntite tipo elfi, i secondi sono accaniti fumatori, gli altri sono di natura molto indolente ed infine gli ultimi sono grandi appassionati di balli di gruppo: dal loro nome si poteva magari intuire…
    Mitico

  2. Ho un dubbio relativo alle emissioni delle pulsar.

    So che c'è una radiazione di sincrotrone di tipo direzionale; se non sbaglio, le particelle cariche che seguono le linee di forza dell'intenso campo magnetico subiscono variazioni di direzione e velocità che trasformano l'energia cinetica in energia radiante che viene emessa in direzioni peculiari. La rapidissima rotazione della stella la rende simile ad un faro .... cosmico. Vorrei sapere che aspetto ha lo spettro di emissione di sincrotrone: l'emissione avviene in un campo ristretto di frequenze (quali?) oppure è piuttosto "diluito" come avviene per lo spettro delle emissioni termiche?

    Alla radiazione di sincrotrone si sovrappone la radiazione termica la quale viene emessa isotropicamente nello spazio. Vorrei allora sapere qual'è la temperatura superficiale di una pulsar tipica e quindi in quale campo di frequenze cade il massimo di emissione della radiazione termica.

    La rapidissima rotazione della stella non dovrebbe inoltre essere rivelata dall'aumento di frequenza della radiazione emessa dal lato in avvicinamento e dalla diminuzione di frequenza della radiazione emessa dal lato in allontanamento?

    Grazie e scusate le molte domande ....