OtticaTelescopio

L’obiettivo finale di New Horizon sta svelando alcuni segreti tramite una occultazione osservata da Terra, merito anche di GAIA.

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Il primo gennaio 2019 la sonda New Horizon, che ha visitato il sistema di Plutone 2 anni fa, avrà un incontro ravvicinato con un altro oggetto della fascia di Kuiper, nettamente più piccolo e del quale si sa ben poco. Il KBO, provvisoriamente chiamato 2014 MU69 (ma si può star certi che entro il 2019 riceverà un nome meno anonimo), è un oggetto estremamente debole, con magnitudine 27.5; fino ad ora è stato visto (anzi, intravisto) solo con il telescopio Hubble ma, nel corso di sei settimane a partire da quella appena conclusasi, il team della missione ha la possibilità di sbirciare una anteprima e raccogliere alcune informazioni di grande valore in vista dell’incontro.

A sinistra, una simulazione con la regione interessata dall'occultazione del 3 Giugno (linea gialla). A destra, una rappresentazione artistica dell'incontro tra NH e 2014 MU69

A sinistra, una simulazione con la regione interessata dall’occultazione del 3 Giugno (linea gialla). A destra, una rappresentazione artistica dell’incontro tra NH e 2014 MU69

La tecnica della “occultazione stellare” consiste nello studiare l’andamento della luminosità nel tempo di una stella mentre un altro oggetto le passa davanti; in pratica, è un fenomeno analogo ad una eclissi di Sole ma su distanze molto maggiori. In passato, è stata utilizzata anche per scoprire gli anelli di Urano, 40 anni fa; tra l’altro, molte sonde spaziali (tra cui la stessa NewHorizon durante l’incontro con Plutone) l’hanno sfruttata per studiare la struttura di atmosfere e anelli planetari. Il problema nel caso di MU69 è che bisognava conoscere con grande precisione la posizione della stella e di MU69 per riuscire a prevedere esattamente dove e quando sarebbe stata osservabile. Qui entra in gioco anche l’osservatorio astrometrico spaziale GAIA, che ha misurato la posizione di queste stelle piuttosto deboli (intorno alla quindicesima magnitudine) con una precisione dell’ordine del decimillesimo di secondo d’arco!

I percorsi delle 3 occultazioni da parte di MU69. I tracciati confrontabile con le dimensioni delKBO, dato che la sorgente di luce è praticamente a distanza "infinita". - Credit: Richard Binzel

I percorsi delle 3 occultazioni da parte di MU69. I tracciati confrontabile con le dimensioni delKBO, dato che la sorgente di luce è praticamente a distanza “infinita”. – Credit: Richard Binzel

Il 3 giugno, e poi di nuovo il 10 luglio e 17 luglio, MU69 occulterà tre stelle diverse. Per la prima occultazione, già avvenuta, oltre 50 membri del team e i loro collaboratori si sono distribuiti lungo il percorso dell’ombra del KBO, in Argentina e Sud Africa. Allo scopo il team dispone di 22 telescopi portatili da 40 cm, equipaggiati con telecamere in grado di studiare la curva di luce della stella occultata; un’altra dozzina di telescopi fissi erano già dislocati in quelle zone. A causa delle piccole dimensioni dell’oggetto (stimate tra 25 e 45 km) e dei moti relativi, l’occultazione dovrebbe durare al massimo un paio di secondi.

Uno dei 16 telescopi dobsoniani usati dal team - Kerri Beisser / JHU-APL

Uno dei 16 telescopi dobsoniani usati dal team – Kerri Beisser / JHU-APL

“Il nostro obiettivo primario è quello di determinare se ci sono pericoli nei pressi di MU69 (anelli, polvere o anche satelliti) che potrebbero influenzare la nostra pianificazione del volo” ha detto il capo della missione Alan Stern, del SWRI, “ma ci aspettiamo anche di saperne di più sulla sua orbita e possibilmente determinarne le dimensioni e la forma. Tutto ciò contribuirà al nostro sforzo di pianificazione del sorvolo”. In effetti, sfiorando il KBO a ben 15.5 km/s (circa 56000 km/h), la sonda corre gli stessi rischi paventati per l’incontro con Plutone: l’incontro con qualsiasi corpo poco più grande di un granello di polvere potrebbe essere fatale!

Carly Howett, un ricercatore che si occupa dello strumento Ralph, spiega così le incognite legate alla pianificazione delle osservazioni: “Siamo stati in grado di pianificare l’incontro con MU69 solo dopo l’incontro con Plutone nel 2015, dunque in soli 2 anni contro i 7 disponibili per Plutone. Si tratta di una situazione molto diversa e di un flyby molto più difficile da pianificare”.

Come si ricorderà, solo 2 mesi fa NewHorizon era esattamente a metà strada tra Plutone e il suo prossimo obiettivo; ora la sonda dista 709 milioni di km da 2014 MU69 e mancano 569 giorni all’incontro, come riportato nei contatori sulla pagina ufficiale della missione. La sonda è stata da poco messa in “ibernazione” e verrà risvegliata tra poco più di 1 anno; di seguito, il diagramma che ne mostra la posizione nel sistema solare:

Posizione di New Horizons all'11 giugno 2017  Credit:  Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / NASA

Posizione di New Horizons all’11 giugno 2017
Credit: Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / NASA

Riferimenti:

Sul sito di New Horizons: New Horizons Deploys Global Team for Rare Look at Next Flyby Target

Sul sito SKY & Telescope: Observers Track New Horizons’ Next Target

Articolo originale QUI.

 

Ringrazio per la preziosa collaborazione corrado973.

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Red Hanuman è nato poco tempo prima che l'uomo mettesse piede sulla Luna, e cresciuto a pane e fantascienza. Poteva non sentire il richiamo delle stelle? Chimico per formazione e biologo autodidatta per necessità, ha da sempre d ... pagina autore

  1. La squadra di telescopi argenti schierata dal team della NASA New Horizons ha avuto nuovamente successo ed alle 12:50 ora locale del 17 luglio è riuscita ad osservare il piccolo oggetto della fascia di Kuiper 2014 MU69 mentre transitava davanti ad una stella. L'evento noto come occultazione fornirà nuove importanti informazioni agli scienziati prima dell'incontro con la sonda nel 2019.



    La fugace ombra di 2014 MU69 "è stata inchiodata" con maestria e grande soddisfazione, come ha commentato entusiasta Amanda Zangari, co-ricercatrice New Horizons presso il Southwest Research Institute (SwRI).

    E' stata l'occultazione più storica vista dalla Terra", ha commentato Jim Green direttore del programma di scienze planetarie della NASA.


    https://www.youtube.com/watch?v=7Y_qc8Ifhso

    si sente nel video yeaaa

    maggiori dettagli

  2. Asteroide in cerca di un nome, parte il concorso sul Web

    Ai confini del Sistema Solare, il nuovo obiettivo della sonda New Horizon


    Una rappresentazione artistica del piccolo asteroide di ghiaccio '2014 MU69' e della sonda New Horizons (fonte: NASA/JHUAPL/SwRI/Carlos Hernandez) © ANSA


    Parte sul Web la gara per dare il nome al piccolo asteroide di ghiaccio '2014 MU69', prossima tappa della sonda New Horizons, in viaggio dal 2006 per esplorare i confini del Sistema Solare. A lanciare il concorso è la Nasa, che chiede aiuto a semplici cittadini e appassionati di spazio.

    C'è tempo fino al primo dicembre 2017 per dare un nuovo nome a questo mondo freddo che si trova a circa 6,5 miliardi di chilometri dalla Terra, nella fascia di Kuiper, culla di comete e asteroidi, ancora in gran parte sconosciuti, che risalgono agli albori del nostro sistema planetario. La campagna è ospitata dall'Istituto Seti, l'organizzazione scientifica privata con base in California nata per scandagliare il Cosmo a caccia di segnali di vita intelligente extraterrestre, ed è guidata da Mark Showalter, membro del Seti e della missione New Horizons.

    Per esprimere la propria scelta basta collegarsi al sito 'http://www.frontierworlds.org/'. Il nome dell'asteroide 2014 MU69 sarà reso pubblico a gennaio 2018 e verrà adottato dalla Nasa in attesa di capire la vera natura di questo fossile cosmico. Una sola scelta, però, potrebbe non bastare. Non si sa, infatti, se questo asteroide sia un corpo singolo, un sistema binario o addirittura multiplo. Il mistero dovrebbe essere svelato il giorno di Capodanno 2019, quando la sonda della Nasa lo raggiungerà, stabilendo un record.

    L'asteroide di ghiaccio scoperto nel 2014 sarà, infatti, il corpo celeste più lontano mai visitato da una missione spaziale. Dopo un viaggio lunghissimo durato 9 anni e quasi 5 miliardi di chilometri, il 14 luglio 2015 la sonda New Horizons è stata la prima a raggiungere Plutone, che nel frattempo aveva perso il proprio status di pianeta per essere declassato dalla comunità astronomica internazionale a pianeta nano.


    Articolo QUI.