Continua la corsa alla Luna, non solo con la capsula Orion

Mentre assistevamo alla fine della missione Artemis I, quasi contemporaneamente è iniziata l’avventura per altre tre missioni che hanno come obiettivo la Luna

Dopo un volo durato quasi 26 giorni, l’11 dicembre la capsula Orion è felicemente ammarata rientrando sulla Terra, resistendo a temperature vicine a 2760°C (ndr: perché questo valore strano? nell’ultimo capitolo risolviamo l’enigma ) durante la fase di decelerazione grazie all’atmosfera terrestre: da 40230 km/h (ndr: altro valore strano ) ottenute con l’effetto fionda da parte della Luna, la capsula è scesa a circa 32 km/h, svolgendo poi il sistema di paracadute.

lo splashdown dell’Orion di Artemis I – credit: NASA

Ora spetterà ai tecnici della NASA studiare la capsula nei minimi dettagli per poter affrontare le prossime missioni verso la Luna, Artemis II nel maggio 2024 e Artemis III nel 2025: ne riparleremo…

Finisco di parlare della Orion dicendo che ha battuto il record di distanza dalla Terra (per capsule della sua categoria, oggetti predisposti al volo umano), arrivando a 434525 km (ndr: uffa, ma non lo dirò più ) dalla Terra, e superando il valore finora detenuto dall’Apollo 13.

Tre nuove missioni verso la Luna

L’11 dicembre, da Cape Canaveral è stato lanciato il Falcon 9 della SpaceX con a bordo i tre componenti di altrettante missioni verso la Luna:

  • l’orbiter Lunar Flashlight della NASA
  • il lander Hakuto R Mission 1 della compagnia giapponese iSpace
  • il rover Rashid dell’Agenzia Spaziale degli UAE (United Arab Emirates, gli Emirati Arabi Uniti)

Si tratta di tre missioni completamente differenti (un orbiter, un lander ed un rover) aventi come unico obiettivo la nostra Luna, con viaggi che dureranno parecchi mesi.

Vediamo in breve di cosa si tratta, dato che senz’altro ne riparleremo a tempo debito.

L’orbiter Lunar Flashlight della NASA

Si tratta di un CubeSat, quei prodigi della miniaturizzazione e della moderna tecnologia, che consentono di racchiudere in una “scatola di scarpe” dotata di pannelli solari, tutta la strumentazione necessaria ad una missione molto importante per i futuri sbarchi umani sulla Luna.

una rappresentazione artistica del CubeSat qiuando arriverà ad orbitare intorno alla Luna – credit : NASA/JPL Caltech

La “torcia elettrica lunare” (ndr: gli americani non si fanno scrupolo di utilizzare nomi stravaganti, ma lo fanno forse per attirare di più l’attenzione della gente comune, mentre dalle parti nostre Lunar Flashlight sa tanto di Guerre Stellari ) dicevo, la Lunar Flashlight avrà il compito di scandagliare i crateri in prossimità del Polo Sud Lunare per ottenere una mappatura delle zone in cui sono presenti depositi di ghiaccio d’acqua, una risorsa che risulterà di fondamentale importanza per gli astronauti che calcheranno il suolo lunare e che vivranno in apposite stazioni sulla e/o sotto la superficie della Luna.

Questo CubeSat, che doveva partire originariamente con l’Artemis I, si immetterà in orbita lunare (una NRHO, NEAR Rectilinear Halo Orbit) che le permetterà di arrivare fino a 15 km dal suolo della Luna, verso il quale sparerà 4 tipi di raggi laser nel vicino infrarosso, a lunghezze d’onda che sono assorbite dal ghiaccio in superficie.

Se questi raggi laser colpiscono rocce o regolite, la luce viene riflessa indietro e viene raccolta da appositi strumenti (riflettometri). mentre nel caso di presenza di ghiaccio queste onde vengono assorbite e non riflesse, se non in minima parte: quanto maggiore è l’assorbimento della luce, tanto maggiore è la presenza di ghiaccio (e quindi di acqua) sul suolo della Luna.

Questa sonda per la prima volta (dopo una missione dimostrativa) utilizza un propellente “green” (Advanced Spacecraft Energetic non-Toxic), un’alternativa alla pericolosa idrazina utilizzata nella stragrande maggiornaza delle missioni.

Il lander Hakuto R – Mission 1

Questa sonda giapponese, il cui nome stavolta significa “Coniglio bianco”, associato spesso alla Luna dalla tradizione orientale (ndr: che involontariamente evoca ricordi del “bianconiglio” del film di fantascienza Matrix ), è la prima missione commerciale di una serie ed è in pratica una missione dimostrativa di fattibilità di un atterraggio sulla Luna e successivamente della permanenza in situ dell’apparecchio nel corso di una notte lunare, quando le temperature scendono a circa -183°C.

il lander giapponese sul suolo lunare – credit: iSpace

Questo è quanto vedremo fra qualche mese, quando la sonda toccherà il suolo della Luna dopo un lungo volo che porterà la sonda a circa 1 milione e mezzo di km dalla Terra, all’interno del Cratere Atlas, ad aprile 2023

l’orbita della sonda HAKUTO R per raggiungere la Luna dopo un volo di almeno 5 mesi – credit:iSpace

Una volta sul suolo della Luna, la sonda avrà a disposizione un “ball rover”

mini robottino in stile Guerre Stellari o Alien – credit : JAXA/iSpace

un simpaticissimo mini robottino transformer, che verrà utilizzato nelle prossime missioni ed ha le dimensioni di una palla da baseball.

Questa sonda porta al suo interno anche l’ultima componente della missione lunare…

Il rover Rashid dell’Agenzia Spaziale degli UAE

Si tratta di un piccolo rover con 4 ruote da appena 10 kg di peso, che con le sue apparecchiature studierà la regolite lunare in gran dettaglio, misurando l’interazione tra le particelle solari cariche con la regolite presente sul suolo della Luna.

il rover Rashid nel laboratorio del Mohammed bin Rashid Space Center (MBRSC), a cui vanno i credit

Qui vediamo il piccolo rover nel laboratorio, circondato dai tecnici.

Atterrato nel cratere Atlas

il cratere Atlas, nell mappa lunare tratta dall’ottima app “LunarMap HD” per android

il rover è equipaggiato con 4 camere ed è alimentato da pannelli solari.

Nel corso del primo giorno lunare il rover effettuerà le sue operazioni principali, mentre nel secondo giorno testerà le proprie capacità di sopravvivenza all’ambiente lunare notturno, prima della sua disattivazione.

La MBRSC ha ambizioni molto grandi: spera di poter utilizzare questa missione per aprire la strada alla colonizzazione di Marte, realizzando una struttura abitativa sul suolo del pianeta rosso.

Nell’articolo della CNN è riportato l’anno in cui ciò avverà, il 2117, data che riporto sperando non sia un refuso tipografico.

Accendete le vostre macchine del tempo!

Concludo con le unità di misura

Continuo la mia crociata contro i mulini a vento, rappresentati dall’utilizzazione di sistemi di misura non standard da parte di culture di lingua inglese: è allucinante che, stabilito il Sistema Internazionale di unità di misura, con unità derivate grazie alla tecnologia attuale, oltreoceano e oltremanica si utilizzino unità di misura alquanto arcaiche, obsolete, derivate da chissà quale oggetto (cercatelo su wikipedia, a me non va di farlo!).

Così accanto alle miglia (e non km) e ai pollici (a cui siamo abituati nel mondo informatico), abbiamo i galloni, le iarde (i passi umani), i piedi e quant’altro.

I valori che ho indicato sbuffando nel corso dell’articolo corrispondono a valori interi nelle unità anglofone:

  • 2760°C corrispondono a 5000°F , gradi Fahrenheit
  • 40230 km/h corrispondono a 25.000 mph, miglia all’ora
  • 434525 km corrispondono ad un rotondo valore di 270.000 mi, miglia
  • -183°C stranamente corrispondono al valore non tondo di -297.4°F

Come ho detto altre volte, però c’è un’ottima sorta di tendenza, negli articoli in lingua inglese perlopiù americani, di accompagnare i valori strani a valori nel Sistema Internazionale, quasi per abituare i lettori d’oltre oceano e manica a nuove unità di misura, che spero vengano adottate in un futuro prossimo.

Aspettando questa unificazione delle unità di misura, rimaniamo sintonizzati!

 

Fonti:

https://www.nasa.gov/feature/jpl/nasa-s-lunar-flashlight-has-launched-follow-the-mission-in-real-time

https://ispace-inc.com/m1

https://edition.cnn.com/2022/12/11/middleeast/rashid-rover-launch-moon-ispace-uae-spc-scn/index.html

Informazioni su Pierluigi Panunzi 396 Articoli
Classe 1955, sono nato e vivo a Roma, laureato in Ingegneria Elettronica, in pensione dopo aver lavorato per anni nel campo del software, ma avrei voluto laurearmi in Astronomia. Coltivo la passione per l’astronomia dal giorno successivo allo sbarco dell’uomo sulla Luna, maturando un interesse sempre crescente per la Meccanica Celeste, il moto dei pianeti, la Luna e i satelliti. Da molti anni sono divulgatore scientifico e in passato ho presieduto a serate astronomiche organizzate a Roma e paesi vicini. Da parecchi anni mi sto perfezionando nell’astrofotografia grazie all’auto-regalo di varie apparecchiature digitali

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