Scoperti nuovi satelliti dei pianeti Urano e Nettuno, ma anche Giove – prima parte

La scoperta di nuovi satelliti dei pianeti del Sistema Solare è sempre molto affascinante, soprattutto quando avviene per mezzo di telescopi sulla Terra e non da foto di sonde spaziali.

Ieri il sito M.P.C. (Minor Planet Center) ha comunicato, solo a chi sapeva dove e cosa cercare, la conferma dell’esistenza di nuovi satelliti di pianeti del Sistema Solare: uno per Urano, due per Nettuno e tre per Giove.

Si tratta di una notizia davvero inattesa, quella che riguarda Urano e Nettuno, proprio perché sono passati più di 20 anni dall’ultima scoperta di satelliti dei due pianeti gassosi.

Per quanto riguarda i tre piccoli satelliti di Giove dovrebbe trattarsi della conferma di tre satelliti già presenti.

Dicevo dell’M.P.C. , l’autorità internazionale in fatto di scoperte di asteroidi, comete e satelliti: è a questo sito che devono fare riferimento tutti gli Astronomi a seguito di una scoperta di un nuovo oggetto del Sistema Solare, automaticamente comunicando la notizia a tutto il mondo. Non è certo come si vede nei film di fantascienza in cui gli scopritori di nuovi oggetti devono fare i salti mortali per comunicare la loro scoperta al mondo (il ricordo va al film “Don’t look Up“, di cui in questo articolo avevo scritto una recensione).

Nella realtà il database di oggetti scoperti quotidianamente è di pubblico dominio ed all’M.P.C. spetta il compito di valutare le nuove scoperte appena comunicate, effettuando verifiche rigorose: nulla è lasciato al caso o all’improvvisazione ed in genere informazioni da parte di altri osservatori (sia con la “o” aperta che con la “o” chiusa!) contribuiscono a migliorare la conoscenza del nuovo oggetto e senz’altro ad affrettare i tempi di calcolo e di pubblicazione. Nulla a che vedere con i calcoli fatti a mano dal Di Caprio di turno per erudire la corte di studenti tra cui la splendida Jennifer Lawrence.

Il sito con i dati dei nuovi oggetti

In particolare esiste questa pagina, aggiornata quotidianamente e per addetti ai lavori, che contiene le più recenti MPEC (Minor Planet Electronic Circulars) , cioè tuti i bollettini relativi a nuove scoperte di oggetti del Sistema Solare dopo la verifica dei dati. Ed è questa pagina che io quotidianamente controllo, di solito trovando la segnalazione delle decine di oggetti appena scoperti, praticamente asteroidi, in piccolissima parte comete e solo raramente satelliti.

Le righe che si possono leggere nella pagina sono di solito di questo tipo

l’elenco delle circolari relative a nuovi oggetti appena scoperti

Ad ognuna di queste circolari viene assegnato un numero progressivo con la data della pubblicazione della scoperta stessa, seguita nella riga successiva dall’identificativo del nuovo oggetto: così ad esempio la prima riga indica che il 21 febbraio è stata pubblicata la MPEC D100 del 2024, relativa all’asteroide 2021 CT6 (ricordo che gli asteroidi, prima di un’eventuale assegnazione di un nome, vengono identificati dall’anno dell’osservazione seguito da una sigla progressiva).

Oppure appaiono elementi in cui si parla di una nuova cometa (ed allora viene esplicitamente indicato il termine COMET): ad esempio sempre il 21 febbraio il sistema automatizzato PANSTARRS ha scoperto la nuova cometa C/2024 C3.

Finalmente una svolta

Oggi invece una parte di questa pagina contiene informazioni che mi fanno ogni volta balzare sulla sedia, visto che a me interessano molto i pianeti ed i relativi satelliti.

tra queste circolari appaiono le scoperte di satelliti

Mi interessano in particolare proprio quelle righe dove dopo il pallino bianco appare “S/XXXX Y Z” : “S” sta appunto per satellite, “XXXX” è l’anno in cui è stato scoperto, “Y” è l’iniziale del pianeta (di solito J Giove, S Saturno, ma oggi anche U Urano ed N Nettuno) e “Z” è un numero progressivo.

Mentre recentemente sono state segnalate le scoperte di un gran numero di satelliti di Saturno e di Giove (ne ho parlato in questo articolo) solo oggi appaiono, come iniziali, due volte la “N” ed una volta la “U” ad indicare appunto due nuovi satelliti per Nettuno ed uno per Urano: stupendo!

Ma i dati dell’oggetto?

I dati di ogni oggetto si trovano cliccando la sigla sottolineata, con il che si apre una pagina assolutamente tecnica e per addetti ai lavori, che vi mostro nella sua interezza, come esempio

una marea di dati relativi al satellite appena confermato: non per deboli di cuore!

Dopo un’intestazione che spiega di cosa trattano le MPEC, appare la magica scritta “Satellite of Neptune”, seguita dall’elenco delle osservazioni (di solito in gran numero) che hanno contribuito alla valutazione ed alla conferma successiva della scoperta, seguita successivamente dall’elenco dei fortunati ed abili osservatori (con le “o” aperte e chiuse) .

Quello che a me interessa particolarmente sono quei dati successivi, gli “Orbital Elements”, cioè i parametri orbitali che mi permettono (dopo opportune manipolazioni) di mostrarvi poi le orbite dei satelliti nel mio programma interattivo tridimensionale, cosa che ho appunto fatto finora solo per Giove e Saturno.

Sull’ultimo pacchetto di dati (“Residuals in seconds of arc”) calo il classico velo pietoso, dicendo solamente che si tratta di alcuni parametri d’errore, relativi all’osservazione effettuata da un singolo osservatorio

Tiriamo le somme

Sui due satelliti di Nettuno (S/2002 N 5 e S/2021 N 1) e di Urano (S/2023 U 1) è apparsa già una serie di articoli da parte di siti astronomici e non, che quasi sicuramente hanno fatto riferimento a questo difficile articolo del mitico Scott S. Sheppard autore a dir poco di centinaia di scoperte di oggetti del Sistema Solare.

Invece sui tre nuovi satelliti di Giove (S/2022 J1, 2 e 3) come dicevo all’inizio, dovrebbe trattarsi della conferma di tre satelliti già presenti nel computo di 95 satelliti.

In definitiva (e di questo parlerò più diffusamente della seconda parte dell’articolo) Giove è comunque a quota 95, mentre Urano e Nettuno si sono finalmente schiodati da quei numeri fermi da decadi, arrivando ora a 28 e 16 rispettivamente.

I nuovi satelliti

S/2023 U 1 è forse la luna più piccola di Urano, che quasi sicuramente verrà rinominata con il nome di un personaggio di un’opera di Shakespeare, seguendo la consuetudine adottata fin dalla scoperta dei primi satelliti del gigante gassoso.

E’ stato scoperto dal nostro Sheppard nel 2023 dall’osservatorio Las Campanas in Cile e successivamente ritrovato in immagini riprese anche con il telescopio Subaru delle isole Hawaii (quello del già citato film DLU).

Stessa cosa praticamente si può dire per i due satelliti di Nettuno, scoperti e ritrovati in foto precedenti da altri siti astronomici, e con i dati aggiornati sono stati successivamente ritrovati nel corso di osservazioni più recenti.
A loro verrà sicuramente assegnato il nome di una delle 50 Nereidi, le dee del mare della mitologia greca.

Di tutti e tre i satelliti poi si può dire che si tratta degli oggetti più deboli mai osservati attorno a questi pianeti gassosi osservandoli da telescopi sulla Terra. Sappiamo infatti che molti dei satelliti erano stati scoperti da foto effettuate dalle sonde spaziali in occasione dei loro passaggi ravvicinati: e dopo queste scoperte nulla più, fino a ieri.

Informazioni su Pierluigi Panunzi 458 Articoli
Classe 1955, sono nato e vivo a Roma, laureato in Ingegneria Elettronica, in pensione dopo aver lavorato per anni nel campo del software, ma avrei voluto laurearmi in Astronomia. Coltivo la passione per l’astronomia dal giorno successivo allo sbarco dell’uomo sulla Luna, maturando un interesse sempre crescente per la Meccanica Celeste, il moto dei pianeti, la Luna e i satelliti. Da molti anni sono divulgatore scientifico e in passato ho presieduto a serate astronomiche organizzate a Roma e paesi vicini. Da parecchi anni mi sto perfezionando nell’astrofotografia grazie all’auto-regalo di varie apparecchiature digitali

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