Parlando dell’Epifania dal punto di vista religioso, si fa sempre riferimento al Vangelo di Matteo che descrive quanto avvenne poco dopo la nascita di Gesù a Betlemme: in particolare Matteo narra le vicende dei Magi e del loro viaggio intrapreso seguendo il percorso indicato da una stella.
Tradizionalmente nei nostri presepi compare sempre questo astro celeste appena sopra alla capanna come pure in vari affreschi, ad esempio quello di Giotto

Una cometa o altri oggetti celesti
Da sempre la comunità scientifica ha cercato di collegare ad una situazione astronomica la serie di eventi di cui parla Matteo, dopo l’incontro dei Magi con re Erode, descritti con queste parole “… essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino”.
Scienziati, teologi e storici hanno pubblicato almeno 400 tra libri e scritti, domandandosi se “la Stella osservata dai Magi al tempo della Nascita di Gesù nei cieli della Giudea, fosse un fenomeno astronomico reale”: questa domanda è sempre rimasta senza risposta.
Non avendo a disposizione dati sicuri di una cometa visibile nel cielo negli anni a cavallo dell’anno “zero”, si sono cercate altre situazioni e analizzati altri candidati per un oggetto celeste che fosse presente in quel periodo e che avesse un comportamento nel cielo come quello descritto nel Vangelo.
Si è parlato così di una nova oppure di una supernova, che notoriamente sono stelle che esplodono e si illuminano per poco tempo, apparendo laddove prima non erano visibili ad occhio nudo.
Oppure si è trovata una congiunzione tra due pianeti, stretta al punto che i due punti luminosi sembrano fondersi: ricordate la grande congiunzione di Giove e Saturno del 21 dicembre 2020 in pieno lockdown?

Ma nessuno di questi candidati poteva tener conto del comportamento descritto dall’evangelista ed in particolare “…finché giunse e si fermò sopra il luogo…”, laddove quella fermata sembra apparentemente contraddire quanto sappiamo: nel cielo tutti gli oggetti del Sistema Solare si muovono continuamente tra le stelle, sorgendo ad est e tramontando verso ovest, senza mai fermarsi nel cielo, per poi riprendere il proprio cammino.
Tutto ciò finora… Ma recentemente sono apparsi…
Nuovi studi con prospettive decisamente migliori
Forse ci siamo: potrebbe essere stata una cometa del 5 aC a comportarsi come la stella di Betlemme. Di questa cometa ci sono tracce in antiche registrazioni cinesi ed il nuovo studio pubblicato dal Journal of British Astronomical Association (JBAA) prevede l’utilizzo di tecniche numeriche per generare una serie di orbite di comete candidate, alcune delle quali avrebbero avuto un comportamento conforme a quello indicato da Matteo.
Il testo da cui sto traendo liberamente tutte queste informazioni, traducendole in modo ragionato e non certo automatico, è particolarmente lungo e complesso e tratta la questione sia dal punto di vista scientifico che culturale e storico, cercando e trovando situazioni coerenti con quanto descritto.
Nella prima parte dello studio si affrontano infatti interpretazioni puramente teologiche (per cui è perfettamente inutile trovare una rispondenza scientifica), oppure interpretazioni miracolose (ed anche in questo caso una ricerca scientifica non ha senso) senza considerare che però Matteo descrive la stella di Betlemme come un oggetto fisico, oppure infine si hanno interpretazioni di fenomeni naturali che richiedono però una riscrittura o meglio rilettura di quanto riportato da Matteo.
Qualunque sia la propria scelta bisogna comunque leggere attentamente il testo del Vangelo per interpretarlo in modo esegetico a seconda del significato che si associa a preposizioni, nomi o verbi utilizzati nel testo originale: in parole povere un termine può avere differenti significati a seconda del contesto (come succede costantemente ad esempio nella lingua inglese) e la frase stessa può assumere altrettanti significati.
Lo studio che stiamo analizzando parte dal presupposto che la descrizione data da Matteo sia quella di un fenomeno celeste, naturale ed astronomico: in breve i Magi hanno visto e seguito un oggetto celeste al suo apparire sull’orizzonte e l’hanno seguito fino ad arrivare dal re Erode, ma qui non c’è nessuna indicazione che gli abitanti di Gerusalemme sapessero dell’esistenza di questa stella.
Seguendo le indicazioni di Erode, i Magi videro di nuovo la stella che ora si trovava di fronte a loro in direzione di Betlemme, ad un azimut verso sudovest e col passare delle ore con una altezza crescente sull’orizzonte, fino ad arrivare a fermarsi per un qualche tempo nei pressi dello zenit, una volta giunti a Betlemme.
Si tratta di un comportamento davvero strano per un oggetto celeste.
Oggetti che apparentemente si fermano in cielo…
… oggigiorno ce ne sono…
Ad esempio i ben noti satelliti geostazionari per le TV satellitari: questi satelliti però sono fin troppo fermi!
Oppure esistono satelliti in orbita particolare molto eccentrica (schiacciata) che possono sembrare geosincroni e fermarsi poi vicino allo zenit per parecchie ore, ma solo se osservati da particolari zone della Terra.
È evidente che la stella di Betlemme non era un oggetto in orbita terrestre, mentre dovrebbe essere stato un oggetto celeste con un’orbita particolare, con tempi, velocità, direzione e distanza tali da avere il comportamento descritto, considerando che la Terra ruota intorno al proprio asse un un giorno e percorre la propria orbita attorno al Sole in un anno.
Poteva perciò essere una cometa, che si trovava al punto giusto nel momento giusto e con particolari caratteristiche dell’orbita e una grande luminosità: ma non un asteroide, dato che di solito sono molto scuri e pochissimo luminosi per poter essere visti ad occhio nudo.
Tralascio altri paragrafi del documento originale, molto interessanti, ma decisamente complessi e che lascio volentieri ai diretti interessati: si passa ad ulteriori paragrafi non per deboli di cuore, che cerco di sintetizzare al meglio.
Senza scendere in particolari comprensibili solo da Archimede Pitagorico o Pico de Paperis, si poteva trattare di una cometa che passasse vicinissima alla Terra con una chioma molto luminosa. Una cometa che si presentasse alla vista ed avesse un particolarissimo moto sulla sfera celeste non sarebbe in definitiva che una qualsiasi cometa con i parametri giusti e i tempi adatti: nulla di strano né miracoloso. Basta solo trovarla! E a questo hanno pensato appunto gli studiosi…
In breve la chiave di volta è che questa cometa si avvicini parecchio alla Terra nel suo moto nello spazio, presentando un’orbita avente certe caratteristiche che analizzeremo fra breve.
Simulazioni come piovesse
È qui che entra in ballo l’utilizzo di simulazioni al computer (mi sembra senza l’uso dell’IA!!), mediante il quale sono state generate un gran numero di comete con particolari parametri orbitali e che sono state una per una analizzate, per vedere se il loro moto nel cielo corrispondesse a quello descritto da Matteo.
Si parte innanzitutto da una mappa celeste contenente il percorso della cometa, come riportata dagli annali Cinesi

e viene determinata l’orbita di questa cometa sfruttando una versione modificata del metodo classico inventato da Gauss, che consente di ottenere i parametri orbitali di un qualunque oggetto celeste a partire da tre posizioni nel cielo, raffinando poi i risultati ottenuti con nuove osservazioni nei giorni successivi: mi fermo qui nella spiegazione di questo metodo, dal momento che esula dal contesto ed appesantirebbe ulteriormente l’articolo.
Una volta ottenuti i valori approssimati dei parametri orbitali, gli studiosi hanno generato un grande numero di orbite con valori simili, controllando poi la posizione e lo spostamento nel cielo di ognuna di queste comete candidate.
È per questo che nell’articolo vengono presentati tantissimi grafici, uno dei quali è ad esempio questo

dove si vedono tante crocette corrispondenti ad altrettante comete simulate tra il 7 aC ed il 3 aC e centrate sulla data più probabile del 5 aC : queste comete potrebbero spiegare le osservazioni da parte dei Cinesi, ma quelle a sinistra sono quelle che hanno passato il perielio alla data dell’osservazione cinese mentre quelle a destra non l’hanno ancora passato. Il puntino rosso rappresenta una delle comete papabili, quella dell’8 giugno, passata al perielio a luglio e di cui si parlerà più avanti.
Utilizzando il classico metodo di Monte Carlo (l’avevo studiato ad Analisi Numerica all’Università qualche eone fa, ma non è certo il caso di approfondirlo in questa sede) sono state selezionate alcune orbite di altrettante comete, basandosi sulla loro minima distanza dalla Terra (ricordate la chiave di volta di questo studio?): in questo diagramma, che si riferisce allo stesso intervallo di anni

quelle prescelte sono quelle indicate in neretto, al centro, con il solito pallino rosso ad indicare la cometa eletta.
Ognuna di queste stelle è dotata, come tutte le comete che si rispettino, dei propri dati orbitali kepleriani, che permettono di tracciarne l’orbita con un qualsiasi software dedicato, ad esempio con Stellarium, ma anche col mio programma di tracciamento delle orbite, ma non desidero appesantire ulteriormente questo articolo. Se a qualcuno interessasse, potrei scrivere una seconda parte di questo articolo.
Tornando al documento degli studiosi, arriviamo dunque a due diagrammi decisamente più semplici e convenzionali, il primo dei quali mostra l’orbita della cometa intorno al Sole

rispetto all’orbita della Terra: nelle tre date indicate per la posizione della Terra, la cometa (della quale si intravvede la coda, opposta al Sole, ovviamente non in scala) si trova nei tre punti corrispondenti della sua orbita molto eccentrica. Le frecce indicano lo spostamento nel tempo della Terra e della cometa.
Ribadisco il concetto che questa cometa ha un’orbita comune, con parametri orbitali tipici di tantissime delle migliaia di comete che popolano il Sistema Solare: il fatto che si avvicini parecchio alla Terra le permette però di avere un comportamento nel cielo a prima vista inimmaginabile.
Grazie a questi parametri orbitali si può dunque calcolare la posizione nel cielo di Betlemme, come possiamo vedere in quest’altro diagramma, che ricorda molto quelli ottenibili con Stellarium

Qui è mostrato, ora dopo ora, il percorso nel cielo del Sole (i punti in rosso) dall’alba al tramonto.
La curva formata da punti verdi rappresenta invece il percorso seguito dalla cometa “dell’8 giugno aC”, sempre ora dopo ora: dalle 6 in poi la cometa mantiene praticamente il proprio azimut (corrispondente alla direzione della strada tra Gerusalemme e Betlemme, indicata dalla retta blu), aumentando piano piano ma decisamente la propria altezza sull’orizzonte per avvicinarsi allo zenit, restando poi praticamente ferma per parecchie ore prima di scendere nuovamente verso l’orizzonte.
Tutto questo percorso non è inventato o magico: è solo dovuto alla particolare posizione nel cielo di una cometa molto luminosa e che si è avvicinata parecchio alla Terra. Quello che sembrava un percorso impossibile per un oggetto celeste diventa così una realtà.
Qualche considerazione finale
Una cometa che si sia avvicinata moltissimo alla Terra e fosse parecchio luminosa tanto da vedersi anche di giorno, dovrebbe essere stata vista e segnalata da altri osservatori, studiosi o scrittori dell’epoca: però non se ne trova menzione o forse se n’è persa traccia oppure ancora questo evento non aveva destato più di tanto l’attenzione pubblica.
Intanto però gli autori hanno dimostrato che una cometa qualunque, con un’orbita opportuna e soprattutto compatibile con le osservazioni antiche effettuate da parte dei cinesi, poteva spostarsi nel cielo proprio come aveva descritto l’evangelista Matteo.

Commenta per primo!
Aggiungi un Commento