La stupidità della malvagità o la malvagità della stupidità ? Feed RSS dell'articolo Aggiungi questo articolo ai tuoi preferiti

a cura di Vincenzo Zappalà

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La malvagità è probabilmente la peggiore manifestazione dell’essere umano. Ma forse la stupidità riesce a superarla. Qualsiasi riferimento a persone o cose NON è assolutamente casuale!

Fernando de La Cruz era forse il più implacabile e spietato giudice della Santa Inquisizione. Quante streghe, maghi, peccatori, indemoniati aveva mandato al rogo? Non ne teneva più il conto. Aveva mano libera e non si faceva certo pregare per arrivare a rapide decisioni. Era profondamente convinto di essere dalla parte della ragione, di essere veramente stato investito da Dio per quel compito spietato ma necessario. Si sentiva come una mano divina che eseguiva meccanicamente il volere della Mente Suprema. Le urla della gente che assisteva alle esecuzioni, le preghiere, i canti liberatori gli aumentavano la forza interiore e lo facevano sentire come la quintessenza della Giustizia Assoluta.

Solo all’inizio della sua sfolgorante carriera aveva avuto leggeri momenti di titubanza. Si ricordava ancora quella bellissima ragazza bruna che lo aveva supplicato fino all’ultimo. Sembrava addirittura sincera e per un attimo si era sentito insicuro e dubbioso. Fortunatamente la folla urlante lo aveva riportato al suo compito supremo e le fiamme avevano fatto giustizia. Fernando sapeva che era meglio sbagliare per eccesso che per difetto. Meglio colpire un innocente in più che lasciare libero un figlio del diavolo. Il maligno era subdolo e furbo. Bastava una piccola indecisione e si sarebbe scatenato come una pestilenza. “Se una ferita si infetta è meglio tagliare la gamba e non fare salassi o spalmare lenimenti”: questo era il suo motto. Non era permesso lasciare respiro a Satana: potevi sconfiggerlo solo tenendolo costantemente sotto pressione.

Si ricordava un episodio emblematico di molti anni prima. Doveva giudicare uno scienziato, che si era pericolosamente avvicinato a temi essenzialmente religiosi dandone interpretazioni eretiche. Sembrava una mente illuminata e le sue spiegazioni logiche e semplici. Non cercava potere, danaro o proseliti. Lavorava e teneva tutto per sé. Ma era stato scoperto e denunciato dal suo servo. I suoi capelli bianchi, le sue parole pacate e mai irreverenti avevano perfino zittito le urla di bramosia omicida della folla. Lo stesso Fernando si era accorto di essersi fatto coinvolgere per qualche minuto in quella descrizione lineare e logica. Pochi attimi che gli avevano però fatto capire quanto astuto e viscido potesse essere il maligno. Stava per avere la meglio! Fermò immediatamente la difesa del vecchio scienziato, lo fece imbavagliare e dopo pochi minuti le fiamme fecero il resto. Mai Fernando era stato così vicino a perdere una battaglia con il suo acerrimo nemico.

Oggi però aveva ormai raggiunto una sicurezza, una forza morale, una capacità interpretativa che lo metteva al sicuro da ogni attacco. Era veramente sicuro di sé ed in pace completa con sé stesso. Stava tornando nella sua lussuosa residenza quella notte ventosa e buia, spruzzata da una pioggerellina fastidiosa e pungente. Camminava con gli occhi bassi, senza nemmeno vedere la strada ed inspiegabilmente si trovò davanti ad un muro. Impossibile! Conosceva talmente bene il breve percorso dal tribunale alla sua abitazione che non poteva certo avere sbagliato. Maledizione al vento ed alla pioggia. Si voltò per capire dove si trovava, ma un altro muro lo bloccava anche in quella direzione. Il cuore sembrò fermarsi. Era in trappola, senza alcuna via d’uscita. Vide davanti a sé l’ombra di Lucifero, o almeno così pensò, poi fu investito da un vortice freddo e violento. Prima di perdere i sensi si sentì trascinato verso l’alto come se viaggiasse nel tempo e nello spazio.

Si svegliò in un luogo mai visto e stranissimo. La costruzione che era alla sua destra aveva una forma misera ed anonima. Molti dei materiali utilizzati gli erano sconosciuti. A sinistra correvano due strisce metalliche, tenute insieme da un’infinita serie di listelli di legno. Sopra di esse una macchina infernale, rumorosa, enorme, sbuffante. Era impossibile capire a cosa potesse servire, ma era sicuramente viva. Poco dopo, infatti, si mosse e si allontanò tra nuvole di fumo e brontolii lugubri e sinistri. Era morto? Era finito all’inferno? Satana lo aveva sconfitto? Probabilmente si. Ovunque guardasse gli sembrava di vedere l’opera del maligno. Si fece piccolo piccolo e si rintanò dietro ad una colonna liscia e sporca. Forse poteva passare inosservato e permettere alla sua razionalità ed esperienza di ribaltare le sorti della battaglia.

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24 Commenti a “La stupidità della malvagità o la malvagità della stupidità ?”

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Enrico.
è un racconto veramente significativo! Effettivamente la crudeltà e la malvagità rilevata in avvenimenti odirni, è superiore a qualsiasi confronto, non riesco a capire come degli esseri umani possano arrivare a questi eccessi! Bisognerebbe anche valutare se certi messaggi mandati dai media ad alto interesse popolare, non inducano persone di poco carattere, sulla strada sbagliata.

Luigino scrive il 21 Febbraio 2009 alle 13:35

Enrico ????!!!!
Chi è costui? :shock:

wow questo racconto è bellissimo!
uno di qusti giorni mi spieghi come fai perchè io per scrivere le storie sono sotto 0!
comunque chissà quante persone nel passato, e non proprio molto tempo fa, si comportavano così, credendo che il far del male certe volte equivale a far del bene.
chissà perche alcuni interpretano la religione come violenza e nazionalismo, o come suoperiorità rispetto agli altri.
io molto spesso mi vorgogno di essere un umana per quello che fanno o hanno fatto i nostri antenati, e non riesco a spiegarmi il perchè! voi? :lol:

PS mi devi ancora presentare il tuo amico alieno! e non mi darò pace! :twisted:

@Mery,
ciaooo.
Il mio amico è quello del racconto “il simpatico alieno” pubblicato un po’ di tempo fa…L’hai letto? Vedrai che alla fine preferirai non conoscerlo….
Hai ancora molto tempo per scrivere molto meglio di me. A parte che mi sembri già piuttosto brava… :wink:

pccato che la mia prof nonla pensa come te! :evil:
prima o poi le farò un attentato…………….no scherzo infondo ha ragione, io temi non li ho nel sangue.
comunque ora vado immediatamente s leggere quell’articolo e non ti preoccupare alla fine vorro ancora conoscerlo! sono più testarda di un mulo e ancora non ho conosciuto la persona che mi ha fatto mollare le mie idee :wink:

Enzo,
ti chiedo scusa! :oops: Ho avuto un collega di nome Enrico, mi è venuto scritto, mi sono accorto dell’errore dopo aver inviato, :oops: scusa di nuovo….

Luigino scrive il 21 Febbraio 2009 alle 18:57

figurati Luigino….lo immaginavo !! :grin:

Enzo.
Analizzando il racconto, rispondo alla domanda: L’iquisizione che è degenerata con le feroci cacce alle streghe, agli indemoniati, ed eretici, è stata una deviazione inquietante del Cristianesimo, non capisco come siano arrivati a tanto! (i vangeli non dicono certo di torturare ed uccidere) certi fenomeni come la caccia alle streghe sono nati anche da supestrizioni e credenze che esistevano prima del cristianesimo. Forze i grandi inquisitori, molto zelanti nel fare il proprio mestiere, avranno creduto di fare una cosa giusta; io penso che erano anche molto sadici! Se non fossero stati malvagi, avrebbero fatto un altro mestiere! In quanto al signor De La Cruz, se all’improvviso fosse stato scaraventato in una scena che si è verificata nel nostro tempo, io credo che non si sarebbe impressionato più di tanto. Se poi dopo ha lasciato il mestiere, forse aveva daciso di andare in pensione.
Dire chi era il malvagio peggiore, certamente di De La Cruz si può pensare che lui credesse di essere nel giusto. Gli stupidi di oggi lo superano per malvagità! Il risultato però è lo stesso! qualcuno ci lascia la pelle in maniera atroce.
ti saluto.

Luigino scrive il 21 Febbraio 2009 alle 21:59

A me, più che malvagi, mi dice proprio un’altra cosa, che è anche peggio, ossia che non c’è alcuna intenzione malvagia o d’interesse, proprio *nulla* nel compiere questi recenti fatti di cronaca: semplicemente la vittima non ha alcuna importanza agli occhi di costoro. Non puoi provare un sentimento malvagio o d’odio verso qualcosa che non ti importa niente. Non c’è alcuna sensibilità per l’altro: gli si dà fuoco come un mucchio di foglie secche, per due risate e via.
In realtà non lo so cosa ci sia davvero nella testa di questa gente, forse nulla, ma di sicuro un certo vuoto c’è… credo si capisca cosa intendo. Ma non so neanche se sia un fenomeno del tutto moderno: schiavi, dittatori, episodi durante le guerre e no… sì, credo che l’insensibilità e la deumanizzazione non siano tutta questa novità, ma la novità è come queste cose si stiano diffondendo nella popolazione, dal menefreghismo e mancanza di rispetto al dare fuoco alla gente o tirar sassi dai cavalcavia, a seconda della moda del momento.
Quel che mi consola invece, è che nell’episodio reale a Rimini non c’era un inquisitore o un diavolo, ma qualcuno che ha soccorso il barbone e ha pianto, vedendo il suo stato.

Ma poi, a pensarci, esistono ancora gli “inquisitori” (in un certo senso) e gente cieca ad altri punti di vista oltre al proprio, che sorvola a priori su qualsivoglia logica o ragionamento gli si ponga, se non si adatta al loro castello di carte, gente pronta ad arrampicarsi sugli specchi più lisci e “vincere” l’interlocutore per sfinimento (sì, si vuol vincere, perché il dialogo e la comprensione di cosa l’altro vuol dirti sono considerati ormai roba da “buonisti” e parlare è un incontro su un ring) .

In conclusione mi viene in mente quel discorso di qualche giorno fa: siamo più tecnologici, ma la testa bacata è sempre quella.
A me non piacerebbe tornare indietro, lo ammetto, però cercherei qualche aggiustamento alla rotta: non so a voi, ma a me varie cose danno sempre più l’idea di una società sempre meno a misura d’uomo. L’homo sapiens untubus, si sta finalmente evolvendo in homo stressatus insensibilis o coglionensis.

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