Nuvole e raggi cosmici

Stiamo vivendo un momento in cui le notizie “ufficiali” sul riscaldamento globale stanno addirittura diventando ridicole, dato che l’indubbio stop degli ultimi 17 anni continua a essere nascosto sotto il letto come la polvere (tanto la “gente” vede e sente solo la TV…). Tutto ciò nonostante vi siano ormai dati inconfutabili che sono stati accettati dagli stessi membri dell’IPCC, che poi, però, li hanno immediatamente smentiti nella versione data ai media (mi ricorda qualcosa di puramente italiano…). Varrebbe la pena raccontare ciò che è successo negli ultimi mesi e a cui nessuno, ovviamente, ha mai accennato pubblicamente. Tuttavia, rimaniamo nella Scienza e dimostriamo come si sia ancora veramente all’ABC della conoscenza del nostro clima.

Già nel 1996 un gruppo di fisici danesi aveva dichiarato apertamente che i raggi cosmici possono influenzare in modo macroscopico la formazione delle nuvole. Dato che le nuvole contribuiscono non poco alle variazioni di temperatura e all’evoluzione del clima, la scoperta sembrava essere di importanza fondamentale. Chissà perché essa rimase, invece, in un angolino e non considerata affatto nei modelli climatologici “alla moda”. La scusa ufficiale è sempre stata che i modelli numerici ufficiali non confermavano le ipotesi dei danesi (sì, una specie di serpente che si morde la coda…)

Fortunatamente, la chimica teorica ha il grande vantaggio di poter essere verificata sperimentalmente e, contro l’evidenza osservativa, è molto più difficile chiudere gli occhi (ma si è spesso riusciti a fare anche questo, purtroppo). I ricercatori danesi hanno predisposto uno strumento adatto allo scopo, lo SKY2. In esso vi è una camera contenente 8 metri cubi di aria e tracce di altri gas. Gli esperimenti condotti senza influenze esterne hanno mostrato che i nuclei necessari alla formazione dei “semi” delle nuvole non riuscivano a crescere fino alle dimensioni adatte allo scopo. Risultato in perfetto accordo con quello dei modelli numerici. Ben diversa è stata invece l’evoluzione dell’esperimento quando la camera è stata investita da raggi ionizzanti.

Basta vedere la Fig. 1 relativa ai due casi appena descritti. Nella parte alta non vi è inserimento di raggi cosmici. Nella parte bassa sì. Si noti il numero maggiore di nuclei giunti fino alle dimensioni di condensazione, sufficienti alla formazione delle nuvole (CCN). Ricordiamo, infatti, che le nuvole sono come delle “piante”: senza un seme che cresca e che accumuli materia non possono creare il “fiore” della nube.

fig.1
Figura 1. Fonte: DTU

Cosa succede realmente sopra le nostre teste, in qualsiasi giorno dell’anno? I raggi ultravioletti che provengono dal Sole favoriscono la reazione tra l’anidride solforosa, l’ozono e il vapore d’acqua che porta all’acido solforico. Sono proprio le sue molecole, insieme a quelle dell’acqua, che servono a creare le nuvole. L’importante è che aumentino le proprie dimensioni fino a diventare semi adatti allo scopo, anche attraverso l’aiuto di altre molecole sospese in aria. La teoria ufficiale, usata nei modelli, assumeva che solo una piccola quantità di molecole poteva raggiungere le dimensioni sufficienti a proseguire verso la nuvola. Un lavoro iniziato, ma, normalmente e per la maggior parte, sprecato.

In effetti, questa soluzione veniva confermata nell’esperimento eseguito senza raggi cosmici. Ma, volenti o nolenti, i raggi cosmici ci sono e riescono, anche se molto ridotti (fortunatamente), a raggiungere la nostra atmosfera. Essi hanno la cattiva abitudine di ionizzare il gas contenuto nella camera e, come per magia, riescono a far crescere i semi anche senza bisogno di aiuto di altre molecole compiacenti. Un altro gioco di prestigio della Natura che deve essere compreso più a fondo e non nascosto sotto al tappeto, solo perché complica un qualcosa che era già abbastanza complicato.

Ricapitoliamo.

Sono ormai parecchi anni che alcuni scienziati affermano che i raggi cosmici ionizzanti possono aiutare i nuclei delle nuvole a crescere fino a un livello critico. La versione ufficiale ha sempre negato questa ipotesi, dicendo che le nuvole si formano solo sulla base delle reazioni atmosferiche senza alcun aiuto esterno. L’esperimento fatto con SKY2 ha portato, finalmente, un’evidenza sperimentale sulla quale non si può più voltare la schiena e che deve essere tenuta in conto nei modelli climatologici.

Sarà fatto? Mah… nel mondo di oggi anche la Scienza (se utile a scopi pratici) segue spesso binari tracciati in anticipo e che portano solo verso le stazioni che si vogliono raggiungere. Va, infatti, tenuto presente che il risultato della stretta relazione tra raggi cosmici e nuvole comporta una forte dipendenza della climatologia dal comportamento del nostro amato Sole e di come varia il suo meraviglioso e utilissimo scudo protettivo. Mi spiace per molti pseudo-scienziati, ma Il Sole si sta riprendendo il ruolo che ha sempre avuto e che solo alcuni, con le buone o con le cattive, si erano illusi di togliergli.

L’articolo originale si può scaricare QUI (a pagamento, purtroppo)

di Vincenzo Zappalà – tratto da: L’Infinito Teatro del Cosmo