La missione Planck inizia a stupirci

La più moderna tecnologia terrestre incontra la più antica luce del cosmo. Tante conferme, tante sorprese.

Il Big Bang creò lo spazio e tutta la materia e l’energia. Lo spazio iniziò ad espandersi, materia ed energia con lui. Per i primi 380000 anni circa, il caos che regnava nel densissimo e caldissimo Universo rappresentò una barriera insormontabile per la radiazione ad altissima energia, ostacolata dal movimento caotico degli elettroni liberi. Poi la temperatura scese a valori “accettabili”…poche migliaia di gradi, cosa volete che sia…e gli elettroni riuscirono a farsi catturare dai protoni, che finora avevano vagato liberi trasportati dallo spazio.

Si formarono così finalmente gli atomi neutri (la carica positiva del protone è compensata da quella negativa dell’elettrone), gli elettroni accasati si tranquillizzarono, e la radiazione che riempiva il cosmo, ormai scalpitante dopo la lunghissima prigionia, poté sfrecciare a tutta velocità – alla velocità della luce appunto – libera nello spazio in espansione. Questi fotoni primordiali non hanno naturalmente terminato la loro corsa – nell’Universo nulla si distrugge!

Tuttavia, per la legge che correla la lunghezza d’onda della radiazione alla temperatura, man mano che l’Universo si espande e  le lunghezze d’onda dei fotoni si allungano, i fotoni perdono energia e si raffreddano. La temperatura che hanno oggi è ridotta a soli 2.7K. Sono freddissimi, ma nell’Universo, finché c’è calore c’è vita, e quindi sono ancora udibili! Questa radiazione primordiale viene definita radiazione cosmica di fondo, perché è come un sottofondo musicale che si può rilevare in tutte le direzioni. Studiarla costituisce la strategia migliore per curiosare nei primi istanti di vita del cosmo in cui ci è permesso sbirciare – prima l’oscurità del caos primordiale non ce lo permette – ma anche di comprendere meglio il cosmo attuale, e in ultima analisi, il suo/nostro futuro.

Mappa della radiazione cosmica di fondo
Mappa della radiazione cosmica di fondo

La missione Planck, una collaborazione tra ESA e NASA, è stata lanciata nel 2009 per fare proprio questo: approfondire in dettaglio la distribuzione della radiazione cosmica di fondo, e creare una mappa dettagliata di quelle piccole variazioni che riflettono l’impronta di onde sonore innescate da fluttuazioni quantiche nell’Universo pochi istanti dopo la sua nascita. Queste impronte, che nella mappa di Planck appaiono come chiazze, indicano quei lievi addensamenti di materia esistenti nel cosmo altrimenti “liscio”; i semi di materia sbocciati poi in stelle e galassie. “Mentre questa luce antica viaggia per raggiungerci, è ostacolata dalla materia, che si mette in mezzo e cambia leggermente la sua conformazione”, spiega Charles Lawrence, ricercatore americano per il progetto Planck al Jet Propulsion Laboratory (JPL) in Pasadena, California. “La mappa di Planck non solo ci rivela il giovane universo, ma anche la materia, compresa la materia oscura, presente nel cosmo  .”

I nuovi dati offerti da Planck hanno permesso di testare e migliorare, con incomparabile precisione,  l’accuratezza del Modello cosmologico Standard, il modello ormai accettato che descrive le caratteristiche fondamentali dell’Universo, come età e contenuti. Allo stesso tempo però, mettono in luce alcuni aspetti curiosi che non erano stati previsti. Ad esempio, il Modello Standard assume che il cielo sia uguale ovunque lo si osservi, mentre le conformazioni della radiazione appaiono asimmetriche in due metà del cielo, e si è anche rilevata una regione fredda più estesa di quanto si poteva pensare.

I risultati servono anche a testare le teorie dell’inflazione, una drastica espansione dell’Universo avvenuta immediatamente dopo il Big Bang, nella quale in un istante il cosmo avrebbe aumentato le sue dimensioni di 100 trilioni di trilioni di volte. La nuova mappa, secondo cui la materia sembra distribuirsi in modo casuale, suggerisce che l’Universo primordiale era dominato da processi casuali su piccole basi “quantiche”. Questo permette agli scienziati di escludere complesse teorie dell’inflazione, e di favorire invece quelle più semplici.

Altre sonde avevano già analizzato con successo la radiazione di fondo, tra cui la Wilkinson Microwave Anisotropy Probe (WMAP) e il Cosmic Background Explorer (COBE), che si sono guadagnati il premio Nobel per la fisica nel 2006. Planck è il successore di questi satelliti, ed è in grado di coprire un range più ampio di frequenze della radiazione, con migliori sensibilità e risoluzione. Le sue misurazioni hanno rivelato infatti variazioni minuscole, fino a un dodicesimo di grado. “Planck è, come dire, la Ferrari tra le missioni sulla radiazione cosmica di fondo,” dice Krzysztof Gorski, un ricercatore americano della missione Planck presso il JPL. “Si può affinare la tecnologia in modo da ottenere dati più precisi. Per un’auto da corsa può significare l’aumento di velocità, e quindi la vittoria. Per Planck, il risultato è fornire agli astronomi un tesoro di dati spettacolari, e una maggiore comprensione delle proprietà e della storia dell’Universo.”

La Missione Planck continua, i dati finali saranno pubblicati nel 2014. Nel frattempo, ecco alcuni risultati preliminari: in primo luogo,  i dati forniscono un valore più basso per la Costante di espansione dell’Universo, la costante di Hubble, 67.15 più o meno 1.2 chilometri/secondo/megaparsec (circa 3 milioni di anni luce), rispetto  alle stime precedenti derivate da telescopi spaziali, come Spitzer e Hubble. Insomma, sembra che l’Universo si stia espandendo più lentamente di quanto si pensasse.

Se il cosmo ha impiegato più tempo per raggiungere le dimensioni attuali, vuol dire che è più vecchio: 13.8 miliardi di anni, 100 milioni di anni in più di quanto ritenuto in precedenza. Inoltre, l’Universo sembra contenere più materia oscura, 26.8% rispetto alle stime precedenti di 24% , mentre l’energia oscura scenderebbe a 68.3%, da 71.4%. La materia “normale”, ora rappresenterebbe il 4.9%.

Per maggiori informazioni sulla missione Planck, visita il sito dell’ESA e il sito della NASA

Informazioni su Francesca Diodati 69 Articoli
Appassionata di astronomia, ha da sempre considerato se stessa come parte integrante dell’Universo. Da cui una struggente volontà di capirne tutti i segreti. La sua conoscenza della materia nasce, quindi, da una continua ricerca, sia per imparare, comprendere e crescere, sia per dare spazio alle emozioni e alle profonde riflessioni che imprescindibilmente accompagnano la scoperta del cosmo.

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6 Commenti    |    Aggiungi un Commento

  1. Citazione Originariamente Scritto da Gaetano M. Visualizza Messaggio
    "La temperatura che hanno oggi è ridotta a soli 2.7°C."

    Dovrebbe essere 2,7 K?
    Complimenti per il bellissimo articolo
    Naturalmente hai ragione!! Correggo immediatamente!! 2 C sarebbero davvero caldini...
    Grazie mille, anche per i complimenti!

  2. Una domanda che riguarda il concetto di tempo nelle prime fasi di esistenza dell'universo. Che senso ha parlare di una quantità definita di tempo,- nel suo articolo 380000 anni - in una situazione di un universo ad altissima densità nel quale il tempo "scorre" molto più lentamente di quanto accade nell'universo attuale e, data la sua rapidissima espansione lo scorrere del tempo accelera in modo significativo molto rapidamente?

  3. Citazione Originariamente Scritto da Gugu52 Visualizza Messaggio
    Una domanda che riguarda il concetto di tempo nelle prime fasi di esistenza dell'universo. Che senso ha parlare di una quantità definita di tempo,- nel suo articolo 380000 anni - in una situazione di un universo ad altissima densità nel quale il tempo "scorre" molto più lentamente di quanto accade nell'universo attuale e, data la sua rapidissima espansione lo scorrere del tempo accelera in modo significativo molto rapidamente?
    temo tu faccia un po' di confusione...
    il tempo è quello che è. Esso cambia cambiando il sistema di riferimento e le sue caratteristiche. Ma quello lo fa anche oggi! E' la base della relatività generale. Ne abbiamo anche parlato...

  4. L'ellissoide diffuso da "Planck" rappresenta l'insieme delle radiazioni raccolte dal satellite da tutte le direzioni.
    Secondo Voi c'è un motivo che ha fatto orientare la scelta verso questo tipo di rappresentazione e non, per esempio, le due circonferenze tangenti con dei riferimenti terrestri?

  5. Sono interessato a idee alternative a quelle cosiddette "standard", qui c'è un interessante documento sulla storia della radiazione di fondo http://redshift.vif.com/JournalFiles...F/V02N3ASS.PDF
    "As we have seen in this paper, Gamow and collaborators obtained from T »5 K to T = 50 K in monotonic
    order (5 K, ³5 K, 7 K and 50 K)... These are quite poor predictions compared with Guillaume, Eddington, Regener and Nernst, McKellar and Herzberg, FinlayFreundlich and Max Born, who arrived at, respectively: 5K < T < 6 K, T = 3.1 K, T = 2.8 K, T = 2.3 K, 1.9 K < T < 6.0 K! All of these authors obtained these values from measurement and or theoretical calculations, but none of them utilized the Big Bang. This means that the discovery of Penzias and Wilson cannot be considered decisive evidence in favour of the Big Bang."


    La radiazione cosmica di fondo è forse la previsione principale del modello del Big Bang. http://it.wikipedia.org/wiki/Radiazi...smica_di_fondo