Come si atterra su una cometa

si sta avvicinando un altra tappa fondamentale per la sonda Rosetta in orbita della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko: l’atterraggio della sonda Philae…

L’operazione che la sonda Rosetta si accinge a compiere è particolarmente complessa, soprattutto per la morfologia inaspettata della cometa, ben lontana da quella di una roccia cosmica butterata di crateri, vista la presenza di strapiombi e massi grandi quanto un palazzo: la sonda Philae avrà il suo bel daffare per arrivare a destinazione.
Ma lasciamo la parola all’articolo di Science@NASA che in originale potete trovare qui.


Genericamente parlando, le missioni spaziali ricadono in una di tre categorie: difficili, più difficili e “ridicuolusly” difficult. (ndr: quest’ultimo termine va inteso con il significato di “assurdamente” e non certo come “ridicolmente“!)

  • I Flyby (sorvoli) sono difficili. Una sonda viaggia centinaia di milioni di km attraverso lo spazio, puntando ad un pianeta distante o ad un satellite e lo sorvolano viaggiando a parecchie decine di migliaia di km/ora, scattando all’impazzata una serie di fotografie durante un incontro dolorosamente breve.
  • L’inserimento in orbita è più difficile. Invece di passare oltre il proprio bersaglio, la sonda frena, cambiando la propria velocità quel tanto che basta per entrare in orbita del pianeta. Basta una mossa sbagliata e la sonda rimbalza sull’atmosfera, diventando una meteora non voluta.
  • L’atterraggio è assurdamente (ndr: tremendamente, forse è meglio ancora!) difficile. Basta guardare il video della NASA “Sette minuti di terrore” (ad esempio qui) : seguire il paracadute della sonda Curiosity, i retrorazzi e la sonda viaggiare verso la superficie di Marte, di solito fa venire la pelle d’oca.

Dall’inizio dell’era spaziale, le agenzie spaziali terrestri hanno effettuato con successo atterraggi su solo 6 corpi celesti: Venere, Marte, la Luna, Titano e gli asteroidi 433 Eros ed (ndr, il bruttissimo) Itokawa. Con una mossa che potrebbe creare un nuovo livello di difficoltà, l’ESA sta per aggiungere un settimo membro a questa lista: il 12 novembre la sonda Rosetta invierà un lander chiamato “Philae” sulla superficie della $cometa$ 67P/Churyumov–Gerasimenko.

“Ma quanto è difficile questo atterraggio? (ndr: per favore niente “accometaggio”…) si domanda Art Chmielewski, PM del progetto Rosetta presso il JPL. “Considerate che la $cometa$ si muoverà 40 volte più veloce di un proiettile, ruotando su se stessa, sparando fuori del gas e dando il benvenuto alla sonda Rosetta sparpagliando sulla superficie macigni, crepe, scarpate ed ancora accumuli di polvere!”

Rosetta sgancerà il lander Philae da un’$altezza$ di 22 km, con la $cometa$ che ruota liberamente al di sotto: non ci sarà nessuna guida in tempo reale durante la lenta discesa.

“A differenza di altri atterraggi, dove la ricognizione era stata effettuata in anticipo (su Marte, ad esempio abbiamo mappato il pianeta ben in anticipo), Rosetta ha appena iniziato a conoscere il proprio bersaglio un paio di mesi fa” spiega Claudia Alexander, Project Scientist del progetto Rosetta. “E ciò introduce ancora più rischio”.

Rosetta è arrivata dalle parti della 67P/Churyumov–Gerasimenko il 6 agosto 2014 e quello che ha trovato ha lasciato tutti di sasso (ndr: battuta assolutamente involontaria!) : il nucleo della $cometa$ ha una forma stranissima (uno degli osservatori l’ha paragonata ad un fungo da mostra), dominata da due bernoccoli larghi 4 km, congiunti da un istmo (ndr: il termine americano “neck” non significa soltanto “collo“, come invece si può leggere in decine di altri articoli frettolosamente tradotti, in giro su internet!), cosparso di macigni. Selezionare un sito di atterraggio non sarebbe stato facile.

Rosetta ha impiegato più di un mese ad esaminare la superficie della $cometa$, prima che tecnici e scienziati, radunatisi in Francia, potessero prendere una decisione in merito.

“Nessuno dei siti di atterraggio candidati ha raggiunto il 100% dei criteri prestabiliti” dice Stephan Ulamec, Manager di Philae al centro aerospaziale tedesco, “ma il sito J è senz’altro la soluzione migliore.” (ndr: figuriamoci il peggiore!)

il sito di atterraggio J
il sito di atterraggio J

Il sito J è relativamente piatto, un luogo privo di rocce sul bernoccolo più piccolo: ma ha il vantaggio di poter ricevere una grande quantità di luce solare per i pannelli solari del lander ed ha una buona linea di visibilità per le comunicazioni con la sonda madre Rosetta in orbita sopra di lei.

La discesa durerà circa 7 ore, seguendo un disegno preciso che potrebbe essere movimentato da imprevedibili getti di gas che emergessero dal nucleo cometario. Pensavate che “sette minuti di terrore” fossero brutti? “Qui si tratta di sette ore di terrore!” dice Alexander.

Se tutto andrà bene, Philae toccherà il terreno a passo d’uomo, lanciando un paio di arpioni per potersi fermare sulla superficie della cometa: una decina di sensori presenti sul lander, compreso un trapano per la raccolta di campioni ed un ricevitore acustico per sondare la struttura sub-superficiale, allora potrà iniziare uno studio senza precedenti e a bruciapelo di una $cometa$.

“Una $cometa$ è molto differente rispetto a qualsiasi altro corpo planetario sul quale abbiamo tentato un atterraggio” dice Alexander “riuscire nell’atterraggio di Philae sarà un miglioramento notevole nelle conoscenze dell’umanità”.

(ndr: ed ora un classico) Rimanete sintonizzati!


Aggiungo qui la foto degli altri siti di atterraggio proposti e valutati dagli scienziati:

i siti di atterraggio selezionati sulla cometa
i siti di atterraggio selezionati sulla cometa

non ce n’è nemmeno uno che vagamente ricordi una pista di atterraggio!

Permettetemi infine di aggiungere il link ad un mio recente post nel forum, intitolato “parliamo della $cometa$ 67P/C-G“, visto che avevo trattato alcuni argomenti da non sottovalutare, quali la piccola distanza orbitale della sonda e quanto questi valori possano trarre in inganno!

 

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