La costellazione dell’Auriga

Dopo il quadrato di Pegaso, incontriamo un’altra costellazione geometrica difficile da dimenticare: l’Auriga è molto ben riconoscibile proprio per la sua forma, un grosso pentagono un po’ sbilenco, con una stella, Capella, a mo’ di faro. Andiamo dunque a scoprire le bellezze di questa grande costellazione

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la costellazione dell'Auriga
la costellazione dell'Auriga

L’Auriga è una costellazione boreale, molto ben visibile nei nostri cieli anche nelle città fin troppo luminose. Si riconosce per la presenza di Capella (magnitudine 0) e per la sua collocazione a fianco ai gemelli Castore e Polluce (“Polluce e Castore” in ordine di luminosità) e proprio sopra al Toro con i due ammasi stellari delle Iadi e delle Pleiadi. L’Auriga presenta parecchi oggetti interessanti: stelle a noi vicine (quattro al disotto dei 50 anni luce), una decina di stelle più grandi di 50 volte il Sole ( con 2-3 mostri niente male!), qualche bell’oggetto deep sky ed infine possiede parecchie stelle battezzate con un nome. Ma procediamo con ordine, come di consueto.

L’auriga in 3D

l'applet dell'Auriga
l'applet dell'Auriga

Per chi non lo sapesse ancora, cliccando l’immagine che ruota qui a fianco viene aperta una nuova finestra del browser con raffigurato l’Auriga in un foglio, di cui vediamo solo il bordo, molto particolare, dato che possiamo ruotarlo (con le frecce destra e sinistra) per vedere in profondità la costellazione, con le singole stelle che se ne distaccano di un segmento proporzionale alla propria distanza in anni luce da noi. Poter ruotare il foglio e vedere come appaiono in realtà le stelle spazialmente ci può dare un’ottima idea di quello che da sempre l’occhio umano non è stato mai in grado di fare e cioè percepire la distanza effettiva delle stelle, che viceversa sembrano tutte quante alla stessa distanza, appuntate come tante gemme in un tessuto (ormai non più) blu scuro.

Al cospetto del firmamento la sensazione sbagliata è quella di pensare che quanto più una stella è luminosa, tanto più sia vicina e viceversa: questo ovviamente non è vero e lo si è scoperto fin da quando si è riuscita a misurare la distanza delle stelle con altri metodi che non riguardassero la loro luminosità. Un esempio famoso è la ben nota stella Rigel (di Orione) che ha esattamente la stessa luminosità (magnitudine 0.15) di Arturo (di Bootes), ma dista più di 770 al contro le appena 37 della seconda.

L’Auriga è un cocchiere, ma ben difficilmente si riuscirà a vederlo tra le stelle della costellazione: stavolta il compianto H.A.Rey non ci è venuto in aiuto con una forma più riconoscibile: premendo l’apposito tasto “f” viene fuori una specie di triangolo oblungo di difficile interpretazione.

Rappresentazione nel tempo

Osserviamo le rappresentazioni di questo cocchiere nel corso del tempo: Hevelius mostra un giovinetto con una capretta (Capella, per l’appunto) sulla spalla, un frustino e una briglia in mano e un cappello che sembra da pittore o scultore in testa

l'Auriga secondo Hevelius
l'Auriga secondo Hevelius

Nella versione dell’Uranometria il giovinetto sembra un po’ più cresciuto

l'Auriga secondo l'Uranometria
l'Auriga secondo l'Uranometria

mentre Stellarium ce lo mostra con una capra decisamente più grande e tenuta in braccio e non più a spalla.

l'Auriga secondo Stellarium
l'Auriga secondo Stellarium

Oggetti deep sky

Iniziamo ora un’analisi dei vari oggetti Deep Sky presenti in questa grande costellazione, nelle foto dell’HST, partendo da tre ammassi stellari aperti catalogati da Messier.
Il primo è M36 che non sembra molto ricco di stelle

l'ammasso aperto M36
l'ammasso aperto M36

L’ammasso M37 invece appare più popoloso con parecchie stelle bluastre ed altre più giallognole

l'ammasso stellare M37
l'ammasso stellare M37

mentre M38 è decisamente più sovraffollato di stelle più o meno dello stesso colore di M37

l'ammasso stellare M38
l'ammasso stellare M38

Un altro ammasso stellare, decisamente più povero è l’ugualmente meritevole NGC 1664

poche stelle... ma è pur sempre un ammasso stellare (NGC 1664)
poche stelle... ma è pur sempre un ammasso stellare (NGC 1664)

Ora invece vediamo due nebulose molto belle e ricche di colori: IC 410 che presenta zone di colore nettamente differente

la coloratissima nebulosa IC410
la coloratissima nebulosa IC410

ed infine possiamo ammirare IC 405 la Flaming Star Nebula (nebulosa della Stella Fiammeggiante) chiamata ovviamente così per il colore rosso acceso che la contraddistingue, mentre la stella fiammeggiante è quella luminosa al centro della foto.

la rossa Flaming Star Nebula
la rossa Flaming Star Nebula

Questa stella, nota come AE Aur (HIP 24575) la vediamo ripresa in quest’altra foto in un’altra lunghezza d’onda.

la Flaming Star (AE Aur) ripresa in un'altra lunghezza d'onda
la Flaming Star (AE Aur) ripresa in un'altra lunghezza d'onda

Tre stelle velocissime

La stella AE Aur,  una variabile nana blu di classe spettrale O, posta a quasi 1500 al da noi, possiede una caratteristica peculiare, insieme ad altre due stelle (μ Col e 53 Ari, rispettivamente della Colomba e dell’Ariete): queste tre stelle sono accomunate da un moto proprio molto alto, anomalo, tanto da aver ricevuto l’appellativo di “runaway stars” (termine ignobilmente e inutilmente tradotto da alcune parti come “stelle fuggitive“). Sul perché queste stelle siano così veloci, ci sono due ipotesi da parte degli scienziati, entrambe particolarmente suggestive: le tre stelle sono state letteralmente sparate via a seguito di una collisione di due gruppi di stelle binarie oppure a causa di un’esplosione di una supernova all’interno di un sistema multiplo di stelle.

La prima ipotesi è basata sulla scoperta che le tre stelle (e forse ce n’è pure una quarta ancora da scoprire) si stanno effettivamente allontanando da uno stesso punto, corrispondente alla posizione della stella ι Ori , una delle quattro che compongono il famoso Trapezio di Orione, un gruppetto di stelle completamente immerso nella $nebulosa$ M42. Una collisione tra due coppie di stelle, avvenuta due milioni e mezzo di anni fa avrebbe perciò catapultato queste tre “runaway stars” in tre direzioni differenti, tant’è che noi oggi le vediamo in tre costellazioni completamente differenti e parecchio distanti tra loro.

L’altra ipotesi dell’esplosione di una supernova, sempre in prossimità della stella ι Ori sarebbe invece avvalorata dalla presenza del cosiddetto Barnard’s Loop, una $nebulosa$ ad emissione veramente enorme, centrata sulla $nebulosa$ di Orione, che sarebbe il residuo di quanto è rimasto dell’esplosione: in questo caso si ipotizza la presenza di parecchie “runaway stars” delle quali queste tre sono state scoperte finora. Il Barnard Loop si può vedere molto bene in questa foto (una specie di semicerchio arancione), nella quale possiamo riconoscere oggetti ben noti, nientemeno che l’intera costellazione di Orione!

il Barnard's Ring nella costellazione di Orione
il Barnard's Ring nella costellazione di Orione

In questa foto assolutamente fantastica e che non a caso era stata scelta come APOD nel 2010, riconosciamo oggetti e stelle ben note: per semplificare l’identificazione, guardate la foto successiva. Le tre stelle allineate in diagonale al centro sono la Cintura d’Orione, in basso a sinistra c’è Betelgeuse, in alto a destra Rigel e quasi al centro dell’arco proprio M42 con più a sinistra la famosa $nebulosa$ Testa di Cavallo. Alla foto ho aggiunto i nomi degli oggetti e altre linee che dovrebbero aiutare a riconoscere la costellazione e il Barnard’s Ring.

Orione ed il Barnard's Ring
Orione ed il Barnard's Ring

Stelle vicine

il sistema doppio QY Aur ripreso da vicino
il sistema doppio QY Aur ripreso da vicino

Dopo questa fantastica abbuffata di meraviglie cosmiche, ci avviciniamo un po’ più a noi per conoscere QY Aur (Gliese 268A). Si tratta di una stella variabile di classe spettrale M4 distante appena 20 al dal Sole (che da laggiù appare quasi di quarta magnitudine):  dato che la stella è una doppia, ho chiesto ai miei amici Quiauri di poter immortalare il loro sistema binario con la mia fida fotocamera-astronave-macchina del tempo chiamata Celestia. In questa foto vediamo poi come appare il nostro Sole stando dalle parti di QY Aur: proprio al centro di un curioso e simpatico arco di stelline, davvero interessante…

il Sole visto da λ Aur
il Sole visto da λ Aur

Le altre tre stelle vicine sono la variabile v538 Aur (IP26779), la stella λ Aur (chiamata Alhiba II) e la più volte citata Capella (α Aur, il cui nome va pronunciato con la “e” ben aperta, dato che è latino), rispettivamente a 40, 41 e 42 anni luce da noi.

Visto dalla vicinanze delle tre stelle, in tutti e tre i casi il Sole è già molto debole, ma almeno nella foto realizzata presso i miei amici Alibabani, il Sole appare immerso nella Via Lattea!

Stelle grandi

confrontro tra le stelle dell'Auriga ed altre note
confrontro tra le stelle dell'Auriga ed altre note

Decisamente quella dell’Auriga è una costellazione molto ricca di spunti e oggetti importanti: passando alle stelle più grandi qui ne incontriamo una mezza dozzina da far paura, come possiamo vedere dal diagramma di comparazione che ho realizzato per l’Auriga. Riuscite a vedere ψ1 Aur, un mostro stellare di classe spettrale K5, avente un diametro di 393 volte il nostro povero Sole? L’ho disegnata in alto a destra, semisepolta da altre stelle!

In questa tabella ho elencato le 10 stelle più grandi della costellazione dell’Auriga: nelle tre colonne abbiamo rispettivamente il diametro rispetto a quello del sole, la denominazione della stella (con l’eventuale link alla foto della stella stessa vista dalla considerevole distanza di 10 UA (quella di Saturno dal Sole!) e da ultimo la classe spettrale.

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ψ1 Aur è davvero allucinante ed inquetante, da una distanza non certo piccola quali le solite 10 Unità Astronomiche: da qui questo mostro arancione di classe K5 illumina e brucia tutto quello che si presenta nelle vicinanze, apparendo con un diametro di quasi 18° sulla volta celeste. Come potete notare, a differenza di tanti altri mostri che abbiamo incontrato nella nostra analisi delle costellazioni, questa supergigante, dato che è di classe K, brilla di una forte luce giallo-arancione.

La seconda in graduatoria è un po’ più facile da trovare nel diagramma: si tratta di π Aur, lassù in alto a sinistra, con un diametro imponente di 237 volte il Sole: vista dalla 10 UA canoniche non è meno minacciosa della precedente.

Con appena (si fa per dire!) 152 volte il nostro Sole, vediamo finalmente una stella supergigante di classe F0, ε Aur (Almaaz) che brilla di una luce bianca abbacinante e con un diametro di più di 7° nel cielo dei poveri Mazziani, che popolano un pianeta roccioso di colore spiccatamente rosso.

Poco più piccole (o meglio meno grandi) sono le due stella ζ Aur (Haedus I) e ι Aur (Kabalinan) rispettivamente con raggi grandi 138 e 121 volte il nostro piccolo Sole: le foto corrispondenti ci permettono di vedere altri due mostri bianco-giallastri.

Per apprezzare ancora meglio le differenze di colore tra le varie stelle citate e fotografate, vi suggerisco di cliccare sulla prima foto e passare alle successive con la freccia destra: in questo modo si vedranno diminuire di grandezza apparente e se ne apprezzerà il differente colore. Premendo la freccia a sinistra invece si torna indietro.

Altre stelle grandi sono υ Aur (73x, di classe M), seguito da un poker di stelle di classe K, 66 Aur, 2 Aur, 6 Aur e 1 Aur, rispettivamente con raggi pari a 59, 54 e due volte 48 quello della nostra nana gialla. Niente male!

I nomi delle stelle

Il nostro cocchiere ha parecchie stelle con un nome proprio, molte delle quali raggruppati per famiglia:

  • Capella (α Aur): nome latino, piccola capra
  • Menkalinan (β Aur): la spalla di chi sorregge le briglie
  • Elnath (γ Aur): condivisa con la costellazione del Toro (β Tau), di cui rappresenta uno dei corni
  • Praja (δ Aur): signore
  • Almaaz (ε Aur): la capra
  • Haedus I e II (ζ ed η Aur): dal latino, le caprette
  • Mahasim (θ Aur): il polso
  • Kabalinan (ι Aur): la caviglia di chi sorregge le briglie
  • Alhiba I, II e III (μ, λ e σ Aur): la tenda
  • Dolones da I a X (da ψ1 a ψ10 Aur): i flagelli della briglia (una specie di gatto a nove code!)

La visibilità dell’Auriga

La parte più settentrionale della costellazione, ed in particolare Capella, inizia a vedersi bassa sull’orizzonte quasi a Nord, alle 21, verso metà settembre. Appare invece allo zenit per un lungo periodo tra metà gennaio e metà febbraio. Verso fine giugno inizia a tramontare posizionata nell’orizzonte Nordorientale.

La sua parte più settentrionale, un po’ più a nord di Capella è invece circumpolare e si può vedere in ogni periodo dell’anno, ma non presenta stelle particolarmente luminose.

 

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6 Commenti    |    Aggiungi un Commento

  1. direi che ci vuole ancora un bel po' di tempo per finire la serie di articoli...
    secondo i miei dati (le sottocartelle della cartella "costellazioni" nel mio PC), mancano 37 articoli alla fine
    di questi, 5 sono pronti e li pubblicherò un po' per volta e degli altri ho già preparato foto dell'HST, foto di Celestia, diagrammi e tabelle... manca solo la redazione del testo ...
    un'opera decisamente monumentale...

  2. Citazione Originariamente Scritto da marcom73 Visualizza Messaggio
    con i tuoi articoli ci fai viggiare nel cosmo ! bellissimo !
    Concordo in peno, ogni volta è una fantastica sorpresa ............ e quanto mi piacciono gli amici di Perluigi sparsi per tutta la galassia e oltre!!

  3. e quanto mi piacciono gli amici di Perluigi sparsi per tutta la galassia e oltre!!
    hai visto quante conoscenze si fanno in giro per le stelle?! altro che FaceBook!!