La costellazione di Bootes

Siamo arrivati ad una costellazione indissolubilmente legata all’Orsa Maggiore: si tratta di Bootes, che ho da sempre chiamato così, con questo nome greco che personalmente non ho mai tradotto con Bifolco o Mandriano che dir si voglia. “Bootes” invece evoca qualcosa di misterioso e di suggestivo.

Indice

 

Visibilità della costellazione del Bootes

la costellazione di Bootes, con la sua stella Arturo
la costellazione di Bootes, con la sua stella Arturo

Avete mai sentito parlare della stella Arturo e della costellazione del Bootes?

Si tratta di una costellazione boreale, con una forma caratteristica che ricorda un lungo aquilone, sulla cui punta  troneggia una meravigliosa stella arancione, brillantissima e della quale tutti prima o poi vogliono sapere il nome.

Bootes è sempre ben riconoscibile con Arturo, facilmente raggiungibile prolungando immaginariamente l’arco formato dalle tre stelle dell’Orsa Maggiore (quelle che formano il manico): alle 21, sorge a NordEst nell’ultima decade di febbraio, culmina a Sud, alto sull’orizzonte, a fine giugno, mentre si trova basso sull’orizzonte, a NordOvest a metà ottobre.

Mille volte mi è capitato di dirlo e mille volte si è subito scatenata l’ilarità dei presenti, fino a che non sottolineavo che il nome Arturo deriva da una parola greca che significa “guardiano dell’Orsa”.

La costellazione contiene ben 9 stelle più vicine di 60 anni luce (tra cui proprio la stella Arturo), qualche stella di grandezza media, e decisamente pochi oggetti Deep Sky.

 

stelle principali del Bootes

In questa costellazione ci sono parecchie stelle dotate di un nome:

  • Arturo (α Boo): dal greco, il guardiano dell’orsa
  • Nekkar (β Boo): lo scavatore
  • Seginus (γ Boo):  latinizzazione di Cygnus, figlio di Nettuno
  • Thiba (δ Boo): le lupe
  • Izar o Pulcherrima (ε Boo): il velo o la più bella
  • Muphrid (η Boo): stella solitaria
  • Asellus I, II e III (θ, ι e κ Boo): asinello
  • Aulad Althiba (λ Boo): cuccioli di volpe
  • Alkalurops (μ1 Boo): il bastone del mandriano
  • Ceginus (φ Boo): latinizzazione di Cygnus, figlio di Nettuno
  • Aulad Alnathlat (ψ Boo): i cuccioli
  • Merga (38 Boo): dal latino, la zappa

 

Le rappresentazioni di Bootes

Come sempre, vediamo la rappresentazione di Bootes secondo l’Uranometria

Bootes secondo l'Uranometria
Bootes secondo l’Uranometria

secondo l’astronomo Hevelius

Bootes secondo Hevelius
Bootes secondo Hevelius

e secondo quanto ideato dai creatori di Stellarium

Bootes secondo Stellarium
Bootes secondo Stellarium

in tutti e tre i casi si tratta di una figura bucolica, un mandriano per l’appunto, più o meno anziano, con in mano un bastone.

Oggetti Deep Sky

Non ci sono molti oggetti Deep Sky in questa costellazione: ne ho scelti due. Il primo è un ammasso globulare molto bello, NGC 5466, visibile anche con telescopi amatoriali

l'ammasso globulare NGC 5466
l’ammasso globulare NGC 5466

mentre l’altro oggetto è una galassia nana, la Bootes I, $galassia$ satellite della Via Lattea.

la galassia nana Bootes I
la galassia nana Bootes I

 

Molte stelle vicine

Pocanzi ho scritto che sono 9 le stelle di Bootes entro un raggio di 60 anni luce dal Sole. Vediamole.

Iniziamo dalla più vicina, Gliese 526, a poco meno di 18 al dal Sole, che visto da questa stella appare come una stellina di magnitudine 3.5 all’interno della nostra costellazione della Balena, mentre dalle vicinanze della stella doppia ξ Boo, la nostra stella appare già di quarta grandezza, in compagnia di Sirio e di α Centauri.

diagramma con Sole, Arturo e altre stelle di Bootes
diagramma con Sole, Arturo e altre stelle di Bootes

Più o meno nella stessa zona di cielo appare il Sole visto da Arturo, da η Boo (Muphrid) e da HIP 72848, tutte e tre poste alla distanza di 37-38 al: stavolta troviamo anche altre stelle famose come Diphda (della Balena) e Fomalhaut, del Pesce Australe. I conti tornano: dobbiamo sempre pensare che tutte le stelle sono collocate in uno spazio tridimensionale e si generano normalmente situazioni di questo tipo, come abbiamo visto più volte e come ho cercato di sintetizzare in questo diagramma, assolutamente non in scala. In questo caso abbiamo infatti che queste tre stelle si trovano anche vicine nel nostro cielo: tra di loro (grazie a Celestia) ci sono al massimo 5 anni luce di distanza. Dovrebbe essere chiaro che il Sole si proietta nella stessa zona di cielo se visto da queste stelle vicine a noi e fisicamente vicine tra loro. Se poi guardiamo bene le tre foto del Sole visto dal gruppetto di tre stelle, possiamo trovare anche ξ Boo, che infatti si trova fisicamente lungo il percorso tra noi ed il gruppetto di stelle!

la stella doppia τ Boo da 50 UA
la stella doppia τ Boo da 50 UA

Lo so: il ragionamento è abbastanza contorto e la situazione pure… Basta ragionarci su un momento per arrivare alla conclusione che l’Astronomia è, sì, una Scienza bellissima, ma come tutte le Scienze può essere, giustamente, anche difficile! Concludo segnalando che nella foto scattata da τ Boo troviamo (ovviamente), Arturo, stavolta accanto alla vecchia conoscenza Altair: nel diagramma di prima, τ Boo si trovava infatti al di là dell’oramai famoso terzetto di stelle. Ma proprio τ Boo è una bella doppia: mi sono recato dai miei amici Taubooani per poter vedere questa coppia di stelle dalla distanza di 50 UA e gustare la differenza di colore tra una stella di classe F7 ed una di classe M2. Caratteristica abbastanza insolita dei miei amici, che abitano in un pianeta intorno a queste due stelle, è che hanno tutti un occhio azzurro e l’altro rossastro: guarda tu quando si dice il caso…

Guardando infine le foto scattate da 44, θ e σ Boo, vediamo il Sole  praticamente in un’altra zona di cielo con vicine Sirio, Procione, Achernar ed Acamar. Basta… Passiamo ad altre stelle…

 

Qualche stella (non molto) grande

confronto tra le stelle di Bootes e altre note, tra cui la stella arturo
confronto tra le stelle di Bootes e altre note

Come già anticipato, la costellazione di Bootes non presenta stelle eccessivamente grandi: abituati oramai a mostri supergiganti grandi 1000 volte il Sole, non ci fa più effetto trovare stelle grandi più di 100 , ma anche 87, 69 e 55 volte il nostro Sole, rispettivamente 34, ν1, 13 e ε Boo.

 

la stella 34 Boo dalla distanza di 10 UA
la stella 34 Boo dalla distanza di 10 UA

Proprio perché 130 volte il diametro del Sole conferisce alla stella 34 Boo lo status di gigante rossa (è di classe M3), non potevo non recarmi a trovare i miei amici Trentaquattrini, personaggi giganti anche loro, ma soprattutto moltattaccati al denaro, come si può intuire dal loro nome.

Ma guai farglielo notare: subito ti guardano dall’alto in basso con i loro cinque occhi.

Bootes in 3D

l'applet di Bootes in 3D
l’applet di Bootes in 3D

Siamo arrivati, dopo argomentazioni complicate e altre facezie, alla visualizzazione tridimensionale della costellazione, ancora una volta grazie all’applet (che si lancia come sempre cliccando questa animazione a fianco) che permette di vedere l’immagine della costellazione in 3D, cliccando le consuete freccette destra e sinistra. Come ogni volta tengo a sottolineare che tutte le stelle vanno viste e pensate come poste in uno spazio tridimensionale e non (come si pensava anticamente) tutte poste alla stessa distanza sulla volta celeste.

Nel caso di Bootes il nostro amico disegnatore non era riuscito a ricavare una figura che ricordasse in qualche modo un bifolco: premendo il tasto “f” direi che l’aquilone si trasforma in un qualcosa di indefinibile. Piuttosto, tornando alle distanze, ritroviamo quasi tutte le stelle vicine di cui ho parlato prima, partendo da Arturo ed arrivando, alle oramai odiose, ξ, η e τ Boo, colpevoli di trovarsi nella stessa parte del cielo…

Izar e Pulcherrima

Tra le peculiarità di Bootes, abbiamo che la stella Izarε Boo ), in realtà, è una bellissima stella doppia con un grande contrasto cromatico tra le due componenti. E’ visibile con telescopi non proprio piccoli, ma sempre di livello amatoriale. Izar (di $magnitudine$ 2.4, e di classe spettrale K0) è di colore giallo-arancio, mentre la secondaria (di quinta $magnitudine$, classe A2) è di un bel colore blu. Date queste premesse non dovrebbe sorprendere che questa stella sin da subito sia stata battezzata dagli astronomi Pulcherrima, la più bella.

 

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3 Commenti    |    Aggiungi un Commento

  1. Pierluigi, grazie come sempre

    Domanda: ci sono effettivamente due stelle che, se "latinizzate", avrebbero lo stesso significato?

    • Seginus (γ Boo): latinizzazione di Cygnus, figlio di Nettuno
    • Ceginus (φ Boo): latinizzazione di Cygnus, figlio di Nettuno

  2. ti dirò che io non avevo mai sentito dire né l'una né l'altra...
    tante volte scrivo "trovata in internet", ma altre volte me ne dimentico...
    diciamo che colleziono questi nomi, così, a livello di curiosità, ma quelli effettivamente usati in ogni costellazione sono davvero pochi!

  3. Ho provato ora a fare qualche ricerca pure io:

    • Su Seginus (γ Boo) Wikipedia dice questo: Seginus (Gamma Boötis/ γ Boo / Boötis γ) è una stella nella costellazione di Boote. Ha anche il nome tradizionale di Haris. Seginus deriva dalla latinizzazione del nome greco della costellazione di Boote, Theguius, mentre Haris dalla latinizzazione del nome arabo, Al Haris Al Sama, che significa "la guardia". http://it.wikipedia.org/wiki/Seginus
    • Su Ceginus (φ Boo), invece, non sono riuscito a trovare nulla di valido, Wikipedia inglese lo ambigua perfino con lo stesso Seginus: http://en.wikipedia.org/wiki/Ceginus

    Cygnus è effettivamente un figlio di Nettuno, un guerriero invincibile per tutti, tranne per Achille, che lo uccise schiacciandogli la faccia sul suo scudo, ma Nettuno intervenne, e per salvarlo lo trasformò in un.... cigno!

    Cygnus dovrebbe quindi riferirsi proprio alla costellazione del Cigno e non alle stelle del Bifolco ....forse

    rif.
    http://www.comfychair.org/~cmbell/myth/cygnus.html
    http://www.cygnusrealestate.com/our_...ookieSupport=1
    http://dianemiddlebrook.com/ovid/cla...ma/book12.html